Quattro eccellenze italiane per oltre il 13% annuo

Condividi

Continuo anche questa settimana con una parte più “didattica” degli articoli in modo tale (o meglio nella speranza di) rendere più accessibile lo strumento dei certificati anche ai meno esperti.

Ma prima facciamo una breve sintesi dei mercati finanziari della settimana:

Azionario americano

La settimana è cominciata con nuovi massimi storici sui listini USA, spinti soprattutto dai titoli tecnologici e dalle attese sull’IA. Lunedì l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in rialzo (rispettivamente +0,44% e +0,70%), trainati da Nvidia (+3,9% dopo l’annuncio di un maxi-investimento in OpenAI) e da Apple (+4,3% su buone prospettive di vendita di iPhone). Tuttavia da martedì i mercati hanno accusato presa di beneficio. Mercoledì a Destù la Fed ha mantenuto un tono prudente: Powell ha sottolineato la necessità di bilanciare inflazione e occupazione, lasciando aperta la porta a ulteriori tagli ma senza indicare tempistiche precise. In questo contesto mercoledì/giovedì i principali indici hanno perso terreno (Nasdaq -0,5%/0,9%). Venerdì l’inflazione PCE di agosto è risultata in linea con le attese (2,7% annuo), consolidando le speranze di tagli dei tassi Fed nei prossimi mesi. In chiusura la Borsa ha moderatamente recuperato (+0,59% l’S&P 500), mentre i rendimenti obbligazionari lunghi salgono leggermente. Complessivamente la settimana si chiude con un lieve calo complessivo sui livelli di inizio settimana

Azionario italiano

Anche Piazza Affari ha mostrato moderati guadagni. Il FTSE MIB ha incamerato circa +0,8% nel periodo (chiudendo venerdì a 42.646 punti, +0,96% in giornata). A trainare sono stati soprattutto i titoli finanziari: le banche di medio-piccola capitalizzazione e in generale il settore assicurativo hanno fatto bene. Per esempio Generali ha guadagnato +2,48% venerdì e Unipol +2,86%, mentre nel comparto bancario hanno brillato BPER, Popolare di Sondrio, Intesa e Unicredit con rialzi intorno al 2%. Fra i ribassi, Brunello Cucinelli ha pagato speculazioni negative sul suo business russo (–1,74% venerdì). In sintesi, il supporto di banche e assicurazioni ha bilanciato qualche scarsa performance tecnologica e reso la settimana dell’indice complessivamente positiva. Lo spread BTP-Bund è rimasto basso (sui ~85-87 punti) e il rendimento del BTP a 10 anni ha oscillato intorno al 3,6%firstonline.info, riflettendo la fiducia degli investitori nella gestione del debito pubblico e la stabilità politica.

Obbligazionario

Sul fronte obbligazionario USA i rendimenti dei titoli di Stato sono leggermente saliti, riflettendo i dati economici solidi. Il decennale americano rende intorno al 4,2% (era 4,18% venerdì dopo il PCE). Questo suggerisce che, pur con Fed pronta a tagliare, i mercati credono in una crescita ancora vivace. In Europa, il decennale italiano a 10 anni rendeva circa il 3,6%, mentre lo spread con il Bund decennale tedesco è rimasto su livelli contenuti (sotto i 90 punti). In breve, i mercati obbligazionari riflettono aspettative di tassi ancora bassi nel tempo ma un’economia USA che resta resistente: i rendimenti salgono solo leggermente, anche grazie a una domanda di rifugio su asset con cedole più interessanti.

Oro

L’oro ha registrato una forte crescita, spinto dalle speranze di tassi più bassi. Quotato in dollari, il metallo prezioso è salito di circa il 2,5% nella settimana, attestandosi attorno ai 3.780 $/oncia venerdì (toccando un picco record di ~3.790 $ a metà settimana). La dinamica è stata sostenuta dai dati di inflazione USA in linea col previsto, che hanno alimentato le attese di tagli dei tassi Fed: così l’oro – tradizionale bene rifugio – ne ha beneficiato. In breve, i movimenti sui mercati internazionali (Fed, consumi, tariffe) hanno alimentato in settimana la domanda di asset “sicuri”: oltre all’oro, ne hanno beneficiato anche argento e platino, anch’essi a livelli di prezzo molto elevati.

Ed ora veniamo al certificato della settimana, ma prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Continua a leggere…

Guadagnare 12% all’anno anno anche con un crollo del -70%

Condividi

Rieccoci qua dopo una settimana di stop. Come permesso il posto di questa settimana riguarderà un certificato con un profilo estremamente protettivo. Ho deciso inoltre che, ogni tanto, sia anche giusto spiegare nuovamente quali siano i meccanismi base del funzionamento di un certificato a cedole condizionate. Quindi magari questo articolo potrebbe risultare un po’ prolisso per chi già conosce a fondo questo tipo di prodotto, ma ciò non toglie che il certificato trattato può essere interessante sia per i più esperti che per i neofiti.

Colgo subito l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Questa volta non vi parlerò dei punti salienti della settimana, perché mi vorrei proprio concentrare sull’aspetto divulgativo.

Permettetemi, in un mondo finanziario che spesso spinge a decisioni impulsive, di ritornare su un concetto a me molto caro: l’importanza di analizzare in modo trasparente e senza filtri ogni singolo strumento che entra nel nostro raggio di interesse. La missione che io, il sottoscritto, cerco di portare avanti è quella di fornire gli strumenti per una comprensione autentica, al di là del marketing, perché sono convinto che solo una conoscenza profonda possa portare a scelte consapevoli.

Continua a leggere…

Aggiornamenti ed anticipazioni

Condividi

Salve,

purtroppo questa settimana, causa forze maggiori, non riuscirò a completare l’articolo.

Però due cose permettetemi di scriverle:

innanzitutto fatemi ringraziare Roby che ha contribuito con una donazione per questo sito. Visto che ha espresso la preferenza di prodotti più tranquilli, mi sembra giusto che il prossimo post vada in questa direzione. Ricordo che per chiunque voglia contribuire, lo può fare in diversi modi.

Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

La seconda cosa è che, per quanto riguarda la posizione sul VIX dello scorso articolo, ho aperto una posizione long praticamente sui livelli attuali ma, a differenza dell’articolo, ho utilizzato quest’altro certificato DE000VC3TCV6, che ha un livello di barriera più basso (e quindi anche una leva più contenuta).

Se poi l’indice scendesse sotto 15 aumenterò ulteriormente la mia esposizione.

Ci vediamo quindi la prossima settimana con un prodotto più adatto ai “cassettisti”, perciò stay tuned.

Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.

Guadagnare fino allo 85% sull’indice della paura!

Condividi

Rieccoci qua dopo una lunga pausa estiva e ricominciamo con la nostra consueta analisi dei mercati. Vi anticipo subito che ho deciso da ora in poi di alternare i classici certificati a cedola periodica con strategie più tattiche, che potremmo definire da trading “morbidi e fuggi”. Queste queste strategie certificati a leva variabile con una barriera knockout sotto la quale, o sopra la quale se il prodotto è di tipo short, il valore del certificato si annulla, perciò fate attenzione alla vostra allocazione del capitale!

Ma iniziamo prima con un’analisi generale.

Negli ultimi giorni emerge con chiarezza un quadro macroeconomico e geopolitico di crescente complessità, che sta plasmando i mercati finanziari. Sul fronte macro, i dati del mercato del lavoro statunitense mostrano un rallentamento evidente: le buste paga non agricole e le revisioni recenti indicano un indebolimento che ha convinto i mercati a scontare con decisione un taglio dei tassi da parte della Fed già nel prossimo meeting. Questo spostamento delle aspettative ha avuto effetti immediati sui rendimenti: i Treasury a 2 anni si sono portati ai minimi recenti, mentre anche la parte lunga della curva mostra segnali di discesa; al contempo permane il dibattito su possibili ripercussioni inflazionistiche e sul comportamento dei tassi a lunga in caso di politiche fiscali o monetarie non convenzionali. Io è da molto tempo che mi aspetto un abbassamento della curva, finora il mercato non è andato in quella direzione, ma ora sembra che le cose stiano cambiando.

La reazione dei mercati è duplice: da un lato si osserva un forte interesse per asset rifugio come l’oro, che ha raggiunto nuovi massimi storici, sintomo di attese di “debasement” valutario e di tassi reali più bassi; dall’altro vi è attenzione alle possibili tensioni fiscali e geopolitiche che potrebbero riaccendere volatilità e margini di incertezza sui mercati obbligazionari. Gli scenari di politica — incluse misure protezionistiche e contenziosi commerciali — aggiungono un ulteriore elemento di rischio per i flussi di capitale e per le aspettative sui rendimenti reali.

Sul piano geopolitico e strutturale, il confronto USA-Cina è descritto come una partita tra “costruzione” e “litigio”: la Cina, con una classe dirigente formata in larga parte da ingegneri, ha puntato su capacità di realizzazione infrastrutturale e tecnologica su larga scala; gli Stati Uniti, con una cultura istituzionale più legata alla litigiosità e alla tutela legale, si stanno però mobilitando per recuperare capacità produttive strategiche (chip, data center, cantieri militari). Questo riassetto produttivo e le politiche industriali di risposta possono generare sia opportunità sia shock di breve termine, con impatti distinti su valuta, rendimenti e asset risk-on/risk-off.

Nel complesso, la combinazione di Fed orientata al taglio dei tassi, rischio politico-fiscale e rivalità geopolitica crea uno scenario in cui conviene monitorare la liquidità, privilegiare profili di duration breve nel reddito fisso e mantenere esposizioni difensive (oro, coperture di volatilità) come protezione contro shock imprevisti.

È proprio da qui che parte la strategia di questa settimana.

Ma prima di iniziare vi ricordo che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Che cos’è l’indice VIX e perché potrebbe salire

Continua a leggere…

Raddoppiare almeno le performance dei fondi obbligazionari senza perdere soldi

Condividi

Che la festa non sarebbe potuta durare a lungo su questo blog lo sostengo da un po’, il mese di Agosto sembra, come succede spesso, dare i primi segnali d’inversione. Mi auguro che vi siate tenuti abbastanza liquidi o su obbligazioni facilmente liquidabili in modo da poter approfittare di eventuali ulteriori ribassi.

Ma vediamo cos’è successo questa settimana su quest’articolo che sarà l’ultimo dell’estate per poi rivederci a Settembre.

La settimana finanziaria terminata il 2 agosto 2025 è stata caratterizzata da una crescente incertezza globale, segnali economici deboli e rinnovate tensioni commerciali, che hanno spinto a un ampio ritiro dagli asset di rischio e a un’impennata della domanda di beni rifugio.

Mercati Azionari Statunitensi Sotto Pressione

I principali indici statunitensi hanno registrato notevoli cali settimanali. L’S&P 500 è sceso del 2,4%, segnando la sua quarta perdita consecutiva e il calo più significativo dal 21 maggio. Il Dow Jones Industrial Average ha perso il 2,92%, mentre il Nasdaq Composite è diminuito del 2,17%.

La giornata di venerdì ha visto crolli particolarmente marcati, con il Dow che ha perso oltre 770 punti.

Il principale catalizzatore di questa flessione è stato il deludente rapporto sull’occupazione di luglio, che ha mostrato un’aggiunta di soli 73.000 posti di lavoro, ben al di sotto delle aspettative. Le revisioni hanno inoltre tagliato 258.000 posti di lavoro dai dati di maggio e giugno, rafforzando i timori di un rallentamento economico. Sebbene il PIL statunitense sia cresciuto del 3% (ma secondo me solo dovuto alla momentanea contrazione delle importazioni dopo l’accumulo di scorte nei mesi precedenti per paura dei dazi) nel secondo trimestre e la crescita media dei posti di lavoro nel Q2 sia stata di 150.000 unità, la reazione del mercato ai dati più recenti sull’occupazione indica una marcata sensibilità alle informazioni negative immediate, che intensifica la pressione sulla Federal Reserve per un taglio dei tassi.

Le nuove tariffe imposte dal Presidente Trump sulla maggior parte dei partner commerciali statunitensi, in vigore dal 7 agosto, hanno pesato notevolmente sul sentiment di mercato. Aziende come Ford Motor hanno già avvertito di ingenti impatti negativi dovuti a queste misure. Questa incertezza politica ha prevalso sui benefici di accordi commerciali specifici con l’UE e la Corea del Sud, o l’estensione di 90 giorni per i negoziati con il Messico. La prevalenza della preoccupazione per l’imprevedibilità della politica commerciale ha eroso la fiducia generale.

Mercato Italiano e Contesto Eurozona

L’indice FTSE MIB di Milano ha subito un calo settimanale significativo del 2,55%, chiudendo a 39.942,82 punti.7 Importanti società italiane, tra cui Finecobank (-5,80%) e Intesa Sanpaolo (-5,57%), hanno registrato perdite sostanziali.

I dati economici mostrano che il PIL italiano si è contratto dello 0,1% nel secondo trimestre del 2025, in controtendenza rispetto alla crescita marginale dello 0,1% registrata dall’Eurozona nel suo complesso. L’inflazione in Italia si è attestata all’1,8% (giugno 2025 vs giugno 2024), leggermente inferiore alla media dell’Eurozona del 2,0%. La contrazione del PIL italiano, unita al calo del mercato azionario e a un’inflazione contenuta, suggerisce una decelerazione economica localizzata o una lieve recessione, indicando che l’Italia potrebbe essere più vulnerabile ai venti contrari globali o affrontare sfide strutturali uniche. Nonostante il calo azionario, lo spread BTP-BUND, un indicatore chiave del rischio sovrano italiano, si è ridotto del 2,84% a 89 punti. Questa divergenza potrebbe indicare che gli investitori percepiscono il debito sovrano italiano come più resiliente rispetto al capitale azionario, forse grazie alla stabilità della politica monetaria della BCE.

L’Oro: Il Rifugio per Eccellenza

L’oro è emerso come il chiaro vincitore della settimana, con prezzi in forte aumento del 2,37%. I futures sull’oro hanno chiuso a $3.416 l’oncia venerdì 1 agosto, e il metallo giallo ha mostrato una performance robusta, in crescita di circa il 40% su base annua.

Questa impennata è stata alimentata da rinnovate incertezze commerciali derivanti dalle nuove tariffe statunitensi e dall’escalation delle tensioni geopolitiche, inclusi sviluppi nel conflitto Russia/Ucraina e in Medio Oriente, che hanno stimolato una forte domanda di beni rifugio. I dati economici statunitensi più deboli del previsto, in particolare il rapporto sull’occupazione, hanno significativamente aumentato le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Questo ha reso l’oro, che non produce rendimenti, più attraente, riducendo il costo opportunità di detenerlo rispetto agli asset che fruttano interessi. La forte performance dell’oro, in netto contrasto con i cali generalizzati dei mercati azionari, evidenzia il suo ruolo di principale bene rifugio in tempi di incertezza globale e imprevedibilità delle politiche, riflettendo una priorità degli investitori verso la conservazione del capitale.

Alla luce di ciò, come ultimo articolo dell’estate, presenterò un certificato a capitale protetto che permette di investire con un unico prodotto su sei fondi obbligazionari ad alta cedola.

Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Continua a leggere…

Puntare sulla filiera AI per oltre il 13% annuo

Condividi

La settimana si è conclusa con Wall Street sui massimi, con l’indice S&P 500 appena sotto quota 6400 e il VIX tornato sotto 15 – il livello più basso da febbraio. Un clima di apparente calma, supportato dall’ottimismo riguardo alla possibile conclusione delle trattative commerciali tra Stati Uniti, Giappone ed Europa.

L’accordo siglato tra USA e Giappone, che prevede una tariffa generalizzata del 15% sulle importazioni nipponiche, ha evitato un’escalation al 25% inizialmente prevista. La reazione dei mercati è stata positiva: le case automobilistiche giapponesi hanno registrato balzi a doppia cifra (Subaru +13%, Mazda +12%, Toyota +11%). Il Giappone ha inoltre promesso fino a 550 miliardi di dollari di investimenti negli USA, destinati a settori strategici come semiconduttori, difesa, farmaceutica e AI.

Anche un’intesa con l’Europa sembra in fase avanzata, sebbene permangano divergenze su settori come auto, acciaio e alluminio. Trump ha dichiarato che le probabilità di accordo sono “50/50, forse meno”. Tuttavia, la percezione degli investitori è mutata: ciò che mesi fa sarebbe stato letto come una minaccia commerciale, oggi è accolto con favore. La tariffa al 15% viene ormai vista come una soglia “ragionevole” – complice anche l’adattabilità dimostrata finora dai mercati globali.

Sul fronte politico-economico interno, Trump ha inscenato un vero e proprio teatro mediatico insieme al presidente della Fed Powell, visitando un cantiere con tanto di caschetto per denunciare gli sprechi. Una scena surreale, ma perfettamente in linea con la retorica MAGA. Nonostante le critiche, Trump non intende rimuovere Powell, preferendo mantenerlo come potenziale capro espiatorio in caso di rallentamento economico. Intanto, chiede un taglio dei tassi di ben 300 punti base.

Infine, emerge con forza il tema della protezione delle Big Tech americane: no alla digital tax da parte di altri paesi, sì a incentivi massicci all’AI e a una deregulation ambientale e sociale. La tecnologia diventa così braccio strategico del potere politico. L’amministrazione Trump mira a rinsaldare la leadership americana sull’intelligenza artificiale, in chiave anti-Cina e in alleanza con i colossi digitali più allineati all’agenda MAGA.

È proprio in quest’ottica di massicci investimenti sull’AI che ho selezionato il seguente certificato ma che acquisterò quando l’indice VIX rialzerà la testa, non ora!

Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Continua a leggere…

Un bond Barclays che può rendere oltre il 7%

Condividi

Negli Stati Uniti, l’S&P 500 e il Nasdaq hanno toccato nuovi record nella scorsa settimana. Il rally è stato guidato dal comparto tecnologico, con titoli come Nvidia, AMD e Taiwan Semiconductor protagonisti di performance eccellenti, soprattutto dopo il via libera alla ripresa delle vendite in Cina (Investors).

Nonostante i rialzi, venerdì il mercato ha mostrato segnali di consolidamento: l’S&P 500 ha chiuso leggermente negativo (−0,1 %), il Dow ha ceduto lo 0,3 %, mentre il Nasdaq ha continuato il suo cammino record (+0,1 %). È stata la terza settimana positiva in quattro per l’S&P (≈ +0,6 %) e il Nasdaq (≈ +1,5 %).

Il FTSE 100 ha toccato nuovi massimi in scia alle trimestrali brillanti di alcuni blue‑chip inglesi.

In Asia, Hong Kong ha chiuso bene (+1,3%), mentre Tokyo ha indebolito leggermente (−0,2%) in attesa delle elezioni.

I driver principali di queste dinamiche sono stati:

1. Risultati aziendali in crescita
La stagione degli utili ha permesso al mercato di mantenere il focus sui fondamentali: società tech, banche e industriali hanno superato le attese, dando fiducia agli investitori.

2. Pressione inflazionistica e rendimenti in leggera discesa
L’inflazione USA ha mostrato segnali di rallentamento. Il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso a ~4,42 %, complice il miglioramento del sentiment della U. Michigan e le attese di un possibile taglio dei tassi a settembre.

3. Nuove tensioni tariffarie
Il rinnovato avvertimento di dazi sulle importazioni europee – ipotizzati tra il 15–20% – non ha spaventato i mercati, che sembrano fiduciosi nel potenziale “TACO trade” (Trump Always Chickens Out). In Europa, però, l’incertezza resta, influenzando alcuni flussi nei fondi azionari. Vediamo fin quando questo ottimismo andrà ancora avanti a dispetto dei cambiamenti geopolitici a cui stiamo assistendo.

Sul fronte dei flussi globali, i fondi azionari hanno registrato deflussi netti di 5,3 mld USD, in particolare da Stati Uniti e tech, compensati da acquisti in Europa e Asia (Reuters).

📉 Mercato obbligazionario: flussi verso i bond

Con la scarsa pressione inflazionistica e l’attesa di mosse accomodanti da parte della Fed, la scorsa settimana ha visto un rotazione significativa verso il reddito fisso. I fondi obbligazionari hanno ottenuto afflussi per 12,85 mld USD, sostenuti da bond governativi, high-yield e in euro. Anche i TLT hanno mostrato una leggera stabilità, riflettendo i movimenti del Treasury.

In sintesi, la scorsa settimana ha confermato la connotazione “risk‑on” del mercato USA: territori record per S&P 500 e Nasdaq bilanciati da prompt rendimenti decennali che ritornano sotto la soglia del 4,5 %, mentre i bond raccolgono attrazione. In Europa e Asia, la situazione è più eterogenea, con opportunità e tensioni geopolitiche che rimangono sullo sfondo.

In questo contesto, da buon seguace de “The Intelligent Investor”, sto gradualmente riducendo l’esposizione dirette verso l’equity per dirigermi verso certificati e bond.

Oggi presenterò un’obbligazione callable con cedole ad accumulazione che ritengo molto interessante.

Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Continua a leggere…

Oro e Petrolio per oltre il 12% annuo

Condividi

La settimana appena trascorsa si è conclusa dal tema delle tariffe imposte dagli Stati Uniti, che hanno visto un ritorno ai livelli di aprile con un’imposizione fino al 30% sui beni europei e messicani, superando di gran lunga le aspettative di un accordo su livelli attorno al 10%. Bisognerà vedere se la notizia colpirà i mercati solo parzialmente o ci sarà un ribasso più profondo come ad Aprile, nel frattempo il DAX ha registrato un calo dell’1%, Wall Street dello 0,5%, mentre il dollaro si è rafforzato contro l’euro a 1,1650.

Questo apparente distacco dei mercati dalle dichiarazioni di Trump riflette la convinzione che la sua sia una strategia negoziale – il cosiddetto approccio TACO – che prevede il rilancio aggressivo per poi chiudere un accordo più equilibrato. Tuttavia, molti analisti ritengono ormai ottimistico aspettarsi un ripiego verso tariffe più basse. Trump ha osservato che, anche con dazi al 10%, le entrate per gli Stati Uniti sono state superiori ai 27 miliardi di dollari al mese, incoraggiandolo a proseguire con politiche commerciali aggressive.

Gli operatori stanno prezzando politiche fiscali fortemente espansive non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Messico, in risposta ai dazi. Si ipotizzano sussidi e aiuti ai settori strategici nazionali, con un conseguente aumento dei deficit pubblici e un potenziale ritorno di spinte inflattive. Allo stesso tempo, la necessità di finanziare un debito crescente spinge verso forme di repressione finanziaria: mantenere artificialmente bassi i tassi di interesse, specialmente sulla parte lunga della curva, per consentire una crescita del PIL superiore al costo del debito. Secondo alcuni, come Bessent, il rendimento decennale americano potrebbe stabilizzarsi tra 3,50% e 3,75%, ben al di sotto delle previsioni di molti che lo vedono sopra il 5%.

Questa analisi pecca, ahimè del solito bias cognitivo occidentale, cioè di non considerare chi, in tutti questi anni ha assorbito in gran parte il deficit USA e quindi il dollaro (proprio grazie a “quell’ingiusto deficit commerciale” contro il quale il nostro Donald “lame duck” Trump).

Questo attore è stato principalmente la Cina, ma le cose sono radicalmente cambiate (e lo stanno tutt’ora facendo):

Capite perché da tempo vi dico di vendere asset in dollari e comprare oro con hedge sull’euro? Capite perché non si può contemporaneamente smettere di essere compratore netto di merci (e quindi smettere di essere un impero) e finanziare il proprio debito?

C’è poi chi come Fugnoli osserva come l’azione di Trump sia tutt’altro che casuale: il presidente americano calibra annunci e decisioni in base al comportamento dei mercati. Quando questi sono deboli, rassicura con promesse di tagli dei tassi o accordi imminenti; quando invece sono forti, rilancia con nuovi dazi o misure radicali, spingendosi a ipotizzare anche tassazioni sugli asset detenuti da stranieri. Questa dinamica genera un paradosso: se i mercati salgono pensando che Trump farà marcia indietro, egli invece intensifica le sue politiche; se i mercati scendono, Trump è costretto a moderarsi.

Inoltre, l’amministrazione americana sta valutando di abbassare i tassi di almeno tre punti percentuali rispetto agli attuali livelli, combinando l’azione della Fed con l’emissione di titoli di brevissima scadenza a tassi quasi nulli e il riacquisto di titoli a lunga. Una strategia che, se attuata, spingerebbe al rialzo il valore degli asset statunitensi, dalle azioni agli immobili, mentre il dollaro più debole favorirebbe le esportazioni e obbligherebbe altre banche centrali ad adeguarsi, sostenendo la domanda globale.

Infine, resta forte la spinta all’acquisto di asset reali: bitcoin, oro e altre materie prime hanno toccato nuovi massimi nella settimana, riflettendo l’attesa di inflazione e la ricerca di protezione reale in un contesto di tassi reali molto bassi.

In sintesi, la combinazione tra politiche fiscali espansive, repressione finanziaria e guerra commerciale crea un quadro complesso per i mercati. Gli investitori devono interrogarsi: continuare a comprare scommettendo su una retromarcia di Trump o prepararsi a un mondo dove le sue politiche più radicali verranno davvero implementate?

La mia risposta è data dal seguente prodotto, ma prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Partiamo subito dalla descrizione del certificato:

Continua a leggere…

Guadagnare il 12% l’anno con una protezione del -70%

Condividi

Nella settimana chiusa il 3 luglio i listini azionari USA hanno chiuso in moderato rialzo: l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno guadagnato circa l’1-1,2%. L’EuroStoxx 50 ha segnato un lieve calo (-0,3%), mentre l’MSCI Emerging Markets ha guadagnato circa lo 0,7%. Il petrolio è rimasto sostanzialmente stabile, e l’oro ha superato quota 3.300 $/oncia (+0,1% settimanale). Sul fronte obbligazionario, il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito verso il 4,33% (circa +12 centesimi di punto), mentre il Bund tedesco decennale è sceso verso il 2,57% (–3 bp). Il Dollar Index ha chiuso attorno a 96,8 punti (praticamente invariato).

Indice Chiusura Variazione settimanale
S&P 500 6.279,35 +1,2%
Nasdaq Composite 20.601,10 +1,1%
EuroStoxx 50 5.288,81 –0,3%
MSCI Emerging Markets 1.231,63 +0,7%
Treasury 10Y (yield) 4,33% +0,12 % (salita)
Bund 10Y (yield) 2,57% –0,03 % (discesa)
Gold (USD/oncia) 3.346,50 +0,1%
Dollar Index 96,82 0,0%

La chiusura positiva di Wall Street è avvenuta nonostante dati macro contrastanti. Venerdì l’ISM servizi USA è sceso a 49,7 (in territorio di contrazione) dopo aspettative più alte, evidenziando un rallentamento della fiducia delle imprese. Al tempo stesso l’ISM manifatturiero è salito a 49,0 (contro 48,5 atteso). Il mercato del lavoro mostra ancora segnali di solidità (JOLTS a 7,77 mln a giugno, ben oltre le previsioni). A Sintra il presidente Powell ha ribadito che l’economia US resta solida e invita la Fed alla pazienza: per ora la Fed mantiene una politica moderatamente restrittiva, monitorando la situazione prima di cambiare i tassi.

Sul versante politico-economico, l’attenzione si è concentrata sul “Big Beautiful Bill” voluto da Trump – un pacchetto fiscale da oltre 3.400 miliardi $ di tagli alle tasse e spending cuts – approvato alla Camera e ora in Senato. Questo piano introduce un grande stimolo fiscale (con aumento del tetto del debito di 5.000 miliardi) e potrà influenzare inflazione e dinamica dei tassi, ma ce ne occuperemo tra poco. Nei giorni precedenti i mercati hanno reagito con cautela alle notizie: l’oro ha raggiunto nuovi massimi (oltre 3.350 $) spinto dall’incertezza fiscale e dalle tensioni commerciali, mentre il dollaro ha recuperato parte del suo calo dopo l’avanzamento del Bill. In Europa gli indici hanno corretto (-1% il DAX, –0,6% il FTSE MIB) in una settimana di incertezza sulle trattative commerciali con gli USA.

“Big Beautiful Bill”: rischi inflazione, obbligazionario e tail risk

Lo stratega Scott Bessent, oggi segretario al Tesoro USA e una delle poche figure razionali dell’amministrazione Trump , aveva un anno fa proposto il piano “3-3-3” (crescita reale al 3%, produzione petrolifera +3 mb/giorno, deficit al 3% del PIL). Invece oggi solo il prezzo del petrolio è sensibilmente diminuito (circa 6 $ sotto i valori di gennaio) grazie a fattori geopolitici. Sulla crescita la prima metà 2025 è intorno all’1% annuo (ben al di sotto del 3%), e il deficit federale è previsto salire verso l’8% del PIL nel 2026. Sulla sua news letter Fugnoli osserva che Bessent ha quindi rinunciato alla componente fiscale del 3-3-3, puntando ora sulla “crescita a tappe forzate” finanziata dal disavanzo e dalla probabile politica monetaria più accomodante della Fed.

In pratica il piano originale è stato sostituito da misure espansive ancora più forti: alcuni ironizzano sul nuovo obiettivo “8-8-8” (deficit 8%, inflazione 8%, crescita nominale 8%). Secondo Fugnoli i mercati stanno assorbendo bene il nuovo orientamento: vedono il deficit come “generosamente espansivo, ma non così eccessivo da generare serie preoccupazioni” sull’inflazione o sulla domanda di titoli di Stato. Si pensa infatti che qualsiasi rallentamento economico sarà prontamente compensato da una Fed destinata a interrompere la sua fase restrittiva e addirittura tagliare i tassi nel 2026. Lo scenario che ne emerge è quello di un “mini-2021” nel 2026: politiche fiscali e monetarie ben allineate in senso espansivo, con le banche domestiche USA (grazie a nuove regole di leva) pronte ad assorbire gran parte dei Treasuries emessi. Anche in Europa alcune banche centrali (es. Cina, Giappone) mostrano orientamenti espansivi analoghi, rafforzando l’idea di una fase globale di sostegno congiunto.

Questa stessa lettura, benché ottimista e non tiene conto di quanto sia cambiata la posizione del dollaro negli ultimi anni, non esclude tuttavia rischi al rialzo per inflazione e volatilità obbligazionaria. Si stima che il nuovo pacchetto fiscale finale costerà circa lo 0,4% del PIL, ma spingerà comunque il deficit USA oltre il 6-8% del PIL nei prossimi anni. Naturalmente un tale deterioramento fiscale aumenta la volatilità dei mercati obbligazionari. In uno scenario estremo di tail risk, se la Fed non riuscisse a domare un’impennata dei rendimenti, la monetizzazione del debito americano potrebbe portare a un balzo dell’inflazione e a un forte deprezzamento del dollaro. In sintesi, il “Big Beautiful Bill” stimola la crescita potenziale ma innalza i rischi inflazionistici: sarà cruciale l’equilibrio fra stimolo fiscale e controllo dei prezzi. Gli investitori si attendono perciò che la Fed mantenga l’attuale restrizione solo finché serve, per poi concedere spazio a orientamenti più accomodanti in caso di rallentamento economico.

In questo quadro complesso, i mercati azionari restano sostenuti dalle prospettive di crescita e da banche centrali pazienti, ma scontano gradualmente i timori su inflazione e politiche fiscali USA. La settimana passata ha visto oscillazioni moderate: il rialzo degli indici US riflette la fiducia su una Fed più tollerante verso la spinta fiscale, mentre i future sui bond riflettono il possibile aumento dell’offerta debitoria. Le tensioni sul fronte commerciale e le politiche daziarie (ad esempio sui metalli) alimentano pressioni inflazionistiche settoriali, come evidenziato dalla nuova ascesa dell’oro oltre i 3.300$.

Il prodotto che andrò a presentare di seguito presenta proprio un profilo di resilienza molto profondo per i motivi sopra enunciati.

Prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Soprattutto condividete gli articoli sui vostri social!

Questo certificato è emesso Barclays Bank PLC è un Phoenix Memory Step-Down su un basket worst-of di quattro azioni bancarie (BPER Banca, Banca MPS, Banco BPM e Commerzbank) .

Continua a leggere…

Cavalcare l’hype dei titoli della difesa ma con un piano B

Condividi

Diciamo subito che la settimana appena trascorsa ha ampiamente smentito la visione di breve termine che ho enunciato nell’articolo precedente.

Ne prendo atto, benché anche questa settimana ha confermato che vendere dollari ed accumulare oro protetto dal rischio cambio è comunque una buona idea.

Vediamo più nel dettaglio cosa è successo questa settimana.

Negli ultimi sette giorni i mercati azionari hanno mostrato un moderato rimbalzo complessivo, dopo l’escalation geopolitica dei giorni scorsi. A Milano il FTSE MIB ha chiuso venerdì 27 giugno a quota 39.742 punti, in rialzo di circa il 2,3% rispetto al lunedì precedente (da 38.840 a 39.742). La settimana ha visto un andamento altalenante: un primo calo a inizio settimana (condizionato dall’incertezza mediorientale) seguito da un recupero negli ultimi giorni, spinto anche da dati macro favorevoli negli Stati Uniti. A Wall Street gli indici principali hanno chiuso in rialzo la seduta di giovedì 27 giugno: il Dow Jones +0,9%, l’S&P 500 +0,8% (a 6.141 punti) e il Nasdaq +1,0% (a 20.168 punti). Sia l’S&P 500 che il Nasdaq si stanno avvicinando a nuovi massimi storici, sostenuti dall’ottimismo sui tagli dei tassi Fed e dal prevalere di notizie rassicuranti nel fronte commerciale USA-Cina e geopolitico.

I mercati obbligazionari hanno perlopiù consolidato i livelli: il rendimento del BTP Italia a 10 anni si è attestato intorno al 3,49% il 27 giugno, sostanzialmente stabile rispetto a inizio settimana, riflettendo lo smorzarsi del premio per il rischio dopo la ritrovata calma geopolitica. Analogamente, il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è leggermente ridotto a circa 4,26% il 26 giugno (era intorno al 4,38% il 20 giugno), suggerendo che gli investitori non vedono (al momento) spinte inflazionistiche tali da mantenere i tassi ai massimi. In breve, le tensioni (e la conseguente domanda di rifugio) hanno inizialmente fatto salire i rendimenti (crollo dei prezzi), ma il cessate il fuoco ha riportato un po’ di tranquillità.

Sul fronte delle materie prime, il prezzo dell’oro ha scontato il progressivo calo delle tensioni mediorientali. Venerdì scorso l’oro in dollari è sceso a circa 3.260,70 USD/oncia, in ribasso del 2,0% rispetto al giorno precedente; complessivamente segna un calo settimanale di circa il 3%, dopo due settimane consecutive di guadagni. Secondo Trading Economics, la contrazione dei timori (il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran è stato mantenuto) ha ridotto la domanda di asset rifugio. Nonostante questo ultimo calo, l’oro rimane comunque su livelli elevati (+40% da un anno) grazie alle robuste vendite da parte di banche centrali e alle attese di ulteriori tagli ai tassi Fed più avanti nell’anno.

La settimana è stata fortemente influenzata dalle turbolenze geopolitiche. Fra il 22 e il 24 giugno gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi a impianti nucleari iraniani, in risposta al conflitto in Medio Oriente; l’Iran aveva reagito lanciando missili contro basi USA (ad es. Al Udeid in Qatar). Questi eventi avevano inizialmente generato nuovi timori di escalation, spingendo gli investitori verso obbligazioni e oro. Tuttavia, una rapida mediazione ha portato venerdì 23 giugno all’annuncio di un “cessate il fuoco totale” fra USA e Iran, dopo 12 giorni di conflitto attivo. L’annuncio (rilanciato anche dal Presidente Trump sui social) ha rafforzato il sentimento di rischio: le borse hanno ritracciato al rialzo e i beni rifugio sono diminuiti di valore. In pratica, il miglioramento del clima geopolitico ha “rimosso” il premio per il rischio, come evidenziato dal leggero rialzo degli indici azionari e dal calo dei rendimenti obbligazionari citati.

Infine, sul piano politico-economico, al recente vertice NATO de L’Aja i paesi membri hanno concordato di aumentare progressivamente gli investimenti militari fino al 5% del PIL nei prossimi anni. Il patto prevede di dedicare il 3,5% del PIL alle spese militari tradizionali e un ulteriore 1,5% a spese correlate (infrastrutture, cyberdifesa, R&S). Per l’Europa e l’Italia, quest’obiettivo implica un forte incremento delle spese pubbliche in difesa (oggi intorno al 2% del PIL nel caso italiano), con importanti riflessi sui mercati finanziari. In termini di mercati obbligazionari, l’aumento del debito sovrano necessario a finanziare queste spese potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti in futuro. Sul mercato azionario, invece, i titoli dei settori difesa e aerospazio (caratteristica dei sottostanti di molti certificati) potrebbero essere favoriti da questa spesa extra. In sintesi, l’accordo NATO segnala per ora un maggior “peso” della difesa nell’economia, potenzialmente espansivo per il settore – ma anche fonte di squilibri di bilancio nel lungo termine.

Prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Soprattutto condividete gli articoli sui vostri social!

Continua a leggere…