Settore difesa oltre il 16% e protezione da ribasso per il 55%

Questa settimana, per ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main stream” è, a mio avviso, forviante.

Prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Geopolitica: Perché la “Pace” sarebbe una sconfitta strategica per la Russia

Sebbene l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina strategica rivela che, per la Russia, questo scenario rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.

L’obiettivo primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale, ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico. Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino per generazioni.

Inoltre, la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione che confonde la conquista di chilometri quadrati con il raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione concreta e soprattutto duratura.

Se quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette (azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.

Naturalmente scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo peggiore.

Continua a leggere…

Quattro eccellenze italiane per oltre il 13% annuo

Continuo anche questa settimana con una parte più “didattica” degli articoli in modo tale (o meglio nella speranza di) rendere più accessibile lo strumento dei certificati anche ai meno esperti.

Ma prima facciamo una breve sintesi dei mercati finanziari della settimana:

Azionario americano

La settimana è cominciata con nuovi massimi storici sui listini USA, spinti soprattutto dai titoli tecnologici e dalle attese sull’IA. Lunedì l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso in rialzo (rispettivamente +0,44% e +0,70%), trainati da Nvidia (+3,9% dopo l’annuncio di un maxi-investimento in OpenAI) e da Apple (+4,3% su buone prospettive di vendita di iPhone). Tuttavia da martedì i mercati hanno accusato presa di beneficio. Mercoledì a Destù la Fed ha mantenuto un tono prudente: Powell ha sottolineato la necessità di bilanciare inflazione e occupazione, lasciando aperta la porta a ulteriori tagli ma senza indicare tempistiche precise. In questo contesto mercoledì/giovedì i principali indici hanno perso terreno (Nasdaq -0,5%/0,9%). Venerdì l’inflazione PCE di agosto è risultata in linea con le attese (2,7% annuo), consolidando le speranze di tagli dei tassi Fed nei prossimi mesi. In chiusura la Borsa ha moderatamente recuperato (+0,59% l’S&P 500), mentre i rendimenti obbligazionari lunghi salgono leggermente. Complessivamente la settimana si chiude con un lieve calo complessivo sui livelli di inizio settimana

Azionario italiano

Anche Piazza Affari ha mostrato moderati guadagni. Il FTSE MIB ha incamerato circa +0,8% nel periodo (chiudendo venerdì a 42.646 punti, +0,96% in giornata). A trainare sono stati soprattutto i titoli finanziari: le banche di medio-piccola capitalizzazione e in generale il settore assicurativo hanno fatto bene. Per esempio Generali ha guadagnato +2,48% venerdì e Unipol +2,86%, mentre nel comparto bancario hanno brillato BPER, Popolare di Sondrio, Intesa e Unicredit con rialzi intorno al 2%. Fra i ribassi, Brunello Cucinelli ha pagato speculazioni negative sul suo business russo (–1,74% venerdì). In sintesi, il supporto di banche e assicurazioni ha bilanciato qualche scarsa performance tecnologica e reso la settimana dell’indice complessivamente positiva. Lo spread BTP-Bund è rimasto basso (sui ~85-87 punti) e il rendimento del BTP a 10 anni ha oscillato intorno al 3,6%firstonline.info, riflettendo la fiducia degli investitori nella gestione del debito pubblico e la stabilità politica.

Obbligazionario

Sul fronte obbligazionario USA i rendimenti dei titoli di Stato sono leggermente saliti, riflettendo i dati economici solidi. Il decennale americano rende intorno al 4,2% (era 4,18% venerdì dopo il PCE). Questo suggerisce che, pur con Fed pronta a tagliare, i mercati credono in una crescita ancora vivace. In Europa, il decennale italiano a 10 anni rendeva circa il 3,6%, mentre lo spread con il Bund decennale tedesco è rimasto su livelli contenuti (sotto i 90 punti). In breve, i mercati obbligazionari riflettono aspettative di tassi ancora bassi nel tempo ma un’economia USA che resta resistente: i rendimenti salgono solo leggermente, anche grazie a una domanda di rifugio su asset con cedole più interessanti.

Oro

L’oro ha registrato una forte crescita, spinto dalle speranze di tassi più bassi. Quotato in dollari, il metallo prezioso è salito di circa il 2,5% nella settimana, attestandosi attorno ai 3.780 $/oncia venerdì (toccando un picco record di ~3.790 $ a metà settimana). La dinamica è stata sostenuta dai dati di inflazione USA in linea col previsto, che hanno alimentato le attese di tagli dei tassi Fed: così l’oro – tradizionale bene rifugio – ne ha beneficiato. In breve, i movimenti sui mercati internazionali (Fed, consumi, tariffe) hanno alimentato in settimana la domanda di asset “sicuri”: oltre all’oro, ne hanno beneficiato anche argento e platino, anch’essi a livelli di prezzo molto elevati.

Ed ora veniamo al certificato della settimana, ma prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Continua a leggere…

Cavalcare l’hype dei titoli della difesa ma con un piano B

Diciamo subito che la settimana appena trascorsa ha ampiamente smentito la visione di breve termine che ho enunciato nell’articolo precedente.

Ne prendo atto, benché anche questa settimana ha confermato che vendere dollari ed accumulare oro protetto dal rischio cambio è comunque una buona idea.

Vediamo più nel dettaglio cosa è successo questa settimana.

Negli ultimi sette giorni i mercati azionari hanno mostrato un moderato rimbalzo complessivo, dopo l’escalation geopolitica dei giorni scorsi. A Milano il FTSE MIB ha chiuso venerdì 27 giugno a quota 39.742 punti, in rialzo di circa il 2,3% rispetto al lunedì precedente (da 38.840 a 39.742). La settimana ha visto un andamento altalenante: un primo calo a inizio settimana (condizionato dall’incertezza mediorientale) seguito da un recupero negli ultimi giorni, spinto anche da dati macro favorevoli negli Stati Uniti. A Wall Street gli indici principali hanno chiuso in rialzo la seduta di giovedì 27 giugno: il Dow Jones +0,9%, l’S&P 500 +0,8% (a 6.141 punti) e il Nasdaq +1,0% (a 20.168 punti). Sia l’S&P 500 che il Nasdaq si stanno avvicinando a nuovi massimi storici, sostenuti dall’ottimismo sui tagli dei tassi Fed e dal prevalere di notizie rassicuranti nel fronte commerciale USA-Cina e geopolitico.

I mercati obbligazionari hanno perlopiù consolidato i livelli: il rendimento del BTP Italia a 10 anni si è attestato intorno al 3,49% il 27 giugno, sostanzialmente stabile rispetto a inizio settimana, riflettendo lo smorzarsi del premio per il rischio dopo la ritrovata calma geopolitica. Analogamente, il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è leggermente ridotto a circa 4,26% il 26 giugno (era intorno al 4,38% il 20 giugno), suggerendo che gli investitori non vedono (al momento) spinte inflazionistiche tali da mantenere i tassi ai massimi. In breve, le tensioni (e la conseguente domanda di rifugio) hanno inizialmente fatto salire i rendimenti (crollo dei prezzi), ma il cessate il fuoco ha riportato un po’ di tranquillità.

Sul fronte delle materie prime, il prezzo dell’oro ha scontato il progressivo calo delle tensioni mediorientali. Venerdì scorso l’oro in dollari è sceso a circa 3.260,70 USD/oncia, in ribasso del 2,0% rispetto al giorno precedente; complessivamente segna un calo settimanale di circa il 3%, dopo due settimane consecutive di guadagni. Secondo Trading Economics, la contrazione dei timori (il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran è stato mantenuto) ha ridotto la domanda di asset rifugio. Nonostante questo ultimo calo, l’oro rimane comunque su livelli elevati (+40% da un anno) grazie alle robuste vendite da parte di banche centrali e alle attese di ulteriori tagli ai tassi Fed più avanti nell’anno.

La settimana è stata fortemente influenzata dalle turbolenze geopolitiche. Fra il 22 e il 24 giugno gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi a impianti nucleari iraniani, in risposta al conflitto in Medio Oriente; l’Iran aveva reagito lanciando missili contro basi USA (ad es. Al Udeid in Qatar). Questi eventi avevano inizialmente generato nuovi timori di escalation, spingendo gli investitori verso obbligazioni e oro. Tuttavia, una rapida mediazione ha portato venerdì 23 giugno all’annuncio di un “cessate il fuoco totale” fra USA e Iran, dopo 12 giorni di conflitto attivo. L’annuncio (rilanciato anche dal Presidente Trump sui social) ha rafforzato il sentimento di rischio: le borse hanno ritracciato al rialzo e i beni rifugio sono diminuiti di valore. In pratica, il miglioramento del clima geopolitico ha “rimosso” il premio per il rischio, come evidenziato dal leggero rialzo degli indici azionari e dal calo dei rendimenti obbligazionari citati.

Infine, sul piano politico-economico, al recente vertice NATO de L’Aja i paesi membri hanno concordato di aumentare progressivamente gli investimenti militari fino al 5% del PIL nei prossimi anni. Il patto prevede di dedicare il 3,5% del PIL alle spese militari tradizionali e un ulteriore 1,5% a spese correlate (infrastrutture, cyberdifesa, R&S). Per l’Europa e l’Italia, quest’obiettivo implica un forte incremento delle spese pubbliche in difesa (oggi intorno al 2% del PIL nel caso italiano), con importanti riflessi sui mercati finanziari. In termini di mercati obbligazionari, l’aumento del debito sovrano necessario a finanziare queste spese potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti in futuro. Sul mercato azionario, invece, i titoli dei settori difesa e aerospazio (caratteristica dei sottostanti di molti certificati) potrebbero essere favoriti da questa spesa extra. In sintesi, l’accordo NATO segnala per ora un maggior “peso” della difesa nell’economia, potenzialmente espansivo per il settore – ma anche fonte di squilibri di bilancio nel lungo termine.

Prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Soprattutto condividete gli articoli sui vostri social!

Continua a leggere…

Investire nella difesa europea tramite un certificato

La settimana scorsa non era stata presentata la strategia su Moncler proprio perché il titolo nel frattempo era decisamente scappato al rialzo. Ci eravamo lasciati gli chiedo che i due settori che presentavano maggiore potenziale era quelli del petrolio e della Difesa. Come volevasi dimostrare sono esattamente i due settori che hanno visto i maggiori rialzi nella settimana appena passata.

Questa volta però Ritengo che la strategia che andrò a presentare sia comunque valida anche perché è una strategia da portare avanti in almeno due o tre anni sotto forma di Piano di accumulo detto anche PAC.

Ma cerchiamo di ricapitolare quale sia la situazione attuale.

La settimana è trascorsa nell’attesa di una reazione da parte di Israele in risposta al lancio di missili da Teheran. Sebbene l’attacco sia stato poco efficace, Tel Aviv ha già annunciato una controffensiva, e dato il contesto attuale delle operazioni militari israeliane, si teme che la rappresaglia possa essere estremamente violenta. Sono circolate voci riguardo possibili attacchi contro siti nucleari, installazioni petrolifere o altre infrastrutture strategiche in Iran.

Anche il presidente Biden, con una dichiarazione che ha suscitato ulteriori preoccupazioni durante la settimana, ha rivelato che gli Stati Uniti stanno valutando insieme a Israele la possibilità di colpire impianti petroliferi iraniani. I mercati temono che Teheran, non essendo in grado di fronteggiare militarmente Israele e gli Stati Uniti, possa ricorrere alla chiusura dello stretto di Hormuz, un passaggio cruciale attraverso cui transita circa un terzo del petrolio e un quarto del gas naturale liquefatto trasportato via mare nel mondo.

L’ipotesi di possibili tensioni legate alla fornitura di petrolio, combinata ai segnali di un’economia statunitense ancora robusta e alle misure di stimolo introdotte dalla Cina, potrebbe mettere in discussione le aspettative di una disinflazione lineare che sono state ampiamente accettate a livello globale.

Durante la settimana, il prezzo del petrolio è aumentato di oltre il 9%, portando il WTI oltre i 74 dollari al barile, rispetto ai 65 dollari raggiunti solo pochi giorni prima. Questo rialzo è stato in gran parte favorito dalle ricoperture, dato che il mercato era fortemente esposto a posizioni corte di natura speculativa, e nessuno voleva rischiare di rimanere scoperto durante il fine settimana, alla vigilia di un potenziale attacco agli impianti petroliferi iraniani.

Secondo me è del tutto palese quale sia la comunicazione tra difesa e mercato del petrolio e penso che quando ho scritto qui sopra ne dia una breve ma efficace sintesi.

Per venire all’argomento della Difesa, che abbiamo comunque affrontato in diversi post in questo blog, le alternative di investimento sono sostanzialmente tre:

1) scegliere dei titoli legati alla difesa e acquistarli direttamente (la più classica)

2) scegliere certificati tipo cash collect che abbiano come sottostante i titoli del punto 1

3) acquistare un paniere di titoli tutti legati alla Difesa in modo tale da non dovere subire la volatilità e di rischi legati ad un singolo titolo ma allo stesso tempo beneficiare di tutto il rialzo senza avere un cap di rendimento tipico dei certificati a cedola (il CAP è dato dalla sommatoria di tutte le cedole incassabili durante la vita del certificato)

Il terzo è quello su cui da un po’ di tempo stavo cercando di costruire una strategia trovando il prodotto adatto. Sfortunatamente non ho mai trovato un etf sul settore della Difesa che fosse quotato sul mercato italiano perché questa sarebbe stato il prodotto più adatto.

Qualche settimana fa ho notato che Vontobel hai visto da qualche mese un certificato Tracker legato proprio ad un indice che ha come sottostanti tutti i titoli europei legati alla Difesa.

Prima di entrare nel dettaglio, ricordo che ci volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete “valorizzare” le inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Ogni contributo è un piccolo mattoncino per l’indipendenza di questo blog.

Iniziamo col vedere com’è composto l’indice:

Continua a leggere…

Opportunità con il boost su STM

Altro post estivo e quindi il più possibile sintetico. Partiamo dal fatto che è stato rimborsato in questa settimana il certificato presentato nell’articolo “Proteggersi da ribassi di oltre il 60% e guadagnare più del 11% all’anno: Moderna, Nvidia, Tesla”, essendo stato rimborsato anticipatamente Naturalmente il rendimento annualizzato è anche superiore a quello presentato nell’articolo stesso.

Ora come al solito si possono effettuare due scelte: aumentare la quota di liquidità nel portafoglio (cosa comunque saggia vista la stagionalità e quanto hanno corso i mercati fino ad oggi) oppure rewie stile su un altro prodotto. Per chi fosse della seconda opinione questo certificato presenta sicuramente delle caratteristiche interessanti

Continua a leggere…

Nuova opportunità d’investimento sul settore della difesa per un +12% annuo

Ciao a tutti questa settimana il post sarà leggermente più breve e sintetico del solito sia per ragioni di tempo a disposizione del sottoscritto sia perché i mercati hanno fatto registrare nuovi massimi storici e secondo me in queste situazioni è meglio restare estremamente cauti.

Il grafico sotto riportato dello S&P 500 penso che parli più chiaro di mille frasi scritte:

In queste situazioni io personalmente esco gradualmente dalle posizioni in essere o lascio scrivere alcuni certificati visto che molti vanno in autcall. Parte della liquidità così ottenuta (ribadisco solo una parte) la reinvesto su posizioni che reputo meno rischiose di quelle chiuse.

In particolare ho liquidato la mia posizione sulle azioni Rheinmetall, con un’ottima plusvalenza, a favore del seguente certificato:

Continua a leggere…

Altra soluzione protettiva per un 7.7%

Sfortunatamente la scorsa settimana non ho potuto scrivere il consueto post, mi sarebbe piaciuto perché avrei voluto fornire un’alternativa al tanto declamato BTP valore. Sono perfettamente consapevole di essere fuori tempo massimo e per questo accennerò solo brevemente a quali siano, secondo me, le criticità del BTP in questione; poi presenterò comunque il prodotto che avevo selezionato perché comunque rimane un’ottima scelta per coloro che vogliono costruire un portafoglio con un profilo di rischio estremamente basso.
Il BTP valore ha una durata di 4 anni con una struttura cedolare di tipo step-up: 3.5% per i primi due anni e il 4% per gli ultimi due. Inoltre c’è anche un premio di fedeltà per chi lo detenga per tutta la durata dello 0,5%.
Attualmente abbiamo un tasso di inflazione che è abbondantemente più del doppio della cedola, ma, cosa ancora più importante, sia proprio nel mezzo di un ciclo di rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea: Per chi non avesse chiaro ancora il meccanismo diciamo che quando i tassi si alzano, a parità di altre condizioni, il valore dei titoli obbligazionari tende a scendere. La durata dei quattro anni, a mio avviso, è la peggiore su cui andare a investire: Infatti all’inizio il BTP subirà il deprezzamento dovuto all’aumento dei tassi, poi quando quest’ultimo si stabilirà (e penso ci vorrà almeno un anno e mezzo o due, magari intramezzato da qualche pausa, la sua vita residua sarà talmente corta da non poterne verificare a livello di aumento del valore.
Detto ciò, questa emissione ha avuto un successo talmente ampio da poter farmi affermare che le considerazioni fin qui scritte Non sono sicuramente condivise da un grande numero di investitori. Il tempo deciderà chi avrà avuto ragione.
Ricordo inoltre che Moody’s ha fatto slittare l’aggiornamento del rating dell’Italia che potrebbe riservare qualche spiacevole sorpresa.
Precisato ciò, veniamo al prodotto della settimana:

Continua a leggere…

Mettere l’acceleratore al settore difesa fino a un +20%

Settimana molto mossa ma alla fine siamo rimasti più o meno gli stessi livelli. Dopo il dato di martedì migliore delle attese sui costi di produzione, il mercato ha poi ritracciato a seguito delle dichiarazioni di diversi membri della FED che hanno fatto capire che le politiche monetarie mi rimarranno comunque restrittive. Siamo in piena ideologia da curva di Phillips: per cui fatevene una regione la ricezione arriverà, dobbiamo solo capire quanto sarà profonda e quanto prolungata nel tempo. In questo contesto preferisco quindi settori difensivi con prodotti altrettanto difensivi.

Abbiamo già parlato più volte in questo Blog del settore della difesa anche in tempi non sospetti ed effettivamente è stato uno dei settori che nell’ultimo anno ha dato notevoli soddisfazioni in un contesto di mercato veramente difficile. Il certificato che presenterò questa volta ha digli aspetti molto interessanti tra cui una nuova opzione che non aveva mai incontrato di prodotti precedentemente illustrati. Iniziamo con le caratteristiche principali:

Continua a leggere…

Il settore difesa per un 10% annuo

In tempi non sospetti avevo scritto un post intitolato Nuova opportunità sul settore della difesa

in cui sottolineavo come il settore della difesa fosse un settore su cui puntare per il futuro. Purtroppo gli eventi tragici che si sono verificati pochi mesi dopo hanno confermato questa previsione. In particolare nel post citato ho presentato due possibili strategie: una riguardava un ingresso diretto su Lockheed Martin l’altra era una strategia con un Top Bonus doppia barriera su Leonardo.

Entrambe le strategie hanno dato fin qui ottimi risultati, infatti sono entrato in Lockeed Martin a $330 ed oggi quota $461 mentre il certificato su Leonardo sconta praticamente già il bonus alla barriera superiore. Per tale motivo quindi a breve liquiderò il certificato su Leonardo che si vende attorno ai 107€ e andrò a investire il ricavato nel seguente che certificato:

Continua a leggere…

Nuova opportunità sul settore della difesa

Oggi toccherò un tema che da un po’ sto già monitorando e che dei recenti sviluppi mi hanno dato lo spunto per trattare in questo post.

Negli ultimi tempi mi sono sempre più fatto l’idea che dopo più di 10 anni di politiche monetarie ultra espansive e trent’anni di sbornie di libero commercio (in primis l’entrata della Cina nel WTO) avrebbe da un lato spinto ad ampliare la domanda di beni degli stati dall’altra avrebbe fatto nascere conflitti più o meno latenti. Mettete assieme le due cose ed arrivate alla conclusione che una corsa verso gli armamenti è più che probabile. Personalmente da un po’ ho iniziato una strategia di accumulo direttamente su Lockheed Martin.

Il settore della difesa è di per sé uno dei più difensivi e, fuori da ogni ipocrisia, non conosce mai crisi ed in particolare quando si parla di Lockheed Martin ci troviamo di fronte ad un colosso nel suo settore con il 65% delle entrate “garantite” dal dipartimento della difesa USA a cui va sommato un ulteriore 10% da varie agenzia governative USA mentre il restante 25% sono rappresentate da vendite internazionali.

Inoltre sono più di vent’anni che l’azienda continua ad aumentare il proprio dividendo. Per fare un esempio siamo passati dai 0,44$ del 2000 agli attuali 10,8$ per il 2021! Chi di voi mi segue da un po’ sa quanto conti per me la dinamica dei dividendi nella valutazione. Avere un titoli che dopo vent’anni riesce ad avere un simile trend non può sicuramente mancare nel mio portafoglio, anche alla luce dei ragionamenti fatti poco sopra.

Continua a leggere…