Questa settimana, per ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main stream” è, a mio avviso, forviante.
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Geopolitica: Perché la “Pace” sarebbe una sconfitta strategica per la Russia
Sebbene l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina strategica rivela che, per la Russia, questo scenario rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.
L’obiettivo primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale, ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico. Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino per generazioni.
Inoltre, la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione che confonde la conquista di chilometri quadrati con il raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione concreta e soprattutto duratura.
Se quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette (azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.
Naturalmente scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo peggiore.
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