Settimana di Fuoco: L’Oro a un
Passo dai 5.000$ e i Messaggi da Davos
L’ultima
settimana di gennaio 2026 verrà ricordata come il momento della
“verità asimmetrica”. Mentre il World Economic Forum di
Davos si chiudeva con i soliti proclami sulla resilienza globale, i
mercati hanno risposto con una fiammata dell’oro che ha lasciato i
bear senza parole.
Commodities: L’Oro riscrive la
storia
Rettifichiamo
subito il dato macro più impressionante: l’Oro ha toccato i
4.988 dollari l’oncia. Siamo di fronte a un cambio di paradigma
totale. La corsa all’oro non è più solo una fuga verso la
sicurezza, ma una sfiducia strutturale verso le valute fiat,
accelerata da banche centrali (Cina e India in testa) che stanno
convertendo riserve record in metallo giallo. La soglia dei 5.000$ è
ormai un magnete psicologico. In questo scenario, chi ha snobbato gli
hard assets si trova oggi a rincorrere un treno in corsa.
Equity e Davos: Il “Patto
della Montagna”
A
Davos, il focus è stato la gestione dell’IA e i nuovi equilibri
geopolitici. Wall Street ha reagito con una chiusura settimanale
solida, con l’S&P 500 che flirta con i 6.200 punti. In Europa, il
clima è più cauto: le Borse, Milano inclusa, hanno sofferto per la
debolezza del comparto bancario, zavorrato dal timore che il calo dei
tassi possa erodere i margini di interesse più velocemente del
previsto.
Obbligazionario: Yield in
compressione
I
rendimenti dei titoli di stato sono in fase di assestamento. Il BTP
decennale si attesta al 3,5% con uno spread verso il Bund in area 60
punti base. La narrativa dominante è chiara: l’inflazione è sotto
controllo e le banche centrali non hanno più scuse per tenere i
tassi restrittivi.
È
su queste basi che in questa settimana ho deciso di acquistare
un’obbligazione che ha un meccanismo simile ad un certificato, ma,
tenetelo bene a mente, è un’obbligazione vera e propria, quindi
alla scadenza il capitale è garantito (a meno di un evento di
default dell’emittente naturalmente).
Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Che la festa non sarebbe potuta durare a lungo su questo blog lo
sostengo da un po’, il mese di Agosto sembra, come succede spesso,
dare i primi segnali d’inversione. Mi auguro che vi siate tenuti
abbastanza liquidi o su obbligazioni facilmente liquidabili in modo
da poter approfittare di eventuali ulteriori ribassi.
Ma vediamo cos’è
successo questa settimana su quest’articolo che sarà l’ultimo
dell’estate per poi rivederci a Settembre.
La settimana
finanziaria terminata il 2 agosto 2025 è stata caratterizzata da una
crescente incertezza globale, segnali economici deboli e rinnovate
tensioni commerciali, che hanno spinto a un ampio ritiro dagli asset
di rischio e a un’impennata della domanda di beni rifugio.
Mercati Azionari
Statunitensi Sotto Pressione
I principali indici
statunitensi hanno registrato notevoli cali settimanali. L’S&P
500 è sceso del 2,4%, segnando la sua quarta perdita consecutiva e
il calo più significativo dal 21 maggio. Il Dow Jones Industrial
Average ha perso il 2,92%, mentre il Nasdaq Composite è diminuito
del 2,17%.
La giornata di
venerdì ha visto crolli particolarmente marcati, con il Dow che ha
perso oltre 770 punti.
Il principale
catalizzatore di questa flessione è stato il deludente rapporto
sull’occupazione di luglio, che ha mostrato un’aggiunta di soli
73.000 posti di lavoro, ben al di sotto delle aspettative. Le
revisioni hanno inoltre tagliato 258.000 posti di lavoro dai dati di
maggio e giugno, rafforzando i timori di un rallentamento economico.
Sebbene il PIL statunitense sia cresciuto del 3% (ma secondo me solo
dovuto alla momentanea contrazione delle importazioni dopo l’accumulo
di scorte nei mesi precedenti per paura dei dazi) nel secondo
trimestre e la crescita media dei posti di lavoro nel Q2 sia stata di
150.000 unità, la reazione del mercato ai dati più recenti
sull’occupazione indica una marcata sensibilità alle informazioni
negative immediate, che intensifica la pressione sulla Federal
Reserve per un taglio dei tassi.
Le nuove tariffe
imposte dal Presidente Trump sulla maggior parte dei partner
commerciali statunitensi, in vigore dal 7 agosto, hanno pesato
notevolmente sul sentiment di mercato. Aziende come Ford Motor hanno
già avvertito di ingenti impatti negativi dovuti a queste misure.
Questa incertezza politica ha prevalso sui benefici di accordi
commerciali specifici con l’UE e la Corea del Sud, o l’estensione di
90 giorni per i negoziati con il Messico. La prevalenza della
preoccupazione per l’imprevedibilità della politica commerciale ha
eroso la fiducia generale.
Mercato Italiano
e Contesto Eurozona
L’indice FTSE MIB di
Milano ha subito un calo settimanale significativo del 2,55%,
chiudendo a 39.942,82 punti.7 Importanti società italiane, tra cui
Finecobank (-5,80%) e Intesa Sanpaolo (-5,57%), hanno registrato
perdite sostanziali.
I dati economici
mostrano che il PIL italiano si è contratto dello 0,1% nel secondo
trimestre del 2025, in controtendenza rispetto alla crescita
marginale dello 0,1% registrata dall’Eurozona nel suo complesso.
L’inflazione in Italia si è attestata all’1,8% (giugno 2025 vs
giugno 2024), leggermente inferiore alla media dell’Eurozona del
2,0%. La contrazione del PIL italiano, unita al calo del mercato
azionario e a un’inflazione contenuta, suggerisce una decelerazione
economica localizzata o una lieve recessione, indicando che l’Italia
potrebbe essere più vulnerabile ai venti contrari globali o
affrontare sfide strutturali uniche. Nonostante il calo azionario, lo
spread BTP-BUND, un indicatore chiave del rischio sovrano italiano,
si è ridotto del 2,84% a 89 punti. Questa divergenza potrebbe
indicare che gli investitori percepiscono il debito sovrano italiano
come più resiliente rispetto al capitale azionario, forse grazie
alla stabilità della politica monetaria della BCE.
L’Oro: Il Rifugio
per Eccellenza
L’oro è emerso come
il chiaro vincitore della settimana, con prezzi in forte aumento del
2,37%. I futures sull’oro hanno chiuso a $3.416 l’oncia venerdì 1
agosto, e il metallo giallo ha mostrato una performance robusta, in
crescita di circa il 40% su base annua.
Questa impennata è
stata alimentata da rinnovate incertezze commerciali derivanti dalle
nuove tariffe statunitensi e dall’escalation delle tensioni
geopolitiche, inclusi sviluppi nel conflitto Russia/Ucraina e in
Medio Oriente, che hanno stimolato una forte domanda di beni rifugio.
I dati economici statunitensi più deboli del previsto, in
particolare il rapporto sull’occupazione, hanno significativamente
aumentato le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal
Reserve. Questo ha reso l’oro, che non produce rendimenti, più
attraente, riducendo il costo opportunità di detenerlo rispetto agli
asset che fruttano interessi. La forte performance dell’oro, in netto
contrasto con i cali generalizzati dei mercati azionari, evidenzia il
suo ruolo di principale bene rifugio in tempi di incertezza globale e
imprevedibilità delle politiche, riflettendo una priorità degli
investitori verso la conservazione del capitale.
Alla luce di ciò,
come ultimo articolo dell’estate, presenterò un certificato a
capitale protetto che
permette di investire con un unico prodotto su sei
fondi obbligazionari ad alta cedola.
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Finalmente ecco il nuovo articolo che la settimana scorsa non sono riuscito a pubblicare. Vi anticipo già che questo post potrà risultare un po’ pesante e troppo tecnico, però ci tenevo a fornirvi tutti gli strumenti di cui dispongo per valutare le variazioni dei prezzi delle obbligazioni visto che quella attuale è un’occasione storica che non vedremo più nei prossimi anni.
Chi apprezza i contenuti che periodicamente fornisco su questo blog e volesse contribuire tramite una donazione a far rimanere indipendente la nostra communty, può farlo tramite una donazione a questo link.
In questo post presenterò un altro certificato a capire interamente
protetto veramente molto interessante che può andare a sostituire
fondi od ETF obbligazionari, poi in fondo vi accennerò ad un
possibile cambiamento del sito.
Come di consueto
partiamo dalla settimana appena trascorsa: i mercati finanziari hanno
subito notevoli fluttuazioni a causa dell’aumento dell’inflazione
negli Stati Uniti e delle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente,
che persistono ad alti livelli. Il dato sull’inflazione statunitense
del mese di marzo era molto atteso dopo due segnalazioni superiori
alle previsioni. Tuttavia, anche questa volta si è registrato un
aumento superiore alle attese, con un incremento mensile dell’0,4%
sia per l’inflazione generale che per quella core. Questo porta i
tassi di inflazione annuale rispettivamente al 3.5% e al 3.8%. Tale
risultato ha ridotto le aspettative di un taglio dei tassi da parte
della FED a giugno, ora stimato con una probabilità inferiore al
30%. In realtà, la FED sembrava già orientata verso un taglio dei
tassi a giugno, come suggerito da Powell. Tuttavia, alcuni membri del
consiglio direttivo ora attribuiscono pari importanza alla stabilità
dei prezzi e al raggiungimento del pieno impiego. Ciò potrebbe
significare che la FED potrebbe tagliare i tassi anche senza
ulteriori segnali di ribasso dell’inflazione, per sostenere
l’economia. La FED è consapevole che la sua posizione è considerata
accomodante rispetto alla robustezza dell’economia e ai dati
sull’inflazione, ma attende di vedere se ciò si tradurrà in un
aumento delle aspettative inflazionistiche o in una pressione
rinnovata sui rendimenti a lungo termine prima di decidere il taglio
a giugno. Se le aspettative di inflazione aumentano, la FED potrebbe
rimandare ulteriormente il taglio.
Ho più insistito su
questo blog come la politica monetaria della FED sia tirata in
direzioni opposte da esigenze divergenti, quindi non tornerò
sull’argomento.
Diversa è la
situazione in Europa dove la dinamica dell’inflazione sembra
abbastanza più debole di quella americana.
Se si seguissero
logiche puramente economiche la BCE avrebbe già dovuto tagliare i
tassi (anzi come sapete Secondo me non sarebbe dovuti neanche
arrivare agli attuali livelli visto che gran parte dell’inflazione è
generata per cause esogene come le guerre in corso e l’aumento dei
prodotti petroliferi e delle materie prime in generale), ma sappiamo
che ormai l’euro non è altro che un proxy del dollaro che che dica
la governatrice della Banca Centrale Europea.
Ad ogni modo ritengo
plausibile che la differenza tra tassi di interesse e andamento
dell’inflazione non possa continuare a divergere per tanto tempo.
Naturalmente potrei però sbagliarmi né posso identificare il
momento in cui i tassi inizieranno a scendere.
Proprio per questo
motivo ho deciso di effettuare uno swap tra tre etf obbligazionari
che ho in portafoglio a favore del seguente certificato.
Il prodotto in
questione non rilascia cedole ma ha come sottostante un indice che
vado subito a riportare come traduzione dal sito ufficiale di
Leonteq:
Settimana che ha fatto registrare nuovi massimi su molti indici
azionari europei ed americani, tutto ciò sulla scia dei fantastici
risultati di Nvidia. Chi vi scrive si è laureato ormai quasi 20 anni
fa proprio con una tesi sulle reti neurali artificiali, quando ancora
il settore era veramente esclusivo solo per gli addetti. Quindi lungi
da me sminuire la portata di questi risultati sia in termini
meramente economici sia in termini di prospettive di cambiamento del
mondo.
Però quando si
analizzano i fenomeni non per il presente ma per le aspettative
future è anche necessario fare alcuni ragionamenti. Io riporto
semplicemente una citazione dal libro ” l’investitore
intelligente”, più precisamente dal capitolo 11:
È molto comune tra i risparmiatori rivolgersi al proprio consulente finanziario o direttamente alla propria banca per investire parte della propria liquidità. Alla fine, gran parte delle volte si finisce con il sottoscrivere un qualche fondo detto “bilanciato”. Dietro questo aggettivo c’è un’idea molto semplice: un prodotto che abbia una componente azionaria ed una obbligazionaria. In questo modo si ha una componente più stabile che garantisce un flusso cedolare (obbligazioni) ma allo stesso tempo non si rinuncia al potenziale aumento del mercato azionario.
Ragionamento corretto, soprattutto per coloro che anno un profilo di rischio “medio”. Unica nota stonata di questa soluzione è il costo: non è affatto raro che si arrivi a pagare il 5% per la sottoscrizione più un 2% o 3% annuo per la gestione.
In questo post verrà fornita un prodotto paragonabile ad un fondo bilanciato ma a costi decisamente più contenuti.
Per prima cosa dobbiamo capire cosa sia un’obbligazione convertibile. Continua a leggere…
Il post di questa settimana sarà molto breve. Solitamente abbiamo sempre fatto un’analisi delle dinamiche economiche dominante per poi definire una strategie operative. Oggi faremo un’altra cosa: indicheremo cosa NON FARE. Visto che la prima regola per guadagnare soldi è non perderli, riteniamo che questo sia importante tanto quanto definire strategie attive.
Come forse alcuni di voi già sapranno, tra il 13 ed il 16 Novembre saranno in collocamento i famosi BTP Italia. Come funzionano? Semplice: danno un tasso d’interesse pari a I = Q + max(0, FOI) dove:
Q: Tasso reale annuo minimo garantito.
FOI: Indice dei prezzi al consumo ex tabacchi
Il parametro Q è già stato fissato allo strabiliante valore (udite, udite) di 0,25%. Il FOI invece è sostanzialmente un indice che misura l’inflazione. Già sapete benissimo cosa pensiamo noi dell’inflazione, per i nuovi arrivati potete dare un’occhiata a questi link:
Oggi facciamo un check delle nostre strategie d’investimento. Anche se sono passati poco più di due mesi dal nostro primo post, si possono già tirare le prime somme.
Partendo dal primo appunto, siamo tornati più volte sulla nostra visione di bassa inflazione e l’obbligo da parte della BCE di continuare nelle politiche espansive. Un’ulteriore conferma la trovate qui bella fresca!
Non ci eravamo però limitati a fare considerazioni macroeconomiche astratte, ma dato consigli operativi coerenti con la nostra view indicando due ETF obbligazionari europei. Vediamo com’è andata:
Ormai sapete che fin dal primo post abbiamo messo in evidenza l’importanza della dinamica dell’inflazione perché essa è un driver per molti temi d’investimento, in primis per coloro che investono in bond, ossia in obbligazioni.
La posizione presa è stata netta: attualmente non ci sono motivi per cui l’inflazione debba salire, posizione contrarian al battage mediatico ancora in voga! Quindi abbiamo detto di stare alla larga da tutto ciò che è “inflation linked” e abbiamo consigliato due prodotti a basso costo che trovate qui. Faccio notare inoltre notare che la scorsa settimana l’ETF con ISIN
IE00B66F4759
ha pagato la cedola semestrale portando il rendimento da dividendi sopra il 3.8% annuo, a cui si somma una rivalutazione del capitale di 2.15%, con un guadagno complessivo di quasi il 6% ai prezzi attuali (da inizio anno).
Nel corso delle settimane abbiamo avuto diverse conferme:
Oggi, dopo aver letto il bollettino della BCE, diciamo che per tutta la prima metà del 2018 possiamo star tranquilli:
nel primo trimestre del prossimo anno la crescita del prezzi al consumo dell’Area Euro dovrebbe attestarsi attorno allo 0,9%.
…quindi sotto l’1%! Maggiori informazioni potete trovale qui.
In conclusione per chi volesse fare un investimento a basso rischio ma non volesse rinunciare in toto ai rendimenti continuiamo a sostenere la strategia riportato sul primp post.
Questo è il mio primo post in un caldo giorno d’Agosto, ce ne saranno altri? Speriamo di sì, per adesso diciamo che l’avventura comincia.
Se vorrete continuare a seguirmi, io spero di sì, con il tempo impareremo a conoscerci. Quindi non vi annoierò con lunghe presentazioni perché il nostro modo di procedere sarà estremamente semplice: analizzare i dati e la realtà per poi investire di conseguenza, evitando così di essere in mezzo al parco buoi e venire macellati alla prima occasione. Quello che mi accingo a raccontarvi è il primo esempio.
Tutto è partito dall’ascoltare all’infinito, in maniera quasi ossessiva, questa cantilena: “La ripresa è ormai consolidata in EU” “I tassi d’interesse sono troppo bassi, la politica espansiva della BCE deve terminare”, “A breve Draghi inizierà il tapering” “Ormai stiamo entrando in un periodo di reflazione” ed altre amenità del genere. A questo punto mi sono chiesto: ma la BCE non ha come unico obiettivo il controllo dell’inflazione sotto il 2%? Beh, mi sono detto, se è così ci terremo i tassi d’interesse bassi ancora a lungo (salvo shock esterni molto poco probabili che vedremo poi…). Partiamo dal grafico qui sotto che riporta il tasso di disoccupazione (linea blu) e quello di crescita dei salari (linea nera tratteggiata). Continua a leggere…