Un certificato quasi perfetto

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Non so voi ma l’ultimo spike rialzista a seguito del dato sull’inflazione americana sotto le attese mi ha colto decisamente di sorpresa. Se si analizzano un po’ meglio io dati si nota come il dato più basso sia in particolare imputabile ai costi dei servizi sanitari. Ammetto anche di non aver capito quali siano i motivi che hanno portato a questa dinamica e quindi non mi esprimo oltre, per ora prendo atto del dato e vedremo se nell’altro dato, quello del PCE Core (metrica delle Fed per regolare la stretta monetaria stimando il tasso di equilibrio) questa contrazione dell’inflazione sarà confermata.

Fatto sta che proprio la mattina stessa avevo immesso un ordine a qualche tick sotto il prezzo di ask (esattamente a quota 100€) che ahimè non è poi stato eseguito proprio in virtù del forte rialzo avvenuto nel pomeriggio.

Ci tengo comunque a presentare questo certificate perché è uno dei migliori che siano mai stati emessi negli ultimi anni e dopo averlo letto penso converrete con me e capirete anche il mio rammarico:

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Ottimo recupero del Portafoglio Italia

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Torniamo alle consuetudini e quindi, essendo all’inizio del mese, analizziamo il portafoglio Italia. Abbiamo avuto indubbiamente tre settimane di recupero che però analizzate giorno per giorno non hanno sicuramente dato quel trend lineare tipico dei mercati toro. Benché la natività non sia sicuramente tra le più alte in questo periodo, va anche tenuto a mente qualche episodio che la dicono lunga sulla fase attuale di mercato. Ad esempio prendiamo la conferenza stampa di Powell, prima è stato rilasciato un comunicato stampa in cui si faceva intravedere un rallentamento della politica restrittiva, dopodiché le risposte dello stesso Powell alla conferenza stampa hanno, se possibile, ancora più inasprito le prospettive monetarie. In poche decine di minuti i mercati americani sono passati da territorio positivo a un meno 3 % del NASDAQ. Analoga si è verificata anche sul mercato dei cambi: Ad esempio sul cambio AUDUSD avevo aperto da un paio di giorni una posizione short che ho dovuto chiudere con uno stop loss anche se pochi minuti dopo il cambio ha addirittura accelerato verso la direzione ribassista.

Questo giusto per puntualizzare che in casi di alta volatilità addirittura intraday c’è poco da fare se non proteggersi con stop loss.

Ma torniamo ora più nello specifico del portafoglio Italia e quindi anche dell’andamento del Ftse Mib. Per chi ancora non lo conoscesse riporto brevemente cosa sia il portafoglio Italia e quali scopi si prefigge:

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Barriere sempre più lontane per un 11% su titoli farmaceutici

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Le ultime due settimane sono state sicuramente estremamente positive per i mercati azionari. In particolare quest’ultima settimana è a mio avviso prevalsa la filosofia Bad News Good News: I dati deludenti e le prospettive caute delle Big Tech, Amazon e Meta in primis, stanno facendo sperare agli operatori finanziari che la FED quantomeno riduca le sue politiche restrittive. Me lo auguro anch’io, ma continuo ad avere forti dubbi che le politiche monetarie attuali possono venire influenzate da questi dati. Nel frattempo godiamoci comunque il momento positivo, rimanendo sempre allerta. In particolare segnalo due notizie che ci riguardano da vicino: la prima sono stati i risultati record di ENI che è presente nel portafoglio Italia. In particolare tutto il portafoglio Italia ha visto un rialzo di più del 8% in due settimane andando anche a superare il FTSE MIB di circa un punto, ma farò un’analisi più approfondita nel prossimo post o quello dopo ancora.

La seconda notizia è che Lockheed Martin ha rotto i suoi massimi storici. Circa un anno fa segnalai direttamente il titolo, oltre che un certificato sul settore difesa, nel post “Nuova opportunità sul settore della difesa“. All’epoca Lockheed Martin stava sui 360 dollari, oggi lo abbiamo a 484$ ossia in circa un anno abbiamo guadagnato più del 33% senza contare i dividendi incassati.

Detto ciò non bisogna farsi prendere troppo dall’entusiasmo ed è sempre bene avere un approccio comunque prudenziale visto che ancora molti rischi sono tutti in gioco e non sono sicuramente due settimane di andamento positivo dei corsi azionari a poter ribaltare la situazione. In quest’ottica ho selezionato un certificato che ha come sottostanti titoli di un settore estremamente difensivo come quello farmaceutico ma ha anche una barriera estremamente profonda parli al 40% dello Strike iniziale. Vi anticipo subito che oggi il titolo peggiore dista più del 60% dalla barriera. Vediamo nei dettagli:

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Un investimento alternativo ai BTP

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Non so voi ma ora con i ministeri della sovranità alimentare e della natalità sono veramente più tranquillo, probabilmente riusciremo ad invertire la curva demografica poi scendo nascere i bambini sotto un cavolo. Perdonatemi l’ironia ma quando apprendo di certe scelte ed ad esempio vedo scomparire il ministero della digitalizzazione è lampante l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente.

Da tempo ormai sono praticamente quasi del tutto scarico per quanto riguarda i titoli di Stato, posizioni dei miei che avevo accumulato negli anni 2012 2013. Mi è rimasto un BTP a scadenza 2026, per essere più precisi, novembre 2026 ossia praticamente 5 anni. Attualmente il rendimento dei BTP a 5 anni è poco sopra il 3%, viste le attuali politiche monetarie delle banche centrali su cui mi sono soffermato ampiamente negli scorsi post e viste, a mio del tutto opinabile avviso, le non rosee prospettive per questo paese non ha proprio più senso tenersi in pancia due femmine prodotto per vederlo sicuramente deprezzato nei prossimi due anni. Scavalcati i 2 anni le cose potrebbero essere diverse poiché sotto i 3 anni la curva dei rendimenti è ancora ripida va da qui a 2 anni è difficile fare questo tipo di previsioni sia per disabilità politica italiana sia per le nuove politiche monetarie. A questo punto tanto vale alzare un pochino l’asticella del rischio ma andare in cerca di un rendimento doppio rispetto a quello che un BTP può rendere.

A costo di sembrare monotono, ma la monotonia è positiva nel campo degli investimenti, vi presento un altro certificato molto interessante con un profilo di rischio a mio avviso molto basso e che ha come sottostanti tre indici: FTSE-MIB, NASDAQ e Nikkei.

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Un investimento per molti scenari, inflazione o no, per un 13.4%

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Settimana all’insegna della volatilità, soprattutto le due ultime sedute in cui nella giornata di giovedì nel Nasdaq è riuscito a passare da -3% a 2,5% nell’arco di una sola seduta. Ciò che è successo è che lo stesso dato legato all’inflazione è stato interpretato in due modi diversi, in altre parole gli operatori hanno riflettuto meglio su quello che significava quel dato e hanno connetto la rotta in corso d’opera. Nella giornata di venerdì ci siamo rimangiati gran parte di quel rialzo.

Al mio avviso bisogna abituarsi a questo tipo di situazioni poiché ci troviamo in un momento in cui due forse dominanti si oppongono tra loro: La prima è quella delle banche centrali che imperterrite proseguono nel tentativo di distruzione della domanda al fine di abbassare il tasso di inflazione, la seconda è data dal livello attuale dei pezzi che cominciano ad essere guida mente interessanti e probabilmente scontano già almeno un anno o due di recessione. Per cui da un lato gli investitori cominciano ad essere ingolositi nel vedere prezzi così a buon mercato, dall’altra sono intimoriti da quanto ancora le banche centrali persevereranno nella loro politica restrittiva.

È proprio in uno scenario del genere che sono entrato nel seguente certificato:

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Aggiornamento sui 10 titoli italiani ad alto dividendo

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Come promesso la settimana scorsa ecco L’aggiornamento del portafoglio Italia. Senza girarci tanto attorno diciamo che prestazioni quest’anno non sono state sicuramente delle migliori. Il motivo principale di ciò è sicuramente il contesto non favorevole di tutti i mercati azionari, ivi incluso quello italiano, dovuto principalmente sia al contesto geopolitico che politiche monetarie restrittive delle banche centrali e di cui abbiamo diffusamente parlato molti altri post. Naturalmente ciò non deve essere una scusa, infatti si può sempre migliorare a prescindere dalle condizioni esterne.

Per chi ancora non lo conoscesse ripetiamo brevemente cosa sia il Portafoglio Italia:

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Recuperare le perdite del titolo Enel: si può anche raddoppiare il capitale

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Ulteriore settimana di forti ribassi sugli indici azionari, sia le politiche monetarie sia la retorica nelle banche centrali sta disprezzando tutti i listini sia in America sia nel resto del mondo. Non fa certo eccezione l’indice italiano anche se nell’ultima settimana è andato meglio dei suoi omologhi europei. Il portafoglio Italia si è mosso sostanzialmente in linea con l’indice benché nell’ultima settimana sia stato più penalizzato a causa nel suo sovrappeso nel comparto delle utility.

Colgo l’occasione per rispondere anche ad un lettore che mi chiedeva qualche aggiornamento sullo stesso Portafoglio Italia dicendo che con tutta probabilità la prossima settimana farò un approfondimento specifico, ma già questo post in qualche modo riguarda il Portafoglio Italia.

Infatti come ho già accennato poco sopra i titoli più penalizzati all’interno nel portafoglio sono stati ultimamente proprio quelli delle utility ed in particolare il titolo Enel. Al di là del Portafoglio Italia, immagino che in un modo o nell’altro molti di voi saranno in qualche modo investiti su questo titolo, sia perché è stato sempre considerato un titolo difensivo sia perché è il titolo a maggior capitalizzazione del MIB. Oggi lo troviamo a dei livelli immaginabili fino a poco tempo fa. Io rimango comunque dell’idea che a questi livelli un titolo come Enel sia largamente sottovalutato e che, anche se con estrema prudenza, possa valer la pena cominciare ad accumulare il titolo. Per chi invece volesse una strategia un po’ più sofisticata che permettesse di guadagnare di più a fronte di un rialzo anche contenuto di Enel propongo la seguente strategia:

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Anticipazioni per la prossima settimana

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Ciao a tutti, per “impegni civici” non riesco a proporvi un articolo con un’analisi esaustiva. Vi anticipo comunque che sto elaborando una strategia di recupero per il certificate presentato nel post “Potenziale 10% sulle public utilities europee” che fino alla giornata di giovedì era sopra barriera e che lo scrollone di venerdì ha portato sotto. Per cui chi fosse entrato su questo certificate o per chi stesse subendo significative perdite sul titolo Enel potrebbe trovare interessante il prossimo post… perciò stay tuned!

Alla prossima settimana.

Barriere sicure e cedole alte, oggi si può

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Non c’era da fidarsi del rimbalzo di due venerdì fa e la settimana appena trascorsa ne ha dato la conferma.

Rimango dell’opzione che ormai le banche centrali sono entrate nella mentalità fondamentalista del rialzo dei tassi costi quel costi (un whatever it takes al contrario) anche massacrando completamente la domanda benché è evidente che i problemi siano tutti nell’offerta in un mondo che sta rapidamente cambiando. Quindi in un momento in cui sarebbero necessari forti investimenti nei paesi occidentali (energie rinnovabili e semiconduttori in primis), si riduce la massa monetaria. Auguri e si salvi chi può mi verrebbe da dire.

Fortunatamente l’aumento inevitabile della volatilità sta permettendo agli emittenti di costruire prodotti sempre più interessanti, impensabili fino a poco tempo fa.

Il certificate che riporto di seguito è, a mio avviso, un’ottima opportunità ed anche un’alternativa alla liquidità che inevitabilmente è soggetta a svalutazione causata dall’inflazione.

Naturalmente ogni prodotto ha il suo rischio e nessuno ne è privo, ma quello che segue ha barriere poste al 40% del prezzo iniziale, ossia una distanza del 60%.

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Aspettando un ribasso per un +13,2% annuo

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La settimana appena terminata era iniziata coerentemente con quanto pronosticato nel precedente post, ossia con un rialzo del prezzo del gas che ha inizialmente portarlo giù tutti i listini azionari. La conclusione della settimana Ammetto che mi ha colto di sorpresa facendo segnare un rally in più viso delle quotazioni proprio il giorno seguente alla notizia dell’aumento di 75 punti base dei tassi di interesse da parte della BCE. Vedremo nelle prossime sedute se tale forza persisterà o se siamo dentro ad un rimbalzo in un trend comunque discendente.

Ciò che mi preme sottolineare è che se nei prossimi giorni il rialzo delle quotazioni fosse dovuto notizie di un cambiamento dei rapporti di forza sul fronte di guerra bisogna essere cauti per due importanti ragioni. La prima è che in guerra le notizie vanno sempre prese con le pinze, soprattutto quelle sull’inerzia delle operazioni militari poiché è sempre difficile distinguere la notizia dalla propaganda. La seconda è ancora più importante: Se veramente l’inerzia militare si spostasse a favore dell’esercito ucraino significherebbe che alla Russia non rimarrebbe altro che la guerra economica basata sulle commodities energetiche ed alimentari andando così ulteriormente ad aggravare la situazione dell’Europa dell’ovest quella economicamente più avanzata, Germania in primis.

Ricordo infine che, a differenza delle guerre fatte dagli USA (alias NATO) che si sono svolte dall’altra parte del mondo rispetto agli stessi Stati Uniti e che gli hanno permesso di ritirarsi senza alcuna ripercussione ogni qualvolta la guerra stessa diventasse inutile o troppo dispendiosa, la Russia lì è e percepisce questo conflitto come cruciale per la propria esistenza. Pensare che la situazione si possa risolvere come prima del 24 febbraio è una pia illusione. La storia dovrebbe insegnare qualcosa e la guerra in Cecenia dovrebbe insegnarci che per quanto sanguinosa e dispendiosa possa essere, se la Russia percepisce una minaccia alla propria esistenza, va comunque avanti.

In questo contesto io stavo (e lo sto ancora facendo) monitorando il seguente certificate:

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