Puntare sul lusso per +12% annuo ma proteggendosi dai ribassi

La settimana che si è conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.

Il Comparto Azionario: Wall Street vs Piazza Affari

Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa impressionante. Il driver principale rimane il settore dei semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied Materials +5,7%).

Oltre al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario. I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un livello record di asset under management, segnalando che la liquidità nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei mesi passati.

In Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800 punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%). La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni. Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%, richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future mosse della BCE.

Obbligazionario e Metalli Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale

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Guadagnare anche con ribassi di oltre 80%

Analisi di Mercato: La “Quiete” Apparente e la Rotazione Sotterranea

La settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”. Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede i nuovi trend di medio periodo.

I flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico nonostante fondamentali ancora solidi.

Sul fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I rendimenti dei governativi si sono mossi in un range ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve irripidimento (steepening). Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto, raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.

Io sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione: difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così profondo ed un rendimento di tutto rispetto!

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Focus Certificate: Airbag Step Down

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Una tattica per il breve: 2% al mese! (24% annuo)

Mercati sotto la neve: tra nichilismo finanziario e dati macroeconomici

Viviamo in una fase di mercato che Alessandro Fugnoli, nel suo ultimo “Il Rosso e il Nero”, descrive con una metafora potente: borse ai massimi come “neve che ricopre le debolezze del sistema”. Sotto il manto bianco dei nuovi record degli indici, si nascondono fratture sociali e macroeconomiche che i dati di dicembre 2025 iniziano a rendere evidenti.

Da un lato, c’è la rottura del patto intergenerazionale. La “teoria del ciclo vitale” di Modigliani si è invertita: i Boomers continuano ad accumulare su asset tradizionali (azioni, bond, case), mentre Millennials e Generazione Z, tagliati fuori dal mercato immobiliare e schiacciati da un costo della vita che rende il risparmio “inutile”, si rifugiano nel “nichilismo finanziario”. La scelta delle criptovalute e delle opzioni a brevissima scadenza non è solo speculazione, ma una risposta difensiva all’impossibilità di accedere all’ascensore sociale tradizionale.

Dall’altro lato, l’analisi macroeconomica di Cube Investimenti conferma che la struttura scricchiola. Il mercato del lavoro invia segnali contrastanti: i dati ufficiali (BLS) reggono, ma i sondaggi privati (ADP) mostrano un raffreddamento netto. L’inflazione, pur tecnicamente “sotto controllo” vicino al target del 2%, si è stabilizzata su un plateau di prezzi troppo alto per la classe media, erodendo il consenso politico e creando un clima di “affordability crisis”.

Siamo appesi alle decisioni delle Banche Centrali. Con una Fed che si prepara a un taglio dei tassi e un probabile cambio di guardia in favore di figure “pro-crescita” come Kevin Hassett, il mercato scommette su una “fiscal dominance” che sosterrà gli asset rischiosi ancora per tutto il 2026. Tuttavia, questa è una scommessa sulla liquidità, non sui fondamentali. Gli investitori festeggiano la discesa dei tassi reali e l’indebolimento del dollaro, ma ignorano che il tessuto sottostante è fragile. Le borse salgono perché l’alternativa è la svalutazione monetaria, ma la volatilità è pronta a riemergere non appena la neve si scioglierà.

In questo contesto, l’investitore razionale deve abbandonare la logica del “buy and hold” passivo per abbracciare strategie asimmetriche capaci di estrarre rendimento anche in fasi laterali o moderatamente ribassiste.

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L’ingegneria del rendimento a breve termine: Analisi del Certificate Marex.

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Settore difesa oltre il 16% e protezione da ribasso per il 55%

Questa settimana, per ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main stream” è, a mio avviso, forviante.

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Geopolitica: Perché la “Pace” sarebbe una sconfitta strategica per la Russia

Sebbene l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina strategica rivela che, per la Russia, questo scenario rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.

L’obiettivo primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale, ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico. Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino per generazioni.

Inoltre, la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione che confonde la conquista di chilometri quadrati con il raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione concreta e soprattutto duratura.

Se quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette (azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.

Naturalmente scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo peggiore.

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Gli indici volatili possono rendere molto più del 10% e protezione dal ribasso

Siamo giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.

L’azionario statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500 e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere “tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.

Dall’altra parte dell’oceano, l’Europa (e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora più complessa la situazione della Cina, dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso deludono le aspettative degli investitori.

Sul fronte obbligazionario, assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi ufficiali. In questo contesto, l’oro ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria, anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.

La parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione: abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.

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Analisi del Certificato su indici

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La resilienza del mattone

Questa settimana non riuscirò a pubblicare il consueto post benché abbia due prodotti nel “mirino”.

Pubblico però un’analisi terza che ho fatto fare sul certificato presentato nell’articolo “Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto” e mi sembra che il rapporto sia positivo e conforme a quanto previsto nell’articolo citato.

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Buona lettura!

I. Inquadramento e Rilievi Strategici

I.A. Sintesi della Performance (Ultime Due Settimane)

Il certificato ISIN XS3159916926, una struttura Phoenix Memory Issuer Callable Worst-of, ha manifestato una notevole resilienza di prezzo nelle ultime due settimane, un periodo caratterizzato da moderata pressione direzionale sui mercati azionari. Nonostante l’indice S&P 500 (SPX) abbia registrato una flessione settimanale del 2.12% e il Worst-of (WOS) Saint-Gobain abbia sottoperformato, il certificato ha mantenuto la sua quotazione sostanzialmente sulla parità (valore nominale).

Questa stabilità è una conseguenza diretta del profilo di payoff asimmetrico della struttura, che beneficia di un robusto buffer anticiclico. La protezione offerta dalla Barriera Discreta al 60% è lontana dall’essere compromessa, mitigando efficacemente l’impatto delle fluttuazioni di mercato a breve termine sul fair value del prodotto.

I.B. Contesto di Volatilità Implicita (VIX)

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Il 10% grazie alle società estrattive d’argento

Prima di partire con l’articolo della settimana, facciamo un recap della scorsa.

Avevo presentato il primo certificato “bollinato” da questo blog su un investimento immobiliare difficilmente reperibile sul mercato.

Ad oggi sembra non abbia riscosso un gran riscontro, quindi, se volete, vi invito a rileggere l’articolo e fare le vostre valutazioni naturalmente.

Aggiungo anche che, a seconda dei volumi che avrà questo certificato, dipenderanno ulteriori sviluppi di questo blog o, eventualmente, l’abbandono per potermi concentrare su altre attività.

Veniamo ora all’articolo della settimana.

La settimana di mercato tra il 25 e il 31 ottobre 2025 è stata caratterizzata da un tono misto a livello globale, con una notevole divergenza tra la resilienza azionaria americana e la pressione sui mercati europei, il tutto mentre i tassi obbligazionari di riferimento mostravano una pausa strategica. L’indice Euro Stoxx 50 ha registrato una chiusura settimanale positiva, terminando a 5674.50 con un incremento dell’1.20%.1 Al contrario, Piazza Affari (FTSEMib) ha chiuso in territorio negativo, subendo un ribasso nell’ultima sessione, perdendo l’1.03% a 42.210 punti. Contemporaneamente, il rendimento del titolo di Stato decennale USA ha mostrato una stabilizzazione, attestandosi al 4.08%, riflettendo l’incertezza sulla prossima mossa della Federal Reserve, nonostante le precedenti dichiarazioni considerate “falco”.

In questo contesto di elevata, selettiva, volatilità e continua ricerca di yield enhancement, l’attenzione si sposta verso gli strumenti strutturati che permettono di monetizzare le oscillazioni dei prezzi. I metalli preziosi, in particolare Oro e Argento, hanno continuato a mantenere posizioni storicamente elevate (con performance annuali superiori al 45%), consolidando il loro ruolo di copertura monetaria.

II. Analisi Macroeconomica: Sintesi della Settimana (25-31 Ottobre 2025)

II.1. I Mercati Azionari: Divergenze e Fattore Tecnologico

L’andamento dei mercati azionari ha evidenziato una crescente disomogeneità tra le principali aree geografiche. Le piazze europee hanno offerto segnali contrastanti. Se da un lato, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso la settimana con un apprezzamento dell’1.20%, dimostrando una resilienza complessiva, dall’altro, la Borsa Italiana ha subito pressioni significative. L’indice FTSEMib ha terminato l’ultima seduta in ribasso, perdendo l’1.03% e chiudendo a 42.210 punti. Questa contrazione del listino italiano, che ha toccato anche -1.5% intraday, può essere direttamente correlata ai recenti dati macroeconomici domestici, che hanno mostrato un rallentamento inaspettato dell’economia italiana nel terzo trimestre e un contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione. Tali fattori hanno logicamente appesantito il sentiment degli investitori locali e internazionali sull’esposizione italiana.

In netto contrasto, i mercati statunitensi (S&P 500 e Nasdaq) hanno continuato la loro corsa verso nuovi massimi storici nel corso della settimana. Questa performance eccezionale è stata ampiamente alimentata dall’entusiasmo e dalla liquidità canalizzata nel settore tecnologico e dei semiconduttori (con forti guadagni in titoli come Nvidia, AMD e Dell). La resilienza americana, nonostante le incertezze politiche (rischio di shutdown governativo) e le aspettative sui tassi della Federal Reserve, suggerisce che il flusso di capitale globale sta premiando in modo predominante le narrazioni strutturali legate all’Intelligenza Artificiale e alla big tech. Questa divergenza tra la forza guidata dalla tecnologia negli USA e la pressione sui mercati europei, in particolare l’Italia, indica che gli investitori stanno scommettendo sulla continuazione di un trend di crescita strutturale e su una potenziale disinflazione a lungo termine, piuttosto che sulla crescita ciclica tradizionale.

II.2. Mercati Obbligazionari: La Pausa dei Tassi

Nel panorama obbligazionario, la settimana si è contraddistinta per una stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine. Il benchmark globale, il rendimento del titolo di Stato decennale USA, si è attestato al 4.08% il 31 ottobre, registrando un calo marginale di 0.02 punti percentuali rispetto alla sessione precedente. Questa pausa ha interrotto un rally di tre sessioni che aveva spinto il rendimento di riferimento a un massimo di tre settimane, sostenuto dal tono più restrittivo (falco) del FOMC. La stabilizzazione dei rendimenti intorno a quota 4% riflette l’incertezza del mercato riguardo alla prossima mossa della Fed.

In Europa, il rendimento del BTP decennale italiano è salito lievemente al 3.40% al 30 ottobre. Nonostante i segnali di rallentamento dell’economia italiana, il differenziale tra il BTP e il Bund tedesco (Spread BTP-Bund) si è mantenuto su valori storicamente contenuti, chiudendo la settimana a 75.57 punti base. Questa contrazione del rischio percepito sul debito periferico italiano è bilanciata dall’impatto complessivo delle politiche restrittive della Banca Centrale Europea. La stabilizzazione dei rendimenti USA sopra il 4% continua a rappresentare un fattore di drenaggio di liquidità da altre asset class, specialmente quelle considerate più rischiose, influenzando le decisioni di allocazione di capitale.

II.3. Materie Prime: Il Contrasto tra Energia e Metalli Preziosi

Il settore delle materie prime ha mostrato un marcato disaccoppiamento tra il comparto energetico e quello dei metalli preziosi. Il petrolio greggio WTI ha chiuso a $60.88 il 31 ottobre. Nonostante un leggero rialzo giornaliero, il greggio è apparso strutturalmente debole, proiettato verso il terzo calo mensile consecutivo. Questa pressione ribassista è guidata principalmente dalle preoccupazioni per l’eccesso di offerta globale e l’aumento della produzione, che stanno superando i timori geopolitici (ad esempio, le tensioni in Venezuela).

Al contrario, i metalli preziosi mantengono una forza strutturale impressionante. Nonostante una lieve correzione di fine settimana, l’Oro si è attestato a $3,997.10/oncia 4 e l’Argento a $48.66/oncia.5 Entrambi i metalli hanno registrato guadagni eccezionali su base annuale (Oro +46.08%, Argento +50.02% rispetto all’anno precedente). Questo forte disaccoppiamento tra la debolezza del petrolio (indicativa di un ciclo economico forse meno robusto) e la forza dei metalli preziosi dimostra che il prezzo di Oro e Argento è prevalentemente guidato dalla domanda di beni rifugio (inclusi gli acquisti aggressivi delle banche centrali) e dalle aspettative di svalutazione monetaria a lungo termine.

Cosa faccio io in queste situazioni di profonda incertezza? Ormai lo dovreste sapere, cerco due cose: diversificazione e decorellazione. Proprio in quest’ottica è stato scelto il certificato di questa settimana.

Un certificato che come sottostante ha un unico indice che raggruppa i maggiori estrattori di argento, che potrebbe anche essere un’alternativa, od un’ulteriore diversificazione, all’investimento diretta nella materia prima, visto anche il recente forte rally dell’ultimo periodo.

Ma, prima di iniziare l’analisi, ricordo i soliti metodi per sostenere il blog: Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

III. Il Contesto dei Metalli Preziosi: Oro e Argento

III.1. La Forza Strutturale e i Fattori di Supporto

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Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto

Il Mattone 2.0: Analisi del Certificato Cash Collect e il Vantaggio sui Tassi

Eccoci di nuovo come ogni settimana per un nuovo certificato.

Però questa volta è un po’ diverso: come anticipato nel precedente post, è il primo certificato “bollinato” Investment Engineering. Sarebbe bello in futuro riuscire ad avere un basket di certificati (4 o 5) per poter fare un portafoglio che ognuno può seguire in forma del tutto gratuita. Naturalmente tutto dipenderà dal riscontro che questo prodotto otterrà, ossia quanti volumi scambierà. Se ci saranno volumi interessanti, cioè se il certificato verrà acquistato, allora vorrà dire che ci sono più persone interessate a questa proposta, altrimenti pazienza, significherà che è giunto il momento di rivalutare l’utilità di questo blog.

Rimangono poi sempre validi i soliti metodi per sostenere il blog: Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Veniamo al certificato: l’idea di fondo è proprio quella di fornire uno strumento finanziario che potesse rappresentare un’alternativa all’investimento immobiliare, il classico appartamento messo a reddito tramite affitto. Ma andiamo per gradi.

Questo articolo analizza la struttura del certificato, ne evidenzia il vantaggio difensivo e spiega perché, in un’ottica di imminente discesa dei tassi, possa rappresentare un’alternativa superiore al tradizionale reddito da locazione.

Nel panorama finanziario odierno, dominato dall’incertezza sui tassi e dalla costante ricerca di rendimenti robusti, l’investimento nel settore immobiliare e delle costruzioni sta vivendo una fase di profonda rivalutazione. Lo strumento proposto emerge come soluzione di ingegneria finanziaria che permette di cogliere i benefici del settore con un meccanismo di protezione incorporato.

L’Architettura Finanziaria: Worst Of e l’Esposizione Tematica

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Strategia per un 10% sul petrolio

Rieccoci per un’altra settimana di investimenti. Questa è una settimana molto particolare per il sottoscritto perché c’è una bellissima novità per questo sito e che vi anticiperò a fine articolo, per cui leggete tutto fino alla fine!

Partiamo, come di consueto, da una visione generale dei mercati per la settimana appena terminata.

Mercati finanziari (13-17 ottobre 2025)

La settimana dal 13 al 17 ottobre 2025 ha visto mercati globali agitati da dati macro contrastanti e tensioni geopolitiche. Negli Stati Uniti gli indici principali hanno registrato guadagni settimanali (S&P 500 +1,9%, Nasdaq +2,2%) in scia alle aspettative di nuovi tagli dei tassi da parte della Fed e a un’ondata di rialzi nel settore tecnologico. In Europa lo STOXX 600 ha chiuso venerdì in calo dell’1%, ma ha comunque conservato un modesto guadagno settimanale (+0,4%). Il settore bancario europeo è stato sotto pressione (banche EURO STOXX −2,5%), mentre i titoli di lusso hanno brillato (LVMH ed EssilorLuxottica in rally, Continental +11% su utili). A livello globale oro e altri beni rifugio hanno beneficiato della volatilità: l’oro ha toccato record storici (intorno a $4.378/oz) spinto da timori di credito. Nel complesso i mercati hanno navigato su tonfi e recuperi: la settimana è stata caratterizzata da forti oscillazioni dovute a tensioni sui dazi USA-Cina, al protrarsi della crisi di liquidità a Wall Street (crollo delle azioni regional banks USA) e alla mancanza di dati ufficiali statunitensi a causa dello shutdown federale. La Borsa americana nel complesso ha chiuso la settimana in positivo (S&P e Dow in rialzo medio intorno all’1–2%), mentre in Europa il recupero settimanale è stato in parte bilanciato dal calo finale di venerdì.

Stati Uniti: contesto macro e mercati

Negli USA l’orientamento accomodante della Fed continua a sostenere il sentiment: dopo il primo taglio dei tassi a metà settembre, i mercati scontano nuovi rialleggerimenti entro fine anno. L’indice S&P 500 ha messo a segno una quarta settimana positiva di fila, grazie anche alla performance dei colossi tecnologici e industriali. Tuttavia venerdì scorso c’è stata una flessione a ridosso di chiusura settimanale, innescata dalle paure per il settore bancario regionale (due prestiti in frode e tensioni sul credito hanno innescato vendite sistemiche) e dalle persistenti tensioni commerciali con la Cina. Il dollaro ha perso terreno sul finire della settimana, con l’indice DXY in discesa (circa 98.2, −0.6% nella settimana), sostenuto dall’aspettativa di politica monetaria più espansiva della Fed.

Sul fronte macroeconomico il quadro è eterogeneo. L’ultimo report dei consumatori (University of Michigan) segnala un sentiment sostanzialmente stabile a 55,0 in ottobre (da 55,1 di settembre), nonostante l’avvio dello shutdown. Il rapporto indica preoccupazioni per il mercato del lavoro e l’inflazione, mentre emerge un tenore di spesa più elevato fra le famiglie a reddito più alto. Il Fed Beige Book (aggiornato al 6 ottobre) ha riportato “attività sostanzialmente invariata” e consumi trainati dai redditi alti, mentre i consumatori a reddito medio/basso cercano promozioni per fronteggiare i prezzi elevati. Questi dati confermano che l’effetto diretto dello shutdown sull’umore dei consumatori è per ora limitato, anche se il rapporto segnala un peggioramento della fiducia nei segmenti più esposti alla crisi fiscale.

Fra i dati economici settimanali, il Chicago Fed’s CARTS stima un +0,5% m/m delle vendite retail (escluse auto) a settembre, in rallentamento rispetto al +0,7% di agosto. I consumi rimangono trainati dai redditi più ricchi (che continuano a beneficiare della ricchezza finanziaria), mentre il ceto medio mostra segni di affaticamento dai prezzi importati più alti. Segnali positivi giungono invece dall’edilizia residenziale: in settembre i cantieri edili sono tornati sui massimi biennali, sospinti da ipoteche più favorevoli e un costante shortage di case. Su questo aspetto ci torneremo ancora alla fine dell’articolo perché avrà in parte a che fare con la novità di cui vi ho anticipato all’inizio dell’articolo.

Nel complesso, la settimana statunitense ha rinforzato l’idea che – a fronte di domande ancora solide e sostegno politico interno – i mercati scontano una Fed pronta ad altre mosse di stimolo a breve, giustificando i rialzi azionari recenti.

Europa: dati macro e indici di area

In Europa gli indici azionari hanno beneficiato di dati macro generalmente più rassicuranti. L’inflazione nell’Eurozona è tornata a salire lievemente: l’ultimo dato preliminare di settembre registra un +2,2% tendenziale (da +2,0% di agosto), su cui ha influito soprattutto il caro energia e un’inflazione dei servizi ancora sostenuta. Tale livello si avvicina nuovamente all’obiettivo BCE del 2%, confermando agli occhi dei mercati la decisione di tenere i tassi fermi nell’ultimo meeting.

La fiducia degli investitori nell’area euro migliora: a ottobre l’indice Sentix è salito a −5,4 (da −9,2 di settembre), meglio delle attese. I partecipanti al sondaggio (ottobre 2-4) segnalano una visione meno pessimistica, in parte perché lo shutdown USA non ha ancora inciso sui dati economici locali. Anche in Germania l’indice Sentix è rimbalzato (+4,2 punti su mese), malgrado l’output industriale ancora in difficoltà. A livello di crescita, la Commissione UE ha rivisto lievemente al rialzo le previsioni di crescita dell’Eurozona per il 2025 (ora 1,2%, grazie a una domanda interna più forte e a orientamenti accomodanti), mentre l’Italia ha presentato un progetto di bilancio 2026 con tagli fiscali e maggiori spese (impatto marginale sui mercati, che restano concentrati sulle sfide fiscali globali).

Il rafforzamento dell’euro ha sostenuto l’umore europeo. Il cambio EUR/USD si è riportato intorno a 1,17 (in rialzo settimanale) in risposta alle aspettative di un dollaro più debole. In chiusura di settimana l’attenzione degli investitori era rivolta alla pubblicazione finale delle stime di inflazione UE e a possibili commenti sui piani di politica monetaria BCE. In sintesi, i listini europei hanno chiuso la settimana in lieve progresso complessivo (pari circa al +2-3% per Euro Stoxx 50 nella settimana), con titoli ciclici e di lusso in testa, mentre la spinta è stata moderata da debolezze settoriali (banche, aerospace) e dalla cautela verso gli sviluppi globali.

Petrolio WTI: evoluzione settimanale

Il WTI (West Texas Intermediate) ha proseguito la discesa già in atto a inizio mese, tornando sui minimi di 5 mesi. Mercoledì 14 ottobre il contratto WTI ha chiuso a circa $58,70 al barile (−1,3% sul giorno), livelli inediti da maggio. Il prezzo si è mantenuto in area $58-59 per gran parte della settimana, influenzato da una combinazione di fattori macro e geopolitici: da un lato le tensioni commerciali USA-Cina (con nuovi passi indietro e minacce tariffarie) hanno frenato le prospettive di domanda; dall’altro l’International Energy Agency (IEA) ha alzato le stime di surplus mondiale per il 2026, segnalando un forte eccesso di offerta a breve termine. Inoltre i dati USA hanno evidenziato un rallentamento dei consumi (vendite retail sotto pressione) e un aumento delle scorte, alimentando pressioni ribassiste.

L’offerta continua a superare la domanda: l’OPEC+ e altri produttori stanno incrementando la produzione per compensare volatilità dei prezzi, mentre gli Stati Uniti mantengono livelli record di produzione giornaliera. Anche per questo il WTI rimane ben al di sotto dei massimi annui di $75 raggiunti ad agosto. In compenso, i capitali si sono riversati su asset rifugio: il prezzo del gold ha toccato record intraday a $4.378/oz, e il dollaro si è indebolito contro euro e yen. In sintesi, il prezzo del petrolio WTI ha evidenziato segnali di cedimento nella settimana 13-17 ottobre (minimi plurimensili), riflesso del timore di un eccesso di offerta e della debolezza della domanda globale.

Proprio in funzione dell’aumentata volatilità ho scelto un certificato che oggi presenta un buon rendimento con una barriera posizionata su un ottimo livello.

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Certificato Express su WTI

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Quattro eccellenze italiane per oltre il 13% annuo

Continuo anche questa settimana con una parte più “didattica” degli articoli in modo tale (o meglio nella speranza di) rendere più accessibile lo strumento dei certificati anche ai meno esperti.

Ma prima facciamo una breve sintesi dei mercati finanziari della settimana:

Azionario americano

La settimana è cominciata con nuovi massimi storici sui listini USA, spinti soprattutto dai titoli tecnologici e dalle attese sull’IA. Lunedì l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in rialzo (rispettivamente +0,44% e +0,70%), trainati da Nvidia (+3,9% dopo l’annuncio di un maxi-investimento in OpenAI) e da Apple (+4,3% su buone prospettive di vendita di iPhone). Tuttavia da martedì i mercati hanno accusato presa di beneficio. Mercoledì a Destù la Fed ha mantenuto un tono prudente: Powell ha sottolineato la necessità di bilanciare inflazione e occupazione, lasciando aperta la porta a ulteriori tagli ma senza indicare tempistiche precise. In questo contesto mercoledì/giovedì i principali indici hanno perso terreno (Nasdaq -0,5%/0,9%). Venerdì l’inflazione PCE di agosto è risultata in linea con le attese (2,7% annuo), consolidando le speranze di tagli dei tassi Fed nei prossimi mesi. In chiusura la Borsa ha moderatamente recuperato (+0,59% l’S&P 500), mentre i rendimenti obbligazionari lunghi salgono leggermente. Complessivamente la settimana si chiude con un lieve calo complessivo sui livelli di inizio settimana

Azionario italiano

Anche Piazza Affari ha mostrato moderati guadagni. Il FTSE MIB ha incamerato circa +0,8% nel periodo (chiudendo venerdì a 42.646 punti, +0,96% in giornata). A trainare sono stati soprattutto i titoli finanziari: le banche di medio-piccola capitalizzazione e in generale il settore assicurativo hanno fatto bene. Per esempio Generali ha guadagnato +2,48% venerdì e Unipol +2,86%, mentre nel comparto bancario hanno brillato BPER, Popolare di Sondrio, Intesa e Unicredit con rialzi intorno al 2%. Fra i ribassi, Brunello Cucinelli ha pagato speculazioni negative sul suo business russo (–1,74% venerdì). In sintesi, il supporto di banche e assicurazioni ha bilanciato qualche scarsa performance tecnologica e reso la settimana dell’indice complessivamente positiva. Lo spread BTP-Bund è rimasto basso (sui ~85-87 punti) e il rendimento del BTP a 10 anni ha oscillato intorno al 3,6%firstonline.info, riflettendo la fiducia degli investitori nella gestione del debito pubblico e la stabilità politica.

Obbligazionario

Sul fronte obbligazionario USA i rendimenti dei titoli di Stato sono leggermente saliti, riflettendo i dati economici solidi. Il decennale americano rende intorno al 4,2% (era 4,18% venerdì dopo il PCE). Questo suggerisce che, pur con Fed pronta a tagliare, i mercati credono in una crescita ancora vivace. In Europa, il decennale italiano a 10 anni rendeva circa il 3,6%, mentre lo spread con il Bund decennale tedesco è rimasto su livelli contenuti (sotto i 90 punti). In breve, i mercati obbligazionari riflettono aspettative di tassi ancora bassi nel tempo ma un’economia USA che resta resistente: i rendimenti salgono solo leggermente, anche grazie a una domanda di rifugio su asset con cedole più interessanti.

Oro

L’oro ha registrato una forte crescita, spinto dalle speranze di tassi più bassi. Quotato in dollari, il metallo prezioso è salito di circa il 2,5% nella settimana, attestandosi attorno ai 3.780 $/oncia venerdì (toccando un picco record di ~3.790 $ a metà settimana). La dinamica è stata sostenuta dai dati di inflazione USA in linea col previsto, che hanno alimentato le attese di tagli dei tassi Fed: così l’oro – tradizionale bene rifugio – ne ha beneficiato. In breve, i movimenti sui mercati internazionali (Fed, consumi, tariffe) hanno alimentato in settimana la domanda di asset “sicuri”: oltre all’oro, ne hanno beneficiato anche argento e platino, anch’essi a livelli di prezzo molto elevati.

Ed ora veniamo al certificato della settimana, ma prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

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