Anche questa settimana rischierò di ripetermi, ma l’attuale fase macroeconomica e geopolitica ci pone di fronte a uno degli scenari più complessi e, per certi versi, irrazionali dell’ultimo decennio. Osservando le dinamiche di prezzo di alcune tra le principali materie prime e confrontandole con i fondamentali fisici, emerge una divergenza che sfida i classici modelli di valutazione. In questo contesto, l’approccio agli investimenti richiede un approccio di questo tipo secondo me: la scommessa direzionale di lungo periodo cede il passo a una gestione tattica e opportunistica, progettata per estrarre rendimento dalla volatilità piuttosto che dalla direzionalità pura.
L’Irrazionalità dei Mercati
Per comprendere a fondo questa disconnessione tra economia reale e finanza, è estremamente utile evidenziare la profonda irrazionalità dei mercati, in particolare per quanto concerne le dinamiche legate al prezzo del petrolio e al delicato scacchiere geopolitico tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante una situazione esplosiva nello Stretto di Hormuz – un hub cruciale per il passaggio del greggio a livello globale – il prezzo del WTI (West Texas Intermediate) ha continuato a mostrare una debolezza strutturale, stazionando intorno agli 88 dollari al barile. Secondo me, il mercato sta prezzando uno scenario basato quasi esclusivamente su aspettative e “fake news” di natura politica, ignorando del tutto la realtà dell’offerta fisica.
Le indiscrezioni su un imminente accordo tra l’amministrazione statunitense e l’Iran continuano a rincorrersi, alimentate da fughe di notizie (spesso smentite) che parlano di una riapertura imminente dello stretto e di una distensione sui tavoli nucleari. Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa:
- La questione dell’uranio arricchito: Le autorità iraniane hanno ribadito, in via ufficiale e definitiva, che l’uranio arricchito non uscirà dal Paese. Questo rende di fatto impossibile un accordo che possa essere politicamente sostenibile per gli Stati Uniti, considerati anche i veti incrociati e le “linee rosse” imposte dalle varie fazioni in gioco.
- La logistica dello Stretto di Hormuz: Anche nell’ipotesi remota di una firma immediata, la riapertura non sarebbe istantanea. La presenza di mine e le nuove imposizioni di pedaggi richiederebbero settimane, se non mesi, per ripristinare un flusso commerciale sicuro.
- Il deficit produttivo: Attualmente, la produzione aggregata di Paesi chiave come Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e lo stesso Iran è inferiore di decine di milioni di barili rispetto ai livelli pre-crisi, con un deficit giornaliero tra domanda e offerta stimato intorno ai 10-11 milioni di barili.
I Fondamentali Ignorati: Scorte in Calo e Rischio Geopolitico
Il dato più allarmante, che il mercato azionario e i future sul petrolio sembrano ignorare deliberatamente, riguarda le scorte fisiche. Faccio sommessamente notare (informazione appresa da chi ne sa un bel po’ più di me) come i recenti ritiri di barili siano stati imponenti: parliamo di oltre 17 milioni di barili ritirati in una sola settimana, attingendo a piene mani dalle riserve strategiche americane (SPR), che si stanno assottigliando verso livelli critici di guardia.
Contemporaneamente, le scorte di prodotti raffinati come benzina (gasoline) e distillati stanno crollando ben al di sotto delle medie degli ultimi cinque anni, e questo sta avvenendo prima ancora dell’inizio della vera e propria “driving season” estiva, periodo in cui la domanda di carburante negli Stati Uniti tocca i suoi massimi fisiologici.
Come sottolineato anche dai vertici di colossi come Chevron ed Exxon, ci stiamo dirigendo verso un imbuto logistico e produttivo. Mantenere i prezzi artificialmente bassi attraverso il rilascio di riserve e la narrativa di accordi inesistenti non fa che stimolare ulteriormente la domanda. Quando il mercato si renderà conto che l’offerta fisica non è in grado di sostenere questo ritmo, il rischio è quello di assistere a spike di prezzo violentissimi e incontrollabili.
Dalla Macroeconomia all’Operatività: Privilegiare la Tattica
Alla luce di questa profonda irrazionalità, in cui i prezzi sono guidati da titoli di giornale e aspettative politiche piuttosto che dalla dura legge della domanda e dell’offerta, prendere una posizione direzionale di lungo termine diventa un esercizio di pura scommessa, non di investimento. Se si va long sul petrolio sperando nei fondamentali, si rischia di subire crolli improvvisi causati dall’ennesima dichiarazione politica; se si va short, si rischia di essere spazzati via non appena la realtà della carenza fisica busserà alla porta.
In un contesto simile, l’unica strategia sensata è quella di limitarsi a posizioni tattiche, sfruttando la volatilità intrinseca e i rendimenti asimmetrici offerti dai certificati di investimento. Questo approccio permette di generare flussi di cassa o rendimenti in conto capitale con un orizzonte temporale definito, proteggendo il portafoglio da scenari estremi grazie alle barriere di protezione.
Operatività Pratica: Turnover dei Certificati Scaduti
La gestione attiva del portafoglio richiede un turnover disciplinato, rimpiazzando i prodotti giunti a scadenza con nuove strutture in grado di massimizzare il rendimento nel contesto attuale. Proprio in questa settimana sono giunti a scadenza due certificati che avevamo analizzato nei mesi scorsi e che hanno brillantemente raggiunto i loro obiettivi:
- La posizione tattica costruita su STM, che ha permesso di generare rendimenti molto alti in un arco temporale ristretto (dettagli dell’operazione qui: https://www.investmentengineering.it/blog/2026/04/11/una-posizione-tattica-su-stm-con-rendimenti-molto-alti/).
- L’operazione strutturata sugli indici per estrarre rendimento dalla volatilità, che ha consegnato un ritorno vicino al 16% (analisi completa qui: https://www.investmentengineering.it/blog/2026/03/08/sfruttare-la-volatilita-per-quasi-16-sugli-indici/).
Avendo incassato la liquidità derivante da questi due rimborsi, l’obiettivo è ora quello di riallocare il capitale in modo efficiente, mantenendo un profilo di rischio/rendimento coerente con la nostra visione tattica.
Analisi del Certificato Dinamiche di Volatilità
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