Indici asiatici per oltre +14% e rimanere fuori dalle follie

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Anche questa settimana rischierò di ripetermi, ma l’attuale fase macroeconomica e geopolitica ci pone di fronte a uno degli scenari più complessi e, per certi versi, irrazionali dell’ultimo decennio. Osservando le dinamiche di prezzo di alcune tra le principali materie prime e confrontandole con i fondamentali fisici, emerge una divergenza che sfida i classici modelli di valutazione. In questo contesto, l’approccio agli investimenti richiede un approccio di questo tipo secondo me: la scommessa direzionale di lungo periodo cede il passo a una gestione tattica e opportunistica, progettata per estrarre rendimento dalla volatilità piuttosto che dalla direzionalità pura.

L’Irrazionalità dei Mercati

Per comprendere a fondo questa disconnessione tra economia reale e finanza, è estremamente utile evidenziare la profonda irrazionalità dei mercati, in particolare per quanto concerne le dinamiche legate al prezzo del petrolio e al delicato scacchiere geopolitico tra Stati Uniti e Iran.

Nonostante una situazione esplosiva nello Stretto di Hormuz – un hub cruciale per il passaggio del greggio a livello globale – il prezzo del WTI (West Texas Intermediate) ha continuato a mostrare una debolezza strutturale, stazionando intorno agli 88 dollari al barile. Secondo me, il mercato sta prezzando uno scenario basato quasi esclusivamente su aspettative e “fake news” di natura politica, ignorando del tutto la realtà dell’offerta fisica.

Le indiscrezioni su un imminente accordo tra l’amministrazione statunitense e l’Iran continuano a rincorrersi, alimentate da fughe di notizie (spesso smentite) che parlano di una riapertura imminente dello stretto e di una distensione sui tavoli nucleari. Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa:

  • La questione dell’uranio arricchito: Le autorità iraniane hanno ribadito, in via ufficiale e definitiva, che l’uranio arricchito non uscirà dal Paese. Questo rende di fatto impossibile un accordo che possa essere politicamente sostenibile per gli Stati Uniti, considerati anche i veti incrociati e le “linee rosse” imposte dalle varie fazioni in gioco.
  • La logistica dello Stretto di Hormuz: Anche nell’ipotesi remota di una firma immediata, la riapertura non sarebbe istantanea. La presenza di mine e le nuove imposizioni di pedaggi richiederebbero settimane, se non mesi, per ripristinare un flusso commerciale sicuro.
  • Il deficit produttivo: Attualmente, la produzione aggregata di Paesi chiave come Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e lo stesso Iran è inferiore di decine di milioni di barili rispetto ai livelli pre-crisi, con un deficit giornaliero tra domanda e offerta stimato intorno ai 10-11 milioni di barili.

I Fondamentali Ignorati: Scorte in Calo e Rischio Geopolitico

Il dato più allarmante, che il mercato azionario e i future sul petrolio sembrano ignorare deliberatamente, riguarda le scorte fisiche. Faccio sommessamente notare (informazione appresa da chi ne sa un bel po’ più di me) come i recenti ritiri di barili siano stati imponenti: parliamo di oltre 17 milioni di barili ritirati in una sola settimana, attingendo a piene mani dalle riserve strategiche americane (SPR), che si stanno assottigliando verso livelli critici di guardia.

Contemporaneamente, le scorte di prodotti raffinati come benzina (gasoline) e distillati stanno crollando ben al di sotto delle medie degli ultimi cinque anni, e questo sta avvenendo prima ancora dell’inizio della vera e propria “driving season” estiva, periodo in cui la domanda di carburante negli Stati Uniti tocca i suoi massimi fisiologici.

Come sottolineato anche dai vertici di colossi come Chevron ed Exxon, ci stiamo dirigendo verso un imbuto logistico e produttivo. Mantenere i prezzi artificialmente bassi attraverso il rilascio di riserve e la narrativa di accordi inesistenti non fa che stimolare ulteriormente la domanda. Quando il mercato si renderà conto che l’offerta fisica non è in grado di sostenere questo ritmo, il rischio è quello di assistere a spike di prezzo violentissimi e incontrollabili.

Dalla Macroeconomia all’Operatività: Privilegiare la Tattica

Alla luce di questa profonda irrazionalità, in cui i prezzi sono guidati da titoli di giornale e aspettative politiche piuttosto che dalla dura legge della domanda e dell’offerta, prendere una posizione direzionale di lungo termine diventa un esercizio di pura scommessa, non di investimento. Se si va long sul petrolio sperando nei fondamentali, si rischia di subire crolli improvvisi causati dall’ennesima dichiarazione politica; se si va short, si rischia di essere spazzati via non appena la realtà della carenza fisica busserà alla porta.

In un contesto simile, l’unica strategia sensata è quella di limitarsi a posizioni tattiche, sfruttando la volatilità intrinseca e i rendimenti asimmetrici offerti dai certificati di investimento. Questo approccio permette di generare flussi di cassa o rendimenti in conto capitale con un orizzonte temporale definito, proteggendo il portafoglio da scenari estremi grazie alle barriere di protezione.

Operatività Pratica: Turnover dei Certificati Scaduti

La gestione attiva del portafoglio richiede un turnover disciplinato, rimpiazzando i prodotti giunti a scadenza con nuove strutture in grado di massimizzare il rendimento nel contesto attuale. Proprio in questa settimana sono giunti a scadenza due certificati che avevamo analizzato nei mesi scorsi e che hanno brillantemente raggiunto i loro obiettivi:

Avendo incassato la liquidità derivante da questi due rimborsi, l’obiettivo è ora quello di riallocare il capitale in modo efficiente, mantenendo un profilo di rischio/rendimento coerente con la nostra visione tattica.

Analisi del Certificato Dinamiche di Volatilità

Per il turnover di questa settimana, l’attenzione si sposta sul certificato con ISIN CH1550420066. Si tratta di una struttura che si adatta perfettamente alla necessità di mantenere posizioni tattiche in un mercato che vive di fiammate improvvise.

Attualmente, questo strumento è acquistabile sul mercato secondario a un prezzo lettera (ask) di circa 987€, quindi sotto la pari (assumendo un valore nominale classico di 1000€). Acquistare sotto la pari offre un duplice vantaggio: da un lato incrementa il rendimento effettivo a scadenza (o in caso di richiamo anticipato), dall’altro fornisce un cuscinetto aggiuntivo in termini di protezione del capitale.

La dinamica di pricing dei certificati è intimamente legata alla volatilità. Se nei prossimi giorni dovessimo assistere a un’impennata del VIX – magari innescata proprio da un collasso della narrativa politica sul Medio Oriente o da un improvviso repricing del rischio inflattivo legato all’energia – il prezzo (mark-to-market) del certificato CH1550420066 scenderebbe fisiologicamente. Questo significa che, teoricamente, attendendo un picco di volatilità, si potrebbe acquistare lo stesso strumento “a più buon mercato”, magari in area 960€ o 950€, massimizzando ulteriormente il rendimento potenziale.

D’altro canto, il timing perfetto sui mercati finanziari è un’illusione statistica. Rimanere alla finestra aspettando che il VIX esploda porta con sé il rischio asimmetrico di rimanere fuori dal mercato. Se l’irrazionalità dovesse prolungarsi, mantenendo la volatilità compressa, il certificato continuerà a staccare le sue cedole, il suo prezzo tenderà naturalmente a convergere verso la pari per via del decadimento temporale (time decay) e l’investitore in attesa avrà perso l’opportunità di mettere il capitale a reddito.

I Sottostanti: Il Focus sull’Asia

Il certificato CH1550420066 di Leonteq offre un’esposizione mirata su un paniere asiatico misto (Indici ed ETF), una scelta strategicamente intelligente per diversificare dai mercati occidentali in questo contesto di tensioni geopolitiche. Il basket è composto da:

  • Nikkei 225®: L’indice azionario di riferimento della Borsa di Tokyo, ideale per esporsi a un mercato giapponese spinto da riforme strutturali e politiche monetarie specifiche.
  • iShares MSCI South Korea Index ETF: Un’esposizione diretta all’economia sudcoreana, fortemente vocata alla tecnologia, ai semiconduttori e all’export.
  • iShares China Large Cap UCITS ETF: Il veicolo per cogliere le opportunità e le dinamiche di prezzo delle principali capitalizzazioni del mercato cinese.

La caratteristica più rilevante per l’investitore in un periodo di incertezza è la Barriera di Protezione al 60%. Questa barriera è di tipo discreto (osservata solo alla data di valutazione finale), il che significa che i sottostanti possono subire flessioni fino al 40% del loro valore iniziale di strike senza compromettere in alcun modo il rimborso del capitale a scadenza. Tale margine rappresenta un eccellente cuscino di sicurezza contro shock asimmetrici.

Struttura Cedolare: Rendimento e Meccanismo Autocall Step-Down

Dal punto di vista dei flussi di cassa, la struttura del Phoenix Memory è progettata per massimizzare le probabilità di rendimento nel breve e medio termine. Il certificato paga una cedola mensile condizionata dell’1,167%, pari a 11,67€ per ogni certificato nominale. Su base annua, questo si traduce in un generoso flusso di cassa del 14,00% lordo.

La condizione per il pagamento della cedola è che, nelle date di rilevazione mensili, il sottostante con la performance peggiore (Worst Of) non si trovi al di sotto del 60% del suo valore iniziale. A ulteriore tutela dell’investitore interviene l’Effetto Memoria: nel caso in cui in un mese la cedola non venga distribuita a causa del calo di un titolo nel paniere, questa non andrà persa, ma verrà “messa in memoria” e pagata cumulativamente al primo mese in cui la condizione tornerà a essere soddisfatta.

A rendere il prodotto particolarmente resiliente è l’opzione Autocallable (rimborso anticipato) con trigger Step-Down decrescente. Dal 100% iniziale, la soglia necessaria affinché il certificato scada in anticipo rimborsando i 1000€ (oltre alle cedole) si abbasserà progressivamente fino a raggiungere il 60%. Questo meccanismo agevola un’uscita in profitto e il recupero del capitale anche in scenari di mercato stabilmente ribassisti.

Tabella Riassuntiva: CH1550420066

Caratteristica Dettaglio
ISIN CH1550420066
Emittente Leonteq Securities
Tipologia Phoenix Memory Step-Down Express Certificate
Sottostanti Nikkei 225®, iShares MSCI South Korea ETF, iShares China Large Cap ETF
Barriera Capitale 60% (Discreta, osservazione solo a scadenza)
Barriera Cedola 60% con Effetto Memoria
Premio (Cedola) 1,167% Mensile (14,00% annuo)
Meccanismo Autocall Step-Down (dal 100% a scendere fino al 60%)
Prezzo Nominale 1.000,00 €
Data di Scadenza 20 Aprile 2028 (Valutazione Finale)
Mercato EuroTLX (Cert-X)

L’ingresso a 987€ rappresenta un eccellente compromesso tattico: si acquista a sconto, si incamera un rendimento interessante e si lascia al mercato l’onere di dimostrare se e quando deciderà di tornare a guardare i fondamentali.

Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.

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