Posizione tattica di quasi +10% in un mese sulle rinnovabili

Questa settimana non vi parlerò di spacex visto che ne hanno parlato in lungo il lago tutti quanti e chi mi segue da un po’ penso che possa intuire qual è la mia visione su questa azienda, per essere più chiari ne sono rimasto ben alla larga.

Vediamo invece la mia visione su quello che ritengo ben più determinante ossia le dinamiche tra Iran e USA. Io rimango estremamente critico per quanto riguarda la possibilità di un accordo.
A mio avviso le possibilità sono tre:
1) l’accordo semplicemente non si firma.
2) l’accordo sarà talmente generico che non avrà alcuno effetto nell’immediato e si rimanderà tutto a data da destinarsi (tipo 60 giorni).
3) quello più improbabile Ma non necessariamente impossibile (mi rendo conto che siamo nella fanta-diplomazia), è che si fidino due accordi con sfumature diverse e che ognuna delle parti racconti quella che più gli conviene.
Ormai mancano poche ore per vedere se una delle mie ipotesi è corretta o se in realtà l’accordo si firmerà e tutto andrà a posto.
Coerentemente con la mia visione ho aperto una posizione rialzista su il WTI con un pezzo di ingresso pari a circa 86,5 dollari.

Per capire davvero cosa sta succedendo e il perché della mia posizione fortemente rialzista, dobbiamo necessariamente svestirci dei panni dei trader da scrivania e guardare al mercato reale, quello fisico. Spesso chi investe o fa trading si ferma al numerino sul monitor: si vede il WTI crollare verso gli 80 dollari e si pensa “il mercato prezza la pace e il rientro dell’emergenza”. Follia. Questo è il tipico bias di chi non ha mai visto dal vivo le infrastrutture estrattive e crede ciecamente che la borsa rispecchi perfettamente l’economia industriale. La discrepanza tra il “paper market” – fatto di derivati speculativi mossi da algoritmi che reagiscono al decimo di secondo a un tweet presidenziale – e il mercato reale è arrivata a livelli critici e paradossali.

La nuda e cruda realtà dei fatti è che, a prescindere dai proclami di Washington, il mondo sta attualmente subendo un deficit produttivo e logistico di circa 15 milioni di barili al giorno. Le ostilità e la conseguente interruzione delle rotte ottimali nel Golfo hanno di fatto inceppato l’intero ciclo marittimo. Ma l’ingenuità più clamorosa è credere che una firma su un memorandum o una stretta di mano in diretta TV risolva magicamente il problema in ventiquattr’ore. Vi spiego l’inghippo logistico: in caso di accordo istantaneo, ci troviamo comunque di fronte a un ineludibile collo di bottiglia. Le navi cisterna che in questo momento sono state deviate, o che si trovano ferme chissà dove, devono prima navigare verso i terminal occidentali e asiatici per scaricare, e successivamente dovranno impiegare settimane per tornare fisicamente nei porti del Medio Oriente (Kuwait, Emirati, Iraq) per caricare nuovo greggio. Finché questo ciclo andata-ritorno non si completa, gli impianti estrattivi locali non hanno letteralmente lo spazio fisico per pompare e stoccare il materiale. Si tratta di un ritardo fisiologico e marittimo che imporrà al mercato un ammanco garantito di altri due o tre mesi post-firma.

Come fa il mondo ad assorbire questo disavanzo nel frattempo? Raschiando letteralmente il fondo del barile. Se andiamo a leggere i dati fisici veri, notiamo prelievi settimanali record dagli stoccaggi di mezzo mondo, uniti a una progressiva emorragia delle scorte strategiche statunitensi. Hub vitali come Cushing in Oklahoma (punto di consegna fisico del WTI), oltre ai centri di Singapore e dei porti ARA (Amsterdam-Rotterdam-Anversa) in Europa, si stanno pericolosamente avvicinando al cosiddetto “tank bottom”. Stiamo parlando del limite tecnico operativo inferiore: sotto quel livello non c’è fisicamente più abbastanza pressione nei serbatoi per pompare il prodotto. E i ritmi attuali indicano che si potrebbe toccare questo limite critico a ridosso di metà estate.

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Indici asiatici per oltre +14% e rimanere fuori dalle follie

Anche questa settimana rischierò di ripetermi, ma l’attuale fase macroeconomica e geopolitica ci pone di fronte a uno degli scenari più complessi e, per certi versi, irrazionali dell’ultimo decennio. Osservando le dinamiche di prezzo di alcune tra le principali materie prime e confrontandole con i fondamentali fisici, emerge una divergenza che sfida i classici modelli di valutazione. In questo contesto, l’approccio agli investimenti richiede un approccio di questo tipo secondo me: la scommessa direzionale di lungo periodo cede il passo a una gestione tattica e opportunistica, progettata per estrarre rendimento dalla volatilità piuttosto che dalla direzionalità pura.

L’Irrazionalità dei Mercati

Per comprendere a fondo questa disconnessione tra economia reale e finanza, è estremamente utile evidenziare la profonda irrazionalità dei mercati, in particolare per quanto concerne le dinamiche legate al prezzo del petrolio e al delicato scacchiere geopolitico tra Stati Uniti e Iran.

Nonostante una situazione esplosiva nello Stretto di Hormuz – un hub cruciale per il passaggio del greggio a livello globale – il prezzo del WTI (West Texas Intermediate) ha continuato a mostrare una debolezza strutturale, stazionando intorno agli 88 dollari al barile. Secondo me, il mercato sta prezzando uno scenario basato quasi esclusivamente su aspettative e “fake news” di natura politica, ignorando del tutto la realtà dell’offerta fisica.

Le indiscrezioni su un imminente accordo tra l’amministrazione statunitense e l’Iran continuano a rincorrersi, alimentate da fughe di notizie (spesso smentite) che parlano di una riapertura imminente dello stretto e di una distensione sui tavoli nucleari. Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa:

  • La questione dell’uranio arricchito: Le autorità iraniane hanno ribadito, in via ufficiale e definitiva, che l’uranio arricchito non uscirà dal Paese. Questo rende di fatto impossibile un accordo che possa essere politicamente sostenibile per gli Stati Uniti, considerati anche i veti incrociati e le “linee rosse” imposte dalle varie fazioni in gioco.
  • La logistica dello Stretto di Hormuz: Anche nell’ipotesi remota di una firma immediata, la riapertura non sarebbe istantanea. La presenza di mine e le nuove imposizioni di pedaggi richiederebbero settimane, se non mesi, per ripristinare un flusso commerciale sicuro.
  • Il deficit produttivo: Attualmente, la produzione aggregata di Paesi chiave come Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e lo stesso Iran è inferiore di decine di milioni di barili rispetto ai livelli pre-crisi, con un deficit giornaliero tra domanda e offerta stimato intorno ai 10-11 milioni di barili.

I Fondamentali Ignorati: Scorte in Calo e Rischio Geopolitico

Il dato più allarmante, che il mercato azionario e i future sul petrolio sembrano ignorare deliberatamente, riguarda le scorte fisiche. Faccio sommessamente notare (informazione appresa da chi ne sa un bel po’ più di me) come i recenti ritiri di barili siano stati imponenti: parliamo di oltre 17 milioni di barili ritirati in una sola settimana, attingendo a piene mani dalle riserve strategiche americane (SPR), che si stanno assottigliando verso livelli critici di guardia.

Contemporaneamente, le scorte di prodotti raffinati come benzina (gasoline) e distillati stanno crollando ben al di sotto delle medie degli ultimi cinque anni, e questo sta avvenendo prima ancora dell’inizio della vera e propria “driving season” estiva, periodo in cui la domanda di carburante negli Stati Uniti tocca i suoi massimi fisiologici.

Come sottolineato anche dai vertici di colossi come Chevron ed Exxon, ci stiamo dirigendo verso un imbuto logistico e produttivo. Mantenere i prezzi artificialmente bassi attraverso il rilascio di riserve e la narrativa di accordi inesistenti non fa che stimolare ulteriormente la domanda. Quando il mercato si renderà conto che l’offerta fisica non è in grado di sostenere questo ritmo, il rischio è quello di assistere a spike di prezzo violentissimi e incontrollabili.

Dalla Macroeconomia all’Operatività: Privilegiare la Tattica

Alla luce di questa profonda irrazionalità, in cui i prezzi sono guidati da titoli di giornale e aspettative politiche piuttosto che dalla dura legge della domanda e dell’offerta, prendere una posizione direzionale di lungo termine diventa un esercizio di pura scommessa, non di investimento. Se si va long sul petrolio sperando nei fondamentali, si rischia di subire crolli improvvisi causati dall’ennesima dichiarazione politica; se si va short, si rischia di essere spazzati via non appena la realtà della carenza fisica busserà alla porta.

In un contesto simile, l’unica strategia sensata è quella di limitarsi a posizioni tattiche, sfruttando la volatilità intrinseca e i rendimenti asimmetrici offerti dai certificati di investimento. Questo approccio permette di generare flussi di cassa o rendimenti in conto capitale con un orizzonte temporale definito, proteggendo il portafoglio da scenari estremi grazie alle barriere di protezione.

Operatività Pratica: Turnover dei Certificati Scaduti

La gestione attiva del portafoglio richiede un turnover disciplinato, rimpiazzando i prodotti giunti a scadenza con nuove strutture in grado di massimizzare il rendimento nel contesto attuale. Proprio in questa settimana sono giunti a scadenza due certificati che avevamo analizzato nei mesi scorsi e che hanno brillantemente raggiunto i loro obiettivi:

Avendo incassato la liquidità derivante da questi due rimborsi, l’obiettivo è ora quello di riallocare il capitale in modo efficiente, mantenendo un profilo di rischio/rendimento coerente con la nostra visione tattica.

Analisi del Certificato Dinamiche di Volatilità

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Non staremo esagerando?

Allora, niente strategia questa settimana, ma perché quando, come nel mio caso, il mercato va nella direzione opposta a quella che mi aspetterei, la cosa migliore da fare è non andare contro il mercato ma anche non farsi conteggiare da questo eccesso irrazionale di ottimismo.

Prendiamo ad esempio lo Shiller CAPE dell’S&P 500. Con un valore che ha raggiunto quota 42, ci troviamo di fronte a livelli che, nella storia, si sono visti soltanto durante il picco della bolla dot-com del 2000. Questa valutazione così elevata solleva una questione cruciale: siamo di fronte a una bolla speculativa o il mercato sta semplicemente scontando una rivoluzione economica senza precedenti?

La tesi prevalente, sostenuta dal mercato, è che l’Intelligenza Artificiale rappresenti un salto tecnologico capace di incrementare la produttività globale in modo strutturale. In questo scenario, gli attuali prezzi elevati non sarebbero altro che un’anticipazione di utili futuri straordinari, ancora non pienamente visibili nei dati attuali ma già riflessi nelle valutazioni odierne. Tuttavia, questa visione ottimistica poggia su un equilibrio molto fragile. Il rischio reale non è necessariamente un crollo immediato, quanto piuttosto una “compressione dei multipli”: se la crescita dell’AI dovesse rivelarsi meno trasformativa del previsto, o se il costo del capitale dovesse aumentare a causa di rendimenti obbligazionari in crescita, gli investitori non sarebbero più disposti a pagare prezzi così alti per gli stessi utili, innescando una dolorosa revisione delle quotazioni.

Recentemente ho letto l’analisi di Michael Burry (quello di “The Big Short”), il quale suggerisce che gli utili delle grandi aziende tecnologiche siano artificialmente gonfiati da pratiche contabili riguardanti l’ammortamento dell’hardware AI. Se questa ipotesi fosse corretta, le valutazioni sarebbero ancora più tese di quanto appaia.

La lezione storica è chiara: quando si parte da valutazioni così spinte, i rendimenti attesi per il prossimo decennio tendono a essere significativamente inferiori alla media storica. Per gli investitori, il messaggio è quello di moderare le aspettative, evitare di proiettare i guadagni eccezionali degli ultimi anni nel futuro e puntare con decisione sulla diversificazione.

L’unica operazione che ho effettuato questa settimana è l’acquisto di questo certificato: IT0005705006, ma non ve lo presento perché è già ad un prezzo abbonamenti sopra la parità. Naturalmente chi vuole analizzarlo può partire dal ISIN, io sono entrato a 99,5€.

Per quanto riguarda le voci di accordo tra Stati Uniti ed Iran, la mia posizione è sempre la stessa: o si va verso una ulteriore proseguimento dei tentativi da parte degli Stati Uniti di egemonizzare lo Stato persiano tramite ulteriori attacchi militari, oppure si andrà verso una ritirata de facto dell’impero americano che cesserebbe di essere una talassocrazia. Quest’ultima ipotesi significa che nel medio e lungo termine anche il ruolo centrale del dollaro verrà ulteriormente indebolito con una conseguente rivoluzione dell’Economia e della finanza per come l’abbiamo conosciuta dal 1945 ad oggi!

Mi scuso con chi si aspettava di analizzare una strategia nuova per questa settimana ma io sono in posizione di Wait and see…

Strategia combinata su Stellantis: le possibilità sono molte, sia al ribasso che al rialzo!

Per chi pensava che l’incontro tra Xi e Trump potesse risolvere tutto e avremmo ricominciato a vivere tutti quanti d’economia (e non di potenza tra nazioni), s’è risvegliato venerdì un po’ scosso.

Il panorama macroeconomico e geopolitico del 2026 si configura come un ecosistema in cui le vecchie certezze della globalizzazione cooperativa sono state definitivamente sostituite da quella che definiamo una “stagflazione bellica” strutturale. In questo scenario, l’analisi dei mercati non può prescindere da una comprensione profonda delle dinamiche di potere tra le grandi potenze, poiché ogni movimento dei listini azionari è ormai un sottoprodotto di decisioni prese nelle stanze della diplomazia coercitiva o sui campi di battaglia tecnologici. La recente evoluzione delle relazioni internazionali, segnata dal fallimento dei vertici tra Stati Uniti, Cina e Iran, ha innescato un mutamento di regime nei mercati finanziari, passando da una fase di “Low Vol Bull” a una di incertezza radicale, dove le divergenze tra l’andamento dei prezzi e la forza sottostante dei trend iniziano a manifestarsi con preoccupante chiarezza.

Il Tramonto della Diplomazia: Il Collasso delle Aspettative USA-Cina e USA-Iran

L’illusione che ha alimentato i mercati nella prima parte dell’anno, basata sulla speranza di una ricomposizione pragmatica delle crisi tra Washington e i suoi principali antagonisti sistemici, è ufficialmente tramontata. La narrativa di una distensione, spesso sostenuta da analisti poco inclini a considerare la realtà delle frizioni strutturali, si è scontrata con la durezza dei fatti geopolitici. Le aspettative di un ritorno alla normalità nei rapporti con l’Iran e di una tregua commerciale duratura con la Cina sono completamente cadute, lasciando il posto a una logica di attrito permanente che condiziona pesantemente le catene di approvvigionamento e i premi per il rischio globale.

Il Fallimento del Vertice Trump-Xi Jinping e il Ritracciamento degli Indici

Il punto di rottura definitivo è stato rappresentato dall’incontro tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping, un vertice che era stato caricato di aspettative eccessive dai media mainstream. La realtà emersa dal tavolo negoziale è stata quella di un fallimento totale, sia sul fronte diplomatico che su quello commerciale. Non solo non sono stati raggiunti accordi sulla riduzione dei dazi o sulla protezione della proprietà intellettuale, ma l’incontro ha evidenziato una reciproca sfiducia che preclude qualsiasi cooperazione nel medio periodo. Gli Stati Uniti continuano a vedere nell’ascesa tecnologica cinese una minaccia esistenziale alla propria sicurezza nazionale, mentre Pechino non è disposta a sacrificare il proprio modello di sviluppo industriale per compiacere le richieste di Washington.

Questo fallimento ha fornito il catalizzatore fondamentale per il recente ritracciamento degli indici azionari mondiali. Gli investitori, realizzando che la “diplomazia della necessità” non avrebbe prodotto i frutti sperati, hanno iniziato a prezzare uno scenario di costi operativi più elevati e di mercati frammentati. La fine dell’era del “Grand Bargain” sino-americano significa che le aziende multinazionali, specialmente quelle del settore tecnologico e manifatturiero, dovranno navigare in un ambiente caratterizzato da barriere tariffarie crescenti e da una costante minaccia di sanzioni incrociate.

La Questione Iraniana e lo Stallo nel Medio Oriente

Parallelamente al fronte cinese, la crisi tra Stati Uniti e Iran rimane una ferita aperta che minaccia la stabilità energetica globale. Le speranze di un nuovo accordo sul nucleare o di una de-escalation regionale sono state spazzate via da una serie di ultimatum reciproci che hanno riportato la tensione ai massimi livelli. Questo stallo non è solo un problema di sicurezza militare, ma agisce come un potente freno economico attraverso il canale dei prezzi dell’energia e dei costi di assicurazione marittima per i transiti nello Stretto di Hormuz. In un regime di stagflazione bellica, l’instabilità nel Golfo Persico garantisce che l’inflazione rimanga “appiccicosa”, limitando il margine di manovra delle banche centrali e costringendo gli investitori a cercare rifugio in strumenti di protezione del capitale.

Evento GeopoliticoAspettativa InizialeRealtà Post-VerticeImpatto sui Mercati
Incontro Trump-XiAccordo commerciale “fase 2”Fallimento diplomatico e commercialeRitracciamento indici globali
Crisi USA-IranDe-escalation e nuovo accordoStallo messicano e minacce militariRialzo volatilità e costi energetici
Transizione MultipolareEgemonia unipolare stabileRafforzamento del blocco BRICS+Multipolarismo valutario e incertezza

Analisi Tecnica del FTSE MIB: La Divergenza come Segnale d’Allarme

Mentre il quadro macroeconomico si deteriora, i segnali provenienti dall’analisi tecnica confermano la fragilità dell’attuale struttura dei prezzi, specialmente sul listino milanese. L’osservazione attenta del grafico del FTSE MIB rivela un fenomeno classico di esaurimento del momentum, che spesso precede correzioni profonde o inversioni di tendenza.

Il Paradosso tra Nuovi Massimi e Oscillatori Decrescenti

L’immagine tecnica del FTSE MIB mostra una chiara e pericolosa divergenza ribassista. Mentre l’indice dei prezzi ha continuato a spingersi verso nuovi massimi relativi (superando quota 49.000 punti), l’oscillatore stocastico (21, 7, 7) ha segnato massimi decrescenti, evidenziati graficamente dalle linee blu che collegano i picchi dell’indicatore. Questa discrepanza indica che, nonostante il prezzo conti di salire, la forza interna del movimento sta svanendo. In termini di ingegneria finanziaria, stiamo assistendo a una fase di distribuzione latente, in cui i “mani forti” stanno alleggerendo le posizioni mentre la narrativa mainstream continua a spingere il pubblico verso l’ottimismo.

Storicamente, le divergenze tra prezzo e stocastico sono tra i segnali più affidabili per identificare i punti di svolta del mercato. Quando lo stocastico non riesce a seguire il prezzo nella creazione di nuovi massimi, significa che la pressione di vendita sta iniziando a sopraffare la domanda proprio sui livelli più alti. Nel contesto attuale, segnato dal fallimento diplomatico tra le grandi potenze, questa divergenza agisce come un segnale d’allarme critico: la calma apparente della borsa è solo la superficie di un ecosistema che si sta preparando a un brusco riposizionamento.

Il Settore Automotive: Tra Crisi Strutturale e Opportunità di Rendimento

Il comparto automobilistico europeo rappresenta perfettamente le contraddizioni del mondo multipolare del 2026. Schiacciato tra una transizione elettrica forzata e la concorrenza aggressiva dei produttori cinesi, il settore sta attraversando una metamorfosi che ne mette in discussione la stessa sopravvivenza nel lungo termine. Giganti come Stellantis si trovano a dover gestire un declino della domanda nei mercati tradizionali e una perdita di competitività tecnologica nell’elettrificazione.

Nonostante le difficoltà macroscopiche del settore, l’approccio basato su strategie asimmetriche ha dato frutti eccezionali. Sei mesi fa, avevamo presentato un certificato Reverse Bonus Cap (ISIN DE000UG81M71) emesso da UniCredit, focalizzato sulla debolezza di Stellantis. La tesi di fondo era che la debolezza del titolo avrebbe permesso di estrarre valore attraverso una struttura che trae profitto dalla stabilità o dal ribasso delle quotazioni, a differenza dei tradizionali certificati long.

L’operazione è andata molto bene: lo strumento, che rimborserà tra circa un mese (giugno 2026), ha permesso di ottenere un rendimento complessivo superiore al 22% in un orizzonte semestrale. Questo risultato sottolinea l’efficacia dell’ingegneria finanziaria nel creare profili di rendimento positivi anche in settori sotto pressione, trasformando la volatilità negativa in un vantaggio per l’investitore prudente.

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Fidarsi di questi rialzi?

Nessun articolo per questa settimana per due regioni fondamentali: La prima personale ed è la solita mia mancanza di tempo, la seconda, la più importante, è che di questo mercato non mi fido assolutamente. L’unica operazione che ho effettuato infatti nella settimana appena trascorsa è stata l’apertura di una posizione al rialzo sull’indice VIX utilizzando questo strumento a Leva variabile con ISIN NLBNPIT34P72 ad un prezzo di ingresso pari a 5,9€. Se il VIX dovesse scendere ancora incrementerò ulteriormente la mia posizione.
Per il resto ho chiuso in profitto metà della mia posizione rialzista su euro dollaro e continuo a rimanere Short sui titoli di Stato.
Il mio consiglio è: non fatevi prendere dal FOMO, sì ballerà ancora tanto e la situazione tra USA ed Iran è lontana dall’essere risolta.
Stay tuned per la prossima settimana!

Pedaggio in cripto sullo stretto di Hormuz

A dire il vero questa settimana pensavo semplicemente di pubblicare gli auguri di Pasqua, che colgo comunque subito l’occasione per farvi. Nel frattempo, per fatti miei, sono un po’ di giorni che faccio ricerche per tentare di capire come faccia l’Iran ad applicare dei pedaggi per il passaggio sullo stretto di Hormuz. Siccome sono della vecchia scuola, man mano che trovo cose interessanti, prendo appunti oppure mi segno i link.
Ad un certo punto ho pensato che potesse uscirne fuori un articolo un po’ diverso dal solito, perché non indica alcuna strategia operativa, ma che potesse essere comunque interessante visto che alcuni aspetti non vengono così approfonditi dai vari media.
Vi faccio nuovamente gli auguri di una buona e serena Pasqua e spero che quanto segue possa comunque interessavi:

Sovranità Digitale e Controllo Marittimo: Il Nuovo Regime di Pedaggio Cripto-Valutario nello Stretto di Hormuz

L’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz tra il 2025 e il 2026 ha segnato un punto di svolta senza precedenti nella gestione delle rotte marittime globali, vedendo la transizione di un corridoio naturale di navigazione in un’infrastruttura di transito a pagamento gestita militarmente e finanziata tramite asset digitali. L’Iran, attraverso il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (CGRI), ha implementato un sistema di pedaggio che non solo sfida i principi del diritto internazionale del mare, ma integra tecnologie blockchain e valute alternative come lo yuan cinese per aggirare l’architettura finanziaria dominata dal dollaro statunitense. Questo nuovo regime, battezzato dagli analisti del settore “Tehran Toll Booth” (il casello di Teheran), rappresenta la materializzazione di una strategia di lungo termine volta a monetizzare il controllo dei chokepoint geografici in risposta a sanzioni economiche asfissianti.

Il Quadro Normativo e il Piano di Gestione dello Stretto di Hormuz

Il fondamento giuridico di questa iniziativa risiede in una serie di atti legislativi e dichiarazioni ufficiali che hanno ridefinito la sovranità iraniana sulle acque dello stretto. Il 30 marzo 2026, la Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano ha approvato il “Piano di Gestione dello Stretto di Hormuz”. Questo piano non è semplicemente una misura d’emergenza bellica, ma un tentativo di codificare formalmente il controllo iraniano su una delle rotte energetiche più vitali al mondo, attraverso la quale transita circa un quinto della fornitura globale di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL).

La legislazione stabilisce un sistema di regole di sicurezza, misure di protezione ambientale e, soprattutto, un sistema di pedaggi denominato ufficialmente in rial iraniani (IRR), ma che in pratica viene regolato attraverso yuan cinesi o criptovalute stablecoin. Il piano prevede inoltre una stretta coordinazione con l’Oman, stato costiero che condivide la sovranità sullo stretto, sebbene Mascate abbia mantenuto una posizione di cauta neutralità diplomatica senza avallare esplicitamente la riscossione dei pedaggi.

La Disputa Legale: UNCLOS vs. Legge Nazionale Iraniana 1993

La legittimità di tale sistema è oggetto di un aspro dibattito internazionale. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), lo Stretto di Hormuz è uno stretto internazionale in cui vige il diritto di “passaggio di transito” (transit passage), che non può essere sospeso né soggetto a tassazione. Tuttavia, l’Iran, pur avendo firmato la convenzione nel 1982, non l’ha mai ratificata formalmente. Teheran si appoggia alla propria legge marittima nazionale del 1993, la quale sostiene che lo stretto sia soggetto al regime del “passaggio innocuo” (innocent passage), garantendo allo stato costiero il diritto di sospendere o regolare il traffico per ragioni di sicurezza nazionale e protezione ambientale.

Principio LegaleInterpretazione UNCLOS (Internazionale)Interpretazione Iraniana (Legge 1993)
Tipo di PassaggioPassaggio di Transito (Libero e Gratuito)Passaggio Innocuo (Regolamentato)
SovranitàAcque internazionali all’interno dello strettoAcque territoriali iraniane estese
TassazioneVietata esplicitamente (Art. 26)Ammessa per servizi di sicurezza e ambiente
SospensioneNon consentita nemmeno in guerraConsentita per motivi di sicurezza

Le autorità iraniane giustificano il pedaggio come un contributo necessario per coprire i costi della fornitura di sicurezza e della manutenzione della rotta, paragonando lo stretto a canali artificiali come Suez o Panama. Questa posizione è stata condannata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2817 dell’11 marzo 2026, che descrive ogni tentativo di impedire il transito come una minaccia alla pace globale.

Meccanismi Operativi del Pedaggio: Il “Casello” del CGRI

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Quando conviene stare fermi

Stavo preparando un’analisi dettagliata dedicata a una strategia di recovery su Stellantis. Il titolo, dopo i recenti scossoni, presenta livelli tecnici interessanti che avrebbero meritato un approfondimento operativo, soprattutto alla luce di nuovi prodotto interessanti emessi ultimamente. Tuttavia, la realtà geopolitica ha bruscamente cambiato le priorità.

Le notizie delle ultime ore riguardanti l’esplosione del conflitto iraniano impongono un cambio di rotta immediato. Quando i cannoni tuonano, la prima regola di Investment Engineering non è cercare il profitto, ma proteggere il capitale. In fasi di incertezza estrema, l’emotività è il peggior nemico: servono prudenza e, soprattutto, sangue freddo.

Ecco i tre principi cardine da seguire in questo delicato passaggio:

1. Non farsi prendere dal panico

Vendere tutto durante un crollo improvviso trasforma una perdita virtuale in una perdita reale. Restate lucidi. I mercati reagiscono d’impulso, ma le strategie di lungo termine si costruiscono sulla razionalità, non sulla paura.

2. Stare lontani dal Dollaro

Sebbene storicamente considerato un bene rifugio, l’attuale contesto macroeconomico e le tensioni globali rendono il biglietto verde uno strumento estremamente volatile. Entrare ora significa esporsi a rischi di cambio che potrebbero vanificare qualsiasi rendimento sottostante.

3. Evitare i BTP (e il nuovo BTP Valore)

Questo è il punto più critico. La prossima settimana partirà l’emissione del nuovo BTP Valore, ma il mio consiglio è categorico: non cascateci. Quando l’instabilità internazionale morde, i titoli di stato italiani sono i primi a finire nel mirino delle vendite. La storia insegna che, in caso di crisi sistemica, lo spread si impenna e i prezzi dei bond crollano. Rischiereste di trovarvi “incastrati” con il capitale bloccato per anni o, peggio, costretti a vendere molto sotto il prezzo d’acquisto per recuperare liquidità.

L’opportunità su Stellantis non scappa, il mercato sarà lì anche i prossimi giorni e mesi. Ma oggi, la priorità è non restare col cerino in mano mentre il quadro geopolitico si infiamma. Mai come ora vale il principio “Cash is King” Io vi ho avvertito.

Calma e sangue freddo

Avevo già per metà concluso l’articolo di questa settimana ma gli eventi di questa notte, con l’attacco degli Stati Uniti all’Iran, hanno sicuramente cambiato la situazione.

Il presidente Donald Trump ha definito l’operazione militare un “successo spettacolare”, evidenziando che “tutti gli obiettivi sono stati colpiti” e sostenendo che “nessun altro esercito al mondo sarebbe stato in grado di eseguire un’azione simile”. Trump ha inoltre lanciato un avvertimento diretto all’Iran, affermando che Teheran deve “scegliere la pace oppure affrontare conseguenze ben peggiori”.

Dall’Iran, l’Organizzazione per l’Energia Atomica ha confermato l’avvenuto attacco, definendolo una “violazione del diritto internazionale” e avviando una campagna diplomatica per sollevare la questione presso le Nazioni Unite. Fonti iraniane riferiscono che la struttura principale dell’impianto nucleare di Fordow non è stata danneggiata, mentre i danni avrebbero interessato unicamente i tunnel di accesso. Il governo iraniano ha ribadito che l’attacco non avrà ripercussioni sul proseguimento del proprio programma nucleare.

Esprimo tutta la mia solidarietà e compassione verso quelli che ritenevano che Trump avrebbe portato la pace nel mondo (anime belle) ed ai fissati della stagionalità che continuavano a sostenere che tra giugno e luglio i mercati sono principalmente rialsisti senza guardare minimamente lo scenario globale attuale.

Sui mercati OTC aperti nel weekend, i principali indici americani ed europei sono in calo dell’1,5%, mentre il petrolio vola a +7,5%

L’articolo sarebbe stato sulla sostituzione del certificato andato a scadenza e presentato in “Guadagno oltre il 17% e protezione fino al 50% dei ribassi: oggi è possibile“. Vista la situazione consiglio a tutti di tenersi la liquidità ed attendere di capire meglio l’evoluzione della guerra. Per chi volesse addirittura coprirsi dall’inevitabile aumento della volatilità, tra i tanti, c’è ad esempio questo prodotto sul Vix: LU0832435464, ma ce ne sono molti altri.

Per il resto calma e sangue freddo.

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