Gli indici volatili possono rendere molto più del 10% e protezione dal ribasso

Condividi

Siamo giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.

L’azionario statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500 e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere “tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.

Dall’altra parte dell’oceano, l’Europa (e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora più complessa la situazione della Cina, dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso deludono le aspettative degli investitori.

Sul fronte obbligazionario, assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi ufficiali. In questo contesto, l’oro ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria, anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.

La parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione: abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.

Prima di passare al certificato della settimana, colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:

Analisi del Certificato su indici

In questo contesto di massimi sui listini USA e incertezza su Europa e Cina, il certificato emesso da Leonteq con ISIN CH1491781915 rappresenta una soluzione di Yield Enhancement (potenziamento del rendimento) particolarmente adatta.

Si tratta di un Phoenix Memory Softcallable scritto su un paniere Worst Of misto e ben diversificato settorialmente e geograficamente: Euro Stoxx Banks (Banche UE), FTSE MIB (Italia), iShares China Large Cap ETF (Cina) e Nasdaq 100 (Tech USA).

Il funzionamento è classico ma efficace: il certificato paga una cedola periodica (stimata al 10% annuo, frazionata mensilmente) a condizione che il peggiore dei sottostanti non scenda sotto la barriera posta al 60% del livello iniziale (Strike). La presenza dell’Effetto Memoria è cruciale: permette di recuperare eventuali cedole non pagate in precedenza se i sottostanti risalgono sopra la barriera.

La caratteristica distintiva è la clausola Softcallable. A differenza dell’Autocall classico (che scatta automaticamente se i sottostanti sono sopra lo strike), qui è l’emittente (Leonteq) che ha la facoltà discrezionale di rimborsare anticipatamente il prodotto al valore nominale (1000€) più le cedole dovute. Questo accade tipicamente quando l’emittente può rifinanziarsi a tassi migliori o quando la volatilità dei sottostanti crolla, rendendo la struttura costosa da mantenere per loro (e quindi profittevole da chiudere per noi).

Acquistare sotto la pari (a 983€) offre un ulteriore buffer di protezione e un extra-rendimento in conto capitale al momento del rimborso.

Scheda Riassuntiva:

Caratteristica Dettaglio
Emittente Leonteq Securities
ISIN CH1491781915
Tipologia Phoenix Memory Softcallable
Sottostanti (Basket) Euro Stoxx Banks, FTSE MIB, iShares China Large Cap (FXI), Nasdaq 100
Barriera Protezione 60% (osservazione solo a scadenza)
Cedola (Yield) 10,00% p.a. (con Effetto Memoria)
Strike Fixing Iniziale (Nov 2025)
Scadenza Naturale 13/11/2028
Opzione Rimborso Softcall (a discrezione emittente, mensile dopo il periodo di non-call)
Prezzo Acquisto 983,00 €

Volatilità come Asset Class: Perché investire quando il VIX sale?

Perché un investitore evoluto dovrebbe guardare con interesse a questi strumenti proprio quando la volatilità (VIX) aumenta o è sostenuta?

La risposta risiede nell’ingegneria finanziaria del prodotto. Costruire un certificato equivale implicitamente a vendere volatilità (vendita di opzioni Put).

Quando il VIX sale, il prezzo delle opzioni aumenta. Questo permette all’emittente di incassare premi più ricchi dalla vendita delle opzioni sui sottostanti, che vengono poi “girati” all’investitore sotto forma di:

  1. Cedole più alte;
  2. Barriere più profonde (maggiore protezione).

Entrare su un certificato durante picchi di volatilità significa “bloccare” condizioni favorevoli che sarebbero impossibili in mercati calmi. Se la volatilità successivamente scende (ritorno alla media), il prezzo del certificato tenderà ad apprezzarsi rapidamente, offrendo l’opportunità di vendita anticipata in guadagno (bid-only) o aumentando le probabilità di richiamo (autocall) da parte dell’emittente.

Considerando che sono entrato a 983€, analizziamo la profittabilità dell’operazione ipotizzando un flusso cedolare mensile di circa 0,833% (10% p.a.) e l’acquisto attuale a sconto.

1. Scenario Rimborso Anticipato (Softcall)

L’emittente potrebbe richiamare il titolo se i sottostanti si mantengono sopra lo strike. Ipotizziamo due date di rimborso (es. al 6° e al 12° mese).

Nota: Il rendimento annualizzato è più alto nel breve termine grazie all’effetto boost del capital gain (acquisto a 983, rimborso a 1000) spalmato su meno mesi.

2. Scenario Scadenza Naturale (Novembre 2028)

Se l’emittente non richiama mai il titolo e si arriva a scadenza con tutti i sottostanti sopra la barriera del 60%:

Conclusione Operativa:

A 983€, il certificato offre un profilo rischio/rendimento eccellente. Si acquista “sotto la pari” costruendo un margine di sicurezza (break-even point più basso) e si punta a un rendimento a doppia cifra anche in caso di moderati ribassi dei mercati azionari. L’acquisto sotto 1000 trasforma, di fatto, il flusso cedolare nominale del 10% in un rendimento effettivo a scadenza superiore al 10,7%.

Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog, questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *