Eccoci tornati dalle vacanze natalizie e ci ritroviamo con un sacco di novità!
Disclaimer immediato per il proseguo dell’articolo: questa volta nessun certificato ma alla fine vi esporrò una posizione tattica, l’unica che ho aperto in tutto questo periodo, perché per il resto aspetto pazientemente che i ribassi inizino. Quindi sto aumentando la liquidità, lasciando scadere i certificati e incassare le cedole senza reinvestire i ricavati ed anzi utilizzando due strategie molto conservative: coverd call e married put per coprire alcuni dei titoli che ho in portafoglio.
Se siete interessati a questo tipo di semplici strategie (premesso che io non sono un opzionista ed utilizza raramente queste tecniche, giusto nei periodi di maggiore incertezza) fatemelo sapere nei commenti.
Un’altra cosa che ho fatto è stata chiudere in perdita la posizione descritta nel post “Guadagnare dalla volatilità: 18% su Bayer in 7 mesi”. L’appoggio del governo USA al ricorso di Bayer è stata una notizia che ha oggettivamente cambiato gli scenari per l’azienda e quindi ho ritenuto più prudente limitare i danni.
Ora partiamo da quella che sicuramente è la notizia più importante della settimana scorsa: il raid USA in Venezuela ed il relativo rapimento del presidente Maduro.
Penso sia importante analizzare questi fenomeni perché, per parafrasare José Mourinho che disse: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, anche in economia vale lo stesso principio: Chi sa solo di economia, non sa niente di economia.
Il rebus Venezuela: perché l’America di Trump non può “semplicemente” governare Caracas
L’ombra di Washington torna a stendersi con forza sul Sudamerica, ma la partita per il Venezuela si preannuncia molto più complessa di un semplice cambio di bandiera. Nonostante la retorica della “massima pressione” e le mire strategiche dell’amministrazione Trump, governare o stabilizzare il paese caraibico rappresenta una sfida che va ben oltre la diplomazia dei dazi o le minacce militari. Il Venezuela non è, in altre parole, una pedina che si può muovere a piacimento su una scacchiera geopolitica.
Un paese spaccato e l’illusione del controllo “da remoto”
La prima, insormontabile difficoltà è di natura geografica e politica: non si può governare un paese di quelle dimensioni a distanza. Il Venezuela è attraversato da una spaccatura verticale che non è solo ideologica, ma profondamente sociale ed etnica. Da un lato c’è l’élite di origine europea, che vive in quartieri blindati simili alla Florida; dall’altro c’è una vasta popolazione meticcia che vive nei barrios e che continua a vedere in Hugo Chávez una figura patriarcale.
Questa polarizzazione rende il controllo sociale estremamente precario. Per imporre un’amministrazione fedele a Washington, gli Stati Uniti dovrebbero, di fatto, occupare militarmente il territorio e instaurare una sorta di dittatura, uno scenario che secondo me (e non solo) è molto improbabile e dai costi politici insostenibili. Senza il sostegno delle forze armate venezuelane, che finora si sono dimostrate granitiche nel difendere lo status quo, qualsiasi tentativo di sovvertimento dall’esterno rischia di infrangersi contro un muro di gomma.
Il dilemma dell’oro nero
C’è poi la questione energetica, cuore pulsante degli interessi americani. Il Venezuela siede sulle riserve petrolifere più grandi del mondo, ma l’industria nazionale (PDVSA) è reduce da anni di gestione disastrosa. Sebbene esistano contatti tra funzionari americani e la dirigenza venezuelana per trovare compromessi sul petrolio, il nodo è economico: colossi come Chevron sono davvero pronti a investire decine di miliardi di dollari in un contesto così instabile? Gli investimenti petroliferi richiedono decenni per dare frutti, e nel frattempo il paese potrebbe rimanere ingovernabile, rendendo ogni dollaro investito un rischio altissimo. Per cui chi vede il mondo inondato improvvisamente dal petrolio, sbaglia di grosso. Tra l’altro si innescherebbe una situazione paradossale: un petrolio (WTI) sotto i 50$ renderebbe non sostenibili gli investimenti che le compagnie dovrebbero investire, rimandando così ulteriormente l’afflusso di nuovo greggio sul mercato.
È molto più probabile nel breve termine che il prezzo del mercato venga influenzato da un eventuale attacco all’Iran che non dalla nuova produzione venezuelana.
Detto ciò, non vorrei essere frainteso, non vedo neanche il petrolio sopra i 70$ vista la grande produzione globale.
Sicurezza nazionale contro ingerenze esterne
Infine, la sfida è geopolitica. Per Trump, il Venezuela non è solo una questione di risorse, ma di sicurezza nazionale. L’obiettivo primario è applicare una moderna “Dottrina Monroe”: cacciare russi e cinesi da quello che gli USA considerano il proprio “cortile di casa”. La presenza di Mosca e Pechino, unita al potere dei cartelli del narcotraffico nella regione (specialmente in Colombia), crea un groviglio di interessi che rende ogni mossa di Washington un potenziale detonatore per tensioni internazionali ancora più vaste.
Per questi motivi, il Venezuela resta un rebus. Tra la necessità di assicurarsi materie prime critiche e la volontà di proiettare potenza, gli Stati Uniti si trovano davanti a un bivio: cercare un difficile compromesso con le élite locali o rischiare un impantanamento in una nazione che, per storia e struttura sociale, oppone una resistenza silenziosa ma ostinata a ogni forma di governo d’importazione.
Volatilità e Geopolitica: La Strategia Long sul VIX nel Nuovo Scacchiere Globale
Le recenti tensioni in Venezuela, la postura assertiva dell’amministrazione Trump e l’instabilità cronica sul fronte russo-ucraino stanno delineando un quadro di profonda incertezza. In un contesto dove il rischio geopolitico torna a essere il driver principale dei mercati, la scelta di posizionarsi Long sulla volatilità non è solo una copertura, ma una scommessa direzionale sulla fine della compiacenza degli investitori.
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Vediamo nel dettaglio perché questa scelta appare tecnicamente coerente.
Cos’è il VIX e perché monitorarlo oggi
Il VIX (CBOE Volatility Index) è comunemente noto come “l’indice della paura”. Tecnicamente, misura la volatilità implicita delle opzioni sull’indice S&P 500 a 30 giorni. Non rappresenta il prezzo di un asset fisico, ma l’aspettativa di ampiezza dei movimenti di mercato: quando il VIX sale, significa che gli operatori sono disposti a pagare premi elevati per proteggere i propri portafogli, temendo ribassi repentini.
Attualmente, il VIX si trova su livelli storicamente compressi (area 13-15 punti). Questa “calma apparente” contrasta con i fronti aperti discussi: un eventuale stallo in Venezuela o un’escalation militare/diplomatica tra USA e Russia potrebbero fungere da catalyst per una violenta esplosione della volatilità verso la sua media storica.
Tecnicamente, il VIX viene calcolato estrapolando i prezzi delle opzioni put e call sull’indice S&P 500. Se gli investitori temono un ribasso o un’incertezza improvvisa, acquistano opzioni per proteggersi; questo fa salire i premi delle opzioni e, di riflesso, fa impennare il VIX.
Il VIX ha tre caratteristiche fondamentali per questa analisi:
- Mean Reversion: A differenza delle azioni, il VIX non può andare a zero né crescere all’infinito. Tende sempre a tornare verso una media storica (circa 18-20 punti).
- Asimmetria: Il VIX tende a muoversi lentamente verso il basso e a esplodere verso l’alto con una velocità brutale in caso di shock.
- Correlazione Inversa: Storicamente, quando lo S&P 500 scende, il VIX sale, rendendolo uno strumento di copertura (hedging) ideale.
Analisi Tecnica del Mini-Future: ISIN DE000VH2WM85
Per posizionarsi su un rialzo della volatilità, lo strumento selezionato è il Mini-Future Long di Vontobel (DE000VH2WM85). Questo prodotto è un derivato che permette di investire al rialzo sul Future del VIX con una gestione efficiente del capitale.
I parametri attuali:
- VIX Sottostante: 16,48 punti.
- Leva Finanziaria: 3,95x.
- Barriera Knock-out (KO): 14,40 USD.
A differenza dei certificati a leva fissa, il Mini-Future non soffre dell’erosione del valore causata dal compounding effect. Tuttavia, introduce il rischio di Knock-out. Se il VIX dovesse contrarsi ulteriormente fino a toccare i 14,40 USD, il certificato verrebbe estinto istantaneamente e l’intero capitale investito andrebbe perso. Con il VIX a 16,48, la distanza dalla barriera è di circa il 12,6%: un margine che richiede un monitoraggio attivo, data la vicinanza ai minimi recenti.
Proiezione Payoff: Matematica del Guadagno
Considerando l’attuale leva di 3,95x, analizziamo cosa accadrebbe se le tensioni in Venezuela (o altri shock geopolitici) spingessero il VIX verso aree di stress tipiche:
Scenario A: Ritorno in Area 25 (Stress Moderato)
Un movimento del VIX da 16,48 a 25 punti rappresenta un incremento del sottostante del +51,7%.
- Rendimento stimato: +51,7%×3,95=+204%.
- Risultato: Un investimento di 1.000€ diventerebbe circa 3.040€.
Scenario B: Ritorno in Area 30 (Crisi Geopolitica/Sistemica)
Un movimento da 16,48 a 30 punti rappresenta un incremento del +82%.
- Rendimento stimato: +82%×3,95=+323%.
- Risultato: Un investimento di 1.000€ si trasformerebbe in circa 4.230€.
Conclusioni
L’esposizione sul Mini-Future DE000VH2WM85 è una scommessa sulla “rottura” dell’attuale equilibrio geopolitico. Le difficoltà degli USA in Venezuela descritte da Caracciolo suggeriscono che il rischio è sottostimato dai mercati azionari.
Tuttavia, l’ingegneria finanziaria impone prudenza: la barriera a 14,40 è il “punto di non ritorno”. Se la volatilità dovesse rimanere schiacciata ancora a lungo, il costo del tempo e il rischio di un tocco alla barriera renderebbero la posizione perdente. Si tratta dunque di un’operazione tattica ad alto potenziale asimmetrico: si rischia 1 per ottenere potenzialmente 3 o 4, a patto che il “rebus” venezuelano trovi un suo sfogo sui mercati in tempi rapidi.
Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.