Obbligazione al 7.5%, strano ma vero

Settimana di Fuoco: L’Oro a un Passo dai 5.000$ e i Messaggi da Davos

L’ultima settimana di gennaio 2026 verrà ricordata come il momento della “verità asimmetrica”. Mentre il World Economic Forum di Davos si chiudeva con i soliti proclami sulla resilienza globale, i mercati hanno risposto con una fiammata dell’oro che ha lasciato i bear senza parole.

Commodities: L’Oro riscrive la storia

Rettifichiamo subito il dato macro più impressionante: l’Oro ha toccato i 4.988 dollari l’oncia. Siamo di fronte a un cambio di paradigma totale. La corsa all’oro non è più solo una fuga verso la sicurezza, ma una sfiducia strutturale verso le valute fiat, accelerata da banche centrali (Cina e India in testa) che stanno convertendo riserve record in metallo giallo. La soglia dei 5.000$ è ormai un magnete psicologico. In questo scenario, chi ha snobbato gli hard assets si trova oggi a rincorrere un treno in corsa.

Equity e Davos: Il “Patto della Montagna”

A Davos, il focus è stato la gestione dell’IA e i nuovi equilibri geopolitici. Wall Street ha reagito con una chiusura settimanale solida, con l’S&P 500 che flirta con i 6.200 punti. In Europa, il clima è più cauto: le Borse, Milano inclusa, hanno sofferto per la debolezza del comparto bancario, zavorrato dal timore che il calo dei tassi possa erodere i margini di interesse più velocemente del previsto.

Obbligazionario: Yield in compressione

I rendimenti dei titoli di stato sono in fase di assestamento. Il BTP decennale si attesta al 3,5% con uno spread verso il Bund in area 60 punti base. La narrativa dominante è chiara: l’inflazione è sotto controllo e le banche centrali non hanno più scuse per tenere i tassi restrittivi.

È su queste basi che in questa settimana ho deciso di acquistare un’obbligazione che ha un meccanismo simile ad un certificato, ma, tenetelo bene a mente, è un’obbligazione vera e propria, quindi alla scadenza il capitale è garantito (a meno di un evento di default dell’emittente naturalmente).

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Focus Strategico: Societe Generale Daily Accrued

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Puntare sul lusso per +12% annuo ma proteggendosi dai ribassi

La settimana che si è conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.

Il Comparto Azionario: Wall Street vs Piazza Affari

Negli Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa impressionante. Il driver principale rimane il settore dei semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied Materials +5,7%).

Oltre al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario. I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un livello record di asset under management, segnalando che la liquidità nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei mesi passati.

In Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800 punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%). La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni. Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%, richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future mosse della BCE.

Obbligazionario e Metalli Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale

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Attenzione alla fine dell’ottimismo: guardiamo il VIX.

Eccoci tornati dalle vacanze natalizie e ci ritroviamo con un sacco di novità!

Disclaimer immediato per il proseguo dell’articolo: questa volta nessun certificato ma alla fine vi esporrò una posizione tattica, l’unica che ho aperto in tutto questo periodo, perché per il resto aspetto pazientemente che i ribassi inizino. Quindi sto aumentando la liquidità, lasciando scadere i certificati e incassare le cedole senza reinvestire i ricavati ed anzi utilizzando due strategie molto conservative: coverd call e married put per coprire alcuni dei titoli che ho in portafoglio.

Se siete interessati a questo tipo di semplici strategie (premesso che io non sono un opzionista ed utilizza raramente queste tecniche, giusto nei periodi di maggiore incertezza) fatemelo sapere nei commenti.

Un’altra cosa che ho fatto è stata chiudere in perdita la posizione descritta nel post “Guadagnare dalla volatilità: 18% su Bayer in 7 mesi”. L’appoggio del governo USA al ricorso di Bayer è stata una notizia che ha oggettivamente cambiato gli scenari per l’azienda e quindi ho ritenuto più prudente limitare i danni.

Ora partiamo da quella che sicuramente è la notizia più importante della settimana scorsa: il raid USA in Venezuela ed il relativo rapimento del presidente Maduro.

Penso sia importante analizzare questi fenomeni perché, per parafrasare José Mourinho che disse: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, anche in economia vale lo stesso principio: Chi sa solo di economia, non sa niente di economia.

Il rebus Venezuela: perché l’America di Trump non può “semplicemente” governare Caracas

L’ombra di Washington torna a stendersi con forza sul Sudamerica, ma la partita per il Venezuela si preannuncia molto più complessa di un semplice cambio di bandiera. Nonostante la retorica della “massima pressione” e le mire strategiche dell’amministrazione Trump, governare o stabilizzare il paese caraibico rappresenta una sfida che va ben oltre la diplomazia dei dazi o le minacce militari. Il Venezuela non è, in altre parole, una pedina che si può muovere a piacimento su una scacchiera geopolitica.

Un paese spaccato e l’illusione del controllo “da remoto”

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