Meglio un prodotto sui preziosi che un BTP

Questa settimana il mercato sembra aver palesato la sua componente irrazionale di cui parla spesso Benjamin Graham nel famoso “L’investitore intelligente”.

Infatti il mercato mentre sembra aver perso la bussola tra l’euforia dell’intelligenza artificiale e la paura improvvisa di esserne vittima, la gestione del portafoglio richiede un approccio quasi ingegneristico: meno emotività, più analisi dei flussi e una rigorosa valutazione del rischio/rendimento. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una dinamica schizofrenica: da un lato, indici che flirtano con i massimi; dall’altro, “vuoti d’aria” violenti che colpiscono asset specifici alla minima notizia di una nuova applicazione AI.

Ma andiamo più nel dettaglio:

L’AI Disruption e la Psicosi del “Sell First, Ask Questions Later”

Il contesto attuale è dominato dalla cosiddetta “AI disruption”. Non si tratta più solo di comprare chi produce i chip, ma di fuggire da chi potrebbe essere spazzato via dal software. Abbiamo visto crolli verticali in settori come il legal tech (grazie ai nuovi tool di Anthropic), i broker assicurativi e persino il wealth management. La logica dominante è diventata “vendi prima, fai domande poi”.

Eppure, mentre il software crea panico, i dati macroeconomici raccontano una storia di resilienza: il mercato del lavoro USA rimane tonico, sebbene anemico in alcuni comparti, e l’inflazione al 2,4% sembra stabilizzarsi, suggerendo che i guadagni di produttività legati proprio all’AI stiano lavorando a favore della stabilità dei prezzi. In questo scenario, i rendimenti obbligazionari sono tornati a scendere, con il decennale USA al 4,05%. Ma è qui che sorge il dubbio: ha ancora senso cercare protezione nel debito sovrano tradizionale?

La Rotazione verso la “Materia” dell’AI

Come sottolineato magistralmente da Alessandro Fugnoli, in un articolo che ho letto proprio prima di scrivere questo post, stiamo vivendo un parallelismo affascinante con lo scoppio della bolla dot-com del 2001. Allora, mentre la tecnologia implodeva, il settore minerario decollava, spinto dalla domanda vorace della Cina. Oggi la storia si ripete, ma il “driver” è l’infrastruttura dell’AI stessa. È tecnicamente difficile essere rialzisti sull’intelligenza artificiale senza esserlo sul rame e sull’argento, i metalli fondamentali per data center, reti elettriche e connettività 5G.

La rotazione è già in atto: i multipli di giganti petroliferi come Exxon sono ormai comparabili a quelli di Microsoft o Google, e i grandi produttori di rame quotano a premio rispetto a Nvidia. Il mercato sta realizzando che si fa prima a costruire una fabbrica di chip che a rendere operativa una nuova miniera. Siamo in un ciclo che favorisce chi possiede le materie prime, mentre il capitale “esce” dai settori tecnologici maturi per cercare rifugio in asset tangibili.

Addio al BTP 2067: Il Rischio di “Sovereignty Gap”

In questo quadro, ho preso una decisione drastica: ho venduto il BTP 2067 (scadenza 1° marzo 2067, ISIN IT0005433195), l’ultimo titolo di stato italiano rimasto nel mio portafoglio. La motivazione non è legata a un timore di default imminente, ma a una questione di concorrenza sui capitali e sovranità monetaria.

L’Italia è un paese ad alto debito che opera all’interno di un sistema a moneta unica, privo della leva della svalutazione competitiva o della monetizzazione diretta. In un mondo dove Alphabet (Google) colloca bond centenari per finanziare i propri investimenti in AI, la competizione per la liquidità a lunghissimo termine si fa feroce. Perché un investitore dovrebbe prestare soldi a 40 anni a uno stato burocratico e indebitato quando può prestarli a una “tecnocrazia” come Alphabet, che dispone di flussi di cassa superiori a molti PIL nazionali e sta costruendo il motore economico del prossimo secolo? I bond di queste Big Tech, legati allo sviluppo dell’AI, diventeranno i nuovi “safe haven” per chi cerca durata, offrendo garanzie di crescita che un paese vecchio e a bassa produttività non può più assicurare.

Liquidità verso il Rendimento Difensivo: Il Certificato su Oro ed Argento.

Continua a leggere…

Due recap di strategie

In una settimana frenetica come quella appena trascorsa, il tempo per l’analisi profonda di nuove strategie è venuto a mancare. Tuttavia, nel trading e nell’investimento, non operare è a tutti gli effetti una scelta operativa. In questa fase di mercato, rimanere liquidi non è un segno di indecisione, ma un’ottima alternativa strategica che permette di attendere il setup perfetto senza subire la volatilità erratica.

I risultati delle ultime settimane confermano che la qualità dell’analisi conta più della quantità delle operazioni. La strategia sul VIX, condivisa lo scorso 10 gennaio, si è rivelata un grande successo: l’ingresso sul certificato Mini Long a 0,319€ e l’uscita a 0,552€ hanno generato un rendimento del +73%. Un risultato eccezionale che premia la lettura corretta sulla fine dell’eccessivo ottimismo dei mercati. Se tornasse sui livelli dell’articolo, riaprirei una posizione analoga.

Allo stesso modo, la strategia su Stellantis, dopo il crollo della stessa, impostata a fine dicembre può considerarsi conclusa in anticipo. Con il certificato che quota vicino a 114, non appena lo spread denaro-lettera tornerà su livelli standard, chiuderò la posizione. Portare a casa il profitto ora, nonostante l’orizzonte iniziale di sei mesi, permette di capitalizzare il movimento velocemente e liberare risorse.

In attesa di nuovi spunti operativi, la parola d’ordine resta prudenza e gestione della liquidità.

Guadagnare oltre l’11% anche se il peggiore dei titoli va sotto del -77%

Settimana interessante che dite? Io personalmente spero che, per la settimana entrante, abbiate seguito questo articolo qui: Attenzione alla fine dell’ottimismo: guardiamo il VIX perché ne vedremo delle belle!

Oggi ci sono molte cose da dire, quindi mettetevi comodi perché l’articolo sarà lunghetto.

Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Ed ora iniziamo finalmente,

La conclusione del mese di gennaio 2026 ha segnato una cesura netta nelle dinamiche macroeconomiche globali, cristallizzando un mutamento di paradigma che gli investitori istituzionali stavano tentando di decifrare sin dall’inizio dell’anno. La settimana compresa tra il 26 e il 30 gennaio non è stata soltanto un periodo di intensa volatilità finanziaria, ma il momento in cui la narrazione del “Debasement Trade” – ovvero la scommessa sulla svalutazione sistematica del dollaro a fronte di un debito pubblico statunitense percepito come insostenibile – si è scontrata frontalmente con la realtà di una nuova configurazione della Federal Reserve. Il catalizzatore di questo shock sistemico è stata la nomina ufficiale di Kevin Warsh alla presidenza della banca centrale americana, una mossa che ha scatenato un violento “de-leveraging” nei comparti dei metalli preziosi e un riposizionamento aggressivo sulla curva dei rendimenti dei Treasury. In un panorama così frammentato, dove la correlazione tra le asset class tende a convergere verso l’unità nei momenti di panico, l’ingegneria finanziaria offre soluzioni di mitigazione del rischio che superano la dicotomia tra liquidità pura e rischio direzionale. Il certificato che andrò a presentare emerge in questo contesto come uno strumento di resilienza superiore, capace di assorbire shock di mercato che annienterebbero un portafoglio azionario tradizionale.

La Settimana della Grande Ricalibrazione: Macroeconomia e Shock Finanziari

L’ottava conclusasi il 30 gennaio 2026 ha mostrato una divergenza estrema tra i dati fondamentali dell’economia reale e il sentiment dei mercati finanziari. Mentre l’S&P 500 tentava di consolidare i guadagni mensili sopra la soglia psicologica dei 6.900 punti, il sottostante obbligazionario e il mercato delle materie prime segnalavano tensioni latenti pronte a esplodere. La dinamica dei prezzi è stata influenzata da una serie di trimestrali di peso, tra cui Meta, Microsoft e Tesla, che hanno mostrato una crescita degli utili solida ma accompagnata da valutazioni che molti analisti hanno iniziato a definire “estenuate”. Tuttavia, il vero driver della settimana non è stato di natura microeconomica, bensì squisitamente monetaria e politica.

Il Crollo di Oro e Argento: Anatomia di una Liquidazione

Venerdì 30 gennaio 2026 rimarrà impresso come una data di capitolazione per i sostenitori dei beni rifugio fisici. L’oro e l’argento, che avevano beneficiato di un rally parabolico nel corso del 2025 alimentato dalla sfiducia nelle valute fiat, hanno subito una flessione che, per intensità e rapidità, ha ricordato la volatilità del fenomeno GameStop del 2021 o i momenti più concitati della crisi pandemica. L’oro ha registrato una perdita giornaliera del 9,11%, scivolando a 4.887,07 USD l’oncia, mentre l’argento ha subito un vero e proprio crollo sistemico del 26,91%, attestandosi a 84,63 USD.

Questa correzione non può essere interpretata come un semplice movimento tecnico. Si è trattato della rottura della narrativa del “Debasement Trade”. Gli investitori retail, pesantemente esposti in leva finanziaria attraverso derivati e piattaforme di trading, sono stati costretti a chiudere le posizioni a fronte di un dollaro americano che ha messo a segno una “V-shaped recovery” (ripresa a V) fulminea, rompendo supporti grafici che duravano da mesi. La riduzione della leva finanziaria ha bruciato circa 7.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel comparto delle materie prime in una sola seduta, evidenziando come il mercato fosse saturo di posizioni “long” affollate e prive di una reale copertura.

Materia Prima Prezzo (30/01/2026) Variazione Giornaliera Variazione Mensile (Gennaio)
Oro (USD/oz) 4.887,07 -9,11% +13,13%
Argento (USD/oz) 84,63 -26,91% +18,77%
Platino (USD/oz) 2.121,60 -18,97% +2,49%
Rame (USD/lb) 5,92 -4,51% +4,09%
Petrolio Brent 69,32 +0,39% -1,41%

Fonte: Trading Economics e Elaborazioni Macro

Il distacco dell’oro dai tassi reali, osservato nei mesi precedenti, si è bruscamente ricomposto. Se in precedenza l’oro saliva nonostante rendimenti obbligazionari positivi perché il mercato non credeva alla sostenibilità del sistema, la prospettiva di un nuovo corso alla Federal Reserve ha invertito questa percezione. L’oro non ha più agito da riserva di valore in questa seduta, ma da asset ad alto beta, vulnerabile alla restrizione della liquidità globale.

Continua a leggere…