Per il weekend del Primo Maggio pubblico una versione short del post settimanale senza la consueta introduzione generale. Ci tenevo Comunque a pubblicare questo post poiché il certificato di cui tratterò è veramente interessante ed è l’unica posizione nuova che ho aperto questa settimana oltre ad un piccolo acquisto incrementale sull’oro. Per il resto mi sento solamente di dire che il rialzo a V a cui stiamo assistendo è veramente privo di alcuna razionalità secondo me, quindi, se le cose continueranno così, continuerò ad incrementare la mia posizione sul mix. Ma vediamo il certificato della settimana:
Nel panorama attuale dei mercati finanziari, caratterizzato da valutazioni azionarie compresse in alcuni settori e segnali di incertezza macroeconomica, la ricerca di rendimento non può prescindere da una rigorosa gestione del rischio di coda. Oggi analizziamo una struttura che ridefinisce il concetto di “difensività”: il nuovo Memory Cash Collect.
Acquistabile attualmente sotto la pari, a circa 995 euro, questo certificato si distingue per una configurazione tecnica raramente osservabile sul mercato: una barriera di protezione posizionata al 30% dei livelli iniziali. In termini pratici, l’investitore è protetto fino a ribassi dei sottostanti nell’ordine del 70%.
Il panorama macroeconomico
e geopolitico di metà marzo 2026 si presenta come un intricato
mosaico di tensioni militari, interventi di stabilizzazione monetaria
e asimmetrie di mercato che richiedono una gestione del capitale
estremamente razionale e priva di condizionamenti emotivi. La
capacità di guardare oltre il dato puntuale e di interpretare i
flussi di capitale attraverso una lente quasi ingegneristica è oggi
la sola difesa efficace contro una volatilità che ha smesso di
essere un semplice parametro statistico per diventare un’arma di
pressione politica e sociale. In questo contesto, l’analisi delle
dinamiche correnti nello Stretto di Hormuz e la risposta delle
autorità finanziarie statunitensi forniscono le basi logiche per una
transizione tattica necessaria: il passaggio da una strategia
direzionale sul petrolio a una posizione di vendita di volatilità su
un paniere diversificato di giganti dell’energia europea attraverso
lo strumento del certificato di investimento.
L’Escalation nello Stretto di
Hormuz e la Crisi Energetica Globale
La settimana compresa tra
il 9 e il 13 marzo 2026 ha segnato un punto di inflessione critico
nella crisi mediorientale, con l’assenza totale di segnali di
de-escalation tra l’asse USA-Israele e l’Iran. Il mercato
petrolifero, termometro sensibilissimo di tali tensioni, ha visto le
quotazioni del greggio stabilizzarsi intorno ai 100 dollari al
barile, nonostante i tentativi coordinati delle amministrazioni
occidentali di calmierare i prezzi attraverso il rilascio di oltre
400 milioni di barili di riserve strategiche. La chiusura dello
Stretto di Hormuz, ribadita dal nuovo leader iraniano Mojtaba
Khamenei, non rappresenta solo un blocco logistico, ma un atto di
guerra economica che mette a rischio il 20% del traffico petrolifero
globale.
La Geopolitica delle
Infrastrutture e l’Isola di Kharg
L’azione militare
statunitense si è concentrata sull’isola di Kharg, bombardata nella
notte di venerdì 13 marzo. Si tratta di un obiettivo di importanza
vitale, poiché l’isola funge da hub cruciale per circa il 90% delle
esportazioni petrolifere iraniane. L’amministrazione Trump ha
chiarito che ulteriori ostilità porteranno a colpire direttamente le
infrastrutture di estrazione, un’escalation che i mercati del weekend
hanno già iniziato a prezzare con rialzi stimati nell’ordine del 5%.
Tuttavia, emerge una
strategia iraniana volta a frammentare la risposta globale attraverso
passaggi selettivi delle petroliere. Teheran ha approvato il transito
per tanker destinati a paesi considerati non ostili, come l’India e
potenzialmente la Cina. Se tale politica venisse implementata con
successo, si potrebbe riaprire quasi la metà del traffico navale
dello stretto, permettendo all’Iran di non indispettire i propri
partner orientali pur mantenendo una pressione soffocante sull’Europa
e sugli Stati Uniti. Tale scenario crea una segmentazione del mercato
globale del petrolio che genera tensioni non solo nel settore dei
carburanti, ma anche nella petrolchimica e nella produzione di
fertilizzanti, con ricadute dirette sui prezzi alimentari globali.
Asset Class
Performance
Settimana 9-13 Marzo
Performance YTD
(Valuta Locale)
Petrolio (Brent/WTI)
+8,6%
+71,9%
Materie Prime
+2,6%
+23,0%
Oro
-2,9%
+16,2%
Azionario USA
-1,6%
-3,15%
Azionario Europa
+0,2%
+1,2%
Azionario Emergente
-2,0%
+4,9%
Obbligazionario
Governativo USA (10y)
+0,9%
0,0%
I dati evidenziano una
netta divergenza tra il settore delle commodity energetiche e il
resto dei mercati azionari, che soffrono l’incertezza sulla durata
del conflitto e l’impatto delle spinte stagflattive.
Il Fronte Interno e la Gestione
Tecnica dei Mercati
In ogni conflitto moderno,
la battaglia si gioca su due fronti: quello esterno, rivolto al
nemico, e quello interno, mirato alla costruzione e conservazione del
consenso tra elettori e mercati finanziari. L’amministrazione Trump
si trova a gestire una narrazione complessa: da un lato la promessa
di una guerra brevissima e indolore per il cittadino americano,
dall’altro la necessità di azioni militari che, per loro natura,
tendono a destabilizzare i prezzi dell’energia.
Scott Bessent e la
Stabilizzazione dei Mercati Finanziari
Un ruolo centrale in questa
fase è ricoperto da Scott Bessent, Segretario al Tesoro ed ex
gestore di hedge fund, la cui esperienza tecnica si sta rivelando
fondamentale per “prendere i mercati” e garantire quella
stabilità necessaria per concedere spazio di manovra alla gestione
bellica. La strategia di Bessent si è manifestata con interventi
chirurgici sui margini di garanzia: sono stati aumentati i margini
sul petrolio, per scoraggiare la speculazione al rialzo che avrebbe
alimentato l’inflazione, e contemporaneamente abbassati quelli
sull’oro, indirizzando la protezione del capitale verso un asset che
non impatta direttamente sul ciclo economico produttivo.
Il Tesoro ha inoltre agito
come un “big seller” misterioso sul mercato dei futures,
vendendo petrolio “di carta” per calmierare i prezzi e
stabilizzare cambi e bond. Questa gestione, sebbene criticata da
alcuni come manipolazione del mercato, risponde alla logica della
guerra totale dove la stabilità finanziaria è un obiettivo militare
prioritario. La narrazione interna punta tutto sulla produttività
derivante dall’intelligenza artificiale e dall’automazione come
fattori disinflazionistici strutturali che possono assorbire lo shock
energetico, evitando lo scenario di stagflazione che ha
caratterizzato gli anni Settanta.
Tale
narrazione è secondo me forviante e di brevissima durata.
Il Nodo di Hormuz: Rischio
Logistico e Strategie di Bypass
Nonostante i tentativi di
de-escalation verbale, il problema centrale rimane strategico: è
possibile dichiarare conclusa la guerra se lo Stretto di Hormuz
rimane sotto il controllo o la minaccia costante dell’Iran? La
riconquista militare del Golfo o l’uso di bypass infrastrutturali
come la East-West Pipeline (che devia la produzione saudita verso il
Mar Rosso) sono soluzioni parziali che non eliminano il deficit di
offerta. Rystad Energy stima che il blocco possa comportare un
deficit reale di otto milioni di barili al giorno, trasformando
l’eccesso di offerta previsto per il 2026 in una carenza strutturale.
In questo scenario, gli
investitori devono navigare tra due forze contrapposte: la pressione
rialzista del greggio dovuta al rischio geopolitico e la volontà
politica delle autorità statunitensi di schiacciare tale prezzo per
evitare danni elettorali e macroeconomici. La soluzione risiede
nell’abbandonare le scommesse direzionali e abbracciare strumenti
asimmetrici che permettano di guadagnare dalla persistenza della
tensione senza la necessità di un ulteriore rally dei prezzi.
Analisi della Strategia
Energetica: Dall’Express sul WTI al Basket Multi-Underlying
Nell’ottobre del 2025, la nostra analisi proponeva una strategia tattica focalizzata sul petrolio WTI tramite un certificato Express (ISIN CH1438103900). Quel prodotto, basato su una barriera a 42,55 dollari al barile — livello identificato come pavimento naturale grazie al breakeven dello shale oil — mirava a un rendimento del 10% annuo. Con la scadenza fissata al 4 giugno 2026, tale strategia si avvia verso una conclusione positiva, avendo protetto il capitale durante le fasi di consolidamento dei prezzi.
Tuttavia, il contesto
attuale di marzo 2026 impone una rotazione. Il rischio di una
correzione improvvisa dei prezzi in caso di un accordo diplomatico,
seppur raro, o di un intervento massiccio degli USA sui mercati
futures, suggerisce di spostare il rischio direzionale verso una
struttura che tragga beneficio dalla “vendita di volatilità”.
Il certificato che segue si presenta come una possibile sostituzione,
offrendo un rendimento potenziale superiore e barriere protettive
estremamente profonde su un basket di titoli leader nel settore
energetico europeo.
Analisi Tecnica e Rendimento
Il certificato proposto è
un Phoenix Memory Step Down che si espone a quattro pilastri
dell’energia: Enel, Repsol, Saipem e Siemens Energy. Acquistare
questo strumento oggi a un prezzo di circa 963,44 € significa non
solo puntare sulla tenuta del settore energetico, ma agire
tecnicamente sul fattore Vega, posizionandosi corti di volatilità in
un momento di estrema tensione.
Parametri Strutturali e
Protezione del Capitale
Lo strumento prevede il
pagamento di cedole mensili dell’1,00% (12% annuo) con effetto
memoria, a condizione che nessuno dei sottostanti perda più del 55%
rispetto ai prezzi di fixing iniziale. La barriera è fissata al 45%
del valore iniziale, un livello di protezione che garantisce un ampio
margine d’errore anche in caso di violenti storni di mercato.
Questa è stata la settimana in cui la BCE ha avviato un’inversione
dei tassi di interesse, infatti, come previsto, la Banca centrale
europea (BCE) ha ridotto i tassi di riferimento di 25 punti base,
nonostante il recente aumento dell’inflazione nella zona euro.
Tuttavia, i mercati finanziari avevano già ampiamente anticipato
questa decisione. Nei giorni precedenti, l’euro si era già
indebolito significativamente rispetto al franco svizzero.
Considerando la solidità del mercato del lavoro nell’Eurozona e la
conseguente pressione salariale, è probabile che le autorità
monetarie mantengano i tassi di interesse stabili durante l’estate.
Ulteriore dimostrazione che tutti quei tagli prospettati ad inizio
anno, che mi trovavano molto scettico, non ci saranno.
Nel frattempo, con
poco meno di 77$, abbiamo visto scendere il barile sui minimi da
inizio febbraio. Oltre alla volontà del cartello petrolifero OPEC+
di eliminare gradualmente alcuni dei suoi tagli alla produzione a
ottobre, c’è anche gli Stati del G7 stanno facendo pressioni per
la fine del conflitto in Medio Oriente, che comporterebbe una
riduzione dei rischi geopolitici.
Io, purtroppo, penso
che questa ultima motivazione non sia assolutamente valida e che anzi
siamo solo all’inizio di fratture più profonde.
Proprio da questa
considerazione nasce la strategia della settimana.
Prima di entrare nel merito del certificato ricordo anche che chi volesse contribuire tramite una donazione a far rimanere indipendente la nostra communty, può farlo tramite una donazione a questo link.