Un’occasione da 14.4% e una protezione da ribassi fino al 50%

Riprendiamo da dove avevamo lasciato la scorsa settimana. Partiamo dall’indice FTSE MIB, il corridoio individuato precedentemente ha confermato la propria validità al centesimo come potete osservare anche voi dal grafico sottostante:

Appena è stata toccata la resistenza individuata dall’estremo superiore del canale l’indice ha ritracciato con la candela rossa dell’ultima seduta. Naturalmente non vi faccio le analisi a fatti già avvenuti, ma potete verificare voi stessi quanto detto nello scorso post.

Per quanto riguarda l’indice NASDAQ avevo detto che la situazione era un po’ più complessa e che fosse necessario attendere la conferma del minimo decrescente sull’oscillatore stocastico. In effetti nella giornata successiva abbiamo assistito ad un ribasso nell’indice stesso ma tra la seduta di giovedì e quella di venerdì l’indice ha nuovamente riacquistato forza come si evince dal grafico sottostante:

Con questo movimento il massimo dell’oscillatore stocastico è sostanzialmente in linea con quello precedente quindi si può affermare che il pattern ipotizzato non si è verificato. Con altrettanta sicurezza però va notato che la salita dell’indice NASDAQ si è interrotta proprio sui massimi precedenti, sarà quindi estremamente importante verificare nelle prossime sedute tali massimi verranno rotti oppure assisteremo ad un ripiegamento.

Forza questa analisi, presentiamo quindi il terzo dei quattro certificati che ho individuato da mettere nel mio portafoglio per tutto il 2024:

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Ultima strategia dell’anno: 14.24% annuo su Banco BPM

Probabilmente questo è l’ultimo post dell’anno, poi Vacanze di Natale e Capodanno ci faranno trascorrere una meritata pausa. È naturalmente anche tempo di bilanci e grossolanamente mi sento di poter affermare che chi ha seguito le mie strategie durante il corso del 2023 difficilmente si può per aumentare, complice naturalmente anche il buon andamento dei mercati.

Certo alcuni prodotti non sono andati come si sperava, stiamo parlando di una piccola quantità, ma solitamente le strategie di recovery hanno poi permesso di recuperare la situazione.

Come ha firmato la scorsa settimana per quanto mi riguarda non effettuerò più operazioni da qui a fine anno, proprio perché il mercato sta recentemente esprimendo dei multipli che, quantomeno nel breve termine, e rendendolo i prezzi delle azioni abbastanza care, soprattutto se si considera che attualmente il mercato obbligazionario esprime dei rendimenti di gran lunga superiore a quelli di un paio di anni fa. In un paio di post nei mesi precedenti mi sono proprio preoccupato di quanto fosse conveniente attualmente aumentare la propria esposizione nel mercato obbligazionario e chi ha seguito i miei consigli sicuramente non se ne è pentito.

Per Chi avesse un po’ di tempo libero durante le vacanze ed è un appassionato lettore consiglio un libro: “L’investitore intelligente” di Benjamin Graham in cui sono proprio affrontati con intelligenza e lungimiranza tutti gli aspetti che un investitore dovrebbe analizzare prima di acquistare o vendere titoli obbligazionari od azionari ehi come dovrebbe allocare le percentuali del proprio portafoglio a seconda delle condizioni di mercato (tanto per chiarirci non ho nessuna convenienza economica o di altro genere affinché compriate questo libro; è giusto un consiglio, come tutto ciò che viene scritto in questo blog).

Concludiamo l’anno con un certificato di cui è molto parlato nei giorni recenti su diversi canali per un motivo molto specifico che andremo ad analizzare. Partiamo dalla sua descrizione:

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Intesa San Paolo: il 7.5% in un anno

La settimana appena trascorsa ha registrato un ulteriore aumento nei mercati azionario e obbligazionario. L’indice S&P 500 ha già segnato un incremento del 10% rispetto ai minimi toccati il 27 ottobre, mentre i rendimenti del Treasury a 10 anni si sono ridotti di circa 60 basis points rispetto al picco del 5.02% registrato il 23 ottobre. Il dollar index mostra una diminuzione del 3.3% rispetto ai massimi del 3 ottobre.

Questo entusiasmo è stato scatenato dai dati sull’inflazione statunitense, che sono risultati inferiori alle aspettative. L’inflazione “headline” è stata del 3.2% su base annua (invariata rispetto al mese precedente), al di sotto delle aspettative del 3.3%. Inoltre, l’inflazione “core” è stata del 4%, rispetto all’attesa del 4.1%.

Sarà molto interessante nei prossimi mesi verificare due cose:

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Forti protezioni per un 9% annuo sulle banche italiane

Questa settimana è stata caratterizzata da un ritracciamento più che fisiologico direi degli indici azionari. Il FTSE MIB si è arrestato attorno a quota 28.500 punti, proprio dove passava una prima resistenza statica:

Dato comunque il trend estremamente rialzista degli ultimi mesi molti dei certificati analizzati stanno andando in rimborso anticipato. Uno di questi, tra quelli presentati in questo blog, è quello analizzato nell’articolo “Cedole settimanali per oltre il 15% con tre grandi banche

Vista la considerevole quota di liquidità che mi ritrovo in questo periodo In portafoglio ho deciso di reinvestire il capitale rimborsato con un certificato simile ma che presenti ulteriori elementi di protezione proprio perché come sapete perché un ulteriore ribasso dei corsi azionari sia molto probabile.

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Cedole settimanali per oltre il 15% con tre grandi banche

Quest’ultima settimana sembra che la volatilità abbia leggermente ripreso fiato, anche se siamo comunque ancora sui livelli comunque bassi. Forse i mercati hanno preso atto che il ciclo restrittivo da parte delle banche centrali non è finito come ho molte volte ripetuto in articoli precedenti: Finché non vedranno un brusco arresto delle dinamiche salariali e quindi in forma più diretta dei livelli di occupazione continueranno a spingere sull’acceleratore magari facendo qualche pausa tra un rialzo e l’altro. Abbiamo già accennato al fatto che tali politiche sono giustificate da una batteria espressa nella cosiddetta curva di Philliips che sostiene che quando la disoccupazione diminuisce, l’inflazione aumenta e viceversa. Questa relazione fu notata negli studi empirici condotti in quel periodo (anni 50 del ‘900)

La curva di Phillips tradizionale suggerisce che esista una trade-off a breve termine tra inflazione e disoccupazione, implicando che una politica economica potrebbe essere in grado di influenzare l’output dell’economia spostandosi lungo la curva. Ad esempio, un governo potrebbe ridurre la disoccupazione aumentando l’inflazione, o viceversa.

Ora però concedetemi di scrivere qualche riga in più su delle recenti letture che ho effettuato e che mettono in discussione le fondamenta di tale approccio, così magari facciamo anche una piccola parte e Educational di macroeconomia.

Infatti, negli anni successivi, la curva di Phillips è stata oggetto di numerose critiche. Ecco alcune delle principali:

1. Expectations-Adaptive Critique: Secondo questa critica, le aspettative degli agenti economici riguardo all’inflazione giocano un ruolo fondamentale. Gli individui si adattano e adattano i loro comportamenti in base alle aspettative di inflazione futura. Ciò significa che una politica economica che mira a ridurre la disoccupazione aumentando l’inflazione potrebbe non funzionare a lungo termine, poiché gli individui si adattano alle aspettative e si verifica un’accelerazione dell’inflazione senza conseguente riduzione della disoccupazione.

2. Expectations-Augmented Critique: Questa critica estende l’idea delle aspettative al ruolo delle aspettative di disoccupazione. Gli individui prendono in considerazione sia l’inflazione attesa che le aspettative di disoccupazione futura nel determinare i loro comportamenti. Se le aspettative di disoccupazione aumentano, l’inflazione può diminuire anche con una disoccupazione più elevata, invalidando la relazione inversa tra disoccupazione e inflazione.

3. Critica delle aspettative razionali: Questa critica va oltre le aspettative adattive e sostiene che gli individui abbiano aspettative razionali, ovvero prendano decisioni ottimali sulla base delle informazioni disponibili. Secondo questa prospettiva, una politica economica che cerca di sfruttare la curva di Phillips non avrà successo a causa delle aspettative razionali degli agenti economici che si adattano in modo tempestivo e efficiente.

4. Critica degli shock di offerta: La curva di Phillips tradizionale si concentra principalmente sugli shock di domanda che influenzano la relazione tra inflazione e disoccupazione. Tuttavia, gli shock di offerta, come cambiamenti nei prezzi delle materie prime o crisi energetiche, possono influire sull’inflazione indipendentemente dal tasso di disoccupazione. Questi shock possono rendere instabile la relazione tra disoccupazione e inflazione e invalidare la curva di Phillips.

5. Critica dei fattori istituzionali: La curva di Phillips assume un mercato del lavoro flessibile, dove l’offerta e la domanda di lavoro si incontrano liberamente. Tuttavia, fattori istituzionali come i sindacati, le norme salariali e le politiche di negoziazione collettiva possono influenzare la relazione tra disoccupazione e inflazione. Questi fattori possono rendere la curva di Phillips meno rilevante in contesti con forti regolamentazioni del mercato del lavoro.

In conclusione, ritengo che tale teoria, bucata nelle fondamenta, sia comunque l’architrave ideologico per calmierare ogni rivendicazione di aumento dei salari. Se così è aspettatevi che queste politiche durino molto più di quanto i mercati non si aspettino.

In quest’ottica, il mio consiglio è quello di mantenersi liquidi, ma oltre certi livelli mi rendo conto che con questi tassi di inflazione la troppa liquidità sarebbe veramente difficile da sostenere. A questo punto si potrebbe pensare di rivolgere il nostro interesse verso l’unico settore che teoricamente potrebbe avvantaggiarsi dal rialzo dei tassi ossia quello bancario.

Naturalmente lo faccio con un certificato che ti presenti una barriera comunque importante e che abbia come sottostanti dei titoli ad altissima capitalizzazione, per non dire in questo caso sistemici:

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Altra soluzione protettiva per un 7.7%

Sfortunatamente la scorsa settimana non ho potuto scrivere il consueto post, mi sarebbe piaciuto perché avrei voluto fornire un’alternativa al tanto declamato BTP valore. Sono perfettamente consapevole di essere fuori tempo massimo e per questo accennerò solo brevemente a quali siano, secondo me, le criticità del BTP in questione; poi presenterò comunque il prodotto che avevo selezionato perché comunque rimane un’ottima scelta per coloro che vogliono costruire un portafoglio con un profilo di rischio estremamente basso.
Il BTP valore ha una durata di 4 anni con una struttura cedolare di tipo step-up: 3.5% per i primi due anni e il 4% per gli ultimi due. Inoltre c’è anche un premio di fedeltà per chi lo detenga per tutta la durata dello 0,5%.
Attualmente abbiamo un tasso di inflazione che è abbondantemente più del doppio della cedola, ma, cosa ancora più importante, sia proprio nel mezzo di un ciclo di rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea: Per chi non avesse chiaro ancora il meccanismo diciamo che quando i tassi si alzano, a parità di altre condizioni, il valore dei titoli obbligazionari tende a scendere. La durata dei quattro anni, a mio avviso, è la peggiore su cui andare a investire: Infatti all’inizio il BTP subirà il deprezzamento dovuto all’aumento dei tassi, poi quando quest’ultimo si stabilirà (e penso ci vorrà almeno un anno e mezzo o due, magari intramezzato da qualche pausa, la sua vita residua sarà talmente corta da non poterne verificare a livello di aumento del valore.
Detto ciò, questa emissione ha avuto un successo talmente ampio da poter farmi affermare che le considerazioni fin qui scritte Non sono sicuramente condivise da un grande numero di investitori. Il tempo deciderà chi avrà avuto ragione.
Ricordo inoltre che Moody’s ha fatto slittare l’aggiornamento del rating dell’Italia che potrebbe riservare qualche spiacevole sorpresa.
Precisato ciò, veniamo al prodotto della settimana:

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Due dei migliori finanziari italiani per un 12% anche se i prezzi si dimezzassero!

Dopo una settimana di pausa rieccoci qui per una nuova strategia. Il mercato nell’ultimo periodo sta sicuramente attraversando una frase laterale di bassa volatilità, potrei dire che sia addirittura un mercato noioso. Bisogna comunque evitare di addormentarsi in questa situazione, o peggio ancora adagiarsi sugli allori. Infatti nessuno nelle frasi di lateralità può prevedere quando essa possa finire né se sarà rotta al rialzo od al ribasso, personalmente come sapete io propendo per la seconda ipotesi ma non c’è sicuramente alcuna evidenza empirica che possa rendere molto più probabile una delle due ipotesi a favore dell’altra.

In queste situazioni i certificati con barriera molto bassa sono sicuramente l’approccio più intelligente ai mercati, a meno che non si voglia di venire completamente liquidi e attendere gli sviluppi. Anche quest’ultima è sicuramente una strategia Da non scartare a priori ma che naturalmente comporta l’erosione del capitale da parte dell’inflazione. Benché, come già espresso in diversi post precedenti, ho nell’ultimo periodo aumentato la quota di liquidità del mio portafoglio sono arrivato comunque ad un livello tale che la parte eccedente va investita in qualche modo, possibilmente in prodotti che generino a loro volta liquidità e che al tempo stesso attutiscono il più possibile le future oscillazioni di mercato. Questa settimana sono entrato in questo prodotto:

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Nei momenti più difficili si fanno i migliori affari: un’occasione sulle banche

A differenza di quanto ipotizzato la scorsa settimana alla fine della fine del governo si è concretizzata. Poco male, sapete che le mie strategie sono pensate per uno scenario positivo che per quello negativo ed il certificato equipesato presentato un paio di settimane fa è ancora un prodotto estremamente valido. Aggiungo di più, proprio in questo clima di elevata volatilità nel mercato italiano è possibile trovare delle occasioni che normalmente nel campo dei derivati non pagherebbero i premi che pagano in questi giorni.

Il post di questa settimana sarà molto breve perché il prodotto che andiamo a presentare è molto semplice ma presenta un profilo rischio rendimento estremamente basso.

Anticipo un po’ di caratteristiche: Si tratta di un Fixed Cash collect, per cui le cedole sono sempre garantite ogni mese a prescindere da livelli dei sottostanti. Questo già è un elemento di protezione in sé ma ciò che lo rende ancora più protettivo il livello di barriera estremamente basso al 40% dello Strike iniziale, in altre parole il certificato rimborserà a prezzo pieno fino ad un ribasso del 60% del peggiori dei sottostanti, ossia le valutazioni possono anche più che dimezzarsi.

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Un approccio innovativo e più sicuro per un 9% annuo

Oggi partiamo da un vecchio post del settembre del 2018 intitolato “Un certificato che è una fenice“. A distanza di poco meno di 4 anni possiamo apprezzare come questo certificato abbia svolto egregiamente la propria funzione di protezione e contemporaneamente di generatore di profitti: Infatti a fronte di una caduta di Eni di poco meno delle 30% il certificato ha guadagnato il 10% ogni anno più un altro 2% di sconto capitale visto che eravamo entrati a 980€. L’ultima rilevazione della barriera è stata effettuata il 4 luglio mentre il certificato verrà rimborsato questa settimana. Benché non esiste un prodotto che vada bene per ogni occasione è per ogni condizione di mercato voglio sottolineare ancora una volta come in un arco temporale di 4 anni si sia verificata una notevolissima asimmetria di rendimento tra sottostante e certificato stesso, ripeto: Un minuto del titolo a fronte di un più 40% del certificato, non male che dite?

Ora teoricamente si pone la questione di Come rivestire la liquidità così generata. Premetto in questa fase di mercato, come ripeto da tempo, tenersi più liquidi del solito non è sicuramente una cattiva idea. Invece hanno già una cospicua liquidità e quindi vogliono investire quanto incassato alla scadenza del certificato ho trovato un nuovo prodotto che mi ha conquistato per una caratteristica decisamente innovativa. Iniziamo con il presentare i suoi dati:

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10 titoli su cui puntare

Questa prima settimana del mese torniamo ad occuparci nuovamente del portafoglio Italia. Per chi ancora non conosce il Portafoglio Italia è una selezione di titoli negoziati nel mercato italiano caratterizzati da un alto dividendo e bassa volatilità. Lo strumento ideale per coloro che pur non volendo rinunciare ai profitti del mercato azionario al contempo vogliono grantirsi flussi cedolari importanti e tenere a bada le oscillazioni del proprio capitale. Tale selezione è effettuata su basi puramente quantitative da un algoritmo da me sviluppato, l’attuale composizione è riportata qua sotto:

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