La crisi energetica per un +13% annuo (o forse 19%)

Il panorama macroeconomico e geopolitico di metà marzo 2026 si presenta come un intricato mosaico di tensioni militari, interventi di stabilizzazione monetaria e asimmetrie di mercato che richiedono una gestione del capitale estremamente razionale e priva di condizionamenti emotivi. La capacità di guardare oltre il dato puntuale e di interpretare i flussi di capitale attraverso una lente quasi ingegneristica è oggi la sola difesa efficace contro una volatilità che ha smesso di essere un semplice parametro statistico per diventare un’arma di pressione politica e sociale. In questo contesto, l’analisi delle dinamiche correnti nello Stretto di Hormuz e la risposta delle autorità finanziarie statunitensi forniscono le basi logiche per una transizione tattica necessaria: il passaggio da una strategia direzionale sul petrolio a una posizione di vendita di volatilità su un paniere diversificato di giganti dell’energia europea attraverso lo strumento del certificato di investimento.

L’Escalation nello Stretto di Hormuz e la Crisi Energetica Globale

La settimana compresa tra il 9 e il 13 marzo 2026 ha segnato un punto di inflessione critico nella crisi mediorientale, con l’assenza totale di segnali di de-escalation tra l’asse USA-Israele e l’Iran. Il mercato petrolifero, termometro sensibilissimo di tali tensioni, ha visto le quotazioni del greggio stabilizzarsi intorno ai 100 dollari al barile, nonostante i tentativi coordinati delle amministrazioni occidentali di calmierare i prezzi attraverso il rilascio di oltre 400 milioni di barili di riserve strategiche. La chiusura dello Stretto di Hormuz, ribadita dal nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei, non rappresenta solo un blocco logistico, ma un atto di guerra economica che mette a rischio il 20% del traffico petrolifero globale.

La Geopolitica delle Infrastrutture e l’Isola di Kharg

L’azione militare statunitense si è concentrata sull’isola di Kharg, bombardata nella notte di venerdì 13 marzo. Si tratta di un obiettivo di importanza vitale, poiché l’isola funge da hub cruciale per circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. L’amministrazione Trump ha chiarito che ulteriori ostilità porteranno a colpire direttamente le infrastrutture di estrazione, un’escalation che i mercati del weekend hanno già iniziato a prezzare con rialzi stimati nell’ordine del 5%.

Tuttavia, emerge una strategia iraniana volta a frammentare la risposta globale attraverso passaggi selettivi delle petroliere. Teheran ha approvato il transito per tanker destinati a paesi considerati non ostili, come l’India e potenzialmente la Cina. Se tale politica venisse implementata con successo, si potrebbe riaprire quasi la metà del traffico navale dello stretto, permettendo all’Iran di non indispettire i propri partner orientali pur mantenendo una pressione soffocante sull’Europa e sugli Stati Uniti. Tale scenario crea una segmentazione del mercato globale del petrolio che genera tensioni non solo nel settore dei carburanti, ma anche nella petrolchimica e nella produzione di fertilizzanti, con ricadute dirette sui prezzi alimentari globali.

Asset Class Performance Settimana 9-13 Marzo Performance YTD (Valuta Locale)
Petrolio (Brent/WTI) +8,6% +71,9%
Materie Prime +2,6% +23,0%
Oro -2,9% +16,2%
Azionario USA -1,6% -3,15%
Azionario Europa +0,2% +1,2%
Azionario Emergente -2,0% +4,9%
Obbligazionario Governativo USA (10y) +0,9% 0,0%

I dati evidenziano una netta divergenza tra il settore delle commodity energetiche e il resto dei mercati azionari, che soffrono l’incertezza sulla durata del conflitto e l’impatto delle spinte stagflattive.

Il Fronte Interno e la Gestione Tecnica dei Mercati

In ogni conflitto moderno, la battaglia si gioca su due fronti: quello esterno, rivolto al nemico, e quello interno, mirato alla costruzione e conservazione del consenso tra elettori e mercati finanziari. L’amministrazione Trump si trova a gestire una narrazione complessa: da un lato la promessa di una guerra brevissima e indolore per il cittadino americano, dall’altro la necessità di azioni militari che, per loro natura, tendono a destabilizzare i prezzi dell’energia.

Scott Bessent e la Stabilizzazione dei Mercati Finanziari

Un ruolo centrale in questa fase è ricoperto da Scott Bessent, Segretario al Tesoro ed ex gestore di hedge fund, la cui esperienza tecnica si sta rivelando fondamentale per “prendere i mercati” e garantire quella stabilità necessaria per concedere spazio di manovra alla gestione bellica. La strategia di Bessent si è manifestata con interventi chirurgici sui margini di garanzia: sono stati aumentati i margini sul petrolio, per scoraggiare la speculazione al rialzo che avrebbe alimentato l’inflazione, e contemporaneamente abbassati quelli sull’oro, indirizzando la protezione del capitale verso un asset che non impatta direttamente sul ciclo economico produttivo.

Il Tesoro ha inoltre agito come un “big seller” misterioso sul mercato dei futures, vendendo petrolio “di carta” per calmierare i prezzi e stabilizzare cambi e bond. Questa gestione, sebbene criticata da alcuni come manipolazione del mercato, risponde alla logica della guerra totale dove la stabilità finanziaria è un obiettivo militare prioritario. La narrazione interna punta tutto sulla produttività derivante dall’intelligenza artificiale e dall’automazione come fattori disinflazionistici strutturali che possono assorbire lo shock energetico, evitando lo scenario di stagflazione che ha caratterizzato gli anni Settanta.

Tale narrazione è secondo me forviante e di brevissima durata.

Il Nodo di Hormuz: Rischio Logistico e Strategie di Bypass

Nonostante i tentativi di de-escalation verbale, il problema centrale rimane strategico: è possibile dichiarare conclusa la guerra se lo Stretto di Hormuz rimane sotto il controllo o la minaccia costante dell’Iran? La riconquista militare del Golfo o l’uso di bypass infrastrutturali come la East-West Pipeline (che devia la produzione saudita verso il Mar Rosso) sono soluzioni parziali che non eliminano il deficit di offerta. Rystad Energy stima che il blocco possa comportare un deficit reale di otto milioni di barili al giorno, trasformando l’eccesso di offerta previsto per il 2026 in una carenza strutturale.

In questo scenario, gli investitori devono navigare tra due forze contrapposte: la pressione rialzista del greggio dovuta al rischio geopolitico e la volontà politica delle autorità statunitensi di schiacciare tale prezzo per evitare danni elettorali e macroeconomici. La soluzione risiede nell’abbandonare le scommesse direzionali e abbracciare strumenti asimmetrici che permettano di guadagnare dalla persistenza della tensione senza la necessità di un ulteriore rally dei prezzi.

Analisi della Strategia Energetica: Dall’Express sul WTI al Basket Multi-Underlying

Nell’ottobre del 2025, la nostra analisi proponeva una strategia tattica focalizzata sul petrolio WTI tramite un certificato Express (ISIN CH1438103900). Quel prodotto, basato su una barriera a 42,55 dollari al barile — livello identificato come pavimento naturale grazie al breakeven dello shale oil — mirava a un rendimento del 10% annuo. Con la scadenza fissata al 4 giugno 2026, tale strategia si avvia verso una conclusione positiva, avendo protetto il capitale durante le fasi di consolidamento dei prezzi.

Tuttavia, il contesto attuale di marzo 2026 impone una rotazione. Il rischio di una correzione improvvisa dei prezzi in caso di un accordo diplomatico, seppur raro, o di un intervento massiccio degli USA sui mercati futures, suggerisce di spostare il rischio direzionale verso una struttura che tragga beneficio dalla “vendita di volatilità”. Il certificato che segue si presenta come una possibile sostituzione, offrendo un rendimento potenziale superiore e barriere protettive estremamente profonde su un basket di titoli leader nel settore energetico europeo.

Analisi Tecnica e Rendimento

Il certificato proposto è un Phoenix Memory Step Down che si espone a quattro pilastri dell’energia: Enel, Repsol, Saipem e Siemens Energy. Acquistare questo strumento oggi a un prezzo di circa 963,44 € significa non solo puntare sulla tenuta del settore energetico, ma agire tecnicamente sul fattore Vega, posizionandosi corti di volatilità in un momento di estrema tensione.

Parametri Strutturali e Protezione del Capitale

Lo strumento prevede il pagamento di cedole mensili dell’1,00% (12% annuo) con effetto memoria, a condizione che nessuno dei sottostanti perda più del 55% rispetto ai prezzi di fixing iniziale. La barriera è fissata al 45% del valore iniziale, un livello di protezione che garantisce un ampio margine d’errore anche in caso di violenti storni di mercato.

Continua a leggere…

Non serve panico, ma razionalità. Soprattutto in tempi di guerra

Non vi nascondo un certo imbarazzo nel trattare questioni di trading di fronte alle notizie di guerra che si stanno susseguendo. Diciamo che mi adeguo alla “risposta occidentale” che di fronte agli eserciti oppongo sanzioni economiche (verrebbe da ridere se la situazione non fosse così tragica).

Ammetto che, sebbene in tempi non sospetti avessi ventilato che la corsa agli armamenti sarebbe stata inevitabile, non avevo minimamente previsto che l’azione russa fosse così profonda.

Altra brutta notizia per i lettori del blog, si parva licet componere magnis, è che l’operazione di recupero su Saipem non è purtroppo andata a buon fine, poiché anche Saipem è stata vittima della volatilità di questa settimana ed ha toccato la barriera. Nel post citato avevo messo in chiaro che l’operazione era rivolta a chi fosse già investito sul titolo e che quindi non avrebbe perso nulla in termini comparativi con uno switch tra titolo e certificate.

La volatilità crea però anche buone opportunità che vanno comunque sfruttate quando si presentano. Il certificato di questa settimana è un esempio. Partiamo dalle tue caratteristiche:

Continua a leggere…

Strategia di Recupero per chi ha perso su Saipem

Iniziamo subito con una notizia positiva: La strategia pubblicata sul post “Un potenziale +18% già ad Agosto su Intesa San Paolo, ma le possibilità non finiscono qui…” è andata a buon finr con un guadagno del 24%. Per quanto riguarda il Portafoglio Italia 2022 ha fatto segnare un + 0,68% contro un + 0,15% del MIB. Veniamo ora alla attualità: anche questa settimana è stata una settimana all’insegna della volatilità. Molti titoli tecnologici hanno fatto registrare molti ribassi.

Oltre ai tecnologici in Italia il titolo Saipem ha fatto registrare un poderoso ribasso, andando a perdere oltre il 30% in due sedute. Probabilmente alcuni di voi hanno il titolo in portafoglio e si sono purtroppo ritrovati in questa situazione spiacevole.

Quando ci sono questi storni così repentini è impossibile riuscire a ridurre le perdite proprio perché il ribasso avviene tra la chiusura della seduta è l’apertura della successiva. Questo post tenta di dare una soluzione a coloro si trovano in portafoglio il titolo così svalutato, la potremmo definire un’operazione di switch.

Continua a leggere…

Saipem per un 24% annuo

La strategia che proponiamo questa settimana è una strategia laterale a nostro avviso molto interessante.

Chiariamo subito cosa intendiamo per laterale: tale strategia prevede l’utilizzo di due certificate, un Bonus Cap ed un Reverse Bonus Cap. Non dettaglieremo il funzionamento di queste due tipologie visto che ormai il nostro blog ne è pieno di esempi, basta che li cerchiate.

Visto che il Bonus Cap prevede un Continua a leggere…

Saipem: un’occasione di breve

Nuova occasione su un titolo bistrattato. Il titolo in questione è Saipem.

Saipem SpA è una società attiva nel settore petrolifero e del gas in aree remote e in acque profonde. Fornisce servizi di ingegneria, approvvigionamento, project management e costruzione con la progettazione e l’esecuzione di progetti offshore e onshore. Inoltre, la Società offre anche tecnologie per la monetizzazione del gas e lo sfruttamento di petrolio pesante. È organizzato in Continua a leggere…

Un portafoglio di azioni italiane per tutto l’anno: ecco il Portafoglio Italia!

Nel 2017 ci siamo lasciati con l’intento di fornire un portafoglio di azioni italiane, che chiameremo Portafoglio Italia, in modo tale che chiunque abbia accesso al mercato di borsa italiana lo possa, se lo vuole, replicare.

La prima settimana del 2018 è stata “spumeggiante” per tutti gli indici azionari e quello italiano non ha fatto eccezione: l’indice FTSE MIB è passato dai 21853 punti del 29/12/2017 (ultima seduta del 2017) ai 22762 di Venerdì scorso, un +4,15% in una settima.

Per questo motivo riteniamo opportuno attendere un piccolo storno prima di entrare in posizione, quindi la nuova composizione del portafoglio per il 2018 verrà confermata nei prossimi post. Ci sembra però importante iniziare a vedere come era composto il nostro portafoglio a partire dal 2014 ed accennare a quali siano i suo criteri di composizione. Non a caso abbiamo utilizzato il verbo accennare perché alcuni dettagli dell’algoritmo di selezione sono proprietari e tali rimarranno.

Prima di iniziare però è necessario fare alcune puntualizzazioni:

  • Quanto segue non vuole essere un incentivo all’acquisto, si tratta di un portafoglio generato da un nostro algoritmo.
  • Le performance passate non rappresentano garanzie di performance future.
  • Trattandosi di un portafoglio azionario il rischio è molto elevato.

Veniamo dunque alla descrizione del nostro portafoglio. Continua a leggere…