Meglio un prodotto sui preziosi che un BTP

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Questa settimana il mercato sembra aver palesato la sua componente irrazionale di cui parla spesso Benjamin Graham nel famoso “L’investitore intelligente”.

Infatti il mercato mentre sembra aver perso la bussola tra l’euforia dell’intelligenza artificiale e la paura improvvisa di esserne vittima, la gestione del portafoglio richiede un approccio quasi ingegneristico: meno emotività, più analisi dei flussi e una rigorosa valutazione del rischio/rendimento. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una dinamica schizofrenica: da un lato, indici che flirtano con i massimi; dall’altro, “vuoti d’aria” violenti che colpiscono asset specifici alla minima notizia di una nuova applicazione AI.

Ma andiamo più nel dettaglio:

L’AI Disruption e la Psicosi del “Sell First, Ask Questions Later”

Il contesto attuale è dominato dalla cosiddetta “AI disruption”. Non si tratta più solo di comprare chi produce i chip, ma di fuggire da chi potrebbe essere spazzato via dal software. Abbiamo visto crolli verticali in settori come il legal tech (grazie ai nuovi tool di Anthropic), i broker assicurativi e persino il wealth management. La logica dominante è diventata “vendi prima, fai domande poi”.

Eppure, mentre il software crea panico, i dati macroeconomici raccontano una storia di resilienza: il mercato del lavoro USA rimane tonico, sebbene anemico in alcuni comparti, e l’inflazione al 2,4% sembra stabilizzarsi, suggerendo che i guadagni di produttività legati proprio all’AI stiano lavorando a favore della stabilità dei prezzi. In questo scenario, i rendimenti obbligazionari sono tornati a scendere, con il decennale USA al 4,05%. Ma è qui che sorge il dubbio: ha ancora senso cercare protezione nel debito sovrano tradizionale?

La Rotazione verso la “Materia” dell’AI

Come sottolineato magistralmente da Alessandro Fugnoli, in un articolo che ho letto proprio prima di scrivere questo post, stiamo vivendo un parallelismo affascinante con lo scoppio della bolla dot-com del 2001. Allora, mentre la tecnologia implodeva, il settore minerario decollava, spinto dalla domanda vorace della Cina. Oggi la storia si ripete, ma il “driver” è l’infrastruttura dell’AI stessa. È tecnicamente difficile essere rialzisti sull’intelligenza artificiale senza esserlo sul rame e sull’argento, i metalli fondamentali per data center, reti elettriche e connettività 5G.

La rotazione è già in atto: i multipli di giganti petroliferi come Exxon sono ormai comparabili a quelli di Microsoft o Google, e i grandi produttori di rame quotano a premio rispetto a Nvidia. Il mercato sta realizzando che si fa prima a costruire una fabbrica di chip che a rendere operativa una nuova miniera. Siamo in un ciclo che favorisce chi possiede le materie prime, mentre il capitale “esce” dai settori tecnologici maturi per cercare rifugio in asset tangibili.

Addio al BTP 2067: Il Rischio di “Sovereignty Gap”

In questo quadro, ho preso una decisione drastica: ho venduto il BTP 2067 (scadenza 1° marzo 2067, ISIN IT0005433195), l’ultimo titolo di stato italiano rimasto nel mio portafoglio. La motivazione non è legata a un timore di default imminente, ma a una questione di concorrenza sui capitali e sovranità monetaria.

L’Italia è un paese ad alto debito che opera all’interno di un sistema a moneta unica, privo della leva della svalutazione competitiva o della monetizzazione diretta. In un mondo dove Alphabet (Google) colloca bond centenari per finanziare i propri investimenti in AI, la competizione per la liquidità a lunghissimo termine si fa feroce. Perché un investitore dovrebbe prestare soldi a 40 anni a uno stato burocratico e indebitato quando può prestarli a una “tecnocrazia” come Alphabet, che dispone di flussi di cassa superiori a molti PIL nazionali e sta costruendo il motore economico del prossimo secolo? I bond di queste Big Tech, legati allo sviluppo dell’AI, diventeranno i nuovi “safe haven” per chi cerca durata, offrendo garanzie di crescita che un paese vecchio e a bassa produttività non può più assicurare.

Liquidità verso il Rendimento Difensivo: Il Certificato su Oro ed Argento.

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Due recap di strategie

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In una settimana frenetica come quella appena trascorsa, il tempo per l’analisi profonda di nuove strategie è venuto a mancare. Tuttavia, nel trading e nell’investimento, non operare è a tutti gli effetti una scelta operativa. In questa fase di mercato, rimanere liquidi non è un segno di indecisione, ma un’ottima alternativa strategica che permette di attendere il setup perfetto senza subire la volatilità erratica.

I risultati delle ultime settimane confermano che la qualità dell’analisi conta più della quantità delle operazioni. La strategia sul VIX, condivisa lo scorso 10 gennaio, si è rivelata un grande successo: l’ingresso sul certificato Mini Long a 0,319€ e l’uscita a 0,552€ hanno generato un rendimento del +73%. Un risultato eccezionale che premia la lettura corretta sulla fine dell’eccessivo ottimismo dei mercati. Se tornasse sui livelli dell’articolo, riaprirei una posizione analoga.

Allo stesso modo, la strategia su Stellantis, dopo il crollo della stessa, impostata a fine dicembre può considerarsi conclusa in anticipo. Con il certificato che quota vicino a 114, non appena lo spread denaro-lettera tornerà su livelli standard, chiuderò la posizione. Portare a casa il profitto ora, nonostante l’orizzonte iniziale di sei mesi, permette di capitalizzare il movimento velocemente e liberare risorse.

In attesa di nuovi spunti operativi, la parola d’ordine resta prudenza e gestione della liquidità.

Guadagnare oltre l’11% anche se il peggiore dei titoli va sotto del -77%

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Settimana interessante che dite? Io personalmente spero che, per la settimana entrante, abbiate seguito questo articolo qui: Attenzione alla fine dell’ottimismo: guardiamo il VIX perché ne vedremo delle belle!

Oggi ci sono molte cose da dire, quindi mettetevi comodi perché l’articolo sarà lunghetto.

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Ed ora iniziamo finalmente,

La conclusione del mese di gennaio 2026 ha segnato una cesura netta nelle dinamiche macroeconomiche globali, cristallizzando un mutamento di paradigma che gli investitori istituzionali stavano tentando di decifrare sin dall’inizio dell’anno. La settimana compresa tra il 26 e il 30 gennaio non è stata soltanto un periodo di intensa volatilità finanziaria, ma il momento in cui la narrazione del “Debasement Trade” – ovvero la scommessa sulla svalutazione sistematica del dollaro a fronte di un debito pubblico statunitense percepito come insostenibile – si è scontrata frontalmente con la realtà di una nuova configurazione della Federal Reserve. Il catalizzatore di questo shock sistemico è stata la nomina ufficiale di Kevin Warsh alla presidenza della banca centrale americana, una mossa che ha scatenato un violento “de-leveraging” nei comparti dei metalli preziosi e un riposizionamento aggressivo sulla curva dei rendimenti dei Treasury. In un panorama così frammentato, dove la correlazione tra le asset class tende a convergere verso l’unità nei momenti di panico, l’ingegneria finanziaria offre soluzioni di mitigazione del rischio che superano la dicotomia tra liquidità pura e rischio direzionale. Il certificato che andrò a presentare emerge in questo contesto come uno strumento di resilienza superiore, capace di assorbire shock di mercato che annienterebbero un portafoglio azionario tradizionale.

La Settimana della Grande Ricalibrazione: Macroeconomia e Shock Finanziari

L’ottava conclusasi il 30 gennaio 2026 ha mostrato una divergenza estrema tra i dati fondamentali dell’economia reale e il sentiment dei mercati finanziari. Mentre l’S&P 500 tentava di consolidare i guadagni mensili sopra la soglia psicologica dei 6.900 punti, il sottostante obbligazionario e il mercato delle materie prime segnalavano tensioni latenti pronte a esplodere. La dinamica dei prezzi è stata influenzata da una serie di trimestrali di peso, tra cui Meta, Microsoft e Tesla, che hanno mostrato una crescita degli utili solida ma accompagnata da valutazioni che molti analisti hanno iniziato a definire “estenuate”. Tuttavia, il vero driver della settimana non è stato di natura microeconomica, bensì squisitamente monetaria e politica.

Il Crollo di Oro e Argento: Anatomia di una Liquidazione

Venerdì 30 gennaio 2026 rimarrà impresso come una data di capitolazione per i sostenitori dei beni rifugio fisici. L’oro e l’argento, che avevano beneficiato di un rally parabolico nel corso del 2025 alimentato dalla sfiducia nelle valute fiat, hanno subito una flessione che, per intensità e rapidità, ha ricordato la volatilità del fenomeno GameStop del 2021 o i momenti più concitati della crisi pandemica. L’oro ha registrato una perdita giornaliera del 9,11%, scivolando a 4.887,07 USD l’oncia, mentre l’argento ha subito un vero e proprio crollo sistemico del 26,91%, attestandosi a 84,63 USD.

Questa correzione non può essere interpretata come un semplice movimento tecnico. Si è trattato della rottura della narrativa del “Debasement Trade”. Gli investitori retail, pesantemente esposti in leva finanziaria attraverso derivati e piattaforme di trading, sono stati costretti a chiudere le posizioni a fronte di un dollaro americano che ha messo a segno una “V-shaped recovery” (ripresa a V) fulminea, rompendo supporti grafici che duravano da mesi. La riduzione della leva finanziaria ha bruciato circa 7.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel comparto delle materie prime in una sola seduta, evidenziando come il mercato fosse saturo di posizioni “long” affollate e prive di una reale copertura.

Materia Prima Prezzo (30/01/2026) Variazione Giornaliera Variazione Mensile (Gennaio)
Oro (USD/oz) 4.887,07 -9,11% +13,13%
Argento (USD/oz) 84,63 -26,91% +18,77%
Platino (USD/oz) 2.121,60 -18,97% +2,49%
Rame (USD/lb) 5,92 -4,51% +4,09%
Petrolio Brent 69,32 +0,39% -1,41%

Fonte: Trading Economics e Elaborazioni Macro

Il distacco dell’oro dai tassi reali, osservato nei mesi precedenti, si è bruscamente ricomposto. Se in precedenza l’oro saliva nonostante rendimenti obbligazionari positivi perché il mercato non credeva alla sostenibilità del sistema, la prospettiva di un nuovo corso alla Federal Reserve ha invertito questa percezione. L’oro non ha più agito da riserva di valore in questa seduta, ma da asset ad alto beta, vulnerabile alla restrizione della liquidità globale.

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Obbligazione al 7.5%, strano ma vero

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Settimana di Fuoco: L’Oro a un Passo dai 5.000$ e i Messaggi da Davos

L’ultima settimana di gennaio 2026 verrà ricordata come il momento della “verità asimmetrica”. Mentre il World Economic Forum di Davos si chiudeva con i soliti proclami sulla resilienza globale, i mercati hanno risposto con una fiammata dell’oro che ha lasciato i bear senza parole.

Commodities: L’Oro riscrive la storia

Rettifichiamo subito il dato macro più impressionante: l’Oro ha toccato i 4.988 dollari l’oncia. Siamo di fronte a un cambio di paradigma totale. La corsa all’oro non è più solo una fuga verso la sicurezza, ma una sfiducia strutturale verso le valute fiat, accelerata da banche centrali (Cina e India in testa) che stanno convertendo riserve record in metallo giallo. La soglia dei 5.000$ è ormai un magnete psicologico. In questo scenario, chi ha snobbato gli hard assets si trova oggi a rincorrere un treno in corsa.

Equity e Davos: Il “Patto della Montagna”

A Davos, il focus è stato la gestione dell’IA e i nuovi equilibri geopolitici. Wall Street ha reagito con una chiusura settimanale solida, con l’S&P 500 che flirta con i 6.200 punti. In Europa, il clima è più cauto: le Borse, Milano inclusa, hanno sofferto per la debolezza del comparto bancario, zavorrato dal timore che il calo dei tassi possa erodere i margini di interesse più velocemente del previsto.

Obbligazionario: Yield in compressione

I rendimenti dei titoli di stato sono in fase di assestamento. Il BTP decennale si attesta al 3,5% con uno spread verso il Bund in area 60 punti base. La narrativa dominante è chiara: l’inflazione è sotto controllo e le banche centrali non hanno più scuse per tenere i tassi restrittivi.

È su queste basi che in questa settimana ho deciso di acquistare un’obbligazione che ha un meccanismo simile ad un certificato, ma, tenetelo bene a mente, è un’obbligazione vera e propria, quindi alla scadenza il capitale è garantito (a meno di un evento di default dell’emittente naturalmente).

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Focus Strategico: Societe Generale Daily Accrued

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Puntare sul lusso per +12% annuo ma proteggendosi dai ribassi

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La settimana che si è conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.

Il Comparto Azionario: Wall Street vs Piazza Affari

Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa impressionante. Il driver principale rimane il settore dei semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied Materials +5,7%).

Oltre al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario. I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un livello record di asset under management, segnalando che la liquidità nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei mesi passati.

In Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800 punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%). La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni. Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%, richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future mosse della BCE.

Obbligazionario e Metalli Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale

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Attenzione alla fine dell’ottimismo: guardiamo il VIX.

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Eccoci tornati dalle vacanze natalizie e ci ritroviamo con un sacco di novità!

Disclaimer immediato per il proseguo dell’articolo: questa volta nessun certificato ma alla fine vi esporrò una posizione tattica, l’unica che ho aperto in tutto questo periodo, perché per il resto aspetto pazientemente che i ribassi inizino. Quindi sto aumentando la liquidità, lasciando scadere i certificati e incassare le cedole senza reinvestire i ricavati ed anzi utilizzando due strategie molto conservative: coverd call e married put per coprire alcuni dei titoli che ho in portafoglio.

Se siete interessati a questo tipo di semplici strategie (premesso che io non sono un opzionista ed utilizza raramente queste tecniche, giusto nei periodi di maggiore incertezza) fatemelo sapere nei commenti.

Un’altra cosa che ho fatto è stata chiudere in perdita la posizione descritta nel post “Guadagnare dalla volatilità: 18% su Bayer in 7 mesi”. L’appoggio del governo USA al ricorso di Bayer è stata una notizia che ha oggettivamente cambiato gli scenari per l’azienda e quindi ho ritenuto più prudente limitare i danni.

Ora partiamo da quella che sicuramente è la notizia più importante della settimana scorsa: il raid USA in Venezuela ed il relativo rapimento del presidente Maduro.

Penso sia importante analizzare questi fenomeni perché, per parafrasare José Mourinho che disse: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, anche in economia vale lo stesso principio: Chi sa solo di economia, non sa niente di economia.

Il rebus Venezuela: perché l’America di Trump non può “semplicemente” governare Caracas

L’ombra di Washington torna a stendersi con forza sul Sudamerica, ma la partita per il Venezuela si preannuncia molto più complessa di un semplice cambio di bandiera. Nonostante la retorica della “massima pressione” e le mire strategiche dell’amministrazione Trump, governare o stabilizzare il paese caraibico rappresenta una sfida che va ben oltre la diplomazia dei dazi o le minacce militari. Il Venezuela non è, in altre parole, una pedina che si può muovere a piacimento su una scacchiera geopolitica.

Un paese spaccato e l’illusione del controllo “da remoto”

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Approfittare delle difficoltà del settore auto per oltre il 22% in soli sei mesi!

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In questo appuntamento settimanale, l’ultimo dell’anno, andremo ad analizzare le complesse dinamiche che stanno riscrivendo i paradigmi dei mercati finanziari globali. Ci troviamo in una fase di transizione profonda, dove le scelte regolatorie dell’Unione Europea si intrecciano con le strategie industriali dei grandi player dell’automotive, creando opportunità asimmetriche per gli investitori che sanno guardare oltre la superficie del mercato azionario tradizionale.


Weekly Market Review: Tra Fragilità Obbligazionaria e Selettività Azionaria

L’ottava che si conclude ha visto i mercati globali muoversi in un clima di “attesa vigile”. Sul fronte obbligazionario, il rendimento del Bund decennale e quello del Treasury USA hanno mostrato una stabilizzazione dopo la volatilità indotta dagli ultimi dati sull’inflazione core, che fatica a scendere sotto la soglia psicologica del 2%. Le banche centrali, pur mantenendo una retorica improntata alla prudenza, iniziano a scontare uno scenario di “tassi alti più a lungo”, il che sta provocando un appiattimento delle curve dei rendimenti. Questo contesto penalizza le scadenze brevi, mentre offre una timida protezione sul lungo termine, sebbene il rischio di duration rimanga elevato.

Sui mercati azionari, la settimana è stata caratterizzata da una marcata rotazione settoriale. Se il comparto tecnologico continua a beneficiare dei flussi legati all’intelligenza artificiale, i settori ciclici, in particolare l’automotive, soffrono sotto il peso di prospettive macroeconomiche incerte e di un quadro normativo sempre più stringente. Gli indici europei, come il DAX e il FTSE MIB, hanno mostrato una resilienza sorprendente, ma le crepe sotto la superficie sono evidenti, specialmente osservando i volumi di scambio contratti sui titoli industriali pesanti. L’incertezza sulla crescita globale, unita alla pressione dei costi energetici, sta spingendo gli investitori verso strategie difensive o strumenti derivati capaci di estrarre valore anche in scenari di lateralità o moderato ribasso.


Il “Trappolone” dell’Accordo UE: La Doppia Linea di Sviluppo

L’ultimo accordo raggiunto in sede europea per la produzione di auto a zero emissioni (o quasi) entro il 2035 ha introdotto una variabile critica: l’apertura agli e-fuels. Se a prima vista questa concessione alla “neutralità tecnologica” potrebbe apparire come una boccata d’ossigeno per le case automobilistiche tradizionali, un’analisi più profonda rivela un potenziale disastro strategico in termini di margini e competitività.

Per giganti come Stellantis, Volkswagen e Renault, questo accordo non significa affatto libertà, ma rappresenta l’obbligo di mantenere in piedi due linee di sviluppo parallele. Da un lato, devono continuare a investire miliardi di euro nell’elettrificazione totale (BEV) per non perdere terreno rispetto a competitor puri come Tesla e i giganti cinesi (BYD in primis). Dall’altro, sono ora “costretti” a non abbandonare la ricerca e la produzione di motori a combustione interna (ICE) ottimizzati per i carburanti sintetici, per soddisfare quella nicchia di mercato (e politica) che l’UE ha deciso di salvaguardare.

Questo comporta una frammentazione dei Capex (investimenti in conto capitale) senza precedenti. Invece di concentrare tutte le risorse umane e finanziarie su un’unica architettura tecnologica, le case europee devono dividere i budget di R&D, raddoppiare gli sforzi nella gestione della catena di fornitura e mantenere linee produttive flessibili, il che abbatte drasticamente le economie di scala. In un settore dove il margine operativo è già sotto pressione a causa dei costi delle batterie e dell’agguerrita concorrenza asiatica, la necessità di gestire due tecnologie dominanti rischia di essere un fardello insostenibile che penalizzerà i flussi di cassa nel medio periodo.

Analisi Strutturale: Reverse Bonus Cap su Stellantis

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Guadagnare anche con ribassi di oltre 80%

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Analisi di Mercato: La “Quiete” Apparente e la Rotazione Sotterranea

La settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”. Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede i nuovi trend di medio periodo.

I flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico nonostante fondamentali ancora solidi.

Sul fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I rendimenti dei governativi si sono mossi in un range ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve irripidimento (steepening). Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto, raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.

Io sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione: difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così profondo ed un rendimento di tutto rispetto!

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Focus Certificate: Airbag Step Down

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Una tattica per il breve: 2% al mese! (24% annuo)

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Mercati sotto la neve: tra nichilismo finanziario e dati macroeconomici

Viviamo in una fase di mercato che Alessandro Fugnoli, nel suo ultimo “Il Rosso e il Nero”, descrive con una metafora potente: borse ai massimi come “neve che ricopre le debolezze del sistema”. Sotto il manto bianco dei nuovi record degli indici, si nascondono fratture sociali e macroeconomiche che i dati di dicembre 2025 iniziano a rendere evidenti.

Da un lato, c’è la rottura del patto intergenerazionale. La “teoria del ciclo vitale” di Modigliani si è invertita: i Boomers continuano ad accumulare su asset tradizionali (azioni, bond, case), mentre Millennials e Generazione Z, tagliati fuori dal mercato immobiliare e schiacciati da un costo della vita che rende il risparmio “inutile”, si rifugiano nel “nichilismo finanziario”. La scelta delle criptovalute e delle opzioni a brevissima scadenza non è solo speculazione, ma una risposta difensiva all’impossibilità di accedere all’ascensore sociale tradizionale.

Dall’altro lato, l’analisi macroeconomica di Cube Investimenti conferma che la struttura scricchiola. Il mercato del lavoro invia segnali contrastanti: i dati ufficiali (BLS) reggono, ma i sondaggi privati (ADP) mostrano un raffreddamento netto. L’inflazione, pur tecnicamente “sotto controllo” vicino al target del 2%, si è stabilizzata su un plateau di prezzi troppo alto per la classe media, erodendo il consenso politico e creando un clima di “affordability crisis”.

Siamo appesi alle decisioni delle Banche Centrali. Con una Fed che si prepara a un taglio dei tassi e un probabile cambio di guardia in favore di figure “pro-crescita” come Kevin Hassett, il mercato scommette su una “fiscal dominance” che sosterrà gli asset rischiosi ancora per tutto il 2026. Tuttavia, questa è una scommessa sulla liquidità, non sui fondamentali. Gli investitori festeggiano la discesa dei tassi reali e l’indebolimento del dollaro, ma ignorano che il tessuto sottostante è fragile. Le borse salgono perché l’alternativa è la svalutazione monetaria, ma la volatilità è pronta a riemergere non appena la neve si scioglierà.

In questo contesto, l’investitore razionale deve abbandonare la logica del “buy and hold” passivo per abbracciare strategie asimmetriche capaci di estrarre rendimento anche in fasi laterali o moderatamente ribassiste.

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L’ingegneria del rendimento a breve termine: Analisi del Certificate Marex.

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Settore difesa oltre il 16% e protezione da ribasso per il 55%

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Questa settimana, per ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main stream” è, a mio avviso, forviante.

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Geopolitica: Perché la “Pace” sarebbe una sconfitta strategica per la Russia

Sebbene l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina strategica rivela che, per la Russia, questo scenario rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.

L’obiettivo primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale, ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico. Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino per generazioni.

Inoltre, la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione che confonde la conquista di chilometri quadrati con il raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione concreta e soprattutto duratura.

Se quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette (azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.

Naturalmente scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo peggiore.

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