Strategia combinata su Stellantis: le possibilità sono molte, sia al ribasso che al rialzo!

Per chi pensava che l’incontro tra Xi e Trump potesse risolvere tutto e avremmo ricominciato a vivere tutti quanti d’economia (e non di potenza tra nazioni), s’è risvegliato venerdì un po’ scosso.

Il panorama macroeconomico e geopolitico del 2026 si configura come un ecosistema in cui le vecchie certezze della globalizzazione cooperativa sono state definitivamente sostituite da quella che definiamo una “stagflazione bellica” strutturale. In questo scenario, l’analisi dei mercati non può prescindere da una comprensione profonda delle dinamiche di potere tra le grandi potenze, poiché ogni movimento dei listini azionari è ormai un sottoprodotto di decisioni prese nelle stanze della diplomazia coercitiva o sui campi di battaglia tecnologici. La recente evoluzione delle relazioni internazionali, segnata dal fallimento dei vertici tra Stati Uniti, Cina e Iran, ha innescato un mutamento di regime nei mercati finanziari, passando da una fase di “Low Vol Bull” a una di incertezza radicale, dove le divergenze tra l’andamento dei prezzi e la forza sottostante dei trend iniziano a manifestarsi con preoccupante chiarezza.

Il Tramonto della Diplomazia: Il Collasso delle Aspettative USA-Cina e USA-Iran

L’illusione che ha alimentato i mercati nella prima parte dell’anno, basata sulla speranza di una ricomposizione pragmatica delle crisi tra Washington e i suoi principali antagonisti sistemici, è ufficialmente tramontata. La narrativa di una distensione, spesso sostenuta da analisti poco inclini a considerare la realtà delle frizioni strutturali, si è scontrata con la durezza dei fatti geopolitici. Le aspettative di un ritorno alla normalità nei rapporti con l’Iran e di una tregua commerciale duratura con la Cina sono completamente cadute, lasciando il posto a una logica di attrito permanente che condiziona pesantemente le catene di approvvigionamento e i premi per il rischio globale.

Il Fallimento del Vertice Trump-Xi Jinping e il Ritracciamento degli Indici

Il punto di rottura definitivo è stato rappresentato dall’incontro tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping, un vertice che era stato caricato di aspettative eccessive dai media mainstream. La realtà emersa dal tavolo negoziale è stata quella di un fallimento totale, sia sul fronte diplomatico che su quello commerciale. Non solo non sono stati raggiunti accordi sulla riduzione dei dazi o sulla protezione della proprietà intellettuale, ma l’incontro ha evidenziato una reciproca sfiducia che preclude qualsiasi cooperazione nel medio periodo. Gli Stati Uniti continuano a vedere nell’ascesa tecnologica cinese una minaccia esistenziale alla propria sicurezza nazionale, mentre Pechino non è disposta a sacrificare il proprio modello di sviluppo industriale per compiacere le richieste di Washington.

Questo fallimento ha fornito il catalizzatore fondamentale per il recente ritracciamento degli indici azionari mondiali. Gli investitori, realizzando che la “diplomazia della necessità” non avrebbe prodotto i frutti sperati, hanno iniziato a prezzare uno scenario di costi operativi più elevati e di mercati frammentati. La fine dell’era del “Grand Bargain” sino-americano significa che le aziende multinazionali, specialmente quelle del settore tecnologico e manifatturiero, dovranno navigare in un ambiente caratterizzato da barriere tariffarie crescenti e da una costante minaccia di sanzioni incrociate.

La Questione Iraniana e lo Stallo nel Medio Oriente

Parallelamente al fronte cinese, la crisi tra Stati Uniti e Iran rimane una ferita aperta che minaccia la stabilità energetica globale. Le speranze di un nuovo accordo sul nucleare o di una de-escalation regionale sono state spazzate via da una serie di ultimatum reciproci che hanno riportato la tensione ai massimi livelli. Questo stallo non è solo un problema di sicurezza militare, ma agisce come un potente freno economico attraverso il canale dei prezzi dell’energia e dei costi di assicurazione marittima per i transiti nello Stretto di Hormuz. In un regime di stagflazione bellica, l’instabilità nel Golfo Persico garantisce che l’inflazione rimanga “appiccicosa”, limitando il margine di manovra delle banche centrali e costringendo gli investitori a cercare rifugio in strumenti di protezione del capitale.

Evento GeopoliticoAspettativa InizialeRealtà Post-VerticeImpatto sui Mercati
Incontro Trump-XiAccordo commerciale “fase 2”Fallimento diplomatico e commercialeRitracciamento indici globali
Crisi USA-IranDe-escalation e nuovo accordoStallo messicano e minacce militariRialzo volatilità e costi energetici
Transizione MultipolareEgemonia unipolare stabileRafforzamento del blocco BRICS+Multipolarismo valutario e incertezza

Analisi Tecnica del FTSE MIB: La Divergenza come Segnale d’Allarme

Mentre il quadro macroeconomico si deteriora, i segnali provenienti dall’analisi tecnica confermano la fragilità dell’attuale struttura dei prezzi, specialmente sul listino milanese. L’osservazione attenta del grafico del FTSE MIB rivela un fenomeno classico di esaurimento del momentum, che spesso precede correzioni profonde o inversioni di tendenza.

Il Paradosso tra Nuovi Massimi e Oscillatori Decrescenti

L’immagine tecnica del FTSE MIB mostra una chiara e pericolosa divergenza ribassista. Mentre l’indice dei prezzi ha continuato a spingersi verso nuovi massimi relativi (superando quota 49.000 punti), l’oscillatore stocastico (21, 7, 7) ha segnato massimi decrescenti, evidenziati graficamente dalle linee blu che collegano i picchi dell’indicatore. Questa discrepanza indica che, nonostante il prezzo conti di salire, la forza interna del movimento sta svanendo. In termini di ingegneria finanziaria, stiamo assistendo a una fase di distribuzione latente, in cui i “mani forti” stanno alleggerendo le posizioni mentre la narrativa mainstream continua a spingere il pubblico verso l’ottimismo.

Storicamente, le divergenze tra prezzo e stocastico sono tra i segnali più affidabili per identificare i punti di svolta del mercato. Quando lo stocastico non riesce a seguire il prezzo nella creazione di nuovi massimi, significa che la pressione di vendita sta iniziando a sopraffare la domanda proprio sui livelli più alti. Nel contesto attuale, segnato dal fallimento diplomatico tra le grandi potenze, questa divergenza agisce come un segnale d’allarme critico: la calma apparente della borsa è solo la superficie di un ecosistema che si sta preparando a un brusco riposizionamento.

Il Settore Automotive: Tra Crisi Strutturale e Opportunità di Rendimento

Il comparto automobilistico europeo rappresenta perfettamente le contraddizioni del mondo multipolare del 2026. Schiacciato tra una transizione elettrica forzata e la concorrenza aggressiva dei produttori cinesi, il settore sta attraversando una metamorfosi che ne mette in discussione la stessa sopravvivenza nel lungo termine. Giganti come Stellantis si trovano a dover gestire un declino della domanda nei mercati tradizionali e una perdita di competitività tecnologica nell’elettrificazione.

Nonostante le difficoltà macroscopiche del settore, l’approccio basato su strategie asimmetriche ha dato frutti eccezionali. Sei mesi fa, avevamo presentato un certificato Reverse Bonus Cap (ISIN DE000UG81M71) emesso da UniCredit, focalizzato sulla debolezza di Stellantis. La tesi di fondo era che la debolezza del titolo avrebbe permesso di estrarre valore attraverso una struttura che trae profitto dalla stabilità o dal ribasso delle quotazioni, a differenza dei tradizionali certificati long.

L’operazione è andata molto bene: lo strumento, che rimborserà tra circa un mese (giugno 2026), ha permesso di ottenere un rendimento complessivo superiore al 22% in un orizzonte semestrale. Questo risultato sottolinea l’efficacia dell’ingegneria finanziaria nel creare profili di rendimento positivi anche in settori sotto pressione, trasformando la volatilità negativa in un vantaggio per l’investitore prudente.

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Due recap di strategie

In una settimana frenetica come quella appena trascorsa, il tempo per l’analisi profonda di nuove strategie è venuto a mancare. Tuttavia, nel trading e nell’investimento, non operare è a tutti gli effetti una scelta operativa. In questa fase di mercato, rimanere liquidi non è un segno di indecisione, ma un’ottima alternativa strategica che permette di attendere il setup perfetto senza subire la volatilità erratica.

I risultati delle ultime settimane confermano che la qualità dell’analisi conta più della quantità delle operazioni. La strategia sul VIX, condivisa lo scorso 10 gennaio, si è rivelata un grande successo: l’ingresso sul certificato Mini Long a 0,319€ e l’uscita a 0,552€ hanno generato un rendimento del +73%. Un risultato eccezionale che premia la lettura corretta sulla fine dell’eccessivo ottimismo dei mercati. Se tornasse sui livelli dell’articolo, riaprirei una posizione analoga.

Allo stesso modo, la strategia su Stellantis, dopo il crollo della stessa, impostata a fine dicembre può considerarsi conclusa in anticipo. Con il certificato che quota vicino a 114, non appena lo spread denaro-lettera tornerà su livelli standard, chiuderò la posizione. Portare a casa il profitto ora, nonostante l’orizzonte iniziale di sei mesi, permette di capitalizzare il movimento velocemente e liberare risorse.

In attesa di nuovi spunti operativi, la parola d’ordine resta prudenza e gestione della liquidità.

Approfittare delle difficoltà del settore auto per oltre il 22% in soli sei mesi!

In questo appuntamento settimanale, l’ultimo dell’anno, andremo ad analizzare le complesse dinamiche che stanno riscrivendo i paradigmi dei mercati finanziari globali. Ci troviamo in una fase di transizione profonda, dove le scelte regolatorie dell’Unione Europea si intrecciano con le strategie industriali dei grandi player dell’automotive, creando opportunità asimmetriche per gli investitori che sanno guardare oltre la superficie del mercato azionario tradizionale.


Weekly Market Review: Tra Fragilità Obbligazionaria e Selettività Azionaria

L’ottava che si conclude ha visto i mercati globali muoversi in un clima di “attesa vigile”. Sul fronte obbligazionario, il rendimento del Bund decennale e quello del Treasury USA hanno mostrato una stabilizzazione dopo la volatilità indotta dagli ultimi dati sull’inflazione core, che fatica a scendere sotto la soglia psicologica del 2%. Le banche centrali, pur mantenendo una retorica improntata alla prudenza, iniziano a scontare uno scenario di “tassi alti più a lungo”, il che sta provocando un appiattimento delle curve dei rendimenti. Questo contesto penalizza le scadenze brevi, mentre offre una timida protezione sul lungo termine, sebbene il rischio di duration rimanga elevato.

Sui mercati azionari, la settimana è stata caratterizzata da una marcata rotazione settoriale. Se il comparto tecnologico continua a beneficiare dei flussi legati all’intelligenza artificiale, i settori ciclici, in particolare l’automotive, soffrono sotto il peso di prospettive macroeconomiche incerte e di un quadro normativo sempre più stringente. Gli indici europei, come il DAX e il FTSE MIB, hanno mostrato una resilienza sorprendente, ma le crepe sotto la superficie sono evidenti, specialmente osservando i volumi di scambio contratti sui titoli industriali pesanti. L’incertezza sulla crescita globale, unita alla pressione dei costi energetici, sta spingendo gli investitori verso strategie difensive o strumenti derivati capaci di estrarre valore anche in scenari di lateralità o moderato ribasso.


Il “Trappolone” dell’Accordo UE: La Doppia Linea di Sviluppo

L’ultimo accordo raggiunto in sede europea per la produzione di auto a zero emissioni (o quasi) entro il 2035 ha introdotto una variabile critica: l’apertura agli e-fuels. Se a prima vista questa concessione alla “neutralità tecnologica” potrebbe apparire come una boccata d’ossigeno per le case automobilistiche tradizionali, un’analisi più profonda rivela un potenziale disastro strategico in termini di margini e competitività.

Per giganti come Stellantis, Volkswagen e Renault, questo accordo non significa affatto libertà, ma rappresenta l’obbligo di mantenere in piedi due linee di sviluppo parallele. Da un lato, devono continuare a investire miliardi di euro nell’elettrificazione totale (BEV) per non perdere terreno rispetto a competitor puri come Tesla e i giganti cinesi (BYD in primis). Dall’altro, sono ora “costretti” a non abbandonare la ricerca e la produzione di motori a combustione interna (ICE) ottimizzati per i carburanti sintetici, per soddisfare quella nicchia di mercato (e politica) che l’UE ha deciso di salvaguardare.

Questo comporta una frammentazione dei Capex (investimenti in conto capitale) senza precedenti. Invece di concentrare tutte le risorse umane e finanziarie su un’unica architettura tecnologica, le case europee devono dividere i budget di R&D, raddoppiare gli sforzi nella gestione della catena di fornitura e mantenere linee produttive flessibili, il che abbatte drasticamente le economie di scala. In un settore dove il margine operativo è già sotto pressione a causa dei costi delle batterie e dell’agguerrita concorrenza asiatica, la necessità di gestire due tecnologie dominanti rischia di essere un fardello insostenibile che penalizzerà i flussi di cassa nel medio periodo.

Analisi Strutturale: Reverse Bonus Cap su Stellantis

Prima di presentare l’ultimo certificato dell’anno, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

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Guadagnare anche con ribassi di oltre 80%

Analisi di Mercato: La “Quiete” Apparente e la Rotazione Sotterranea

La settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”. Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede i nuovi trend di medio periodo.

I flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico nonostante fondamentali ancora solidi.

Sul fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I rendimenti dei governativi si sono mossi in un range ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve irripidimento (steepening). Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto, raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.

Io sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione: difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così profondo ed un rendimento di tutto rispetto!

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Focus Certificate: Airbag Step Down

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Guadagnare 12% all’anno anno anche con un crollo del -70%

Rieccoci qua dopo una settimana di stop. Come permesso il posto di questa settimana riguarderà un certificato con un profilo estremamente protettivo. Ho deciso inoltre che, ogni tanto, sia anche giusto spiegare nuovamente quali siano i meccanismi base del funzionamento di un certificato a cedole condizionate. Quindi magari questo articolo potrebbe risultare un po’ prolisso per chi già conosce a fondo questo tipo di prodotto, ma ciò non toglie che il certificato trattato può essere interessante sia per i più esperti che per i neofiti.

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Questa volta non vi parlerò dei punti salienti della settimana, perché mi vorrei proprio concentrare sull’aspetto divulgativo.

Permettetemi, in un mondo finanziario che spesso spinge a decisioni impulsive, di ritornare su un concetto a me molto caro: l’importanza di analizzare in modo trasparente e senza filtri ogni singolo strumento che entra nel nostro raggio di interesse. La missione che io, il sottoscritto, cerco di portare avanti è quella di fornire gli strumenti per una comprensione autentica, al di là del marketing, perché sono convinto che solo una conoscenza profonda possa portare a scelte consapevoli.

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Il settore auto per oltre il 12%

La settimana appena conclusa si è rivelata rassicurante per i mercati finanziari. Gli operatori hanno accolto positivamente i dati sull’inflazione, risultati leggermente inferiori alle aspettative. Per fortuna, non si è verificato l’atteso aumento sopra le previsioni che avrebbe potuto bloccare il ciclo di tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Sebbene alcuni analisti avessero ipotizzato nuovi rialzi, l’ipotesi di due tagli nel prossimo anno torna ora ad essere plausibile.

Un elemento ulteriore di stabilità è stato il confronto al Senato per la conferma di Scott Bessent come Segretario al Tesoro, designato da Donald Trump. I toni dell’audizione sono stati distesi, grazie anche alla reputazione di competenza e capacità di Bessent, che ha suscitato meno perplessità rispetto ad altre nomine dell’ex presidente. Nel suo intervento, Bessent ha sottolineato l’importanza di mantenere i tagli fiscali del 2017, avvertendo che un loro annullamento potrebbe innescare una crisi economica.

Bessent ha inoltre fornito un’analisi interessante sull’impatto delle tariffe doganali, spiegando che un incremento del 10% delle tariffe genera un apprezzamento del dollaro pari al 4%, mentre il resto dell’impatto si distribuisce tra cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e ribassi dei prezzi da parte degli esportatori. Questa interpretazione sembra già riflettersi sui mercati valutari, dove l’euro e la valuta cinese hanno subito un deprezzamento vicino al 4% dopo la rielezione di Trump.

La prossima settimana potrebbe però segnare un ritorno della volatilita. Lunedì è previsto l’insediamento ufficiale di Trump, che coinciderà con il Martin Luther King Day (a volte il destino è cinico ed ironico) e la chiusura dei mercati statunitensi. Subito dopo, si attendono i primi ordini esecutivi su temi cruciali come tariffe e immigrazione. Sarà importante valutare sia l’entità delle misure che la loro eventuale gradualità, fattori che incideranno sulle prospettive di inflazione, sul dollaro e sui rapporti internazionali.

Non si esclude che possano emergere nuove iniziative. Trump ha infatti accennato all’istituzione di un “External Revenue Service”, un ente che potrebbe tassare chi trae profitto a scapito degli Stati Uniti. Resta da vedere se questa proposta si limiterà a tariffe o se comporterà ulteriori sviluppi.

Nel frattempo, dalla Cina sono arrivati dati economici superiori alle aspettative. Il Prodotto Interno Lordo del quarto trimestre è cresciuto del 5,4%, contro una previsione del 5%. Anche le vendite al dettaglio e la produzione industriale hanno registrato risultati migliori del previsto, con aumenti rispettivamente del 3,7% e del 6,2%. Le autorità cinesi si sono dichiarate ottimiste sulle prospettive di crescita per il 2025.

La settimana appena trascorsa ha offerto una tregua ai mercati, ma le incognite rimangono numerose. I prossimi giorni saranno cruciali per comprendere la direzione della politica economica statunitense e il suo impatto sui mercati globali. Gli investitori restano pronti a reagire a ogni novità, mentre la volatilità sembra destinata a tornare protagonista.

Chi ha scontato maggiormente questo tipo di dinamiche nell’ultimo anno è sicuramente l’automotive che è stato così “bastonato” che ormai è arrivato a livelli che potrebbero essere interessanti, naturalmente il settore è da approcciare con molta prudenza come nel caso del certificato di questa settimana.

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Il certificato della settimana è il seguente:

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Essere molto prudenti ma guadagnare il 10%

La settimana appena trascorsa è stata sicuramente caratterizzata dal ribasso dei tassi di interesse da parte della FED di 50 punti base.

Nella giornata successiva all’annuncio l’indice italiano ha conosciuto una spinta che però non ha invalidato il trend laterale delle ultime settimane. Come si può notare dal grafico sottostante l’indice è ancora lontano da rompere i massimi precedenti, anzi possiamo notare tre massimi decrescenti.

Discorso diverso per l’indice S&P 500 che, anche se di poco, ha aggiornato i propri massimi. Attenzione però perché se si guarda l’oscillatore stocastico si può notare l’inizio di una divergenza (ossia nuovi massimi sui prezzi massimi decrescenti sull’oscillatore). Naturalmente per verificare se tale divergenza si realizzerà occorrerà attendere che la linea veloce dello stocastico incroci dall’alto verso il basso quella lenta.

In una situazione intermedia si trova invece l’indice NASDAQ che si è fermato proprio sulla resistenza dell’ultimo massimo.

In questo clima di incertezza la mia attenzione si è focalizzata in particolar modo su un certificato estremamente prudente ma che presenta comunque un potenziale rendimento non trascurabile.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento ricordo che chiunque voglia contribuire al proseguimento di questo blog lo può fare per effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee.

Il prodotto selezionato è:

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Guadagnare anche a fronte di un -70%, si può!

La settimana appena trascorsa ha confermato la fase di ritracciamento già avviata nelle scorse settimane. Siamo ancora lontanissimi dal potere definire questo movimento come un’inversione di tendenza, bensì siamo ancora di fronte ad un riassorbimento dell’ipercomprato generato nei mesi passati.

Prendendo come esempio il FTSE MIB possiamo notare che finché non si vada a rompere la quota 30000 punti, evidenziata dalla Linea Blu più in alto, non si potrà certo parlare di inversione di tendenza.

Per quanto riguarda il Nasdaq il ribasso è anche più marcato e vi faccio notare che il formaggio di nuovi massimi crescenti in corrispondenza di massimi decrescenti sull’indice stocastico, ha, alla fine, spostato il ribasso che stiamo osservando nelle ultime sedute.

Avevo già individuato questo tipo di divergenza a fine gennaio / inizio febbraio, ma ci sono voluti ancora circa 3 mesi prima che questo Pattern si realizzasse.

Fatta questa prima analisi generale dei mercati permettetemi di illustrarmi la novità di questa settimana che avevo anticipato nello scorso post.

Come hai scritto la volta scorsa chi tengo affinché questo blog rimanga sia gratuito sia indipendente, ossia che i prodotti qui presentati non vengano sponsorizzati da alcun emittente.

Fortunatamente mi trovo nelle condizioni di poter scegliere e quindi di non dovere a tutti i costi rincorrere le varie proposte di monetizzazione di questo sito. Ad ogni modo, fa sempre piacere avere dei feedback di apprezzamento da parte di voi lettori che immagino siate anche investitori.

Ho deciso così di avviare una raccolta fondi del tutto volontaria, ossia nessun contenuto di questo sito sarà sottoposto a un pagamento di qualsiasi tipo. Quindi se apprezzate qualche articolo o se seguendo alcune analisi riportate in questo sito avete guadagnato una certa cifra potete pensare di lasciare una donazione (se volete anche simbolica) cliccando sul link in alto a destra. Potete pagare sia con carta di credito che con PayPal da quello che ho visto.

Affinché la trasparenza sia massima ho voluto riportare in questo sito la cifra che mano a mano si andrà a raccogliere.

Detto ciò veniamo al certificato della settimana.

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Un’occasione da 14.4% e una protezione da ribassi fino al 50%

Riprendiamo da dove avevamo lasciato la scorsa settimana. Partiamo dall’indice FTSE MIB, il corridoio individuato precedentemente ha confermato la propria validità al centesimo come potete osservare anche voi dal grafico sottostante:

Appena è stata toccata la resistenza individuata dall’estremo superiore del canale l’indice ha ritracciato con la candela rossa dell’ultima seduta. Naturalmente non vi faccio le analisi a fatti già avvenuti, ma potete verificare voi stessi quanto detto nello scorso post.

Per quanto riguarda l’indice NASDAQ avevo detto che la situazione era un po’ più complessa e che fosse necessario attendere la conferma del minimo decrescente sull’oscillatore stocastico. In effetti nella giornata successiva abbiamo assistito ad un ribasso nell’indice stesso ma tra la seduta di giovedì e quella di venerdì l’indice ha nuovamente riacquistato forza come si evince dal grafico sottostante:

Con questo movimento il massimo dell’oscillatore stocastico è sostanzialmente in linea con quello precedente quindi si può affermare che il pattern ipotizzato non si è verificato. Con altrettanta sicurezza però va notato che la salita dell’indice NASDAQ si è interrotta proprio sui massimi precedenti, sarà quindi estremamente importante verificare nelle prossime sedute tali massimi verranno rotti oppure assisteremo ad un ripiegamento.

Forza questa analisi, presentiamo quindi il terzo dei quattro certificati che ho individuato da mettere nel mio portafoglio per tutto il 2024:

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Ultima strategia dell’anno: 14.24% annuo su Banco BPM

Probabilmente questo è l’ultimo post dell’anno, poi Vacanze di Natale e Capodanno ci faranno trascorrere una meritata pausa. È naturalmente anche tempo di bilanci e grossolanamente mi sento di poter affermare che chi ha seguito le mie strategie durante il corso del 2023 difficilmente si può per aumentare, complice naturalmente anche il buon andamento dei mercati.

Certo alcuni prodotti non sono andati come si sperava, stiamo parlando di una piccola quantità, ma solitamente le strategie di recovery hanno poi permesso di recuperare la situazione.

Come ha firmato la scorsa settimana per quanto mi riguarda non effettuerò più operazioni da qui a fine anno, proprio perché il mercato sta recentemente esprimendo dei multipli che, quantomeno nel breve termine, e rendendolo i prezzi delle azioni abbastanza care, soprattutto se si considera che attualmente il mercato obbligazionario esprime dei rendimenti di gran lunga superiore a quelli di un paio di anni fa. In un paio di post nei mesi precedenti mi sono proprio preoccupato di quanto fosse conveniente attualmente aumentare la propria esposizione nel mercato obbligazionario e chi ha seguito i miei consigli sicuramente non se ne è pentito.

Per Chi avesse un po’ di tempo libero durante le vacanze ed è un appassionato lettore consiglio un libro: “L’investitore intelligente” di Benjamin Graham in cui sono proprio affrontati con intelligenza e lungimiranza tutti gli aspetti che un investitore dovrebbe analizzare prima di acquistare o vendere titoli obbligazionari od azionari ehi come dovrebbe allocare le percentuali del proprio portafoglio a seconda delle condizioni di mercato (tanto per chiarirci non ho nessuna convenienza economica o di altro genere affinché compriate questo libro; è giusto un consiglio, come tutto ciò che viene scritto in questo blog).

Concludiamo l’anno con un certificato di cui è molto parlato nei giorni recenti su diversi canali per un motivo molto specifico che andremo ad analizzare. Partiamo dalla sua descrizione:

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