Anche questa settimana la mia operatività è stata estremamente limitata, con un’unica operazione su un certificato che ho ritenuto essere un’occasione, altrimenti avrei mantenuto intatta la mia liquidità.
Ma partiamo dell’inizio: il panorama macroeconomico e geopolitico del marzo 2026 segna un punto di inflessione sistemica che trascende la semplice cronaca bellica. L’avvio dell’Operazione Epic Fury nel Golfo Persico non deve essere interpretato esclusivamente come un intervento militare di precisione, bensì, a mio modesto avviso, come l’evento catalizzatore di un mutamento strutturale negli equilibri di potere globali. Mentre i mercati azionari affrontano la quinta settimana consecutiva di ribassi, emerge con chiarezza una realtà divergente: la tradizionale funzione degli Stati Uniti come garante delle rotte marittime globali e il primato del petrodollaro sono sottoposti a una pressione senza precedenti, ridefinendo i parametri del rischio sovrano e della stabilità valutaria.
La Crisi della Talassocrazia Statunitense e la Paralisi dei Chokepoint Marittimi
La proiezione di potenza marittima è stata, sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il pilastro invisibile su cui si è retta la globalizzazione. Tuttavia, l’attuale scenario nel Medio Oriente evidenzia una fragilità strutturale nel modello di “sea control” americano. L’incapacità di garantire la libera navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e il passaggio di Bab el-Mandeb non rappresenta solo un fallimento tattico, ma mette in discussione la natura stessa degli Stati Uniti come talassocrazia dominante.
L’implosione della sicurezza assicurativa e logistica
Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto (LNG), è attualmente in uno stato di chiusura de facto per gran parte del naviglio commerciale occidentale. Al 4 marzo 2026, i transiti commerciali hanno subito un crollo dell’81% rispetto alle medie del mese di gennaio. Questo blocco non è solo il risultato diretto degli strike militari, ma deriva da un collasso del mercato assicurativo: i principali assicuratori marittimi hanno cancellato la copertura per i rischi di guerra nel Golfo Persico e nelle acque adiacenti, rendendo i costi operativi insostenibili per le compagnie di navigazione.
| Rotta Marittima | Stato Attuale (Marzo 2026) | Impatto sui Tempi di Transito | Incremento Costi Trasporto |
| Stretto di Hormuz | Chiuso de facto (calo transiti 81%) | – | Estremo / Premi assicurativi negati |
| Bab el-Mandeb | Sotto attacco Houthi (missili balistici) | – | Rischio critico |
| Capo di Buona Speranza | Rotta alternativa obbligata | +10-14 giorni | +20% – 50% |
| Canale di Suez | Flussi ridotti per blocco meridionale | – | Rallentamento sistemico |
L’allargamento del conflitto agli Houthi nello Yemen ha creato un “doppio collo di bottiglia” che colpisce simultaneamente il Golfo di Aden e il Mar Rosso. Se gli Stati Uniti e Israele considerano gli Houthi un obiettivo militarmente più accessibile rispetto all’Iran per la mancanza di difese aeree avanzate, la realtà sul campo dimostra che la minaccia asimmetrica è sufficiente a deviare il commercio mondiale verso il Capo di Buona Speranza. Questa deviazione non è una semplice variazione logistica; è il segnale tangibile della fine dell’era in cui gli oceani erano considerati un bene pubblico sicuro garantito da Washington.
Dalla protezione globale al realismo transazionale
La dottrina di politica estera degli Stati Uniti ha subito una trasformazione verso un modello transazionale. La priorità accordata alla difesa della “Homeland” e dell’emisfero occidentale segna un ripiegamento strategico rispetto alla dissuasione globale. In questo contesto, l’Operazione Epic Fury, pur mirando alla distruzione dell’infrastruttura missilistica e navale iraniana, agisce in un vuoto di leadership internazionale dove gli alleati europei e asiatici sono chiamati a contribuire direttamente alla propria sicurezza marittima. La percezione diffusa è che gli Stati Uniti stiano dismettendo il ruolo di garante universale, accettando implicitamente una frammentazione del controllo dei mari che favorisce l’ascesa di potenze regionali e schemi di protezione paralleli.
Il Crepuscolo del Petrodollaro: Verso un Sistema Multivalutario dell’Energia
Il legame tra il dollaro statunitense e il commercio globale di petrolio, stabilito negli anni ’70, è stato per decenni il fondamento della supremazia finanziaria di Washington. Questo sistema ha permesso agli Stati Uniti di esportare inflazione e di mantenere una domanda costante per i titoli del Tesoro americano. Tuttavia, le sanzioni aggressive e l’attuale instabilità nel Golfo stanno accelerando un processo di de-dollarizzazione che molti analisti ritenevano ancora lontano.
L’Iran e il Petroyuan: Un’alleanza di necessità
L’Iran è diventato il laboratorio principale per il commercio di energia in divise alternative al dollaro. Teheran non effettua transazioni petrolifere in USD dal 2008, ma nel 2026 questa pratica ha raggiunto una scala sistemica attraverso l’uso dello Yuan cinese. Attualmente, l’Iran consente il passaggio delle navi attraverso Hormuz a condizione che i pagamenti siano regolati in Yuan, favorendo direttamente la Cina, che importa il 90% della produzione petrolifera iraniana a prezzi scontati.
Questo non è un fenomeno isolato. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno iniziato a sperimentare pagamenti in valute diverse dal dollaro e a localizzare le proprie industrie della difesa, riducendo la dipendenza dal “ombrello” tecnologico e monetario statunitense. Il conflitto in corso funge da catalizzatore per l’erosione del dominio del petrodollaro, aprendo la strada a quello che Deutsche Bank definisce “la nascita del petroyuan”.
| Paese | Valute utilizzate per il Petrolio (2025-2026) | Partner Principali | Status della de-dollarizzazione |
| Iran | Yuan Cinese, Valute Locali | Cina, India | Completa / Forzata da sanzioni |
| Russia | Rublo, Yuan, Dirham, Rupia | Cina, India | Avanzata / Transazioni bilaterali |
| Arabia Saudita | Dollaro, Yuan (sperimentale) | Cina, Asia | Iniziale / Diversificazione strategica |
| India | Rupia, Dirham | Emirati Arabi Uniti | In crescita / Accordi bilaterali |
L’architettura finanziaria dei BRICS+
L’ingresso di Iran, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia nel blocco BRICS tra il 2024 e il 2025 ha creato una massa critica di produttori e consumatori di energia determinati a ridurre l’esposizione al sistema SWIFT e alla giurisdizione del dollaro. Sebbene il dollaro rimanga la valuta di riserva predominante, la perdita della sua esclusività nel settore energetico comporta una riduzione del potere di acquisto della valuta americana e un aumento della volatilità inflattiva interna agli Stati Uniti. Con il calo della fiducia internazionale nella stabilità del dollaro, il sistema basato sulla valuta fiat garantita dalla potenza militare americana deve confrontarsi con una realtà multipolare dove l’oro e le valute garantite da materie prime tornano a essere considerati asset strategici.
Dinamiche di Mercato e la Fragilità del Portafoglio Tradizionale
L’impatto economico del conflitto e della transizione geopolitica si riflette in una correlazione positiva tra azioni e obbligazioni, un fenomeno che invalida il classico portafoglio diversificato 60/40. Quando l’inflazione torna a preoccupare a causa degli shock dal lato dell’offerta (energia e logistica), i rendimenti obbligazionari salgono (prezzi scendono) simultaneamente ai cali dei mercati azionari. Vi ricordate quando poche settimane fa vi dicevo di stare alla larga dai BTP?
L’energia come unico Safe Haven
Mentre i settori tecnologico e finanziario soffrono, il comparto energetico è l’unico a mostrare una resilienza eccezionale, con performance che superano il 40% dall’inizio dell’anno. Questo avviene nonostante i tentativi di de-escalation e gli annunci di pause negli attacchi alle infrastrutture (non cascateci) , che tuttavia non riescono a rassicurare gli investitori. La percezione è che le soluzioni diplomatiche siano ormai insufficienti e che solo un’azione militare di terra o un accordo strutturale con Teheran possano stabilizzare i prezzi, opzioni che al momento appaiono entrambe complesse e ad alto rischio.
Il “Big Tobacco Moment” della Tecnologia
Oltre ai rischi macro, le “Magnifiche 7” del settore tecnologico stanno affrontando una crisi endogena. La recente sentenza contro Meta e Google per la negligenza nel design delle proprie applicazioni ha innescato timori di una ondata di contenziosi legali simili a quelli che colpirono l’industria del tabacco decenni fa. Questo rischio regolatorio, unito alla saturazione dei modelli di business basati sull’IA che tendono a “commoditizzare” il settore, sta portando a una revisione al ribasso dei multipli di valutazione per i giganti della Silicon Valley. In questo contesto, l’esposizione a singoli titoli azionari diventa estremamente rischiosa, favorendo strumenti che puntano sulla diversificazione degli indici.
In un contesto di instabilità sistemica, l’investitore deve ricercare strutture che offrano un’asimmetria positiva tra rischio e rendimento. I certificati di investimento, se basati su indici piuttosto che su singoli titoli, offrono una barriera protettiva contro la volatilità idiosincratica.

