purtroppo questa
settimana, causa forze maggiori, non riuscirò a completare
l’articolo.
Però due cose
permettetemi di scriverle:
innanzitutto fatemi
ringraziare Roby che ha contribuito con una donazione per questo
sito. Visto che ha espresso la preferenza di prodotti più
tranquilli, mi sembra giusto che il prossimo post vada in questa
direzione. Ricordo che per chiunque voglia contribuire, lo può fare
in diversi modi.
Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
La seconda cosa è che, per quanto riguarda la posizione sul VIX dello scorso articolo, ho aperto una posizione long praticamente sui livelli attuali ma, a differenza dell’articolo, ho utilizzato quest’altro certificato DE000VC3TCV6, che ha un livello di barriera più basso (e quindi anche una leva più contenuta).
Se poi l’indice scendesse sotto 15 aumenterò ulteriormente la mia esposizione.
Ci vediamo quindi la prossima settimana con un prodotto più adatto ai “cassettisti”, perciò stay tuned.
Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog,
questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì
un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.
La
scorsa settimana ha segnato un importante punto di svolta per i
mercati azionari statunitensi. Dopo il violento drawdown di aprile,
l’indice S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in territorio
positivo da inizio anno, con una distanza di poco superiore al 3% dai
massimi storici. Si è trattato di un recupero tanto rapido quanto
sorprendente, favorito da due catalizzatori principali:
l’allentamento delle tensioni commerciali e il ritorno degli
acquisti sui titoli tecnologici.
L’amministrazione americana ha infatti sospeso per 90 giorni
gran parte delle tariffe doganali introdotte ad aprile (esclusa la
tariffa base del 10%) e, a sorpresa, ha annunciato una drastica
riduzione delle tariffe verso la Cina, passate dal 145% al 30%. In
parallelo, numerose aziende USA hanno siglato importanti accordi
commerciali in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con una
forte componente legata alla tecnologia avanzata. Queste intese,
sebbene sollevino interrogativi sul piano della sicurezza nazionale,
hanno riacceso l’interesse del mercato per il comparto AI.
Proprio in questo contesto si inserisce la revoca della “AI
Diffusion Rule”, una norma introdotta da Biden a gennaio che
limitava l’export di chip AI verso numerosi Paesi. La sua
eliminazione favorisce attori come Nvidia, AMD e Intel, che hanno già
iniziato a recuperare parte delle perdite, riducendo il drawdown dal
30% di aprile a circa il 9%.
Tenete a mente questo aspetto perché la competizione sulla
tecnologia tra USA e Cina sarà uno degli aspetti dirimenti nei
prossimi anni.
Crescita solida, inflazione sotto controllo
L’economia reale mostra segnali di tenuta. Le attese di
recessione, che a fine aprile raggiungevano il 65% su piattaforme di
prediction market come Polimarket, sono ora scese al 38%. Il modello
GDP Now della Fed di Atlanta prevede una crescita del PIL USA del
2,4% per il trimestre in corso. Nel frattempo, i dati sull’inflazione
sorprendono in positivo: il CPI è uscito al 2,3% (vs 2,4% atteso),
il PPI al 2,4% (vs 2,5% previsto), smentendo i timori di una nuova
fiammata inflattiva.
Eppure, il sentiment dei consumatori rimane fragile. Il sondaggio
dell’Università del Michigan indica aspettative di inflazione a un
anno al 7,3%, un valore distorto da fattori psicologici e
polarizzazione politica. A questo si aggiungono le prime avvisaglie
di rincari nei beni soggetti a dazi, come segnalato dal CEO di
Walmart.
Moody’s declassa gli Stati Uniti: impatto
psicologico, ma non sistemico
A mercati chiusi, Moody’s ha annunciato il downgrade del debito
USA da Aaa ad Aa1, citando l’incapacità del governo di contenere
deficit e spesa per interessi. La decisione, pur attesa da alcuni
analisti, è un campanello d’allarme sulla traiettoria del debito:
si stima che nel 2025 il 30% delle entrate federali sarà destinato
al pagamento degli interessi. Il downgrade non implica un rischio di
default, ma rende evidente l’erosione della fiducia nel debito
sovrano statunitense, definito da tempo “risk free” solo
nominalmente.
Treasuries sotto pressione, attesa per l’autunno
A mio avviso, il vero freno al rialzo dei mercati non è il
rischio di recessione, bensì la fragilità dei Treasury. L’elevato
disavanzo, la fine del QE, il Quantitative Tightening in atto e
l’assenza di nuovi acquirenti istituzionali esteri mettono
pressione sulle aste. Se i rendimenti dei decennali si avvicinassero
al 5%, l’azionario ne risentirebbe.
Proprio per affrontare questi problemi, esiste la proposta di
modifica dei ratio patrimoniali bancari, attesa per l’autunno,
potrebbe sbloccare nuova domanda da parte delle banche USA. Inoltre,
nel 2026, la Fed potrebbe vedere un cambio alla guida, con un profilo
più accomodante.
Il quadro attuale resta di temporaneo equilibrio:
l’azionario cavalca un rimbalzo tecnico e macroeconomico, ma le
fondamenta fiscali e obbligazionarie restano fragili. Estate e
autunno si prospettano come banchi di prova. Fino ad allora, momentum
e speranza restano le forze trainanti.
Benché, lo sapete, io non abbia approfittato di questo ultimo
movimento a V, rimango ancora in posizione attendista rispetto
all’azionario e continuo con i miei due principi base: protezione e
diversificazione.
In questa direzione va il prodotto descritto di seguito che ha due
caratteristiche principali: barriera distante e sottostanti che non
si hanno in portafoglio.
Prima,
come al solito, vi ricordo che chi
volesse contribuire al
proseguimento di questo blog, lo può
fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare
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Ogni contributo è un
piccolo mattoncino per l’indipendenza di questo blog.
Il
certificate che presento questa settimana è incentrato sulla futura
ricostruzione dell’Ucraina. Per completezza riporto i motivi per cui
è stato proposto, fermo restando che i motivi principali che mi
hanno spinto a sceglierlo sono quelli detti sopra.
Questa settimana nessuna nuova strategia, non tanto per mia mancanza
di tempo, ma soprattutto perché io continuo a ritenere che questo
rimbalzo a V, quantomeno nel breve termine, non possa durare ancora
per molto e non vedo grosse occasioni, meglio rimanere liquidi ed
utilizzare le “cartucce” per un prossimo futuro storno.
Quindi anche io
questa settimana non ho effettuato alcuna operazione ed attendo
condizioni maggiormente favorevoli del mercato.
Per cui stay tuned e
ci aggiorniamo alla prossima settimana!
Negli
ultimi giorni, i mercati finanziari hanno mostrato segnali misti,
riflettendo l’incertezza generata dalla strategia commerciale
dell’amministrazione Trump e dalla difficile lettura dello scenario
macroeconomico globale. Al centro della scena si trovano le tensioni
con la Cina, i dati economici distorti e le implicazioni sulle
politiche monetarie e fiscali. Mentre alcuni indicatori mostrano
resilienza, la volatilità resta alta e la direzione futura appare
tutt’altro che chiara.
Nel breve termine io consiglio estrema prudenza perché il recente
movimento a V non è assolutamente sostenibile, soprattutto perché
fatta a strappi lasciando molti gap aperti. L’indice FTSE-MIB ne è
un esempio ma vale anche per gli altri indici:
La politica dei dazi adottata da Trump ha rappresentato un chiaro
ritorno al protezionismo. Il team economico presidenziale, guidato da
Robert Lighthizer e Peter Navarro, ha dato un’impronta fortemente
interventista, puntando a correggere lo squilibrio commerciale con la
Cina attraverso tariffe e barriere. Questa impostazione ha segnato
una discontinuità rispetto alla dottrina liberista repubblicana
degli ultimi decenni, riaffermando l’interesse nazionale sopra
l’integrazione globale. La logica è chiara: ridurre la dipendenza
americana dalle importazioni, riequilibrare il deficit commerciale e
rilocalizzare la produzione interna. Tuttavia, le conseguenze di
questa scelta si stanno manifestando in modo complesso, sia in
termini economici che geopolitici.
Va inoltre sempre ricordato che, se magari gli USA, forse, possono
permettersi, per puri motivi di contrapposizione geopolitica, tentare
di isolare commercialmente la Cina, non possono assolutamente
rinunciare al loro ruolo di “compratore globale di ultima istanza”,
ossia continuerà ad avere un deficit commerciale strutturale, Trump
o non Trump.
D’altronde l’economia americana, pur non avendo ancora subito
un vero rallentamento, mostra segnali ambigui. Come sottolinea
Alessandro Fugnoli in un recente articolo, molti dati macroeconomici
sono difficili da interpretare, anche per la loro raccolta asincrona.
Ad esempio, un dato positivo potrebbe riflettere la corsa agli
acquisti per anticipare gli effetti dei dazi, e non una reale
solidità dell’economia. Inoltre, l’impatto dei dazi si configura
come uno shock da offerta, diverso da quello causato dalla pandemia
di Covid-19: non esiste un forte supporto monetario e fiscale e la
previsione è di una crescita più debole accompagnata da una bassa
inflazione.
In parallelo, la Cina resta l’incognita più rilevante. Da un
lato, l’economia cinese non si è fermata e continua a crescere,
sebbene con una certa fragilità. Dall’altro, la resistenza
reciproca di Stati Uniti e Cina rischia di trasformarsi in un lungo
stallo negoziale, con esiti imprevedibili. Entrambi i paesi sembrano
sopravvalutare la propria capacità di resistere a un eventuale
embargo incrociato, e sottovalutano gli effetti sistemici sulle
catene di fornitura globali. Le trattative potrebbero comunque
sbloccarsi, magari con una moratoria sulle misure restrittive,
qualora emergesse una volontà politica comune di rassicurare i
mercati.
Intanto, la risposta delle autorità americane mostra sfumature
contrastanti. La Federal Reserve, almeno ufficialmente, mantiene un
atteggiamento freddo e prudente. Le recenti parole di Christopher
Waller, che ha aperto a possibili tagli dei tassi in caso di
peggioramento del mercato del lavoro, vanno lette anche in chiave
politica: Waller è uno dei candidati a succedere a Jerome Powell e
potrebbe voler guadagnare consensi interni alla Casa Bianca. Al
contrario, l’amministrazione Trump sembra oggi più attenta al
comportamento dei mercati finanziari rispetto al passato, pronta a
intervenire per sostenere i corsi azionari in caso di debolezza.
Sul fronte operativo, emerge una preferenza per le borse europee,
considerate relativamente più resilienti rispetto a quelle americane
e asiatiche. Anche l’euro appare in fase di consolidamento e
potrebbe rafforzarsi ulteriormente, mentre i bond europei beneficiano
nel breve termine delle pressioni deflazionistiche. I titoli
obbligazionari in dollari sono invece da gestire con prudenza,
privilegiando le scadenze brevi in attesa di sviluppi sulla curva dei
rendimenti. L’oro, infine, mantiene un ruolo difensivo, sostenuto
dalla continua domanda cinese. Il grafico sottostante penso sia
abbastanza esplicativo:
Nel contesto appenda descritto io personalmente sto approfittando
di questo momento di rimbalzo per liquidare alcune azioni a favore di
liquidità, oro in hedge con euro e certificati.
Quello che segue è tra quelli che sto monitorando.
Questa settimana saltiamo un giro, anche perché non vedo grandi occasioni, anzi io sto nuovamente aumentando la percentuale di liquidità nel mio portafoglio.
La settimana appena trascorsa è stata sicuramente caratterizzata dal
ribasso dei tassi di interesse da parte della FED di 50 punti base.
Nella giornata
successiva all’annuncio l’indice italiano ha conosciuto una spinta
che però non ha invalidato il trend laterale delle ultime settimane.
Come si può notare dal grafico sottostante l’indice è ancora
lontano da rompere i massimi precedenti, anzi possiamo notare tre
massimi decrescenti.
Discorso diverso per
l’indice S&P 500 che, anche se di poco, ha aggiornato i propri
massimi. Attenzione però perché se si guarda l’oscillatore
stocastico si può notare l’inizio di una divergenza (ossia nuovi
massimi sui prezzi massimi decrescenti sull’oscillatore).
Naturalmente per verificare se tale divergenza si realizzerà
occorrerà attendere che la linea veloce dello stocastico incroci
dall’alto verso il basso quella lenta.
In una situazione
intermedia si trova invece l’indice NASDAQ che si è fermato proprio
sulla resistenza dell’ultimo massimo.
In questo clima di
incertezza la mia attenzione si è focalizzata in particolar modo su
un certificato estremamente prudente ma che presenta comunque un
potenziale rendimento non trascurabile.
Prima di entrare nel vivo dell’argomento ricordo che chiunque
voglia contribuire al proseguimento di questo blog lo può fare per
effettuare una donazione tramite
Go Fund Me o Buy
Me Coffee.
Salve a tutti, brevissimo post vacanziero giusto per comunicarvi che
gli articoli ricominceranno l’ultima settimana di Agosto.
Per quanto riguarda
la situazione di elevata volatilità, come ho scritto nell’ultimo
articolo, avere incrementato la percentuale di liquidità e/o
prodotti con airbag è stata sicuramente una scelta felice.
In un periodo
non-vacanziero sarebbero usciti dei certificati molto interessanti,
visti gli elevati livelli di liquidità, ma anche gli strutturatori
evidentemente sono in vacanza e non ci sono state nuove emissioni
nell’ultimo periodo.
Concludo
anticipandovi che probabilmente il prossimo articolo verterà su un
nuovo tipo di prodotto che permettete di acquistare i titoli azionari
a sconto. Inoltre introdurrò un novo modo di contribuire al sito con
un piccolo importo paragonabile a quello di un caffè.
Ciao a tutti, pensavo di riuscire a terminare un articolo sui titoli di stato europei, in particolare sull’OAT francese, perché ritengo si inizino a configurare ottime occasioni con il diffondersi del panico. Purtroppo però vedo che gli argomenti mi prendono più tempo del previsto, quindi mi trovo costretto a darvi appuntamento ai prossimi giorni in mezzo la settimana od addirittura direttamente la prossima. Ad ogni modo quindi stay tuned!
Ciao a tutti questa settimana il post sarà leggermente più breve e
sintetico del solito sia per ragioni di tempo a disposizione del
sottoscritto sia perché i mercati hanno fatto registrare nuovi
massimi storici e secondo me in queste situazioni è meglio restare
estremamente cauti.
Il grafico sotto
riportato dello S&P 500 penso che parli più chiaro di mille
frasi scritte:
In queste situazioni
io personalmente esco gradualmente dalle posizioni in essere o lascio
scrivere alcuni certificati visto che molti vanno in autcall. Parte
della liquidità così ottenuta (ribadisco solo una parte) la
reinvesto su posizioni che reputo meno rischiose di quelle chiuse.
In particolare ho
liquidato la mia posizione sulle azioni Rheinmetall, con un’ottima
plusvalenza, a favore del seguente certificato: