Prima di iniziare rispondo a un po’ di commenti che sono stati fatti nell’articolo precedente, che ringrazio fin da ora per gli apprezzamenti fatti.
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Forse forse potrei pensare di lasciare un articolo (che solitamente in questo blog è la prima parte introduttiva di carattere generale) gratuito come al solito, mentre la seconda parte, quella in cui si presenta la strategia operativa, potrebbe essere sottoposta ad abbonamento. Anche se la mettessi sotto abbonamento sarebbe comunque un prezzo poco più che simbolico, più per verificare il reale apprezzamento del mio lavoro piuttosto che generare introiti extra, di cui fortunatamente non ho bisogno. Vedremo…
Rispondo anche a chi ha detto che il sito andrebbe ristrutturato, è indubbiamente vero solo che tempo e voglia sono al solito quello che mi manca..
Oltre l’Illusione Ottica del Greggio: Dinamiche Macro e l’Opportunità Strategica
Nei quattro mesi seguiti all’attacco a sorpresa all’Iran del 28 febbraio, i mercati finanziari hanno vissuto il dramma reale della guerra trasformandolo in un vero e proprio psicodramma. Si è parlato della più grave crisi energetica di tutti i tempi, di un petrolio lanciato verso i 150-200 dollari, di recessione globale e di un’inflazione fuori controllo che avrebbe costretto le banche centrali ad alzare vertiginosamente i tassi. Si temeva persino il default per i paesi emergenti importatori di greggio. Discorsi apparentemente sensati, ma che all’atto pratico hanno trascurato una variabile fondamentale: la ferrea volontà politica di America e Cina. Pur di calmierare la situazione, le due superpotenze hanno attinto aggressivamente alle proprie scorte strategiche, avvicinandosi pericolosamente (soprattutto in America) al loro totale esaurimento.
Il Paradosso dei Prezzi e l’Anomalia del Mercato
Il risultato di questa imponente iniezione di greggio artificiale sul mercato è che oggi il prezzo spot del petrolio è praticamente invariato: era a 67 dollari il giorno prima della guerra e oggi si attesta sui 69 dollari. Eppure, tutto il resto del panorama finanziario è stato radicalmente stravolto.
Le divergenze sono macroscopiche. Il dollaro americano si è rafforzato prepotentemente (da 1.18 a 1.13 contro l’euro), mentre l’oro — tradizionalmente il bene rifugio per eccellenza — ha subito un tracollo inaspettato, precipitando da 5280 a 4010 dollari l’oncia. Anche sul fronte obbligazionario il Treasury decennale americano ha visto i rendimenti salire dal 3.96% al 4.40%. Per quanto riguarda le borse, l’S&P 500 è salito notevolmente, mentre in Europa il Dax ha ceduto terreno. Come si spiega questa perturbazione generale se la “stella” del petrolio è tornata fissa?
La risposta al collasso dell’oro e al rally del dollaro risiede nello stress del sistema dei paesi emergenti, e in particolare di quelli del Golfo. Con le scorte di greggio esaurite (o con le infrastrutture produttive danneggiate dal conflitto), questi paesi stanno liquidando le riserve auree accumulate negli anni tramite le esportazioni per comprare i dollari necessari alla ricostruzione e per ripagare i costi della guerra agli Stati Uniti. Aggiungiamo il fatto che, a Washington, un dollaro forte fa molto comodo per importare deflazione in vista del voto di novembre.
Europa vs USA: Il Peso dell’Energia e del Ritardo Tecnologico
Sul fronte azionario, la debolezza europea rispetto all’America ha due radici precise: l’energia e l’Intelligenza Artificiale. L’America esporta greggio, mentre l’Europa lo deve importare dagli USA. Questa crisi energetica ha drenato mezzo punto alla crescita europea (stimata oggi allo 0.9%), lasciando invece intatta quella americana, che accelera. Sul tema dell’AI, il ritardo europeo è tale da aver portato alla firma della Pax Silica, un’adesione incondizionata agli standard americani per l’impossibilità di creare una filiera autonoma. Gli Stati Uniti continuano a correre grazie agli utili della tecnologia, sebbene il settore si trovi ora in una fase di consolidamento fisiologico dovuta all’incredibile aumento della domanda di memorie e ai relativi colli di bottiglia produttivi.
Dalla Teoria alla Pratica
Se il mercato oggi ci mostra un prezzo del petrolio fermo o in lieve flessione, la nostra posizione editoriale — ribadita costantemente sulle pagine di Investment Engineering — non cambia di una virgola. I prezzi del greggio che vediamo oggi sui monitor sono un’illusione ottica, un artefatto momentaneo generato dallo svuotamento delle riserve governative.
Malgrado le quotazioni si stiano muovendo in una direzione che sembra smentire gli allarmismi, la realtà industriale è ineluttabile: ci vorranno ancora svariati mesi prima che l’offerta effettiva di petrolio possa tornare a un livello tale da soddisfare organicamente la domanda globale. Non appena l’effetto calmierante delle scorte si esaurirà, la pressione sui prezzi tornerà violentemente al rialzo.
L’Opportunità Operativa: Analisi tecnica dell’ISIN IT0006776758
In questo scenario di severo disallineamento tra prezzo attuale e prospettive a breve termine, si inserisce la nostra idea operativa sul Certificato Marex IT0006776758. L’ingegneria degli investimenti non si limita ad avere la visione macroeconomica corretta, ma impone di selezionare il veicolo più asimmetrico e profittevole.
- Sottostanti: Il certificato espone a un paniere composto da nomi leader del settore energetico: Eni SpA, TotalEnergies SE, Repsol SA e NextEra Energy Inc.
- Strike e Timing: Il certificato ha effettuato il fixing iniziale in data 29.06.2026. Fissare lo strike proprio in questa fase significa capitalizzare sui ribassi che hanno colpito il comparto energetico, cristallizzando livelli di ingresso depressi che rendono la barriera al 55% ancora più solida e protettiva.
- Rendimento e Cedole: Lo strumento offre una cedola p.a. del 12.60% pagata con frequenza mensile, a condizione che i sottostanti non scendano al di sotto della barriera cedolare (anch’essa fissata al 55%).
- Autocall: L’opzione di richiamo anticipato è il cuore della strategia. La prima data di autocall è fissata per il 29.12.2026.
- Stepdown: Il livello di autocall si abbassa poi dello 1%.
Perché questa è l’operazione giusta
L’idea è che, da qui a qualche mese, il petrolio torni a riflettere la reale penuria di offerta, innescando un rialzo nei sottostanti tale da attivare l’opzione Autocall già nelle prime date disponibili.
Perché è fondamentale che l’operazione si concluda rapidamente? Perché il nostro orologio macroeconomico segna una scadenza chiara: il 2027. Sappiamo che le dinamiche del capitale porteranno, entro il 2027, a un massiccio aumento dell’offerta globale, con il rischio di una compressione strutturale dei prezzi energetici. Investire oggi in questo certificato ci consente di posizionarci sui minimi relativi, incassare flussi cedolari ricchi e mirare a un rimborso anticipato del capitale, tutto prima che la marea dell’eccesso di offerta del 2027 possa alterare nuovamente il quadro di mercato. Un classico esempio del metodo Investment Engineering: massimizzare il rendimento proteggendo l’orizzonte temporale del rischio.
Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.