In una settimana frenetica come quella appena trascorsa, il tempo per l’analisi profonda di nuove strategie è venuto a mancare. Tuttavia, nel trading e nell’investimento, non operare è a tutti gli effetti una scelta operativa. In questa fase di mercato, rimanere liquidi non è un segno di indecisione, ma un’ottima alternativa strategica che permette di attendere il setup perfetto senza subire la volatilità erratica.
I risultati delle ultime settimane confermano che la qualità dell’analisi conta più della quantità delle operazioni. La strategia sul VIX, condivisa lo scorso 10 gennaio, si è rivelata un grande successo: l’ingresso sul certificato Mini Long a 0,319€ e l’uscita a 0,552€ hanno generato un rendimento del +73%. Un risultato eccezionale che premia la lettura corretta sulla fine dell’eccessivo ottimismo dei mercati. Se tornasse sui livelli dell’articolo, riaprirei una posizione analoga.
Allo stesso modo, la strategia su Stellantis, dopo il crollo della stessa, impostata a fine dicembre può considerarsi conclusa in anticipo. Con il certificato che quota vicino a 114, non appena lo spread denaro-lettera tornerà su livelli standard, chiuderò la posizione. Portare a casa il profitto ora, nonostante l’orizzonte iniziale di sei mesi, permette di capitalizzare il movimento velocemente e liberare risorse.
In attesa di nuovi spunti operativi, la parola d’ordine resta prudenza e gestione della liquidità.
In questo appuntamento
settimanale, l’ultimo dell’anno, andremo ad analizzare le
complesse dinamiche che stanno riscrivendo i paradigmi dei mercati
finanziari globali. Ci troviamo in una fase di transizione profonda,
dove le scelte regolatorie dell’Unione Europea si intrecciano con
le strategie industriali dei grandi player dell’automotive, creando
opportunità asimmetriche per gli investitori che sanno guardare
oltre la superficie del mercato azionario tradizionale.
Weekly Market Review: Tra
Fragilità Obbligazionaria e Selettività Azionaria
L’ottava
che si conclude ha visto i mercati globali muoversi in un clima di
“attesa vigile”. Sul fronte obbligazionario, il
rendimento del Bund decennale e quello del Treasury USA hanno
mostrato una stabilizzazione dopo la volatilità indotta dagli ultimi
dati sull’inflazione core, che fatica a scendere sotto la soglia
psicologica del 2%. Le banche centrali, pur mantenendo una retorica
improntata alla prudenza, iniziano a scontare uno scenario di “tassi
alti più a lungo”, il che sta provocando un appiattimento delle
curve dei rendimenti. Questo contesto penalizza le scadenze brevi,
mentre offre una timida protezione sul lungo termine, sebbene il
rischio di duration rimanga elevato.
Sui
mercati azionari, la settimana è stata caratterizzata da una
marcata rotazione settoriale. Se il comparto tecnologico continua a
beneficiare dei flussi legati all’intelligenza artificiale, i settori
ciclici, in particolare l’automotive, soffrono sotto il peso
di prospettive macroeconomiche incerte e di un quadro normativo
sempre più stringente. Gli indici europei, come il DAX e il FTSE
MIB, hanno mostrato una resilienza sorprendente, ma le crepe sotto la
superficie sono evidenti, specialmente osservando i volumi di scambio
contratti sui titoli industriali pesanti. L’incertezza sulla
crescita globale, unita alla pressione dei costi energetici, sta
spingendo gli investitori verso strategie difensive o strumenti
derivati capaci di estrarre valore anche in scenari di lateralità o
moderato ribasso.
Il “Trappolone”
dell’Accordo UE: La Doppia Linea di Sviluppo
L’ultimo
accordo raggiunto in sede europea per la produzione di auto a zero
emissioni (o quasi) entro il 2035 ha introdotto una variabile
critica: l’apertura agli e-fuels. Se a prima vista questa
concessione alla “neutralità tecnologica” potrebbe
apparire come una boccata d’ossigeno per le case automobilistiche
tradizionali, un’analisi più profonda rivela un potenziale
disastro strategico in termini di margini e competitività.
Per
giganti come Stellantis, Volkswagen e Renault, questo accordo
non significa affatto libertà, ma rappresenta l’obbligo di
mantenere in piedi due linee di sviluppo parallele. Da un
lato, devono continuare a investire miliardi di euro
nell’elettrificazione totale (BEV) per non perdere terreno rispetto a
competitor puri come Tesla e i giganti cinesi (BYD in primis).
Dall’altro, sono ora “costretti” a non abbandonare la
ricerca e la produzione di motori a combustione interna (ICE)
ottimizzati per i carburanti sintetici, per soddisfare quella nicchia
di mercato (e politica) che l’UE ha deciso di salvaguardare.
Questo
comporta una frammentazione dei Capex (investimenti in conto
capitale) senza precedenti. Invece di concentrare tutte le risorse
umane e finanziarie su un’unica architettura tecnologica, le case
europee devono dividere i budget di R&D, raddoppiare gli sforzi
nella gestione della catena di fornitura e mantenere linee produttive
flessibili, il che abbatte drasticamente le economie di scala.
In un settore dove il margine operativo è già sotto pressione a
causa dei costi delle batterie e dell’agguerrita concorrenza
asiatica, la necessità di gestire due tecnologie dominanti rischia
di essere un fardello insostenibile che penalizzerà i flussi di
cassa nel medio periodo.
Analisi Strutturale: Reverse Bonus Cap su Stellantis
Prima di presentare l’ultimo certificato dell’anno, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Analisi di Mercato: La “Quiete”
Apparente e la Rotazione Sotterranea
La
settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere
archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di
transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari
principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno
chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni
percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”.
Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore
grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di
indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una
violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede
i nuovi trend di medio periodo.
I
flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti
Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi
precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori
difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica
di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il
denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e
i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il
settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico
nonostante fondamentali ancora solidi.
Sul
fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I
rendimenti dei governativi si sono mossi in un range
ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve
irripidimento (steepening).
Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali
potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto,
raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo
interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la
volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità
realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale
per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.
Io
sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il
certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione:
difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così
profondo ed un rendimento di tutto rispetto!
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Rieccoci
qua dopo una settimana di stop. Come permesso il posto di questa
settimana riguarderà un certificato con un profilo estremamente
protettivo. Ho deciso inoltre che, ogni tanto, sia anche giusto
spiegare nuovamente quali siano i meccanismi base del funzionamento
di un certificato a cedole condizionate. Quindi magari questo
articolo potrebbe risultare un po’ prolisso per chi già conosce a
fondo questo tipo di prodotto, ma ciò non toglie che il certificato
trattato può essere interessante sia per i più esperti che per i
neofiti.
Colgo subito l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Questa
volta non vi parlerò dei punti salienti della settimana, perché mi
vorrei proprio concentrare sull’aspetto divulgativo.
Permettetemi,
in un mondo finanziario che spesso spinge a decisioni impulsive, di
ritornare su un concetto a me molto caro: l’importanza di analizzare
in modo trasparente e senza filtri ogni singolo strumento che entra
nel nostro raggio di interesse. La missione che io, il sottoscritto,
cerco di portare avanti è quella di fornire gli strumenti per una
comprensione autentica, al di là del marketing, perché sono
convinto che solo una conoscenza profonda possa portare a scelte
consapevoli.
La settimana appena conclusa si è rivelata rassicurante per i
mercati finanziari. Gli operatori hanno accolto positivamente i dati
sull’inflazione, risultati leggermente inferiori alle aspettative.
Per fortuna, non si è verificato l’atteso aumento sopra le
previsioni che avrebbe potuto bloccare il ciclo di tagli dei tassi
d’interesse da parte della Federal Reserve. Sebbene alcuni analisti
avessero ipotizzato nuovi rialzi, l’ipotesi di due tagli nel
prossimo anno torna ora ad essere plausibile.
Un elemento
ulteriore di stabilità è stato il confronto al Senato per la
conferma di Scott Bessent come Segretario al Tesoro, designato da
Donald Trump. I toni dell’audizione sono stati distesi, grazie
anche alla reputazione di competenza e capacità di Bessent, che ha
suscitato meno perplessità rispetto ad altre nomine dell’ex
presidente. Nel suo intervento, Bessent ha sottolineato l’importanza
di mantenere i tagli fiscali del 2017, avvertendo che un loro
annullamento potrebbe innescare una crisi economica.
Bessent ha inoltre
fornito un’analisi interessante sull’impatto delle tariffe
doganali, spiegando che un incremento del 10% delle tariffe genera un
apprezzamento del dollaro pari al 4%, mentre il resto dell’impatto
si distribuisce tra cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e
ribassi dei prezzi da parte degli esportatori. Questa interpretazione
sembra già riflettersi sui mercati valutari, dove l’euro e la
valuta cinese hanno subito un deprezzamento vicino al 4% dopo la
rielezione di Trump.
La prossima
settimana potrebbe però segnare un ritorno della volatilita. Lunedì
è previsto l’insediamento ufficiale di Trump, che coinciderà con
il Martin Luther King Day (a volte il destino è cinico ed ironico) e
la chiusura dei mercati statunitensi. Subito dopo, si attendono i
primi ordini esecutivi su temi cruciali come tariffe e immigrazione.
Sarà importante valutare sia l’entità delle misure che la loro
eventuale gradualità, fattori che incideranno sulle prospettive di
inflazione, sul dollaro e sui rapporti internazionali.
Non si esclude che
possano emergere nuove iniziative. Trump ha infatti accennato
all’istituzione di un “External Revenue Service”, un ente che
potrebbe tassare chi trae profitto a scapito degli Stati Uniti. Resta
da vedere se questa proposta si limiterà a tariffe o se comporterà
ulteriori sviluppi.
Nel frattempo, dalla
Cina sono arrivati dati economici superiori alle aspettative. Il
Prodotto Interno Lordo del quarto trimestre è cresciuto del 5,4%,
contro una previsione del 5%. Anche le vendite al dettaglio e la
produzione industriale hanno registrato risultati migliori del
previsto, con aumenti rispettivamente del 3,7% e del 6,2%. Le
autorità cinesi si sono dichiarate ottimiste sulle prospettive di
crescita per il 2025.
La settimana appena
trascorsa ha offerto una tregua ai mercati, ma le incognite rimangono
numerose. I prossimi giorni saranno cruciali per comprendere la
direzione della politica economica statunitense e il suo impatto sui
mercati globali. Gli investitori restano pronti a reagire a ogni
novità, mentre la volatilità sembra destinata a tornare
protagonista.
Chi ha scontato
maggiormente questo tipo di dinamiche nell’ultimo anno è
sicuramente l’automotive che è stato così “bastonato” che
ormai è arrivato a livelli che potrebbero essere interessanti,
naturalmente il settore è da approcciare con molta prudenza come nel
caso del certificato di questa settimana.
Prima, come al
solito, vi ricordo che chi volesse contribuire al proseguimento di
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social network a cui siete iscritti. Ogni contributo è un piccolo
mattoncino per l’indipendenza di questo blog.
La settimana appena trascorsa è stata sicuramente caratterizzata dal
ribasso dei tassi di interesse da parte della FED di 50 punti base.
Nella giornata
successiva all’annuncio l’indice italiano ha conosciuto una spinta
che però non ha invalidato il trend laterale delle ultime settimane.
Come si può notare dal grafico sottostante l’indice è ancora
lontano da rompere i massimi precedenti, anzi possiamo notare tre
massimi decrescenti.
Discorso diverso per
l’indice S&P 500 che, anche se di poco, ha aggiornato i propri
massimi. Attenzione però perché se si guarda l’oscillatore
stocastico si può notare l’inizio di una divergenza (ossia nuovi
massimi sui prezzi massimi decrescenti sull’oscillatore).
Naturalmente per verificare se tale divergenza si realizzerà
occorrerà attendere che la linea veloce dello stocastico incroci
dall’alto verso il basso quella lenta.
In una situazione
intermedia si trova invece l’indice NASDAQ che si è fermato proprio
sulla resistenza dell’ultimo massimo.
In questo clima di
incertezza la mia attenzione si è focalizzata in particolar modo su
un certificato estremamente prudente ma che presenta comunque un
potenziale rendimento non trascurabile.
Prima di entrare nel vivo dell’argomento ricordo che chiunque
voglia contribuire al proseguimento di questo blog lo può fare per
effettuare una donazione tramite
Go Fund Me o Buy
Me Coffee.
La settimana appena trascorsa ha confermato la fase di ritracciamento
già avviata nelle scorse settimane. Siamo ancora lontanissimi dal
potere definire questo movimento come un’inversione di tendenza,
bensì siamo ancora di fronte ad un riassorbimento dell’ipercomprato
generato nei mesi passati.
Prendendo come
esempio il FTSE MIB possiamo notare che finché non si vada a rompere
la quota 30000 punti, evidenziata dalla Linea Blu più in alto, non
si potrà certo parlare di inversione di tendenza.
Per quanto riguarda
il Nasdaq il ribasso è anche più marcato e vi faccio notare che il
formaggio di nuovi massimi crescenti in corrispondenza di massimi
decrescenti sull’indice stocastico, ha, alla fine, spostato il
ribasso che stiamo osservando nelle ultime sedute.
Avevo già
individuato questo tipo di divergenza a fine gennaio / inizio
febbraio, ma ci sono voluti ancora circa 3 mesi prima che questo
Pattern si realizzasse.
Fatta questa prima
analisi generale dei mercati permettetemi di illustrarmi la novità
di questa settimana che avevo anticipato nello scorso post.
Come hai scritto la
volta scorsa chi tengo affinché questo blog rimanga sia gratuito sia
indipendente, ossia che i prodotti qui presentati non vengano
sponsorizzati da alcun emittente.
Fortunatamente mi
trovo nelle condizioni di poter scegliere e quindi di non dovere a
tutti i costi rincorrere le varie proposte di monetizzazione di
questo sito. Ad ogni modo, fa sempre piacere avere dei feedback di
apprezzamento da parte di voi lettori che immagino siate anche
investitori.
Ho deciso così di
avviare una raccolta fondi del tutto volontaria, ossia nessun
contenuto di questo sito sarà sottoposto a un pagamento di qualsiasi
tipo. Quindi se apprezzate qualche articolo o se seguendo alcune
analisi riportate in questo sito avete guadagnato una certa cifra
potete pensare di lasciare una donazione (se volete anche simbolica)
cliccando sul link in alto a destra. Potete pagare sia con carta di
credito che con PayPal da quello che ho visto.
Affinché la
trasparenza sia massima ho voluto riportare in questo sito la cifra
che mano a mano si andrà a raccogliere.
Riprendiamo da dove
avevamo lasciato la scorsa settimana. Partiamo dall’indice FTSE MIB,
il corridoio individuato precedentemente ha confermato la propria
validità al centesimo come potete osservare anche voi dal grafico
sottostante:
Appena è stata toccata la resistenza individuata dall’estremo superiore del canale l’indice ha ritracciato con la candela rossa dell’ultima seduta. Naturalmente non vi faccio le analisi a fatti già avvenuti, ma potete verificare voi stessi quanto detto nello scorso post.
Per quanto riguarda
l’indice NASDAQ avevo detto che la situazione era un po’ più
complessa e che fosse necessario attendere la conferma del minimo
decrescente sull’oscillatore stocastico. In effetti nella giornata
successiva abbiamo assistito ad un ribasso nell’indice stesso ma tra
la seduta di giovedì e quella di venerdì l’indice ha nuovamente
riacquistato forza come si evince dal grafico sottostante:
Con questo movimento
il massimo dell’oscillatore stocastico è sostanzialmente in linea
con quello precedente quindi si può affermare che il pattern
ipotizzato non si è verificato. Con altrettanta sicurezza però va
notato che la salita dell’indice NASDAQ si è interrotta proprio sui
massimi precedenti, sarà quindi estremamente importante verificare
nelle prossime sedute tali massimi verranno rotti oppure assisteremo
ad un ripiegamento.
Forza questa
analisi, presentiamo quindi il terzo dei quattro certificati che ho
individuato da mettere nel mio portafoglio per tutto il 2024:
Probabilmente questo è l’ultimo post dell’anno, poi Vacanze di
Natale e Capodanno ci faranno trascorrere una meritata pausa. È
naturalmente anche tempo di bilanci e grossolanamente mi sento di
poter affermare che chi ha seguito le mie strategie durante il corso
del 2023 difficilmente si può per aumentare, complice naturalmente
anche il buon andamento dei mercati.
Certo alcuni
prodotti non sono andati come si sperava, stiamo parlando di una
piccola quantità, ma solitamente le strategie di recovery hanno poi
permesso di recuperare la situazione.
Come ha firmato la
scorsa settimana per quanto mi riguarda non effettuerò più
operazioni da qui a fine anno, proprio perché il mercato sta
recentemente esprimendo dei multipli che, quantomeno nel breve
termine, e rendendolo i prezzi delle azioni abbastanza care,
soprattutto se si considera che attualmente il mercato
obbligazionario esprime dei rendimenti di gran lunga superiore a
quelli di un paio di anni fa. In un paio di post nei mesi precedenti
mi sono proprio preoccupato di quanto fosse conveniente attualmente
aumentare la propria esposizione nel mercato obbligazionario e chi ha
seguito i miei consigli sicuramente non se ne è pentito.
Per Chi avesse un
po’ di tempo libero durante le vacanze ed è un appassionato lettore
consiglio un libro: “L’investitore intelligente” di
Benjamin Graham in cui sono proprio affrontati con intelligenza e
lungimiranza tutti gli aspetti che un investitore dovrebbe analizzare
prima di acquistare o vendere titoli obbligazionari od azionari ehi
come dovrebbe allocare le percentuali del proprio portafoglio a
seconda delle condizioni di mercato (tanto per chiarirci non ho
nessuna convenienza economica o di altro genere affinché compriate
questo libro; è giusto un consiglio, come tutto ciò che viene
scritto in questo blog).
Concludiamo l’anno
con un certificato di cui è molto parlato nei giorni recenti su
diversi canali per un motivo molto specifico che andremo ad
analizzare. Partiamo dalla sua descrizione:
I mercati finanziari hanno registrato una settimana di rialzi,
nonostante la persistente paura di una prossima recessione. Il
rallentamento dell’economia in Europa e in America, causato dai
rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, ha
contribuito a alimentare questa preoccupazione.
Il presidente della
Federal Reserve, Jerome Powell, ha dichiarato che l’inflazione non è
stata sconfitta e che potrebbe essere necessario aumentare
ulteriormente i tassi di interesse nei prossimi mesi. Al contrario,
gli esponenti della Banca Centrale Europea hanno annunciato che i
rialzi dei tassi di interesse sono prossimi alla fine. Non c’è
bisogno che vi ripeta che a mio avviso le politiche monetarie attuali
hanno in realtà un fine differente da quello dichiarato, ossia la
“lotta all’inflazione”, bensì calmierare le rivendicazioni
salariali oggi in atto soprattutto negli USA.
Ad ogni modo, queste
dichiarazioni contrastanti hanno creato confusione tra gli
investitori, che stanno cercando di capire quale sarà la traiettoria
delle politiche monetarie delle principali banche centrali.
La situazione
economica rimane incerta e il rischio di recessione è ancora
presente. Tuttavia, i mercati finanziari sembrano aver iniziato a
prendere in considerazione la possibilità che le banche centrali
possano iniziare a rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi di
interesse.
Se questa tendenza
dovesse proseguire, potrebbe portare a un miglioramento dell’umore
degli investitori e a ulteriori rialzi dei mercati finanziari.
In questo contesto
propongo una strategia che, premetto fin da subito, ha un alto grado
di rischio.
L’ottica nella quale
ho elaborato tale strategia è quella di recuperare alcuni ribassi di
certi certificati che non stanno performando come mi aspettavo. Tale
strategia comunemente nominata come recovery e consiste
sostanzialmente nell’andare a cercare un altro certificato che sia
altrettanto deprezzato ma che offra maggiori possibilità di
rendimento rispetto a quello che si vende. Va da sé che comunque un
certificato che è abbondantemente sotto la parità esprima comunque
un grado di rischio maggiore di quello che esprimeva al momento della
sua emissione, così come avrà naturalmente un rendimento più alto
rispetto all’inizio.
Vediamone subito le
caratteristiche:
Tipo: Cash
Collect Memory (Portafoglio CED)
ISIN:
DE000UH4NHD0
Sottostanti:
Stellantis / Volkswagen
Cedola: 2,19%
Trimestrale
Scadenza:
17/11/2026
Barriera:
11,6714€ / 104,58€
Una peculiarità di
questo certificato è che in realtà ha due barriere: Una un po’ più
alta per il godimento della cellula l’altra un po’ più bassa per la
restituzione integrale del capitale. Di sopra ho riportato solo
quella relativa al capitale mentre nel grafico di sotto le riporto
entrambe per il titolo peggiore ossia Volkswagen:
Come potete vedere
siamo proprio a ridosso della barriera per la cedola e leggermente
più lontani dalla barriera di capitale. Inoltre due settimane fa,
quando sono entrato io, eravamo proprio in mezzo alle due barriere.
Se l’analisi si fermasse qui tutto sommato questo certificato non
dovrebbe neanche essere preso in considerazione, ma dobbiamo fare i
conti con il prezzo di acquisto attuale: 67.45€.
A questi prezzi il
rendimento cedolare annuo è pari al 13% , che moltiplicato per i 3
anni rimanenti fa il 39% potenziale. Acquisto va aggiunto il
rendimento da Capitale che sono 32.55€ per certificato, ossia 52,7%
in tre anni. Facendo le somme quindi abbiamo un rendimento
complessivo a scadenza di quasi 92%, ossia potenzialmente recuperare
ribassi accumulati fino al 48% (1-1/1.92)*100.
La tua mente nessun
pasto è gratis e quindi la probabilità che il titolo peggiore vada
sotto barriera è comunque rilevante.
Fin qui vi ho dato
tutti i parametri oggettivi del certificato, ora per concludere
permettetemi di fare un paio di considerazioni personali:
1) non è necessario
che il titolo Volkswagen salga, chi potremmo anche accontentare che
rimanga più o meno su questi livelli. Personalmente ritengo che da
qui a tre anni sia più probabile trovare questo titolo un po’ più
alto dei prezzi attuali che non il contrario non fosse altro per un
adeguamento all’inflazione.
2) in queste
strategie secondo me va sempre messo poco capitale: Se perdete,
perdete comunque poco; se guadagnate guadagnate comunque circa il
doppio del capitale investito. Per quale motivo ad esempio io
utilizzo questo tipo di strategie solo reinvestendo il capitale
liberato da certificati molto deprezzati e mai impiegando liquidità
nuova. Naturalmente poi ognuno ha il proprio stile di gestione.
Tengo infine a
precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole
essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi
indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.
Spero di aver fatto
cosa gradita lasciando link diretti a tutti i dati senza passare per
servizi di pubblicità. Per questo mi auguro che siate così gentili,
vista la completa gratuità del sito, di fare almeno un click su un
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vostro gradimento.
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