Un’occasione da 14.4% e una protezione da ribassi fino al 50%

Riprendiamo da dove avevamo lasciato la scorsa settimana. Partiamo dall’indice FTSE MIB, il corridoio individuato precedentemente ha confermato la propria validità al centesimo come potete osservare anche voi dal grafico sottostante:

Appena è stata toccata la resistenza individuata dall’estremo superiore del canale l’indice ha ritracciato con la candela rossa dell’ultima seduta. Naturalmente non vi faccio le analisi a fatti già avvenuti, ma potete verificare voi stessi quanto detto nello scorso post.

Per quanto riguarda l’indice NASDAQ avevo detto che la situazione era un po’ più complessa e che fosse necessario attendere la conferma del minimo decrescente sull’oscillatore stocastico. In effetti nella giornata successiva abbiamo assistito ad un ribasso nell’indice stesso ma tra la seduta di giovedì e quella di venerdì l’indice ha nuovamente riacquistato forza come si evince dal grafico sottostante:

Con questo movimento il massimo dell’oscillatore stocastico è sostanzialmente in linea con quello precedente quindi si può affermare che il pattern ipotizzato non si è verificato. Con altrettanta sicurezza però va notato che la salita dell’indice NASDAQ si è interrotta proprio sui massimi precedenti, sarà quindi estremamente importante verificare nelle prossime sedute tali massimi verranno rotti oppure assisteremo ad un ripiegamento.

Forza questa analisi, presentiamo quindi il terzo dei quattro certificati che ho individuato da mettere nel mio portafoglio per tutto il 2024:

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Tre grandi colossi del commercio per il 12% annuo

Alza la settimana di perfetta congestione laterale per l’indice italiano che sembra non volere rompe il corridoio formato da qualche settimana a questa parte. Riporto nel grafico sottostante le due linee che determinano in maniera veramente evidente i due estremi di questo corridoio. Probabilmente una rottura con chiusura settimanale determinerà la futura direzione del mercato in un verso o nell’altro, fino ad allora meglio attendere:

Diversa invece è la situazione per l’indice NASDAQ che fino ad oggi ha sicuramente mostrato maggiore forza dell’indice italiano. Nelle ultime sedute però sembra che le cose stiano cambiando e per notarlo bisogna osservare il grafico sottostante:

Quella che si sta configurando è solitamente definita come una divergenza rialzista. Questa accade quando in corrispondenza di due massimi crescenti l’oscillatore stocastico presenta due massimi decrescenti. I due segmenti blu tracciati rispettivamente nel grafico dei prezzi e nell’oscillatore evidenziano questa situazione. Va anche sottolineato però che lo stesso oscillatore ha ancora concluso il suo ciclo, ossia non abbiamo ancora avuto l’incrocio delle due linee verso il basso, sono in quel momento potremmo avere una configurazione più precisa. Per adesso ci possiamo dedicare nel dire che la spinta rialzista ha sicuramente perso parte della sua forza, se questo si tradurrà in ribasso è ancora tutto da stabilire.

Fatta questa analisi generale sull’indice italiano e quello tecnologico veniamo al certificato di questa settimana:

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Proteggersi da ribassi di oltre il 60% e guadagnare più del 11% all’anno: Moderna, Nvidia, Tesla

Settimana laterale per l’indice FTSE MIB che è riuscito a toccare i 30.550 punti senza però superarli.

Ritengo che nelle prossime settimane assisteremo ancora ad una prolungata fase di accumulo, o più probabilmente di distribuzione, che farà sì che l’indice oscilli tra il livello appena menzionato e i 29250. Sotto totale livello si aprirebbe uno scenario più marcatamente ribassista. Risulta però inutile in questo momento fare previsioni in tal senso, anche perché le variabili macroeconomiche e geopolitiche intervallo in questo periodo sono di tale portata che qualsiasi previsione è altamente aleatoria.

Un discorso analogo, al netto dei livelli più o meno ampi, può essere fatto per i maglioni indici azionari mondiali.

Io ritengo che in questa fase di profonda incertezza si possono però sfruttare delle occasioni che raramente vedremo poi in futuro, soprattutto se andremo incontro ad un taglio dei tassi. Io sono dei pochi che continua a ritenere che il mercato abbia sovrastimato il numero e l’entità del taglio dei tassi e, per chi mi segue da un po’ già lo sa, lo sostegno da molto tempo.

D’altro canto è anche vero che uno scenario di un rialzo di tassi è oggettivamente inverosimile, quindi diciamo che ci muoviamo in uno scenario in cui vale che male i tassi di interesse rimarranno costanti o diminuiranno.

I tassi di interesse influenzano anche i rendimenti dei certificati, infatti fino a un anno fa con questa volatilità era impensabile ottenere dei rendimenti cedolari come invece se ne vedono ora.

L’idea per questa prima parte dell’anno è quella di andarsi a costruire una parte del portafoglio con certificati che abbiano un rendimento a doppia cifra e che presentino delle distanze dalla barriera importante in modo da rendere molto probabile il flusso cedolare per tutto l’anno. D’altro canto se veramente i tassi di interesse scendessero questi rendimenti a doppia cifra ce li dovremo scordare.

Non so voi ma un rendimento annualizzato sopra il 10% con un grado di protezione come quello che offre un certificato io ci metterei la firma.

Il certificato che vi presento oggi è uno dei primi che ho individuato e il suo punto principale di forza e la grande distanza dalla barriera.

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Ultima strategia dell’anno: 14.24% annuo su Banco BPM

Probabilmente questo è l’ultimo post dell’anno, poi Vacanze di Natale e Capodanno ci faranno trascorrere una meritata pausa. È naturalmente anche tempo di bilanci e grossolanamente mi sento di poter affermare che chi ha seguito le mie strategie durante il corso del 2023 difficilmente si può per aumentare, complice naturalmente anche il buon andamento dei mercati.

Certo alcuni prodotti non sono andati come si sperava, stiamo parlando di una piccola quantità, ma solitamente le strategie di recovery hanno poi permesso di recuperare la situazione.

Come ha firmato la scorsa settimana per quanto mi riguarda non effettuerò più operazioni da qui a fine anno, proprio perché il mercato sta recentemente esprimendo dei multipli che, quantomeno nel breve termine, e rendendolo i prezzi delle azioni abbastanza care, soprattutto se si considera che attualmente il mercato obbligazionario esprime dei rendimenti di gran lunga superiore a quelli di un paio di anni fa. In un paio di post nei mesi precedenti mi sono proprio preoccupato di quanto fosse conveniente attualmente aumentare la propria esposizione nel mercato obbligazionario e chi ha seguito i miei consigli sicuramente non se ne è pentito.

Per Chi avesse un po’ di tempo libero durante le vacanze ed è un appassionato lettore consiglio un libro: “L’investitore intelligente” di Benjamin Graham in cui sono proprio affrontati con intelligenza e lungimiranza tutti gli aspetti che un investitore dovrebbe analizzare prima di acquistare o vendere titoli obbligazionari od azionari ehi come dovrebbe allocare le percentuali del proprio portafoglio a seconda delle condizioni di mercato (tanto per chiarirci non ho nessuna convenienza economica o di altro genere affinché compriate questo libro; è giusto un consiglio, come tutto ciò che viene scritto in questo blog).

Concludiamo l’anno con un certificato di cui è molto parlato nei giorni recenti su diversi canali per un motivo molto specifico che andremo ad analizzare. Partiamo dalla sua descrizione:

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Fare il 15% sui titoli di stato USA senza rischio cambio!

In questo post di un paio di mesi fa, preannunciavo come i tempi fossero maturi per cominciare a diminuire gradualmente la parte di liquidità nel portafoglio a favore di un rientro nel mercato. Così ho fatto in maniera graduale fino a portarmi sotto il 10% del controvalore. Naturalmente non ho eseguito tutte le operazioni in un solo giorno ma le ho distribuite più o meno in questo arco temporale. Per coloro che hanno seguito i post in questi ultimi due mesi aveva visto che mi sono mosso su tutti e tre i fronti: azionario, obbligazionario e certificati (naturalmente su questo blog riporto solo parte della mia operatività).

Con la strategia che segue penso che terminerò momentaneamente, probabilmente fino alla fine dell’anno, i miei ingressi sul mercato. Ciò avverrà per una duplice regione: Il mercato negli ultimi due mesi si è mosso vigorosamente verso l’alto (ad esempio il FTSE MIB è tornato a toccare i 30.000 punti) punti e non è mai consigliabile, per quanto mi riguarda, scendere sotto la soglia del 5% di liquidità se non in momenti di mercato estremamente ribassisti e questo non è sicuramente uno di quelli.

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Fare il 30% all’anno: possibile ma bisogna correre rischi

I mercati finanziari hanno registrato una settimana di rialzi, nonostante la persistente paura di una prossima recessione. Il rallentamento dell’economia in Europa e in America, causato dai rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, ha contribuito a alimentare questa preoccupazione.

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha dichiarato che l’inflazione non è stata sconfitta e che potrebbe essere necessario aumentare ulteriormente i tassi di interesse nei prossimi mesi. Al contrario, gli esponenti della Banca Centrale Europea hanno annunciato che i rialzi dei tassi di interesse sono prossimi alla fine. Non c’è bisogno che vi ripeta che a mio avviso le politiche monetarie attuali hanno in realtà un fine differente da quello dichiarato, ossia la “lotta all’inflazione”, bensì calmierare le rivendicazioni salariali oggi in atto soprattutto negli USA.

Ad ogni modo, queste dichiarazioni contrastanti hanno creato confusione tra gli investitori, che stanno cercando di capire quale sarà la traiettoria delle politiche monetarie delle principali banche centrali.

La situazione economica rimane incerta e il rischio di recessione è ancora presente. Tuttavia, i mercati finanziari sembrano aver iniziato a prendere in considerazione la possibilità che le banche centrali possano iniziare a rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi di interesse.

Se questa tendenza dovesse proseguire, potrebbe portare a un miglioramento dell’umore degli investitori e a ulteriori rialzi dei mercati finanziari.

In questo contesto propongo una strategia che, premetto fin da subito, ha un alto grado di rischio.

L’ottica nella quale ho elaborato tale strategia è quella di recuperare alcuni ribassi di certi certificati che non stanno performando come mi aspettavo. Tale strategia comunemente nominata come recovery e consiste sostanzialmente nell’andare a cercare un altro certificato che sia altrettanto deprezzato ma che offra maggiori possibilità di rendimento rispetto a quello che si vende. Va da sé che comunque un certificato che è abbondantemente sotto la parità esprima comunque un grado di rischio maggiore di quello che esprimeva al momento della sua emissione, così come avrà naturalmente un rendimento più alto rispetto all’inizio.

Vediamone subito le caratteristiche:

  • Tipo: Cash Collect Memory (Portafoglio CED)
  • ISIN: DE000UH4NHD0
  • Sottostanti: Stellantis / Volkswagen
  • Cedola: 2,19% Trimestrale
  • Scadenza: 17/11/2026
  • Barriera: 11,6714€ / 104,58€

Una peculiarità di questo certificato è che in realtà ha due barriere: Una un po’ più alta per il godimento della cellula l’altra un po’ più bassa per la restituzione integrale del capitale. Di sopra ho riportato solo quella relativa al capitale mentre nel grafico di sotto le riporto entrambe per il titolo peggiore ossia Volkswagen:

Come potete vedere siamo proprio a ridosso della barriera per la cedola e leggermente più lontani dalla barriera di capitale. Inoltre due settimane fa, quando sono entrato io, eravamo proprio in mezzo alle due barriere. Se l’analisi si fermasse qui tutto sommato questo certificato non dovrebbe neanche essere preso in considerazione, ma dobbiamo fare i conti con il prezzo di acquisto attuale: 67.45€.

A questi prezzi il rendimento cedolare annuo è pari al 13% , che moltiplicato per i 3 anni rimanenti fa il 39% potenziale. Acquisto va aggiunto il rendimento da Capitale che sono 32.55€ per certificato, ossia 52,7% in tre anni. Facendo le somme quindi abbiamo un rendimento complessivo a scadenza di quasi 92%, ossia potenzialmente recuperare ribassi accumulati fino al 48% (1-1/1.92)*100.

La tua mente nessun pasto è gratis e quindi la probabilità che il titolo peggiore vada sotto barriera è comunque rilevante.

Fin qui vi ho dato tutti i parametri oggettivi del certificato, ora per concludere permettetemi di fare un paio di considerazioni personali:

1) non è necessario che il titolo Volkswagen salga, chi potremmo anche accontentare che rimanga più o meno su questi livelli. Personalmente ritengo che da qui a tre anni sia più probabile trovare questo titolo un po’ più alto dei prezzi attuali che non il contrario non fosse altro per un adeguamento all’inflazione.

2) in queste strategie secondo me va sempre messo poco capitale: Se perdete, perdete comunque poco; se guadagnate guadagnate comunque circa il doppio del capitale investito. Per quale motivo ad esempio io utilizzo questo tipo di strategie solo reinvestendo il capitale liberato da certificati molto deprezzati e mai impiegando liquidità nuova. Naturalmente poi ognuno ha il proprio stile di gestione.

Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.

Spero di aver fatto cosa gradita lasciando link diretti a tutti i dati senza passare per servizi di pubblicità. Per questo mi auguro che siate così gentili, vista la completa gratuità del sito, di fare almeno un click su un banner presente nella pagina e mettere un like se l’articolo è di vostro gradimento.

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Un’opportunità sul lusso italiano: Moncler

Nel post di oggi riporto un’operazione che ho aperto nella giornata di Giovedì direttamente sul titolo Moncler per il mio portafoglio di medio-lungo termine, quindi un titolo che è destinato a rimanere lì per un po’ di tempo. Prendendo poi spunto da ciò presenterò anche un certificate che ha come unico sottostante la stessa Moncler con un rendimento potenziale del 9,3% annuo.

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Un 8% l’anno con un prodotto super protetto

I mercati azionari globali hanno chiuso la settimana in calo, dopo un inizio positivo. Il FTSE MIB italiano ha perso lo 0,20%, a 28.870,80 punti, mentre lo S&P 500 statunitense ha perso l’1,09%, a 4.459,45 punti. Il Nasdaq Composite, che riunisce le principali società tecnologiche, ha perso l’1,74%, a 14.155,91 punti.

L’Euro Stoxx 50, l’indice azionario principale dell’area euro, ha perso lo 0,65%, a 3.541,80 punti.

L’andamento contrastato dei mercati azionari riflette l’incertezza che ancora caratterizza l’outlook economico globale. Da un lato, i dati sull’inflazione statunitense, pubblicati giovedì 14 settembre, sono risultati in linea con le attese, attestandosi al 7,3% su base annua. Questo ha contribuito a ridurre i timori di un’azione aggressiva da parte della Federal Reserve, che potrebbe portare a un rallentamento della crescita economica.

Dall’altro lato, lo sciopero dei lavoratori dell’automotive negli Stati Uniti, iniziato lunedì 11 settembre, ha pesato sull’economia statunitense e ha fatto temere un rallentamento della produzione industriale.

Nel complesso, l’andamento di questa settimana suggerisce che i mercati azionari sono ancora volatili e che gli investitori rimangono prudenti.

Come sostengo da tempo, le prospettive future per i mercati azionari restano incerte. Da un lato, la crescita economica globale dovrebbe continuare a migliorare, grazie alla ripresa della Cina e questo potrebbe sostenere l’appetito al rischio degli investitori.

Dall’altro lato, l’inflazione rimane un rischio significativo, che potrebbe portare a un aumento dei tassi di interesse e a un rallentamento della crescita economica.

Inoltre, la guerra in Ucraina rimane un fattore di incertezza, che potrebbe avere un impatto negativo sull’economia globale.

Gli investitori dovrebbero monitorare attentamente questi fattori e adattare le proprie strategie di investimento in base all’evoluzione dell’outlook economico globale.

Proprio per questi motivi, il prodotto che presento questa settimana è adatto a chi presenta un profilo di rischio estremamente moderato:

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Altra possibilità sui titoli farmaceutici per un 16.5%

È stata una settimana alquanto interlocutoria per gli indici azionari visto che al rialzo delle prime sedute è seguito un ritracciamento negli ultimi due giorni. A mi sembra che sia abbastanza evidente che ci sia una profonda incertezza su che direzione prendere. Da una parte ci sono molti investitori, per lo più piccoli, che hanno timore di rimanere fuori da possibili ulteriori rialzi, mentre altri hanno il timore più che fondato che le politiche restrittive delle banche centrali possano continuare anche nei prossimi mesi. È opinione personale del sottoscritto che più che l’inflazione le politiche monetarie attuali servano a soffocare sul nascere qualsiasi qualsiasi rivendicazione di aumento salariale da parte dei lavoratori, paradossalmente questo sta avvenendo maggiormente negli Stati Uniti piuttosto che in Europa. Solo il tempo naturalmente potrà dire se questa visione è azzeccata.

Nel frattempo abbiamo naturalmente bisogno di essere operativi sul mercato ed attuale strategie che possano essere performanti anche quando il mercato imbocca direzioni di essere da quelli da noi ipotizzate. Questo diventa ancor più vero quando siamo in un periodo di profonda incertezza come quello attuale. Andare alla ricerca di settori difensivi e strumenti abbastanza difensivi a loro volta mi sembra una soluzione da percorrere. Il certificato che segue è stato selezionato proprio tenendo a mente questi due criteri:

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Rinnoviamo la strategia sul petrolio per un 11% annuo

Rieccoci qui dopo due settimane di interruzione per le vacanze estive. Un po’ di cose sono accadute in questo periodo, secondo me l’avvenimento più importante anche se non strettamente economico è stata la riunione dei BRICS in Sud Africa. L’evento è stato un po’ snobbato dai media occidentale invece in futuro lo ripenseremo come uno dei momenti in cui gli effetti politici ed economici globali hanno preso una certa direzione. Magari ne parleremo più approfonditamente in qualche altro post futuro, due aspetti però ci tengo a sottolineare:

1) se tale Club dove si estendersi anche alla Arabia Saudita e all’Iran (da vedere assieme queste due nazioni è una novità epocale), sommando il Brasile e Russia avremmo i maglioni produttori di petrolio tutti assieme, una specie di opec ristretto.

2) se nel lungo termine dovesse realizzarsi l’adozione di una moneta di scambio alternativa al dollaro (cosa che non avverrà sicuramente dall’oggi al domani) saremo sicuramente costretti a rivalutare quali saranno le direzioni future dei flussi di capitali.

Ora torniamo agli aspetti più operativi.

A metà giugno avevo proposto la strategia sul petrolio con il titolo “Guadagnare anche se i prezzi scendono? Si può: 15% sul petrolio“. Tale strategia sia rilevata anche più proficua di quanto pensato visto che il certificato è stato rimborsato anticipatamente proprio questa settimana realizzando quindi il guadagno della conto capitale prima della scadenza naturale.

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