Portafoglio Italia 2018: 6% di dividendi e titoli sottovalutati

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Nel precedente post avevamo rinviato la pubblicazione del Portafoglio Italia 2018 per l’impressionante performance che l’indice FTSE MIB aveva messo a segno nella prima settima dell’anno, aspettandoci uno storno. Il mercato invece è andato in direzione opposta a quella pronosticata, facendo un altro +2,93%. Facendo “i conti della serva”, se proiettassimo la media dell’andamento del FTSE MIB di queste due prime settimane dell’anno su tutte le 52 settimane otterremo una performance finale di circa il 668%, un cifra evidentemente irrealistica. Riteniamo quindi che un’imminente fase di lateralità e storno sia inevitabile. Tale fase diventerà sempre più probabile con l’avvicinarsi delle elezioni in Italia.

Come potete notare entrambi gli indicatori RSI e Stocastico ci indicano che siamo ormai entrati in una zona di ipercomprato e per di più ci siamo entrati in pochissimo tempo. Ciò non significa assolutamente dover prendere posizioni corte, infatti l’indice mostra comunque una forza non trascurabile, ma fare attenzione nell’aprire nuove posizioni long. In particolare riteniamo che un ritorno a quota 23000/22800 sia più che naturale, ma un ritorno anche a quota 22500 non intaccherebbe la configurazione rialzista dell’indice. I veri segni d’inversione si avrebbero con la violazione di quota 22000 per poi violare anche i 21600, ma riteniamo quest’ultima ipotesi estremamente remota per ora.

Detto ciò, pubblichiamo comunque il Portafoglio Italia 2018, lasciando la libertà ad ogni lettore di decidere in che percentuale del proprio portafoglio investire e quando entrare. Per maggiori informazioni sul nostro portafoglio, sulle avvertenze, sui rischi correlati e le serie storiche a partire dal 2014 rimandiamo al post precedente.

Ricordiamo anche che un metodo generalmente prudente di entrare potrebbe essere dividere la somma che si è deciso d’investire in 2 o 3 trance in modo tale da mediare i prezzi di carico nel tempo. (Ricordate che mediare nel tempo è ben diverso dal mediare un titolo al ribasso!)

Il Portafoglio Italia 2018 è scaricabile al seguente link:

Portafoglio Italia 2018

Rispetto al Portafoglio Italia 2017 solo 2/10 titoli vengono confermati:

Il portafoglio di quest’anno presenta un leggero sovrappeso del comparto finanziario con 5 titoli su 10. Ad ogni modo anche il comparto finanziario a sua volta è al suo interno ben diversificato con due titoli di risparmio gestito, due assicurativi e un bancario (Intesa San Paolo Risparmio appunto). Seguono due energetici (tra cui ENI), un industriale ed uno di telecomunicazioni.

Per chi volesse replicare il portafoglio 2018 ricordo di pesare allo stesso modo, cioè il 10%, ogni titolo. Inoltre faccio notare che quando c’è scritto Risparmio va acquistata l’azione risparmio e non da confondere con quella ordinaria!

Se avete scaricato il portafoglio dal link sopra avrete notato che la tabella riporta diversi campi. Oltre che il nome, c’è la stima del dividendo basata sull’anno precedente, la media del rating e del target price tra i maggiori analisti, il P/E (di cui abbiamo parlato qui) ed il prezzo di carico.

Per quanto riguardo il prezzo di carico ci siamo messi nelle condizioni peggiori possibili, ossia abbiamo riportato i prezzi di venerdì scorso che, per quanto detto sopra, rappresentano un livello di ipercomprato (secondo noi).

Il dividendo complessivo del portafoglio si attesta attorno al 6% contro il 3% del FTSE MIB, mentre il P/E è di circa 14 contro 18 FTSE MIB. Possiamo quindi affermare che l’algoritmo ha selezionato un paniere di titoli sottovalutati rispetto all’indice di riferimento. Per quanto riguarda i target price non è un parametro a cui prestiamo molta attenzione, l’abbiamo riportato giusto per aver un stima di quanto i prezzi attuali distano dal consensus degli analisti: circa il 10% dai massimi toccati venerdì scorso.

Faremo un piccolo check del portafoglio a metà anno, ma solitamente le posizioni vengono confermate per l’intero anno.

In sintesi questo portafoglio è adatto a chi vuole investire in azioni del mercato italiano, vuole un rendimento da cedole superiore alla media, e tenere le azioni per un periodo di almeno un anno.

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