Oro e Miners: La Tempesta Perfetta tra Macroeconomia, Sconti Storici e Analisi Tecnica

L’attuale configurazione dei mercati dei metalli preziosi ci pone di fronte a uno scenario che ha pochissimi precedenti storici. Da un lato, abbiamo un quadro macroeconomico globale segnato da squilibri strutturali profondi; dall’altro, stiamo assistendo a una disconnessione quasi irrazionale tra il prezzo dell’oro fisico e le valutazioni delle società azionarie che quell’oro lo estraggono. In questo articolo uniremo i puntini tra le dinamiche macro-valutarie, l’azione istituzionale delle Banche Centrali e l’analisi tecnica dei prezzi, per capire perché l’attuale fase di mercato rappresenti un’asimmetria rischio-rendimento di proporzioni colossali.

Il Quadro Macroeconomico: Disavanzi, Debito e Svalutazione

Partiamo dal substrato macroeconomico, magistralmente delineato anche da note strategiche recenti (come il report “Il Rosso e il Nero” di Kairos). Per decenni, l’economia statunitense ha prosperato nonostante i “disavanzi gemelli” (bilancio federale e partite correnti). Se ai tempi dell’amministrazione Bush questi deficit spaventavano i mercati arrivando a toccare il 9% del PIL, sotto l’amministrazione Biden l’asticella è stata drammaticamente alzata fino al 21% complessivo.

Oggi, in una fase di tentata reindustrializzazione e tensioni commerciali con la Cina, il debito pubblico americano sfiora i 40.000 miliardi di dollari, generando oneri per interessi superiori a 1.000 miliardi l’anno. Questo innesca un meccanismo inesorabile noto come “dominanza fiscale”. Quando uno Stato non può più sostenere matematicamente il costo reale del proprio debito, l’unica via d’uscita storica è il debasement trade, ovvero la svalutazione monetaria e l’inflazione finanziaria. Sebbene nel breve termine fattori tattici abbiano tenuto a galla il dollaro, le dinamiche di lungo periodo lo vedono proiettato verso un indebolimento strutturale in area 1.20, cedendo pesantemente il passo soprattutto al Renminbi cinese.

Non è un caso che la Cina (insieme a decine di altre banche centrali emergenti) stia scaricando i titoli di Stato USA per accumulare aggressivamente riserve auree: solo a maggio sono state importate 163 tonnellate, segnando il diciannovesimo mese consecutivo di acquisti ufficiali cinesi.

La Correzione: Anatomia di un’Opportunità

In questo quadro di forte sfiducia verso il debito governativo, l’oro ha toccato i massimi storici a inizio anno per poi subire una brutale correzione del 29%, mentre l’argento si è letteralmente dimezzato (-46%). Per l’investitore retail meno avvezzo ai cicli, è suonato il campanello d’allarme della “fine della corsa”. Per chi applica i princìpi di Investment Engineering e analizza le serie storiche, si tratta di un déjà-vu.

Negli anni ’70 e nel 2008, all’interno di maestosi mercati rialzisti secolari dell’oro, abbiamo assistito a violente correzioni (anche del 50%, come tra il ’74 e il ’76) indotte da improvvisi picchi dei tassi reali o da liquidazioni forzate su altre asset class. Il dolore di breve periodo è stato storicamente il biglietto d’ingresso per i rally più imponenti.

Qui arriviamo al cuore dell’anomalia di mercato, visibile cristallinamente nel grafico qui sotto:

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Proteggersi con l’oro ed incassare cedole per il 9% all’anno

Altra settimana di recupero per i listini azionari, in un contesto che non è sicuramente rassicurante né dal punto di vista geopolitico né, di riflesso, dal punto di vista economico. A conferma di ciò, nonostante le ultime due settimane di rialzo, gli indici, soprattutto quelli europei, hanno recuperato meno della metà di quanto perso dall’inizio della crisi dell’Ucraina.

In un contesto del genere un asset che non solo ha conservato il proprio valore ma anzi l’ha visto accrescere è stato l’oro. Non dico nulla di nuovo né di originale ricordando che trattandosi di un bene rifugio vede proprio nei periodi d’incertezza la sua massima utilità.

Non è invece così scontata la maniera in cui è stata sviluppata la strategia d’investimento su questo sottostante. Infatti, proprio grazie ai rialzi dell’oro, anche le aziende minerarie hanno visto apprezzarsi facendo scattare il rimborso anticipato per i certificate presentato nei post “Investire indirettamente sull’oro per aver ricche cedole” e “Altra posizione difensiva sull’oro per un 7% annuo” che quindi hanno addirittura fatto meglio di quanto prospettato.

Naturalmente mi è sorta l’esigenza di rimpiazzare tali prodotti con qualcosa di simile, le motivazioni sono analoghe a quelle presentate nei post citati e perciò rimando ad essi per ulteriori approfondimenti.

Veniamo quindi direttamente alla descrizione del certificate:

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Altra posizione difensiva sull’oro per un 7% annuo

Altro rimborso altro giro mi verrebbe da dire. Il certificate in questione è Mettiamoci il paracadute e puntiamo al 16% che alla prima data utile ha già rimborsato con un margine del 12% in un po’ meno di 9 mesi, quindi se proiettato su base annua un po’ più del 16% previsto.

Sarebbe semplice, ma altrettanto sbagliato, farsi prendere da facili entusiasmi. I mercati stanno sicuramente seguendo un trend rialzista con una bassa volatilità, quindi una condizione ideale. D’altro canto i volumi si stanno sempre più assottigliando ed i multipli delle azioni sono sempre più alti.

In questa prospettiva, visto che ormai la quota di liquidità che detengo in portafoglio si aggira attorno al 20%, è anche importante che il capitale continui a lavorare. Per tenere assieme le due cose, con poca fantasia se volete, ho messo assieme tutti gli strumenti che utilizzo in ottica di protezione: oro, certificate con cedole e barriera distanti e soprattutto l’airbag.

Le caratteristiche del certificate in questione sono le seguenti:

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