Puntare sul lusso per +12% annuo ma proteggendosi dai ribassi

La settimana che si è conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.

Il Comparto Azionario: Wall Street vs Piazza Affari

Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa impressionante. Il driver principale rimane il settore dei semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied Materials +5,7%).

Oltre al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario. I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un livello record di asset under management, segnalando che la liquidità nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei mesi passati.

In Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800 punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%). La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni. Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%, richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future mosse della BCE.

Obbligazionario e Metalli Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale

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Difendersi dall’inflazione con il lusso: oltre il 15% annuo

Partiamo da un post di qualche mese fa dal titolo “nuove opportunità sul settore della Difesa”. In tale articolo affermavo: “Negli ultimi tempi mi sono sempre più fatto l’idea che dopo più di 10 anni di politiche monetarie ultra espansive e trent’anni di sbornie di libero commercio (in primis l’entrata della Cina nel WTO) avrebbe da un lato spinto ad ampliare la domanda di beni degli stati dall’altra avrebbe fatto nascere conflitti più o meno latenti.”

Quello che stiamo vivendo in questi giorni è proprio la realizzazione di quanto scritto sopra: da un lato le tensioni Stati Uniti – Russia, dall’altro la crescita molto importante dei prezzi delle materie prime dovuta all’aumento repentino della domanda. Ciò che molti catalogano come semplice inflazione in realtà è un fenomeno leggermente più complesso chiamato stagflazione. Per tale motivo continuo a ritenere che malgrado in gestione sia momentaneamente la Banca Centrale Europea non alzerà i tassi per tutto il 2022. Il motivo è molto semplice: aumentare i tassi di interesse non influirebbe minimamente sulle cause attuali dell’aumento dell’inflazione, al contrario soffocherebbe sul nascere l’inizio di ripresa dopo la pandemia (che ricordo a tutti non è ancora finita).

Ad ogni modo la nuova dinamica dei prezzi comunque tenuta in considerazione allocando così il capitale in quei settori che non risentono dell’aumento dell’inflazione o che addirittura ne beneficiano.

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Abbigliamento per un 10% annuo od anche di più

È stata una settimana interlocutoria per i mercati azionari che stanno attraversando una fase di lateralità anche se caratterizzata da una volatilità comunque sostenuta. Lo spauracchio dell’inflazione sembra si stia sgonfiando ed i primi a beneficiarne sono state proprio le utility che hanno fatto meglio del mercato. La chiamata fatta la settimana scorsa sul certificate su Enel si è già dimostrata profittevole e spero sia stata seguita dai più.

Continuo ad ogni modo a ritenere che con tutta probabilità quest’anno il famoso detto “sell in May and go away” sia da seguire, per cui sto applicando criteri ancora più selettivi per i miei investimenti.

In quest’ottica, ho acquistato il certificate che segue perché rispettava dei criteri che per me sono fondamentali: Continua a leggere…