Settore difesa oltre il 16% e protezione da ribasso per il 55%

Questa settimana, per ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main stream” è, a mio avviso, forviante.

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Geopolitica: Perché la “Pace” sarebbe una sconfitta strategica per la Russia

Sebbene l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina strategica rivela che, per la Russia, questo scenario rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.

L’obiettivo primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale, ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico. Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino per generazioni.

Inoltre, la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione che confonde la conquista di chilometri quadrati con il raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione concreta e soprattutto duratura.

Se quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette (azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.

Naturalmente scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo peggiore.

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Gli indici volatili possono rendere molto più del 10% e protezione dal ribasso

Siamo giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.

L’azionario statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500 e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere “tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.

Dall’altra parte dell’oceano, l’Europa (e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora più complessa la situazione della Cina, dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso deludono le aspettative degli investitori.

Sul fronte obbligazionario, assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi ufficiali. In questo contesto, l’oro ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria, anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.

La parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione: abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.

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Analisi del Certificato su indici

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Guadagnare dalla volatilità: 18% su Bayer in 7 mesi

La missione dell’analisi finanziaria di questo sito, è quella di disaccoppiare il rumore di fondo del mercato dalla necessità di scelte strategiche basate su strumenti trasparenti. In contesti di elevata incertezza direzionale, l’abilità di monetizzare l’attesa o la debolezza controllata diventa l’architrave di strategie di yield enhancement. L’analisi di questa settimana si concentra sulla dinamica di mercato e sull’impiego tecnico di un Certificato Reverse Bonus Cap, dimostrando come la corretta comprensione dei fattori greci, in particolare del Theta, possa operare attivamente a favore dell’investitore.

A. Mercati Azionari: L’Ombra della Cautela Sulle Iniziali Ottimistiche

La settimana di negoziazione è stata caratterizzata da una spinta rialzista iniziale, in parte catalizzata da segnali politici positivi, come il presunto accordo per la fine dello shutdown governativo negli Stati Uniti. Questa notizia ha alimentato un risk-on che ha portato gli indici europei a registrare performance positive intersettimanali significative: il FTSE MIB ha guadagnato il 2.51%, il CAC 40 Index ha avanzato del 2.77%, e il DAX ha segnato un incremento dell’1.30%.

Tuttavia, l’osservazione dei dati di chiusura di fine settimana rivela un quadro di fondo meno euforico e caratterizzato da prese di profitto immediate. L’S&P 500 ha chiuso la settimana sostanzialmente neutrale, con una variazione a 5 giorni di appena -0.05%, mentre il DAX ha chiuso in territorio negativo, perdendo lo 0.69%. Questa divergenza tra i massimi infrasettimanali e le chiusure finali indica che il mercato è intrappolato tra la ricerca di catalizzatori positivi e una sottostante paura di ribasso, implicando che la liquidità viene utilizzata per monetizzare le oscillazioni dei prezzi, piuttosto che per sostenere una spinta direzionale a lungo termine.

Nel panorama italiano, la debolezza ha colpito in particolare il settore finanziario, con UniCredit che ha subito un ribasso del 4.45% e BPER Banca del 3.81%. Questa pressione sui bancari, nonostante i guadagni generalizzati, suggerisce che il sentiment sulla redditività futura e sul rischio di credito rimane elevato.

B. Mercati Obbligazionari: Pressione sul Costo del Debito

Anche i mercati obbligazionari hanno riflesso una cautela diffusa. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha registrato un leggero incremento di 0.05 punti percentuali, attestandosi a 4.15%. Questo rialzo, pur marginale, esercita pressione sui rendimenti globali, soprattutto in un contesto in cui, come nel Regno Unito, l’indebolimento del mercato del lavoro spingeva le aspettative verso un taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra.

Nell’Eurozona, lo Spread BTP-Bund ha mostrato un leggero allargamento, crescendo del 2.27% per chiudere a 75 punti base al 14/11/2025. Sebbene lo spread rimanga su livelli contenuti, il suo incremento, parallelo alla debolezza del settore bancario italiano, conferma l’esistenza di un persistente, seppur minimo, premio di rischio sulla periferia europea, giustificando strategie di investimento che evitino l’esposizione diretta alla volatilità dei tassi.

In questo contesto di difficile lettura, ecco una strategia di breve termine che si accontenta del fatto che un titolo non debba crescere troppo.

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La resilienza del mattone

Questa settimana non riuscirò a pubblicare il consueto post benché abbia due prodotti nel “mirino”.

Pubblico però un’analisi terza che ho fatto fare sul certificato presentato nell’articolo “Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto” e mi sembra che il rapporto sia positivo e conforme a quanto previsto nell’articolo citato.

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Buona lettura!

I. Inquadramento e Rilievi Strategici

I.A. Sintesi della Performance (Ultime Due Settimane)

Il certificato ISIN XS3159916926, una struttura Phoenix Memory Issuer Callable Worst-of, ha manifestato una notevole resilienza di prezzo nelle ultime due settimane, un periodo caratterizzato da moderata pressione direzionale sui mercati azionari. Nonostante l’indice S&P 500 (SPX) abbia registrato una flessione settimanale del 2.12% e il Worst-of (WOS) Saint-Gobain abbia sottoperformato, il certificato ha mantenuto la sua quotazione sostanzialmente sulla parità (valore nominale).

Questa stabilità è una conseguenza diretta del profilo di payoff asimmetrico della struttura, che beneficia di un robusto buffer anticiclico. La protezione offerta dalla Barriera Discreta al 60% è lontana dall’essere compromessa, mitigando efficacemente l’impatto delle fluttuazioni di mercato a breve termine sul fair value del prodotto.

I.B. Contesto di Volatilità Implicita (VIX)

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Il 10% grazie alle società estrattive d’argento

Prima di partire con l’articolo della settimana, facciamo un recap della scorsa.

Avevo presentato il primo certificato “bollinato” da questo blog su un investimento immobiliare difficilmente reperibile sul mercato.

Ad oggi sembra non abbia riscosso un gran riscontro, quindi, se volete, vi invito a rileggere l’articolo e fare le vostre valutazioni naturalmente.

Aggiungo anche che, a seconda dei volumi che avrà questo certificato, dipenderanno ulteriori sviluppi di questo blog o, eventualmente, l’abbandono per potermi concentrare su altre attività.

Veniamo ora all’articolo della settimana.

La settimana di mercato tra il 25 e il 31 ottobre 2025 è stata caratterizzata da un tono misto a livello globale, con una notevole divergenza tra la resilienza azionaria americana e la pressione sui mercati europei, il tutto mentre i tassi obbligazionari di riferimento mostravano una pausa strategica. L’indice Euro Stoxx 50 ha registrato una chiusura settimanale positiva, terminando a 5674.50 con un incremento dell’1.20%.1 Al contrario, Piazza Affari (FTSEMib) ha chiuso in territorio negativo, subendo un ribasso nell’ultima sessione, perdendo l’1.03% a 42.210 punti. Contemporaneamente, il rendimento del titolo di Stato decennale USA ha mostrato una stabilizzazione, attestandosi al 4.08%, riflettendo l’incertezza sulla prossima mossa della Federal Reserve, nonostante le precedenti dichiarazioni considerate “falco”.

In questo contesto di elevata, selettiva, volatilità e continua ricerca di yield enhancement, l’attenzione si sposta verso gli strumenti strutturati che permettono di monetizzare le oscillazioni dei prezzi. I metalli preziosi, in particolare Oro e Argento, hanno continuato a mantenere posizioni storicamente elevate (con performance annuali superiori al 45%), consolidando il loro ruolo di copertura monetaria.

II. Analisi Macroeconomica: Sintesi della Settimana (25-31 Ottobre 2025)

II.1. I Mercati Azionari: Divergenze e Fattore Tecnologico

L’andamento dei mercati azionari ha evidenziato una crescente disomogeneità tra le principali aree geografiche. Le piazze europee hanno offerto segnali contrastanti. Se da un lato, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso la settimana con un apprezzamento dell’1.20%, dimostrando una resilienza complessiva, dall’altro, la Borsa Italiana ha subito pressioni significative. L’indice FTSEMib ha terminato l’ultima seduta in ribasso, perdendo l’1.03% e chiudendo a 42.210 punti. Questa contrazione del listino italiano, che ha toccato anche -1.5% intraday, può essere direttamente correlata ai recenti dati macroeconomici domestici, che hanno mostrato un rallentamento inaspettato dell’economia italiana nel terzo trimestre e un contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione. Tali fattori hanno logicamente appesantito il sentiment degli investitori locali e internazionali sull’esposizione italiana.

In netto contrasto, i mercati statunitensi (S&P 500 e Nasdaq) hanno continuato la loro corsa verso nuovi massimi storici nel corso della settimana. Questa performance eccezionale è stata ampiamente alimentata dall’entusiasmo e dalla liquidità canalizzata nel settore tecnologico e dei semiconduttori (con forti guadagni in titoli come Nvidia, AMD e Dell). La resilienza americana, nonostante le incertezze politiche (rischio di shutdown governativo) e le aspettative sui tassi della Federal Reserve, suggerisce che il flusso di capitale globale sta premiando in modo predominante le narrazioni strutturali legate all’Intelligenza Artificiale e alla big tech. Questa divergenza tra la forza guidata dalla tecnologia negli USA e la pressione sui mercati europei, in particolare l’Italia, indica che gli investitori stanno scommettendo sulla continuazione di un trend di crescita strutturale e su una potenziale disinflazione a lungo termine, piuttosto che sulla crescita ciclica tradizionale.

II.2. Mercati Obbligazionari: La Pausa dei Tassi

Nel panorama obbligazionario, la settimana si è contraddistinta per una stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine. Il benchmark globale, il rendimento del titolo di Stato decennale USA, si è attestato al 4.08% il 31 ottobre, registrando un calo marginale di 0.02 punti percentuali rispetto alla sessione precedente. Questa pausa ha interrotto un rally di tre sessioni che aveva spinto il rendimento di riferimento a un massimo di tre settimane, sostenuto dal tono più restrittivo (falco) del FOMC. La stabilizzazione dei rendimenti intorno a quota 4% riflette l’incertezza del mercato riguardo alla prossima mossa della Fed.

In Europa, il rendimento del BTP decennale italiano è salito lievemente al 3.40% al 30 ottobre. Nonostante i segnali di rallentamento dell’economia italiana, il differenziale tra il BTP e il Bund tedesco (Spread BTP-Bund) si è mantenuto su valori storicamente contenuti, chiudendo la settimana a 75.57 punti base. Questa contrazione del rischio percepito sul debito periferico italiano è bilanciata dall’impatto complessivo delle politiche restrittive della Banca Centrale Europea. La stabilizzazione dei rendimenti USA sopra il 4% continua a rappresentare un fattore di drenaggio di liquidità da altre asset class, specialmente quelle considerate più rischiose, influenzando le decisioni di allocazione di capitale.

II.3. Materie Prime: Il Contrasto tra Energia e Metalli Preziosi

Il settore delle materie prime ha mostrato un marcato disaccoppiamento tra il comparto energetico e quello dei metalli preziosi. Il petrolio greggio WTI ha chiuso a $60.88 il 31 ottobre. Nonostante un leggero rialzo giornaliero, il greggio è apparso strutturalmente debole, proiettato verso il terzo calo mensile consecutivo. Questa pressione ribassista è guidata principalmente dalle preoccupazioni per l’eccesso di offerta globale e l’aumento della produzione, che stanno superando i timori geopolitici (ad esempio, le tensioni in Venezuela).

Al contrario, i metalli preziosi mantengono una forza strutturale impressionante. Nonostante una lieve correzione di fine settimana, l’Oro si è attestato a $3,997.10/oncia 4 e l’Argento a $48.66/oncia.5 Entrambi i metalli hanno registrato guadagni eccezionali su base annuale (Oro +46.08%, Argento +50.02% rispetto all’anno precedente). Questo forte disaccoppiamento tra la debolezza del petrolio (indicativa di un ciclo economico forse meno robusto) e la forza dei metalli preziosi dimostra che il prezzo di Oro e Argento è prevalentemente guidato dalla domanda di beni rifugio (inclusi gli acquisti aggressivi delle banche centrali) e dalle aspettative di svalutazione monetaria a lungo termine.

Cosa faccio io in queste situazioni di profonda incertezza? Ormai lo dovreste sapere, cerco due cose: diversificazione e decorellazione. Proprio in quest’ottica è stato scelto il certificato di questa settimana.

Un certificato che come sottostante ha un unico indice che raggruppa i maggiori estrattori di argento, che potrebbe anche essere un’alternativa, od un’ulteriore diversificazione, all’investimento diretta nella materia prima, visto anche il recente forte rally dell’ultimo periodo.

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III. Il Contesto dei Metalli Preziosi: Oro e Argento

III.1. La Forza Strutturale e i Fattori di Supporto

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