Una banca tedesca per un +20% in due anni

La settimana appena trascorsa è facilmente sinteticabile nei due grafici sotto riportati che illustrano l’andamento dell’indice FTSE MIB su scala giornaliera e settimanale:

Questo primo grafico giornaliero ci indica come la giornata di giovedì abbia iniziato a dare un primo segnale ribassista, per poi effettuare una candela inside che ben rispecchia l’incertezza del momento. Da notare Come l’oscillatore stocastico sia in zona di ipercomprato e che abbia cominciato ad incrociare ben sopra area 80.

Il grafico settimanale ci illustra una situazione complementare, nel senso che completa la visione parziale del grafico giornaliero. Infatti anche qui troviamo un oscillatore stocastico in ampia zona di ipercomprato che ha appena accennato un incrocio. Inoltre l’ultima candela assomiglia molto ad una shooting Star, anche se tecnicamente forse sarebbe meglio parlare di una Doji con la chiusura inferiore alla apertura.

Solitamente tutti questi indicatori messi insieme fanno presagire una inversione di trend, per lo meno nel breve periodo. Ad oggi, seppur di poco la decisione di sospendere il portafoglio Italia in attesa di prezzi più vantaggiosi si è rivelata azzeccata, vediamo se i pattern d’inversione avranno conferma anche nei pressi delle prossime sedute.

In questa situazione l’indice che invece ha performato meglio è stato il Nasdaq ulteriore conferma che aver puntato su certificati sui tecnologici nelle ultime settimane si è rivelata una buona strategia.

Oggi invece cambiamo sia settore sia tipologia di certificato andando a Puntale ad una banca con un top bonus invece che con un cash collect.

Iniziamo a vederne le caratteristiche:

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Il certificato di Warren Buffet per un +11%

La settimana Appena trascorsa ha fatto segnare un ulteriore avanzamento delle quotazioni dei mercati azionari a dispetto di quanto mi aspettassi. Come ho scritto sia nelle post della scorsa settimana sia in quello infrasettimanale, ho liquidato la posizione del portafoglio Italia alla data di lunedì scorso. Malgrado le sedute successive abbiano ulteriormente fatto salire le quotazioni il confronto tra il portafoglio Italia congelato ai pezzi di lunedì ed il livello del fucile alla data di Venerdì è comunque positivo: +3.03% vs 2.39%.

Certo se avessi portato il portafoglio fino a la data di venerdì la differenza sarebbe stata ancora maggiore non solo grazie al bacio di Saes Getters ma anche all’ottima intonazione delle Utility.

Da qui alle prossime sedute Quindi avremo un andamento del portafoglio Italia perfettamente costante visto che si è trasformato in completa liquidità, mentre seguiremo le oscillazioni del FTSE MIB settimana per settimana. Naturalmente per chi pensa che i mercati azionari possono ulteriormente crescere nelle sedute immediatamente future nulla impedisce di mantenere la posizione, anzi chi non avesse venduto lunedì ha sicuramente fatto meglio di me per ora.

Personalmente rimango comunque convinto che quello a cui stiamo assistendo è il contrario del “Panic Selling” (si può definire “Panic Buying”?), per cui gli operatori hanno timore di rimanere fuori dalle occasioni e si affrettano a comprare. Storicamente situazioni di questo genere portano sempre a bruschi risvegli.

Ora passiamo al prodotto di questa settimana. Ho voluto intitolare questo articolo “il certificato di Warren Buffet” semplicemente perché i tre sottostanti che lo compongono sono tre titoli storici che fanno parte del portafogli di Warren Buffett. Si tratta di un prodotto che sto monitorando da un po’ e sto aspettando un ulteriore calo di Apple per effettuare l’ingresso. Ciò non toglie che il certificato sia comunque interessante anche ai prezzi attuali, vediamone le caratteristiche:

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Iniziare l’anno con un +12% sui colossi tecnologici

È da un po’ che non ci sentiamo e le cose da dire sono molte, cercherò di metterle in fila una per una.

Partiamo da come si sono comportati i mercati azionari nelle ultime due settimane: gli indici europei, in particolare quello italiano, hanno “sovraperformato” quelli americani e neanche di poco, fatto statisticamente molto raro soprattutto negli ultimi anni. Tale evento va comunque ponderato tenendo in considerazione i volumi ridotti tipici delle sessioni a cavallo tra le vacanze di Natale ed Epifania. Fatto sta che il FTSE MIB ha guadagnato un 5,45% dalla prima seduta post natalizia fino a scorso. Su questo aspetto mi sento di assumere una posizione abbastanza chiara: tale rialzo non è sostenibile per le prossime settimane. Per rendersi conto della velocità del rialzo si può affermare che se tale velocità rimanesse costante per tutto l’anno incontro ad un rialzo del 400%. Visto che i 25.000 sono una forte resistenza sul nostro indice (che è stata rotta ma di poco) ho liquidato diversi posizioni in titoli ed ho aperto una posizione short proprio sul FTSE MIB utilizzando questo brutto prodotto: DE000HC1MXL0.

Naturalmente Fate attenzione poiché si tratta di un prodotto a leva variabile (attualmente circa 12) con una barriera di knock out a 27.000 punti, se il FTSE MIB superasse tale livello il valore del certificato si annullerebbe, quindi Scusate tali strumenti solo se siete ben consci del loro funzionamento e dei loro rischi.

Al conferma della mia visione ribassista di breve termine c’è anche, come accennato in precedenza, la differenza di performance tra l’indice italiano e quelli americani, soprattutto il Nasdaq che è stato quello più bastonato. In particolare questi ultimi hanno avuto uno slancio solamente nella seduta di venerdì a seguito di dati positivi per quanto riguarda i non farm payrolls.

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Recuperare più del 40% su TIM o fare un investimento più prudente?

Il post della scorsa settimana iniziava proprio con le seguenti parole:

“Settimana di ritracciamento per tutti gli indici azionari compreso quello italiano, conseguenza del fatto che il rally avvenuto nelle scorse sedute non era sostenibile perlomeno a quei ritmi. Io continuo ad avere forti dubbi sulla sostenibilità del rialzo per due fattori principali: […]”. Qui il proseguo dell’articolo.

Nell’ultima settimana abbiamo potuto toccare con mano quale sia l’impatto delle banche centrali e della loro politica monetaria sui corsi azionari. Ormai in maniera Sicuramente diversa sia Powell che la Lagarde ce lo hanno detto apertis verbis: Le politiche continueranno ad essere sostanzialmente restrittive e questo tutto sommato non è una novità, quello che invece è stato detto ancora più chiaramente, soprattutto da Powell è che il vero problema è la troppa occupazione. Non è un errore di battitura, trattasi proprio di occupazione e non di disoccupazione! Più volte ho citato in questo Blog la famigerata curva di Phillips che è la scusa capitalistica con cui i detentori del capitale riescono a tenere a bada le istanze dei lavoratori salariati.

So che a molti potrà sembrare un linguaggio passato di moda, ma l’analisi che il vecchio Karl Marx sui rapporti di forza dei mezzi di produzione rimane Secondo me attualissima. Un esempio è stato il periodo delle grandi dimissioni avvenuto proprio subito dopo la pandemia specialmente negli Stati Uniti.

Una società capitalistica non può permettersi che sia il capitale che rincorra il lavoro ma esattamente il contrario, specialmente se si ha intenzioni di riportare dentro i confini nazionali alcune produzioni strategiche ai fini geopolitici riguardanti le tecnologie più avanzate, in modo tale da sottrarre qualsiasi vantaggio competitivo al principale (unico?) sfidante degli USA, vale dire la Cina.

Tutto questo discorso per dirvi semplicemente che, per quanto mi riguarda, non monitorerò più quello che molti pomposamente chiamano pivot dell’inflazione, che è un po’ come Godot, bensì il tasso di disoccupazione. Quando questo crescerà in misura tale da permettere alle aziende di assumere lavoratori a condizioni migliori delle attuali, allora probabilmente le politiche monetarie in USA muteranno, e a stretto giro così almeno era anche in Europa, non prima.

Dopo tutto questo “pippone” in ottica macro, per farmi perdonare, visto anche che la prossima settimana è Natale e quindi non uscirà un altro post vi presento due certificati che hanno come sottostante Telecom Italia ma che si rivolgono a un pubblico abbastanza diverso e dando Quindi un funzionamento altrettanto diverso. Partiamo dal primo:

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Mettere l’acceleratore al settore difesa fino a un +20%

Settimana molto mossa ma alla fine siamo rimasti più o meno gli stessi livelli. Dopo il dato di martedì migliore delle attese sui costi di produzione, il mercato ha poi ritracciato a seguito delle dichiarazioni di diversi membri della FED che hanno fatto capire che le politiche monetarie mi rimarranno comunque restrittive. Siamo in piena ideologia da curva di Phillips: per cui fatevene una regione la ricezione arriverà, dobbiamo solo capire quanto sarà profonda e quanto prolungata nel tempo. In questo contesto preferisco quindi settori difensivi con prodotti altrettanto difensivi.

Abbiamo già parlato più volte in questo Blog del settore della difesa anche in tempi non sospetti ed effettivamente è stato uno dei settori che nell’ultimo anno ha dato notevoli soddisfazioni in un contesto di mercato veramente difficile. Il certificato che presenterò questa volta ha digli aspetti molto interessanti tra cui una nuova opzione che non aveva mai incontrato di prodotti precedentemente illustrati. Iniziamo con le caratteristiche principali:

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Barriere sempre più lontane per un 11% su titoli farmaceutici

Le ultime due settimane sono state sicuramente estremamente positive per i mercati azionari. In particolare quest’ultima settimana è a mio avviso prevalsa la filosofia Bad News Good News: I dati deludenti e le prospettive caute delle Big Tech, Amazon e Meta in primis, stanno facendo sperare agli operatori finanziari che la FED quantomeno riduca le sue politiche restrittive. Me lo auguro anch’io, ma continuo ad avere forti dubbi che le politiche monetarie attuali possono venire influenzate da questi dati. Nel frattempo godiamoci comunque il momento positivo, rimanendo sempre allerta. In particolare segnalo due notizie che ci riguardano da vicino: la prima sono stati i risultati record di ENI che è presente nel portafoglio Italia. In particolare tutto il portafoglio Italia ha visto un rialzo di più del 8% in due settimane andando anche a superare il FTSE MIB di circa un punto, ma farò un’analisi più approfondita nel prossimo post o quello dopo ancora.

La seconda notizia è che Lockheed Martin ha rotto i suoi massimi storici. Circa un anno fa segnalai direttamente il titolo, oltre che un certificato sul settore difesa, nel post “Nuova opportunità sul settore della difesa“. All’epoca Lockheed Martin stava sui 360 dollari, oggi lo abbiamo a 484$ ossia in circa un anno abbiamo guadagnato più del 33% senza contare i dividendi incassati.

Detto ciò non bisogna farsi prendere troppo dall’entusiasmo ed è sempre bene avere un approccio comunque prudenziale visto che ancora molti rischi sono tutti in gioco e non sono sicuramente due settimane di andamento positivo dei corsi azionari a poter ribaltare la situazione. In quest’ottica ho selezionato un certificato che ha come sottostanti titoli di un settore estremamente difensivo come quello farmaceutico ma ha anche una barriera estremamente profonda parli al 40% dello Strike iniziale. Vi anticipo subito che oggi il titolo peggiore dista più del 60% dalla barriera. Vediamo nei dettagli:

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Un investimento alternativo ai BTP

Non so voi ma ora con i ministeri della sovranità alimentare e della natalità sono veramente più tranquillo, probabilmente riusciremo ad invertire la curva demografica poi scendo nascere i bambini sotto un cavolo. Perdonatemi l’ironia ma quando apprendo di certe scelte ed ad esempio vedo scomparire il ministero della digitalizzazione è lampante l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente.

Da tempo ormai sono praticamente quasi del tutto scarico per quanto riguarda i titoli di Stato, posizioni dei miei che avevo accumulato negli anni 2012 2013. Mi è rimasto un BTP a scadenza 2026, per essere più precisi, novembre 2026 ossia praticamente 5 anni. Attualmente il rendimento dei BTP a 5 anni è poco sopra il 3%, viste le attuali politiche monetarie delle banche centrali su cui mi sono soffermato ampiamente negli scorsi post e viste, a mio del tutto opinabile avviso, le non rosee prospettive per questo paese non ha proprio più senso tenersi in pancia due femmine prodotto per vederlo sicuramente deprezzato nei prossimi due anni. Scavalcati i 2 anni le cose potrebbero essere diverse poiché sotto i 3 anni la curva dei rendimenti è ancora ripida va da qui a 2 anni è difficile fare questo tipo di previsioni sia per disabilità politica italiana sia per le nuove politiche monetarie. A questo punto tanto vale alzare un pochino l’asticella del rischio ma andare in cerca di un rendimento doppio rispetto a quello che un BTP può rendere.

A costo di sembrare monotono, ma la monotonia è positiva nel campo degli investimenti, vi presento un altro certificato molto interessante con un profilo di rischio a mio avviso molto basso e che ha come sottostanti tre indici: FTSE-MIB, NASDAQ e Nikkei.

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Un investimento per molti scenari, inflazione o no, per un 13.4%

Settimana all’insegna della volatilità, soprattutto le due ultime sedute in cui nella giornata di giovedì nel Nasdaq è riuscito a passare da -3% a 2,5% nell’arco di una sola seduta. Ciò che è successo è che lo stesso dato legato all’inflazione è stato interpretato in due modi diversi, in altre parole gli operatori hanno riflettuto meglio su quello che significava quel dato e hanno connetto la rotta in corso d’opera. Nella giornata di venerdì ci siamo rimangiati gran parte di quel rialzo.

Al mio avviso bisogna abituarsi a questo tipo di situazioni poiché ci troviamo in un momento in cui due forse dominanti si oppongono tra loro: La prima è quella delle banche centrali che imperterrite proseguono nel tentativo di distruzione della domanda al fine di abbassare il tasso di inflazione, la seconda è data dal livello attuale dei pezzi che cominciano ad essere guida mente interessanti e probabilmente scontano già almeno un anno o due di recessione. Per cui da un lato gli investitori cominciano ad essere ingolositi nel vedere prezzi così a buon mercato, dall’altra sono intimoriti da quanto ancora le banche centrali persevereranno nella loro politica restrittiva.

È proprio in uno scenario del genere che sono entrato nel seguente certificato:

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Recuperare le perdite del titolo Enel: si può anche raddoppiare il capitale

Ulteriore settimana di forti ribassi sugli indici azionari, sia le politiche monetarie sia la retorica nelle banche centrali sta disprezzando tutti i listini sia in America sia nel resto del mondo. Non fa certo eccezione l’indice italiano anche se nell’ultima settimana è andato meglio dei suoi omologhi europei. Il portafoglio Italia si è mosso sostanzialmente in linea con l’indice benché nell’ultima settimana sia stato più penalizzato a causa nel suo sovrappeso nel comparto delle utility.

Colgo l’occasione per rispondere anche ad un lettore che mi chiedeva qualche aggiornamento sullo stesso Portafoglio Italia dicendo che con tutta probabilità la prossima settimana farò un approfondimento specifico, ma già questo post in qualche modo riguarda il Portafoglio Italia.

Infatti come ho già accennato poco sopra i titoli più penalizzati all’interno nel portafoglio sono stati ultimamente proprio quelli delle utility ed in particolare il titolo Enel. Al di là del Portafoglio Italia, immagino che in un modo o nell’altro molti di voi saranno in qualche modo investiti su questo titolo, sia perché è stato sempre considerato un titolo difensivo sia perché è il titolo a maggior capitalizzazione del MIB. Oggi lo troviamo a dei livelli immaginabili fino a poco tempo fa. Io rimango comunque dell’idea che a questi livelli un titolo come Enel sia largamente sottovalutato e che, anche se con estrema prudenza, possa valer la pena cominciare ad accumulare il titolo. Per chi invece volesse una strategia un po’ più sofisticata che permettesse di guadagnare di più a fronte di un rialzo anche contenuto di Enel propongo la seguente strategia:

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Barriere sicure e cedole alte, oggi si può

Non c’era da fidarsi del rimbalzo di due venerdì fa e la settimana appena trascorsa ne ha dato la conferma.

Rimango dell’opzione che ormai le banche centrali sono entrate nella mentalità fondamentalista del rialzo dei tassi costi quel costi (un whatever it takes al contrario) anche massacrando completamente la domanda benché è evidente che i problemi siano tutti nell’offerta in un mondo che sta rapidamente cambiando. Quindi in un momento in cui sarebbero necessari forti investimenti nei paesi occidentali (energie rinnovabili e semiconduttori in primis), si riduce la massa monetaria. Auguri e si salvi chi può mi verrebbe da dire.

Fortunatamente l’aumento inevitabile della volatilità sta permettendo agli emittenti di costruire prodotti sempre più interessanti, impensabili fino a poco tempo fa.

Il certificate che riporto di seguito è, a mio avviso, un’ottima opportunità ed anche un’alternativa alla liquidità che inevitabilmente è soggetta a svalutazione causata dall’inflazione.

Naturalmente ogni prodotto ha il suo rischio e nessuno ne è privo, ma quello che segue ha barriere poste al 40% del prezzo iniziale, ossia una distanza del 60%.

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