Allora, niente strategia questa settimana, ma perché quando, come
nel mio caso, il mercato va nella direzione opposta a quella che mi
aspetterei, la cosa migliore da fare è non andare contro il mercato
ma anche non farsi conteggiare da questo eccesso irrazionale di
ottimismo.
Prendiamo ad esempio lo Shiller CAPE dell’S&P 500. Con un valore che ha raggiunto quota 42, ci troviamo di fronte a livelli che, nella storia, si sono visti soltanto durante il picco della bolla dot-com del 2000. Questa valutazione così elevata solleva una questione cruciale: siamo di fronte a una bolla speculativa o il mercato sta semplicemente scontando una rivoluzione economica senza precedenti?
La tesi prevalente,
sostenuta dal mercato, è che l’Intelligenza Artificiale rappresenti
un salto tecnologico capace di incrementare la produttività globale
in modo strutturale. In questo scenario, gli attuali prezzi elevati
non sarebbero altro che un’anticipazione di utili futuri
straordinari, ancora non pienamente visibili nei dati attuali ma già
riflessi nelle valutazioni odierne. Tuttavia, questa visione
ottimistica poggia su un equilibrio molto fragile. Il rischio reale
non è necessariamente un crollo immediato, quanto piuttosto una
“compressione dei multipli”: se la crescita dell’AI dovesse
rivelarsi meno trasformativa del previsto, o se il costo del capitale
dovesse aumentare a causa di rendimenti obbligazionari in crescita,
gli investitori non sarebbero più disposti a pagare prezzi così
alti per gli stessi utili, innescando una dolorosa revisione delle
quotazioni.
Recentemente ho letto l’analisi di Michael Burry (quello di “The Big Short”), il quale suggerisce che gli utili delle grandi aziende tecnologiche siano artificialmente gonfiati da pratiche contabili riguardanti l’ammortamento dell’hardware AI. Se questa ipotesi fosse corretta, le valutazioni sarebbero ancora più tese di quanto appaia.
La lezione storica è
chiara: quando si parte da valutazioni così spinte, i rendimenti
attesi per il prossimo decennio tendono a essere significativamente
inferiori alla media storica. Per gli investitori, il messaggio è
quello di moderare le aspettative, evitare di proiettare i guadagni
eccezionali degli ultimi anni nel futuro e puntare con decisione
sulla diversificazione.
L’unica operazione
che ho effettuato questa settimana è l’acquisto di questo
certificato: IT0005705006,
ma non ve lo presento perché è già ad un prezzo abbonamenti sopra
la parità. Naturalmente chi vuole analizzarlo può partire dal ISIN,
io sono entrato a 99,5€.
Per quanto riguarda
le voci di accordo tra Stati Uniti ed Iran, la mia posizione è
sempre la stessa: o si va verso una ulteriore proseguimento dei
tentativi da parte degli Stati Uniti di egemonizzare lo Stato
persiano tramite ulteriori attacchi militari, oppure si andrà verso
una ritirata de facto dell’impero americano che cesserebbe di essere
una talassocrazia. Quest’ultima ipotesi significa che nel medio e
lungo termine anche il ruolo centrale del dollaro verrà
ulteriormente indebolito con una conseguente rivoluzione
dell’Economia e della finanza per come l’abbiamo conosciuta dal 1945
ad oggi!
Mi scuso con chi si
aspettava di analizzare una strategia nuova per questa settimana ma
io sono in posizione di Wait and see…
Per chi pensava che l’incontro tra Xi e Trump potesse risolvere tutto e avremmo ricominciato a vivere tutti quanti d’economia (e non di potenza tra nazioni), s’è risvegliato venerdì un po’ scosso.
Il panorama macroeconomico e geopolitico del 2026 si configura come un ecosistema in cui le vecchie certezze della globalizzazione cooperativa sono state definitivamente sostituite da quella che definiamo una “stagflazione bellica” strutturale. In questo scenario, l’analisi dei mercati non può prescindere da una comprensione profonda delle dinamiche di potere tra le grandi potenze, poiché ogni movimento dei listini azionari è ormai un sottoprodotto di decisioni prese nelle stanze della diplomazia coercitiva o sui campi di battaglia tecnologici. La recente evoluzione delle relazioni internazionali, segnata dal fallimento dei vertici tra Stati Uniti, Cina e Iran, ha innescato un mutamento di regime nei mercati finanziari, passando da una fase di “Low Vol Bull” a una di incertezza radicale, dove le divergenze tra l’andamento dei prezzi e la forza sottostante dei trend iniziano a manifestarsi con preoccupante chiarezza.
Il Tramonto della Diplomazia: Il Collasso delle Aspettative USA-Cina e USA-Iran
L’illusione che ha alimentato i mercati nella prima parte dell’anno, basata sulla speranza di una ricomposizione pragmatica delle crisi tra Washington e i suoi principali antagonisti sistemici, è ufficialmente tramontata. La narrativa di una distensione, spesso sostenuta da analisti poco inclini a considerare la realtà delle frizioni strutturali, si è scontrata con la durezza dei fatti geopolitici. Le aspettative di un ritorno alla normalità nei rapporti con l’Iran e di una tregua commerciale duratura con la Cina sono completamente cadute, lasciando il posto a una logica di attrito permanente che condiziona pesantemente le catene di approvvigionamento e i premi per il rischio globale.
Il Fallimento del Vertice Trump-Xi Jinping e il Ritracciamento degli Indici
Il punto di rottura definitivo è stato rappresentato dall’incontro tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping, un vertice che era stato caricato di aspettative eccessive dai media mainstream. La realtà emersa dal tavolo negoziale è stata quella di un fallimento totale, sia sul fronte diplomatico che su quello commerciale. Non solo non sono stati raggiunti accordi sulla riduzione dei dazi o sulla protezione della proprietà intellettuale, ma l’incontro ha evidenziato una reciproca sfiducia che preclude qualsiasi cooperazione nel medio periodo. Gli Stati Uniti continuano a vedere nell’ascesa tecnologica cinese una minaccia esistenziale alla propria sicurezza nazionale, mentre Pechino non è disposta a sacrificare il proprio modello di sviluppo industriale per compiacere le richieste di Washington.
Questo fallimento ha fornito il catalizzatore fondamentale per il recente ritracciamento degli indici azionari mondiali. Gli investitori, realizzando che la “diplomazia della necessità” non avrebbe prodotto i frutti sperati, hanno iniziato a prezzare uno scenario di costi operativi più elevati e di mercati frammentati. La fine dell’era del “Grand Bargain” sino-americano significa che le aziende multinazionali, specialmente quelle del settore tecnologico e manifatturiero, dovranno navigare in un ambiente caratterizzato da barriere tariffarie crescenti e da una costante minaccia di sanzioni incrociate.
La Questione Iraniana e lo Stallo nel Medio Oriente
Parallelamente al fronte cinese, la crisi tra Stati Uniti e Iran rimane una ferita aperta che minaccia la stabilità energetica globale. Le speranze di un nuovo accordo sul nucleare o di una de-escalation regionale sono state spazzate via da una serie di ultimatum reciproci che hanno riportato la tensione ai massimi livelli. Questo stallo non è solo un problema di sicurezza militare, ma agisce come un potente freno economico attraverso il canale dei prezzi dell’energia e dei costi di assicurazione marittima per i transiti nello Stretto di Hormuz. In un regime di stagflazione bellica, l’instabilità nel Golfo Persico garantisce che l’inflazione rimanga “appiccicosa”, limitando il margine di manovra delle banche centrali e costringendo gli investitori a cercare rifugio in strumenti di protezione del capitale.
Evento Geopolitico
Aspettativa Iniziale
Realtà Post-Vertice
Impatto sui Mercati
Incontro Trump-Xi
Accordo commerciale “fase 2”
Fallimento diplomatico e commerciale
Ritracciamento indici globali
Crisi USA-Iran
De-escalation e nuovo accordo
Stallo messicano e minacce militari
Rialzo volatilità e costi energetici
Transizione Multipolare
Egemonia unipolare stabile
Rafforzamento del blocco BRICS+
Multipolarismo valutario e incertezza
Analisi Tecnica del FTSE MIB: La Divergenza come Segnale d’Allarme
Mentre il quadro macroeconomico si deteriora, i segnali provenienti dall’analisi tecnica confermano la fragilità dell’attuale struttura dei prezzi, specialmente sul listino milanese. L’osservazione attenta del grafico del FTSE MIB rivela un fenomeno classico di esaurimento del momentum, che spesso precede correzioni profonde o inversioni di tendenza.
Il Paradosso tra Nuovi Massimi e Oscillatori Decrescenti
L’immagine tecnica del FTSE MIB mostra una chiara e pericolosa divergenza ribassista. Mentre l’indice dei prezzi ha continuato a spingersi verso nuovi massimi relativi (superando quota 49.000 punti), l’oscillatore stocastico (21, 7, 7) ha segnato massimi decrescenti, evidenziati graficamente dalle linee blu che collegano i picchi dell’indicatore. Questa discrepanza indica che, nonostante il prezzo conti di salire, la forza interna del movimento sta svanendo. In termini di ingegneria finanziaria, stiamo assistendo a una fase di distribuzione latente, in cui i “mani forti” stanno alleggerendo le posizioni mentre la narrativa mainstream continua a spingere il pubblico verso l’ottimismo.
Storicamente, le divergenze tra prezzo e stocastico sono tra i segnali più affidabili per identificare i punti di svolta del mercato. Quando lo stocastico non riesce a seguire il prezzo nella creazione di nuovi massimi, significa che la pressione di vendita sta iniziando a sopraffare la domanda proprio sui livelli più alti. Nel contesto attuale, segnato dal fallimento diplomatico tra le grandi potenze, questa divergenza agisce come un segnale d’allarme critico: la calma apparente della borsa è solo la superficie di un ecosistema che si sta preparando a un brusco riposizionamento.
Il Settore Automotive: Tra Crisi Strutturale e Opportunità di Rendimento
Il comparto automobilistico europeo rappresenta perfettamente le contraddizioni del mondo multipolare del 2026. Schiacciato tra una transizione elettrica forzata e la concorrenza aggressiva dei produttori cinesi, il settore sta attraversando una metamorfosi che ne mette in discussione la stessa sopravvivenza nel lungo termine. Giganti come Stellantis si trovano a dover gestire un declino della domanda nei mercati tradizionali e una perdita di competitività tecnologica nell’elettrificazione.
Nonostante le difficoltà macroscopiche del settore, l’approccio basato su strategie asimmetriche ha dato frutti eccezionali. Sei mesi fa, avevamo presentato un certificatoReverse Bonus Cap (ISIN DE000UG81M71) emesso da UniCredit, focalizzato sulla debolezza di Stellantis. La tesi di fondo era che la debolezza del titolo avrebbe permesso di estrarre valore attraverso una struttura che trae profitto dalla stabilità o dal ribasso delle quotazioni, a differenza dei tradizionali certificati long.
L’operazione è andata molto bene: lo strumento, che rimborserà tra circa un mese (giugno 2026), ha permesso di ottenere un rendimento complessivo superiore al 22% in un orizzonte semestrale. Questo risultato sottolinea l’efficacia dell’ingegneria finanziaria nel creare profili di rendimento positivi anche in settori sotto pressione, trasformando la volatilità negativa in un vantaggio per l’investitore prudente.
Nessun articolo per questa settimana per due regioni fondamentali: La prima personale ed è la solita mia mancanza di tempo, la seconda, la più importante, è che di questo mercato non mi fido assolutamente. L’unica operazione che ho effettuato infatti nella settimana appena trascorsa è stata l’apertura di una posizione al rialzo sull’indice VIX utilizzando questo strumento a Leva variabile con ISIN NLBNPIT34P72 ad un prezzo di ingresso pari a 5,9€. Se il VIX dovesse scendere ancora incrementerò ulteriormente la mia posizione. Per il resto ho chiuso in profitto metà della mia posizione rialzista su euro dollaro e continuo a rimanere Short sui titoli di Stato. Il mio consiglio è: non fatevi prendere dal FOMO, sì ballerà ancora tanto e la situazione tra USA ed Iran è lontana dall’essere risolta. Stay tuned per la prossima settimana!