La settimana che si è
conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali
che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street
continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una
stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto
AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di
consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei
tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.
Il Comparto Azionario: Wall
Street vs Piazza Affari
Negli
Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la
settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa
impressionante. Il driver principale rimane il settore dei
semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi
come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha
beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied
Materials +5,7%).
Oltre
al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario.
I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno
evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un
livello record di asset under management, segnalando che la liquidità
nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei
mesi passati.
In
Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800
punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da
una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice
italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%).
La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni
strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di
EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni.
Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%,
richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future
mosse della BCE.
Obbligazionario e Metalli
Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale
Analisi di Mercato: La “Quiete”
Apparente e la Rotazione Sotterranea
La
settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere
archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di
transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari
principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno
chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni
percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”.
Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore
grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di
indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una
violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede
i nuovi trend di medio periodo.
I
flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti
Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi
precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori
difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica
di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il
denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e
i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il
settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico
nonostante fondamentali ancora solidi.
Sul
fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I
rendimenti dei governativi si sono mossi in un range
ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve
irripidimento (steepening).
Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali
potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto,
raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo
interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la
volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità
realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale
per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.
Io
sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il
certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione:
difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così
profondo ed un rendimento di tutto rispetto!
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Mercati sotto la neve: tra
nichilismo finanziario e dati macroeconomici
Viviamo
in una fase di mercato che Alessandro Fugnoli, nel suo ultimo “Il
Rosso e il Nero”, descrive con una metafora potente: borse ai
massimi come “neve che ricopre le debolezze del sistema”.
Sotto il manto bianco dei nuovi record degli indici, si nascondono
fratture sociali e macroeconomiche che i dati di dicembre 2025
iniziano a rendere evidenti.
Da
un lato, c’è la rottura del patto intergenerazionale. La “teoria
del ciclo vitale” di Modigliani si è invertita: i Boomers
continuano ad accumulare su asset tradizionali (azioni, bond, case),
mentre Millennials e Generazione Z, tagliati fuori dal mercato
immobiliare e schiacciati da un costo della vita che rende il
risparmio “inutile”, si rifugiano nel “nichilismo
finanziario”. La scelta delle criptovalute e delle opzioni a
brevissima scadenza non è solo speculazione, ma una risposta
difensiva all’impossibilità di accedere all’ascensore sociale
tradizionale.
Dall’altro
lato, l’analisi macroeconomica di Cube Investimenti conferma che la
struttura scricchiola. Il mercato del lavoro invia segnali
contrastanti: i dati ufficiali (BLS) reggono, ma i sondaggi privati
(ADP) mostrano un raffreddamento netto. L’inflazione, pur
tecnicamente “sotto controllo” vicino al target del 2%, si
è stabilizzata su un plateau di prezzi troppo alto per la classe
media, erodendo il consenso politico e creando un clima di
“affordability crisis”.
Siamo
appesi alle decisioni delle Banche Centrali. Con una Fed che si
prepara a un taglio dei tassi e un probabile cambio di guardia in
favore di figure “pro-crescita” come Kevin Hassett, il
mercato scommette su una “fiscal dominance” che sosterrà
gli asset rischiosi ancora per tutto il 2026. Tuttavia, questa è una
scommessa sulla liquidità, non sui fondamentali. Gli investitori
festeggiano la discesa dei tassi reali e l’indebolimento del dollaro,
ma ignorano che il tessuto sottostante è fragile. Le borse salgono
perché l’alternativa è la svalutazione monetaria, ma la volatilità
è pronta a riemergere non appena la neve si scioglierà.
In
questo contesto, l’investitore razionale deve abbandonare la logica
del “buy and hold” passivo per abbracciare strategie
asimmetriche capaci di estrarre rendimento anche in fasi laterali o
moderatamente ribassiste.
Prima di presentare il certificato della settimana, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
L’ingegneria del rendimento a
breve termine: Analisi del Certificate Marex.
Questa settimana, per
ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di
mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta
succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri
interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main
stream” è, a mio avviso, forviante.
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Geopolitica: Perché la “Pace”
sarebbe una sconfitta strategica per la Russia
Sebbene
l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace
venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina
strategica rivela che, per la Russia, questo scenario
rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.
L’obiettivo
primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale,
ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un
esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella
sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di
questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha
accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico.
Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti
di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni
tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a
fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina
rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino
per generazioni.
Inoltre,
la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica
ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò
che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero
russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica
che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento
della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un
esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e
un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La
narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione
che confonde la conquista di chilometri quadrati con il
raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente
difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione
concreta e soprattutto duratura.
Se
quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette
(azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono
rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un
ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.
Naturalmente
scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni
mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in
particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike
proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo
peggiore.
Siamo
giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una
volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro
macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove
la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.
L’azionario
statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500
e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore
tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della
nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano
sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere
“tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft
landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso
di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.
Dall’altra
parte dell’oceano, l’Europa
(e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da
una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a
ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di
normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora
più complessa la situazione della Cina,
dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e
fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso
deludono le aspettative degli investitori.
Sul
fronte obbligazionario,
assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su
livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio
precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi
ufficiali. In questo contesto, l’oro
ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di
protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria,
anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a
fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.
La
parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione:
abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per
privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di
generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.
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Questa
settimana non riuscirò a pubblicare il consueto post benché abbia
due prodotti nel “mirino”.
Pubblico però un’analisi terza che ho fatto fare sul certificato presentato nell’articolo “Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto” e mi sembra che il rapporto sia positivo e conforme a quanto previsto nell’articolo citato.
Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccaresulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla!Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Buona
lettura!
I. Inquadramento e Rilievi
Strategici
I.A. Sintesi della Performance
(Ultime Due Settimane)
Il certificato ISIN XS3159916926, una struttura Phoenix Memory Issuer Callable Worst-of, ha manifestato una notevole resilienza di prezzo nelle ultime due settimane, un periodo caratterizzato da moderata pressione direzionale sui mercati azionari. Nonostante l’indice S&P 500 (SPX) abbia registrato una flessione settimanale del 2.12% e il Worst-of (WOS) Saint-Gobain abbia sottoperformato, il certificato ha mantenuto la sua quotazione sostanzialmente sulla parità (valore nominale).
Questa
stabilità è una conseguenza diretta del profilo di payoff
asimmetrico della struttura, che beneficia di un robusto buffer
anticiclico. La protezione offerta dalla Barriera Discreta al 60% è
lontana dall’essere compromessa, mitigando efficacemente l’impatto
delle fluttuazioni di mercato a breve termine sul fair value
del prodotto.
Prima
di partire con l’articolo della settimana, facciamo un recap della
scorsa.
Avevo
presentato il primo certificato “bollinato” da questo blog su un
investimento immobiliare difficilmente reperibile sul mercato.
Ad oggi sembra non abbia riscosso un gran riscontro, quindi, se volete, vi invito a rileggere l’articolo e fare le vostre valutazioni naturalmente.
Aggiungo
anche che, a seconda dei volumi che avrà questo certificato,
dipenderanno ulteriori sviluppi di questo blog o, eventualmente,
l’abbandono per potermi concentrare su altre attività.
Veniamo
ora all’articolo della settimana.
La
settimana di mercato tra il 25 e il 31 ottobre 2025 è stata
caratterizzata da un tono misto a livello globale, con una notevole
divergenza tra la resilienza azionaria americana e la pressione sui
mercati europei, il tutto mentre i tassi obbligazionari di
riferimento mostravano una pausa strategica. L’indice Euro Stoxx 50
ha registrato una chiusura settimanale positiva, terminando a 5674.50
con un incremento dell’1.20%.1
Al contrario, Piazza Affari (FTSEMib) ha chiuso in territorio
negativo, subendo un ribasso nell’ultima sessione, perdendo l’1.03% a
42.210 punti. Contemporaneamente, il rendimento del titolo di Stato
decennale USA ha mostrato una stabilizzazione, attestandosi al 4.08%,
riflettendo l’incertezza sulla prossima mossa della Federal Reserve,
nonostante le precedenti dichiarazioni considerate “falco”.
In
questo contesto di elevata, selettiva, volatilità e continua ricerca
di yield
enhancement, l’attenzione si sposta verso gli strumenti
strutturati che permettono di monetizzare le oscillazioni dei prezzi.
I metalli preziosi, in particolare Oro e Argento, hanno continuato a
mantenere posizioni storicamente elevate (con performance annuali
superiori al 45%), consolidando il loro ruolo di copertura monetaria.
II.
Analisi Macroeconomica: Sintesi della Settimana (25-31 Ottobre 2025)
II.1. I
Mercati Azionari: Divergenze e Fattore Tecnologico
L’andamento
dei mercati azionari ha evidenziato una crescente disomogeneità tra
le principali aree geografiche. Le piazze europee hanno offerto
segnali contrastanti. Se da un lato, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso
la settimana con un apprezzamento dell’1.20%, dimostrando una
resilienza complessiva, dall’altro, la Borsa Italiana ha subito
pressioni significative. L’indice FTSEMib ha terminato l’ultima
seduta in ribasso, perdendo l’1.03% e chiudendo a 42.210 punti.
Questa contrazione del listino italiano, che ha toccato anche -1.5%
intraday, può essere direttamente correlata ai recenti dati
macroeconomici domestici, che hanno mostrato un rallentamento
inaspettato dell’economia italiana nel terzo trimestre e un
contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione. Tali fattori hanno
logicamente appesantito il sentiment degli investitori locali e
internazionali sull’esposizione italiana.
In
netto contrasto, i mercati statunitensi (S&P 500 e Nasdaq) hanno
continuato la loro corsa verso nuovi massimi storici nel corso della
settimana. Questa performance
eccezionale è stata ampiamente alimentata dall’entusiasmo e dalla
liquidità canalizzata nel settore tecnologico e dei semiconduttori
(con forti guadagni in titoli come Nvidia, AMD e Dell). La resilienza
americana, nonostante le incertezze politiche (rischio di shutdown
governativo) e le aspettative sui tassi della Federal Reserve,
suggerisce che il flusso di capitale globale sta premiando in modo
predominante le narrazioni strutturali legate all’Intelligenza
Artificiale e alla big
tech. Questa divergenza tra la forza guidata dalla
tecnologia negli USA e la pressione sui mercati europei, in
particolare l’Italia, indica che gli investitori stanno scommettendo
sulla continuazione di un trend
di crescita strutturale e su una potenziale disinflazione a lungo
termine, piuttosto che sulla crescita ciclica tradizionale.
II.2.
Mercati Obbligazionari: La Pausa dei Tassi
Nel
panorama obbligazionario, la settimana si è contraddistinta per una
stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine. Il benchmark
globale, il rendimento del titolo di Stato decennale USA, si è
attestato al 4.08% il 31 ottobre, registrando un calo marginale di
0.02 punti percentuali rispetto alla sessione precedente. Questa
pausa ha interrotto un rally
di tre sessioni che aveva spinto il rendimento di riferimento a un
massimo di tre settimane, sostenuto dal tono più restrittivo (falco)
del FOMC. La stabilizzazione dei rendimenti intorno a quota 4%
riflette l’incertezza del mercato riguardo alla prossima mossa della
Fed.
In
Europa, il rendimento del BTP decennale italiano è salito lievemente
al 3.40% al 30 ottobre. Nonostante i segnali di rallentamento
dell’economia italiana, il differenziale tra il BTP e il Bund tedesco
(Spread BTP-Bund) si è mantenuto su valori storicamente contenuti,
chiudendo la settimana a 75.57 punti base. Questa contrazione del
rischio percepito sul debito periferico italiano è bilanciata
dall’impatto complessivo delle politiche restrittive della Banca
Centrale Europea. La stabilizzazione dei rendimenti USA sopra il 4%
continua a rappresentare un fattore di drenaggio di liquidità da
altre asset
class, specialmente quelle considerate più rischiose,
influenzando le decisioni di allocazione di capitale.
II.3.
Materie Prime: Il Contrasto tra Energia e Metalli Preziosi
Il
settore delle materie prime ha mostrato un marcato disaccoppiamento
tra il comparto energetico e quello dei metalli preziosi. Il petrolio
greggio WTI ha chiuso a $60.88 il 31 ottobre.
Nonostante un leggero rialzo giornaliero,
il greggio è apparso strutturalmente debole, proiettato verso il
terzo calo mensile consecutivo. Questa pressione ribassista è
guidata principalmente dalle preoccupazioni per l’eccesso di offerta
globale e l’aumento della produzione, che stanno superando i timori
geopolitici (ad esempio, le tensioni in Venezuela).
Al
contrario, i metalli preziosi mantengono una forza strutturale
impressionante. Nonostante una lieve correzione di fine settimana,
l’Oro si è attestato a $3,997.10/oncia 4
e l’Argento a $48.66/oncia.5
Entrambi i metalli hanno registrato guadagni eccezionali su base
annuale (Oro +46.08%, Argento +50.02% rispetto all’anno precedente).
Questo forte disaccoppiamento tra la debolezza del petrolio
(indicativa di un ciclo economico forse meno robusto) e la forza dei
metalli preziosi dimostra che il prezzo di Oro e Argento è
prevalentemente guidato dalla domanda di beni rifugio (inclusi gli
acquisti aggressivi delle banche centrali) e dalle aspettative di
svalutazione monetaria a lungo termine.
Cosa
faccio io in queste situazioni di profonda incertezza? Ormai lo
dovreste sapere, cerco due cose: diversificazione e decorellazione.
Proprio in quest’ottica è stato scelto il certificato di questa
settimana.
Un
certificato che come sottostante ha un unico indice che raggruppa i
maggiori estrattori di argento, che potrebbe anche essere
un’alternativa, od un’ulteriore diversificazione,
all’investimento diretta nella materia prima, visto anche il
recente forte rally dell’ultimo periodo.
Ma,
prima di iniziare l’analisi, ricordo i soliti metodi per sostenere
il blog: Il primo è più efficace è quello di effettuare una
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III. Il
Contesto dei Metalli Preziosi: Oro e Argento
III.1. La
Forza Strutturale e i Fattori di Supporto
Il Mattone 2.0: Analisi del
Certificato Cash Collect e il Vantaggio sui Tassi
Eccoci
di nuovo come ogni settimana per un nuovo certificato.
Però
questa volta è un po’ diverso: come anticipato nel precedente post,
è il primo certificato “bollinato” Investment Engineering.
Sarebbe bello in futuro riuscire ad avere un basket di certificati (4
o 5) per poter fare un portafoglio che ognuno può seguire in forma
del tutto gratuita. Naturalmente tutto dipenderà dal riscontro che
questo prodotto otterrà, ossia quanti volumi scambierà. Se ci
saranno volumi interessanti, cioè se il certificato verrà
acquistato, allora vorrà dire che ci sono più persone interessate a
questa proposta, altrimenti pazienza, significherà che è giunto il
momento di rivalutare l’utilità di questo blog.
Rimangono poi sempre validi i soliti metodi per sostenere il blog: Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Veniamo al certificato: l’idea di fondo è proprio quella di fornire uno strumento finanziario che potesse rappresentare un’alternativa all’investimento immobiliare, il classico appartamento messo a reddito tramite affitto. Ma andiamo per gradi.
Questo articolo analizza la struttura del certificato, ne evidenzia il vantaggio difensivo e spiega perché, in un’ottica di imminente discesa dei tassi, possa rappresentare un’alternativa superiore al tradizionale reddito da locazione.
Nel
panorama finanziario odierno, dominato dall’incertezza sui tassi e
dalla costante ricerca di rendimenti robusti, l’investimento nel
settore immobiliare e delle costruzioni sta vivendo una fase di
profonda rivalutazione. Lo strumento proposto emerge come soluzione
di ingegneria finanziaria che permette di cogliere i benefici del
settore con un meccanismo di protezione incorporato.
L’Architettura Finanziaria:
Worst Of e l’Esposizione Tematica
Rieccoci per
un’altra settimana di investimenti. Questa è una settimana molto
particolare per il sottoscritto perché c’è una bellissima novità
per questo sito e che vi anticiperò a fine articolo, per cui leggete
tutto fino alla fine!
Partiamo, come di
consueto, da una visione generale dei mercati per la settimana appena
terminata.
Mercati finanziari (13-17
ottobre 2025)
La settimana dal 13 al 17 ottobre 2025 ha
visto mercati globali agitati da dati macro contrastanti e tensioni
geopolitiche. Negli Stati Uniti gli indici principali hanno
registrato guadagni settimanali (S&P 500 +1,9%, Nasdaq
+2,2%) in scia alle aspettative di nuovi tagli dei tassi da parte
della Fed e a un’ondata di rialzi nel settore tecnologico. In
Europa lo STOXX 600 ha chiuso venerdì in calo dell’1%, ma ha
comunque conservato un modesto guadagno settimanale (+0,4%). Il
settore bancario europeo è stato sotto pressione (banche EURO STOXX
−2,5%), mentre i titoli di lusso hanno brillato (LVMH ed
EssilorLuxottica in rally, Continental +11% su utili). A livello
globale oro e altri beni rifugio hanno beneficiato della volatilità:
l’oro ha toccato record storici (intorno a $4.378/oz) spinto da
timori di credito. Nel complesso i mercati hanno navigato su tonfi e
recuperi: la settimana è stata caratterizzata da forti
oscillazioni dovute a tensioni sui dazi USA-Cina, al protrarsi della
crisi di liquidità a Wall Street (crollo delle azioni regional banks
USA) e alla mancanza di dati ufficiali statunitensi a causa dello
shutdown federale. La Borsa americana nel complesso ha chiuso la
settimana in positivo (S&P e Dow in rialzo medio intorno
all’1–2%), mentre in Europa il recupero settimanale è stato in
parte bilanciato dal calo finale di venerdì.
Stati Uniti: contesto macro e mercati
Negli USA l’orientamento accomodante
della Fed continua a sostenere il sentiment: dopo il primo taglio dei
tassi a metà settembre, i mercati scontano nuovi rialleggerimenti
entro fine anno. L’indice S&P 500 ha messo a segno
una quarta settimana positiva di fila, grazie anche alla performance
dei colossi tecnologici e industriali. Tuttavia venerdì scorso c’è
stata una flessione a ridosso di chiusura settimanale, innescata
dalle paure per il settore bancario regionale (due prestiti in frode
e tensioni sul credito hanno innescato vendite sistemiche) e dalle
persistenti tensioni commerciali con la Cina. Il dollaro ha perso
terreno sul finire della settimana, con l’indice DXY in discesa
(circa 98.2, −0.6% nella settimana), sostenuto dall’aspettativa
di politica monetaria più espansiva della Fed.
Sul fronte macroeconomico il quadro è eterogeneo. L’ultimo
report dei consumatori (University of Michigan) segnala un
sentiment sostanzialmente stabile a 55,0 in ottobre (da 55,1 di
settembre), nonostante l’avvio dello shutdown. Il rapporto indica
preoccupazioni per il mercato del lavoro e l’inflazione, mentre
emerge un tenore di spesa più elevato fra le famiglie a reddito più
alto. Il Fed Beige Book (aggiornato al 6 ottobre) ha riportato
“attività sostanzialmente invariata” e consumi trainati dai
redditi alti, mentre i consumatori a reddito medio/basso cercano
promozioni per fronteggiare i prezzi elevati. Questi dati confermano
che l’effetto diretto dello shutdown sull’umore dei consumatori è
per ora limitato, anche se il rapporto segnala un peggioramento della
fiducia nei segmenti più esposti alla crisi fiscale.
Fra i dati economici settimanali, il Chicago Fed’s CARTS
stima un +0,5% m/m delle vendite retail (escluse auto) a settembre,
in rallentamento rispetto al +0,7% di agosto. I consumi rimangono
trainati dai redditi più ricchi (che continuano a beneficiare della
ricchezza finanziaria), mentre il ceto medio mostra segni di
affaticamento dai prezzi importati più alti. Segnali positivi
giungono invece dall’edilizia residenziale: in settembre i cantieri
edili sono tornati sui massimi biennali, sospinti da ipoteche più
favorevoli e un costante shortage di case. Su questo aspetto ci
torneremo ancora alla fine dell’articolo perché avrà in parte a
che fare con la novità di cui vi ho anticipato all’inizio
dell’articolo.
Nel complesso, la settimana statunitense ha rinforzato l’idea
che – a fronte di domande ancora solide e sostegno politico interno
– i mercati scontano una Fed pronta ad altre mosse di stimolo a
breve, giustificando i rialzi azionari recenti.
Europa:
dati macro e indici di area
In Europa gli indici azionari hanno
beneficiato di dati macro generalmente più rassicuranti.
L’inflazione nell’Eurozona è tornata a salire lievemente:
l’ultimo dato preliminare di settembre registra un +2,2%
tendenziale (da +2,0% di agosto), su cui ha influito soprattutto il
caro energia e un’inflazione dei servizi ancora sostenuta. Tale
livello si avvicina nuovamente all’obiettivo BCE del 2%,
confermando agli occhi dei mercati la decisione di tenere i tassi
fermi nell’ultimo meeting.
La fiducia degli investitori nell’area euro migliora: a ottobre
l’indice Sentix è salito a −5,4 (da −9,2 di settembre), meglio
delle attese. I partecipanti al sondaggio (ottobre 2-4) segnalano una
visione meno pessimistica, in parte perché lo shutdown USA non ha
ancora inciso sui dati economici locali. Anche in Germania l’indice
Sentix è rimbalzato (+4,2 punti su mese), malgrado l’output
industriale ancora in difficoltà. A livello di crescita, la
Commissione UE ha rivisto lievemente al rialzo le previsioni di
crescita dell’Eurozona per il 2025 (ora 1,2%, grazie a una domanda
interna più forte e a orientamenti accomodanti), mentre l’Italia
ha presentato un progetto di bilancio 2026 con tagli fiscali e
maggiori spese (impatto marginale sui mercati, che restano
concentrati sulle sfide fiscali globali).
Il rafforzamento dell’euro ha sostenuto l’umore europeo. Il
cambio EUR/USD si è riportato intorno a 1,17 (in rialzo settimanale)
in risposta alle aspettative di un dollaro più debole. In chiusura
di settimana l’attenzione degli investitori era rivolta alla
pubblicazione finale delle stime di inflazione UE e a possibili
commenti sui piani di politica monetaria BCE. In sintesi, i listini
europei hanno chiuso la settimana in lieve progresso complessivo
(pari circa al +2-3% per Euro Stoxx 50 nella settimana), con titoli
ciclici e di lusso in testa, mentre la spinta è stata moderata da
debolezze settoriali (banche, aerospace) e dalla cautela verso gli
sviluppi globali.
Petrolio WTI: evoluzione settimanale
Il WTI (West Texas Intermediate) ha
proseguito la discesa già in atto a inizio mese, tornando sui minimi
di 5 mesi. Mercoledì 14 ottobre il contratto WTI ha chiuso a circa
$58,70 al barile (−1,3% sul giorno), livelli inediti da maggio. Il
prezzo si è mantenuto in area $58-59 per gran parte della settimana,
influenzato da una combinazione di fattori macro e geopolitici: da un
lato le tensioni commerciali USA-Cina (con nuovi passi indietro e
minacce tariffarie) hanno frenato le prospettive di domanda;
dall’altro l’International Energy Agency (IEA) ha alzato
le stime di surplus mondiale per il 2026, segnalando un forte eccesso
di offerta a breve termine. Inoltre i dati USA hanno evidenziato un
rallentamento dei consumi (vendite retail sotto pressione) e un
aumento delle scorte, alimentando pressioni ribassiste.
L’offerta continua a superare la domanda: l’OPEC+ e altri
produttori stanno incrementando la produzione per compensare
volatilità dei prezzi, mentre gli Stati Uniti mantengono livelli
record di produzione giornaliera. Anche per questo il WTI rimane ben
al di sotto dei massimi annui di $75 raggiunti ad agosto. In
compenso, i capitali si sono riversati su asset rifugio: il prezzo
del gold ha toccato record intraday a $4.378/oz, e il dollaro
si è indebolito contro euro e yen. In sintesi, il prezzo del
petrolio WTI ha evidenziato segnali di cedimento nella settimana
13-17 ottobre (minimi plurimensili), riflesso del timore di un
eccesso di offerta e della debolezza della domanda globale.
Proprio in funzione dell’aumentata volatilità ho scelto un
certificato che oggi presenta un buon rendimento con una barriera
posizionata su un ottimo livello.
Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse
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Continuo anche questa settimana con una parte più “didattica”
degli articoli in modo tale (o meglio nella speranza di) rendere più
accessibile lo strumento dei certificati anche ai meno esperti.
Ma prima facciamo una breve sintesi dei mercati finanziari della
settimana:
Azionario americano
La settimana è cominciata con nuovi massimi storici sui listini
USA, spinti soprattutto dai titoli tecnologici e dalle attese
sull’IA. Lunedì l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in rialzo
(rispettivamente +0,44% e +0,70%), trainati da Nvidia (+3,9% dopo
l’annuncio di un maxi-investimento in OpenAI) e da Apple (+4,3% su
buone prospettive di vendita di iPhone). Tuttavia da martedì i
mercati hanno accusato presa di beneficio. Mercoledì a Destù la Fed
ha mantenuto un tono prudente: Powell ha sottolineato la necessità
di bilanciare inflazione e occupazione, lasciando aperta la porta a
ulteriori tagli ma senza indicare tempistiche precise. In questo
contesto mercoledì/giovedì i principali indici hanno perso terreno
(Nasdaq -0,5%/0,9%). Venerdì l’inflazione PCE di agosto è
risultata in linea con le attese (2,7% annuo), consolidando le
speranze di tagli dei tassi Fed nei prossimi mesi. In chiusura la
Borsa ha moderatamente recuperato (+0,59% l’S&P 500), mentre i
rendimenti obbligazionari lunghi salgono leggermente.
Complessivamente la settimana si chiude con un lieve calo complessivo
sui livelli di inizio settimana
Azionario italiano
Anche Piazza Affari ha mostrato moderati guadagni. Il FTSE MIB ha incamerato circa +0,8% nel periodo (chiudendo venerdì a 42.646 punti, +0,96% in giornata). A trainare sono stati soprattutto i titoli finanziari: le banche di medio-piccola capitalizzazione e in generale il settore assicurativo hanno fatto bene. Per esempio Generali ha guadagnato +2,48% venerdì e Unipol +2,86%, mentre nel comparto bancario hanno brillato BPER, Popolare di Sondrio, Intesa e Unicredit con rialzi intorno al 2%. Fra i ribassi, Brunello Cucinelli ha pagato speculazioni negative sul suo business russo (–1,74% venerdì). In sintesi, il supporto di banche e assicurazioni ha bilanciato qualche scarsa performance tecnologica e reso la settimana dell’indice complessivamente positiva. Lo spread BTP-Bund è rimasto basso (sui ~85-87 punti) e il rendimento del BTP a 10 anni ha oscillato intorno al 3,6%firstonline.info, riflettendo la fiducia degli investitori nella gestione del debito pubblico e la stabilità politica.
Obbligazionario
Sul fronte obbligazionario USA i rendimenti dei titoli di Stato
sono leggermente saliti, riflettendo i dati economici solidi. Il
decennale americano rende intorno al 4,2% (era 4,18%
venerdì dopo il PCE). Questo suggerisce che, pur con Fed pronta a
tagliare, i mercati credono in una crescita ancora vivace. In Europa,
il decennale italiano a 10 anni rendeva circa il 3,6%,
mentre lo spread con il Bund decennale tedesco è rimasto su livelli
contenuti (sotto i 90 punti). In breve, i mercati obbligazionari
riflettono aspettative di tassi ancora bassi nel tempo ma un’economia
USA che resta resistente: i rendimenti salgono solo leggermente,
anche grazie a una domanda di rifugio su asset con cedole più
interessanti.
Oro
L’oro ha registrato una forte crescita, spinto dalle speranze di
tassi più bassi. Quotato in dollari, il metallo prezioso è salito
di circa il 2,5% nella settimana, attestandosi
attorno ai 3.780 $/oncia venerdì (toccando un picco
record di ~3.790 $ a metà settimana). La dinamica è stata sostenuta
dai dati di inflazione USA in linea col previsto, che hanno
alimentato le attese di tagli dei tassi Fed: così l’oro –
tradizionale bene rifugio – ne ha beneficiato. In breve, i
movimenti sui mercati internazionali (Fed, consumi, tariffe) hanno
alimentato in settimana la domanda di asset “sicuri”: oltre
all’oro, ne hanno beneficiato anche argento e platino, anch’essi
a livelli di prezzo molto elevati.
Ed ora veniamo al certificato della settimana, ma prima colgo
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