Sfruttare la volatilità per quasi +16% sugli indici

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La scorsa settimana ci siamo lasciati con un post abbastanza interlocutorio viste le variabili geopolitiche che erano esplose proprio nel weekend. Oltre al principio di non perdere la calma, avevo enunciato due linee guida: star lontano dai BTP (ed eventualmente andare short) e stare lontano dal dollaro (ed eventualmente andare long sul cambio euro dollaro).

Vediamo come ci sono messi le cose per questi due aspetti:

L’idea è che il grafico parli chiaro, una violenta discesa del BTP a dieci anni e penso che ci sia poco da aggiungere se non ribadire che vi avevo avvertito, soprattutto ai sottoscrittori di BTP valore!

Storia diversa invece è andata per l’euro dollaro:

Malgrado i T-Bond americani abbiano visto il loro rendimento aumentare, anche se non di molto, si è assistito ad un rafforzamento della valuta americana. Anche qui in assoluta trasparenza vi dico che sono entrato long ad 1.17, quindi attualmente la mia posizione è in perdita, ma conto di incrementarla se il cambio dovesse tornare attorno ai 15,8, poiché questa guerra non sarà sicuramente breve e gli Stati Uniti non potranno fare altro che mettere liquidità (ossia stampare dollari) per diverso tempo.

Del perché di questa ultima mia affermazione proverò a darvi delle giustificazioni nel seguito di questo articolo, per poi presentarmi l’unico ingresso nuovo che ho fatto questa settimana su un prodotto basato sugli indici.

Settimana durissima, forse una delle più complesse dell’ultimo biennio. Mentre gli indici europei chiudono l’ottava con una performance vicina al -8% e il greggio mette a segno un rally del +30% (livelli di volatilità che non vedevamo dall’inizio del conflitto in Ucraina), il mercato si trova a dover prezzare un nuovo paradigma. Non si tratta solo di una fiammata inflattiva, ma di una mutazione genetica della geopolitica e, di riflesso, delle strategie di asset allocation.

Come abbiamo spesso sottolineato su questo blog, l’ingegneria finanziaria richiede di guardare oltre il dato puntuale per comprendere i flussi e le asimmetrie sottostanti. Oggi, l’asimmetria più pericolosa non è in un certificato badly priced, ma nel costo della guerra e nella sua durata imprevedibile.

La Settimana della Grande Ricalibrazione: Il Dato NFP e lo Spettro Stagflazione

Il primo shock è arrivato dal fronte macroeconomico statunitense. I dati sui Non-Farm Payrolls hanno gelato i desk delle banche d’investimento: a fronte di un’attesa di +55.000 occupati, il dato reale è uscito a -92.000. Una mazzata.

Ci troviamo in quello che tecnicamente definiamo un vicolo cieco per le banche centrali. Solitamente, un rallentamento così marcato dell’economia spingerebbe la Fed verso un taglio dei tassi. Tuttavia, con il petrolio in tensione a causa dell’escalation in Medio Oriente, la pressione inflattiva rimane altissima. È la ricetta perfetta per la stagflazione: assenza di crescita unita a prezzi in aumento. Sui desk di gestione, questa parola è tornata a circolare con insistenza, costringendo gli asset allocator a rivedere i modelli di rischio/rendimento che hanno dominato gli ultimi dieci anni.

L’Anatomia della Nuova Guerra: Droni vs F-35

Uno dei punti più interessanti emersi nelle riflessioni con gli esperti del settore riguarda il cambiamento strutturale della guerra. Se la guerra in Ucraina è stata un laboratorio, il conflitto attuale è il punto di arrivo di una rivoluzione tecnologica paragonabile all’invenzione della polvere da sparo.

Siamo passati dalle “Ferrari dei cieli”, i costosi F-35, a una guerra asimmetrica combattuta con i droni (come gli Shahed iraniani). Qui l’ingegneria finanziaria incontra quella militare:

  • Asimmetria di costo: Un drone può costare poche decine di migliaia di dollari, mentre il missile intercettore utilizzato per abbatterlo costa cento volte tanto.
  • Logoramento economico: Questa sproporzione rende la strategia di difesa insostenibile nel lungo periodo per le potenze occidentali, mentre permette a paesi come l’Iran di sostenere un conflitto a bassa intensità ma lunghissima durata.

L’Europa e gli Stati Uniti si trovano a dover inseguire, cercando soluzioni laser (più economiche per singolo colpo) o sistemi di difesa basati sull’IA, ma il gap tecnologico e di costo è attualmente a favore di chi attacca con tecnologie “povere”. Per l’investitore, questo significa una sola cosa: la guerra non finirà presto perché per chi la fomenta costa pochissimo continuarla.

Oil: Backwardation e Segnali dai Future

Osservando la curva dei future sul petrolio, notiamo un fenomeno tecnico rilevante: la backwardation. Con il Brent/WTI spot che viaggia verso i 90 dollari, i contratti di agosto scambiano già intorno ai 66 dollari. Il mercato ci sta dicendo che la tensione attuale è legata a un premio al rischio immediato, ma non crede ancora a uno shock strutturale decennale.

Tuttavia, c’è un “ma”. Ogni giorno di guerra in più è un giorno di inflazione “importata” che impedisce il rientro dei tassi. Questo mette i gestori in una posizione di Zugzwang (termine mutuato dal mondo degli scacchi): qualunque mossa tu faccia, rischi di peggiorare la tua posizione.

  • Shortare il mercato? Pericolosissimo, vista la possibilità di risoluzioni diplomatiche improvvise.
  • Rimanere Long? Altrettanto rischioso, dato il deterioramento dei fondamentali macro. L’immobilismo, in questa fase, diventa una scelta operativa consapevole.

Analisi Settoriale: Dove Cercare Rifugio?

In un’economia di guerra e stagflazione, la selezione settoriale diventa chirurgica:

  1. Banche: In teoria beneficiano dei tassi alti (Margine di Interesse), ma il rallentamento economico aumenta il rischio di credito deteriorato (NPL). Comprare banche oggi significa scommettere sulla resilienza del tessuto imprenditoriale.
  2. Utilities e Infrastrutture: Sono i classici business protetti. Tuttavia, con i tassi dei Treasury e dei Bund così alti, il loro rendimento da dividendo diventa meno attraente rispetto al “rischio zero” dei titoli di stato.
  3. Travel & Consumer Cyclical: Sono i settori più colpiti. Il costo del Jet Fuel è impennato del 50%, mettendo in crisi i margini delle compagnie aeree.
  4. Tecnologia e Difesa: Qui si gioca la partita del futuro. Non parliamo più solo di IA software, ma di robotizzazione e infrastruttura militare tecnologica.

Il Cambio di Paradigma: La Fine dell’Era Trump e la Lettera di Al Habtoor

Dobbiamo anche prendere atto di un cambiamento politico profondo. La strategia di Donald Trump, basata su negoziazioni feroci ma finalizzate a un equilibrio (il “Deal”), sembra mostrare la corda di fronte a attori geopolitici imprevedibili.

È emblematica la lettera aperta di Khalaf Al Habtoor, figura influente del Golfo, che ha chiesto apertamente agli USA: “Chi vi ha dato l’autorità di trasformare la nostra regione in un campo di battaglia?”. Questo segna una rottura della fiducia storica tra i capitali del Golfo e Washington. Se i flussi colossali di petrodollari dovessero iniziare a drenare dai mercati americani per rifugiarsi in asset tangibili o infrastrutture locali, assisteremmo a un riposizionamento dei capitali globali senza precedenti.

Siamo in una fase di “Great Recalibration”. La gestione della liquidità è oggi lo strumento più potente a disposizione. In attesa di setup più chiari o di strumenti asimmetrici (come i certificati a barriera profonda che analizzeremo nei prossimi post), la parola d’ordine è: protezione del capitale.

L’Ingegneria del Rendimento con Sottostanti Indici: Analisi del Certificato DE000UN37AL5

In un panorama dominato dall’incertezza e da una volatilità che non accenna a diminuire, l’attenzione dell’investitore razionale deve spostarsi verso strumenti capaci di estrarre valore proprio da queste turbolenze. Come accennato nella prima parte, quando il mercato entra in una fase di Zugzwang, la scelta non è più tra “comprare o vendere”, ma tra subire la volatilità o metterla al proprio servizio.

Oggi analizziamo una struttura emessa da UniCredit (ISIN: DE000UN37AL5), un certificato Cash Collect Memory Step Down che presenta caratteristiche di discontinuità rispetto ai classici certificati su indici. Mentre storicamente questi ultimi sono stati considerati strumenti “core” a bassa reattività, questa emissione introduce una dinamica tipica dei prodotti su singoli titoli, ma con la resilienza propria degli indici globali.

La Forza dei Sottostanti: Un Paniere a Copertura Globale

Il certificato non punta su singole scommesse azionarie, ma si poggia su quattro pilastri della finanza mondiale, offrendo una diversificazione geografica e settoriale intrinseca:

  1. Nikkei 225 (Giappone)
  2. Nasdaq-100 (Tech USA)
  3. S&P 500 (USA Large Cap)
  4. EURO STOXX Banks (Settore bancario europeo)

La presenza dell’indice bancario europeo (SX7E) è particolarmente strategica: come discusso precedentemente, le banche beneficiano di un contesto di tassi alti, ma sono sensibili al rallentamento economico. Includerle in un paniere con barriera al 60% permette di incassarne il premio senza esporsi totalmente al rischio direzionale.

Perché il Vega Negativo premia l’ingresso con VIX > 29

Un aspetto cruciale, spesso trascurato dai meno esperti, è l’esposizione al Vega. I certificati Cash Collect sono prodotti Vega Negativi. In termini ingegneristici, questo significa che l’investitore è “corto di volatilità”. Quando il VIX (l’indice della paura) sale sopra i 29 punti, come avviene attualmente, i prezzi dei certificati tendono a deprimersi perché il mercato sconta una maggiore probabilità teorica di rottura della barriera.

Tuttavia, la volatilità è una forza “mean reverting” (tende a tornare verso la media). Entrare oggi a un prezzo di 96,35 euro significa acquistare il certificato quando la componente opzionale è “gonfiata” dalla paura. Non appena la tensione geopolitica o macroeconomica inizierà a rifluire e il VIX tornerà verso l’area 18-20, il prezzo del certificato tenderà a salire per effetto del solo riassorbimento della volatilità, a prescindere dal movimento dei sottostanti. È il vantaggio tattico di chi compra quando gli altri hanno paura.

Analisi del Rendimento: Oltre il 13% in meno di un anno

La struttura prevede una cedola mensile dello 0,89% (pari a 10,68% annuo lordo) con effetto memoria. Considerando un prezzo di acquisto di 96,35 euro, il rendimento viene amplificato in modo significativo.

Supponendo che il certificato giunga a scadenza naturale (Gennaio 2027) sopra barriera, l’investitore incasserà:

  • 11 cedole residue (da Marzo 2026 a Gennaio 2027): 11 * 0,89 = 9,79€.
  • Plusvalenza in conto capitale: $100 – 96,35 = 3,65€.

Il profitto totale di 13,44 euro su un investimento di 96,35 euro genera un rendimento del 13,95% in circa 10 mesi e mezzo, che su base annua si traduce in un ragguardevole ~15,9%.

Tabella Riassuntiva: DE000UN37AL5

Caratteristica Dettaglio Tecnico
Emittente UniCredit Bank GmbH
Sottostanti (Basket) Nikkei 225, Nasdaq-100, S&P 500, EURO STOXX Banks
Prezzo di Entrata 96,35 € (Sotto la pari)
Cedola Mensile (Trigger 60%) 0,89% (con Effetto Memoria)
Barriera Protezione Capitale 60% dei livelli Strike
Meccanismo Autocall Mensile (Step-Down dal 105% al 75%)
Stato Volatilità (VIX) > 29 (Scenario favorevole per Vega Negativo)
Rendimento Totale Potenziale 13,95% (in ~10.5 mesi)
Rendimento Annuo Stimato ~15,94%

Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.

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