La settimana che si è
conclusa il 16 gennaio 2026 ha consolidato alcuni trend strutturali
che stanno caratterizzando questo inizio d’anno. Mentre Wall Street
continua a gravitare attorno ai massimi storici, spinta da una
stagione di trimestrali che ha finora premiato i giganti del comparto
AI e finanziario, l’Europa e l’Italia mostrano una fase di
consolidamento riflessivo, con un occhio vigile sulla dinamica dei
tassi e sulle tensioni geopolitiche globali.
Il Comparto Azionario: Wall
Street vs Piazza Affari
Negli
Stati Uniti, l’indice S&P 500 ha chiuso la
settimana in area 6.940 punti, mantenendo una forza relativa
impressionante. Il driver principale rimane il settore dei
semiconduttori: l’aggiornamento positivo delle guidance di colossi
come Taiwan Semiconductor ha innescato una reazione a catena che ha
beneficiato tutto il comparto delle apparecchiature per chip (Applied
Materials +5,7%).
Oltre
al tech, abbiamo assistito a una prova di forza del settore bancario.
I risultati di Morgan Stanley e BlackRock hanno
evidenziato un ritorno vigoroso delle attività di M&A e un
livello record di asset under management, segnalando che la liquidità
nel sistema rimane abbondante nonostante le politiche restrittive dei
mesi passati.
In
Italia, il FTSE MIB si è attestato intorno ai 45.800
punti. Sebbene la performance settimanale sia stata caratterizzata da
una leggera volatilità (-0,11% nell’ultima seduta), l’indice
italiano rimane uno dei più solidi in Europa su base annuale (+28%).
La resilienza del settore bancario domestico e le operazioni
strategiche in ambito difesa e infrastrutture (come l’acquisizione di
EEC da parte di Leonardo) continuano a sostenere le quotazioni.
Tuttavia, l’inflazione italiana, pur stabilizzandosi all’1,2%,
richiede un monitoraggio costante per le implicazioni sulle future
mosse della BCE.
Obbligazionario e Metalli
Preziosi: La Caccia al Rendimento Reale
Eccoci tornati dalle vacanze
natalizie e ci ritroviamo con un sacco di novità!
Disclaimer
immediato per il proseguo dell’articolo: questa volta nessun
certificato ma alla fine vi esporrò una posizione tattica, l’unica
che ho aperto in tutto questo periodo, perché per il resto aspetto
pazientemente che i ribassi inizino. Quindi sto aumentando la
liquidità, lasciando scadere i certificati e incassare le cedole
senza reinvestire i ricavati ed anzi utilizzando due strategie molto
conservative: coverd call e married put per coprire
alcuni dei titoli che ho in portafoglio.
Se
siete interessati a questo tipo di semplici strategie (premesso che
io non sono un opzionista ed utilizza raramente queste tecniche,
giusto nei periodi di maggiore incertezza) fatemelo sapere nei
commenti.
Ora
partiamo da quella che sicuramente è la notizia più importante
della settimana scorsa: il raid USA in Venezuela ed il relativo
rapimento del presidente Maduro.
Penso sia importante analizzare questi fenomeni perché, per parafrasare José Mourinho che disse: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”, anche in economia vale lo stesso principio: Chi sa solo di economia, non sa niente di economia.
Il rebus
Venezuela: perché l’America di Trump non può “semplicemente”
governare Caracas
L’ombra
di Washington torna a stendersi con forza sul Sudamerica, ma la
partita per il Venezuela si preannuncia molto più complessa di un
semplice cambio di bandiera. Nonostante la retorica della “massima
pressione” e le mire strategiche dell’amministrazione Trump,
governare o stabilizzare il paese caraibico rappresenta una sfida che
va ben oltre la diplomazia dei dazi o le minacce militari. Il
Venezuela non è, in altre parole, una pedina che si può muovere a
piacimento su una scacchiera geopolitica.
Un paese spaccato e l’illusione
del controllo “da remoto”
In questo appuntamento
settimanale, l’ultimo dell’anno, andremo ad analizzare le
complesse dinamiche che stanno riscrivendo i paradigmi dei mercati
finanziari globali. Ci troviamo in una fase di transizione profonda,
dove le scelte regolatorie dell’Unione Europea si intrecciano con
le strategie industriali dei grandi player dell’automotive, creando
opportunità asimmetriche per gli investitori che sanno guardare
oltre la superficie del mercato azionario tradizionale.
Weekly Market Review: Tra
Fragilità Obbligazionaria e Selettività Azionaria
L’ottava
che si conclude ha visto i mercati globali muoversi in un clima di
“attesa vigile”. Sul fronte obbligazionario, il
rendimento del Bund decennale e quello del Treasury USA hanno
mostrato una stabilizzazione dopo la volatilità indotta dagli ultimi
dati sull’inflazione core, che fatica a scendere sotto la soglia
psicologica del 2%. Le banche centrali, pur mantenendo una retorica
improntata alla prudenza, iniziano a scontare uno scenario di “tassi
alti più a lungo”, il che sta provocando un appiattimento delle
curve dei rendimenti. Questo contesto penalizza le scadenze brevi,
mentre offre una timida protezione sul lungo termine, sebbene il
rischio di duration rimanga elevato.
Sui
mercati azionari, la settimana è stata caratterizzata da una
marcata rotazione settoriale. Se il comparto tecnologico continua a
beneficiare dei flussi legati all’intelligenza artificiale, i settori
ciclici, in particolare l’automotive, soffrono sotto il peso
di prospettive macroeconomiche incerte e di un quadro normativo
sempre più stringente. Gli indici europei, come il DAX e il FTSE
MIB, hanno mostrato una resilienza sorprendente, ma le crepe sotto la
superficie sono evidenti, specialmente osservando i volumi di scambio
contratti sui titoli industriali pesanti. L’incertezza sulla
crescita globale, unita alla pressione dei costi energetici, sta
spingendo gli investitori verso strategie difensive o strumenti
derivati capaci di estrarre valore anche in scenari di lateralità o
moderato ribasso.
Il “Trappolone”
dell’Accordo UE: La Doppia Linea di Sviluppo
L’ultimo
accordo raggiunto in sede europea per la produzione di auto a zero
emissioni (o quasi) entro il 2035 ha introdotto una variabile
critica: l’apertura agli e-fuels. Se a prima vista questa
concessione alla “neutralità tecnologica” potrebbe
apparire come una boccata d’ossigeno per le case automobilistiche
tradizionali, un’analisi più profonda rivela un potenziale
disastro strategico in termini di margini e competitività.
Per
giganti come Stellantis, Volkswagen e Renault, questo accordo
non significa affatto libertà, ma rappresenta l’obbligo di
mantenere in piedi due linee di sviluppo parallele. Da un
lato, devono continuare a investire miliardi di euro
nell’elettrificazione totale (BEV) per non perdere terreno rispetto a
competitor puri come Tesla e i giganti cinesi (BYD in primis).
Dall’altro, sono ora “costretti” a non abbandonare la
ricerca e la produzione di motori a combustione interna (ICE)
ottimizzati per i carburanti sintetici, per soddisfare quella nicchia
di mercato (e politica) che l’UE ha deciso di salvaguardare.
Questo
comporta una frammentazione dei Capex (investimenti in conto
capitale) senza precedenti. Invece di concentrare tutte le risorse
umane e finanziarie su un’unica architettura tecnologica, le case
europee devono dividere i budget di R&D, raddoppiare gli sforzi
nella gestione della catena di fornitura e mantenere linee produttive
flessibili, il che abbatte drasticamente le economie di scala.
In un settore dove il margine operativo è già sotto pressione a
causa dei costi delle batterie e dell’agguerrita concorrenza
asiatica, la necessità di gestire due tecnologie dominanti rischia
di essere un fardello insostenibile che penalizzerà i flussi di
cassa nel medio periodo.
Analisi Strutturale: Reverse Bonus Cap su Stellantis
Prima di presentare l’ultimo certificato dell’anno, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Analisi di Mercato: La “Quiete”
Apparente e la Rotazione Sotterranea
La
settimana appena trascorsa sui mercati finanziari potrebbe essere
archiviata, a uno sguardo superficiale, come un periodo di
transizione privo di spunti direzionali. Gli indici azionari
principali, sia sulle sponde dell’Atlantico che in Europa, hanno
chiuso l’ottava sostanzialmente flat, con variazioni
percentuali che in molti casi non superano lo “zero virgola”.
Tuttavia, fermarsi a questo dato sintetico sarebbe un errore
grossolano per l’investitore consapevole. Sotto la superficie di
indici “poco mossi”, infatti, abbiamo assistito a una
violenta rotazione settoriale, un fenomeno che spesso precede
i nuovi trend di medio periodo.
I
flussi di capitale si sono mossi con decisione uscendo dai comparti
Growth e Momentum, che avevano trainato i rialzi
precedenti, per riversarsi su titoli Value e settori
difensivi, oltre che sulle Small Caps. È la classica dinamica
di “risk-off” mascherata: l’indice non scende perché il
denaro non esce dal mercato, ma si riposiziona. Le Utilities e
i titoli ad alto dividendo hanno sovraperformato nettamente il
settore Tecnologico, che ha mostrato segni di affaticamento tecnico
nonostante fondamentali ancora solidi.
Sul
fronte obbligazionario, la situazione rispecchia questa incertezza. I
rendimenti dei governativi si sono mossi in un range
ristretto, ma la curva dei rendimenti ha mostrato un lieve
irripidimento (steepening).
Il mercato sta prezzando un contesto in cui le banche centrali
potrebbero mantenere i tassi stabili più a lungo del previsto,
raffreddando l’entusiasmo per i bond a lunga scadenza ma mantenendo
interesse sulla parte breve e media della curva. In sintesi: la
volatilità implicita (VIX) resta compressa, ma la volatilità
realizzata sui singoli titoli è in aumento. È il contesto ideale
per strumenti che offrono rendimenti asimmetrici e non direzionali.
Io
sono molto prudente attualmente in queste condizioni ed il
certificato che presenterò a breve va proprio in questa direzione:
difficilmente ricordo un certificato con un grado di resilienza così
profondo ed un rendimento di tutto rispetto!
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Mercati sotto la neve: tra
nichilismo finanziario e dati macroeconomici
Viviamo
in una fase di mercato che Alessandro Fugnoli, nel suo ultimo “Il
Rosso e il Nero”, descrive con una metafora potente: borse ai
massimi come “neve che ricopre le debolezze del sistema”.
Sotto il manto bianco dei nuovi record degli indici, si nascondono
fratture sociali e macroeconomiche che i dati di dicembre 2025
iniziano a rendere evidenti.
Da
un lato, c’è la rottura del patto intergenerazionale. La “teoria
del ciclo vitale” di Modigliani si è invertita: i Boomers
continuano ad accumulare su asset tradizionali (azioni, bond, case),
mentre Millennials e Generazione Z, tagliati fuori dal mercato
immobiliare e schiacciati da un costo della vita che rende il
risparmio “inutile”, si rifugiano nel “nichilismo
finanziario”. La scelta delle criptovalute e delle opzioni a
brevissima scadenza non è solo speculazione, ma una risposta
difensiva all’impossibilità di accedere all’ascensore sociale
tradizionale.
Dall’altro
lato, l’analisi macroeconomica di Cube Investimenti conferma che la
struttura scricchiola. Il mercato del lavoro invia segnali
contrastanti: i dati ufficiali (BLS) reggono, ma i sondaggi privati
(ADP) mostrano un raffreddamento netto. L’inflazione, pur
tecnicamente “sotto controllo” vicino al target del 2%, si
è stabilizzata su un plateau di prezzi troppo alto per la classe
media, erodendo il consenso politico e creando un clima di
“affordability crisis”.
Siamo
appesi alle decisioni delle Banche Centrali. Con una Fed che si
prepara a un taglio dei tassi e un probabile cambio di guardia in
favore di figure “pro-crescita” come Kevin Hassett, il
mercato scommette su una “fiscal dominance” che sosterrà
gli asset rischiosi ancora per tutto il 2026. Tuttavia, questa è una
scommessa sulla liquidità, non sui fondamentali. Gli investitori
festeggiano la discesa dei tassi reali e l’indebolimento del dollaro,
ma ignorano che il tessuto sottostante è fragile. Le borse salgono
perché l’alternativa è la svalutazione monetaria, ma la volatilità
è pronta a riemergere non appena la neve si scioglierà.
In
questo contesto, l’investitore razionale deve abbandonare la logica
del “buy and hold” passivo per abbracciare strategie
asimmetriche capaci di estrarre rendimento anche in fasi laterali o
moderatamente ribassiste.
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L’ingegneria del rendimento a
breve termine: Analisi del Certificate Marex.
Questa settimana, per
ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di
mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta
succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri
interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main
stream” è, a mio avviso, forviante.
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Geopolitica: Perché la “Pace”
sarebbe una sconfitta strategica per la Russia
Sebbene
l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace
venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina
strategica rivela che, per la Russia, questo scenario
rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.
L’obiettivo
primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale,
ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un
esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella
sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di
questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha
accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico.
Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti
di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni
tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a
fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina
rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino
per generazioni.
Inoltre,
la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica
ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò
che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero
russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica
che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento
della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un
esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e
un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La
narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione
che confonde la conquista di chilometri quadrati con il
raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente
difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione
concreta e soprattutto duratura.
Se
quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette
(azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono
rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un
ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.
Naturalmente
scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni
mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in
particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike
proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo
peggiore.
Siamo
giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una
volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro
macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove
la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.
L’azionario
statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500
e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore
tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della
nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano
sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere
“tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft
landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso
di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.
Dall’altra
parte dell’oceano, l’Europa
(e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da
una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a
ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di
normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora
più complessa la situazione della Cina,
dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e
fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso
deludono le aspettative degli investitori.
Sul
fronte obbligazionario,
assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su
livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio
precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi
ufficiali. In questo contesto, l’oro
ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di
protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria,
anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a
fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.
La
parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione:
abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per
privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di
generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.
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La missione dell’analisi finanziaria di questo sito, è quella di disaccoppiare il rumore di fondo del mercato dalla necessità di scelte strategiche basate su strumenti trasparenti. In contesti di elevata incertezza direzionale, l’abilità di monetizzare l’attesa o la debolezza controllata diventa l’architrave di strategie di yield enhancement. L’analisi di questa settimana si concentra sulla dinamica di mercato e sull’impiego tecnico di un Certificato Reverse Bonus Cap, dimostrando come la corretta comprensione dei fattori greci, in particolare del Theta, possa operare attivamente a favore dell’investitore.
A. Mercati Azionari: L’Ombra della Cautela Sulle Iniziali Ottimistiche
La settimana di negoziazione è stata caratterizzata da una spinta rialzista iniziale, in parte catalizzata da segnali politici positivi, come il presunto accordo per la fine dello shutdown governativo negli Stati Uniti. Questa notizia ha alimentato un risk-on che ha portato gli indici europei a registrare performance positive intersettimanali significative: il FTSE MIB ha guadagnato il 2.51%, il CAC 40 Index ha avanzato del 2.77%, e il DAX ha segnato un incremento dell’1.30%.
Tuttavia, l’osservazione dei dati di chiusura di fine settimana rivela un quadro di fondo meno euforico e caratterizzato da prese di profitto immediate. L’S&P 500 ha chiuso la settimana sostanzialmente neutrale, con una variazione a 5 giorni di appena -0.05%, mentre il DAX ha chiuso in territorio negativo, perdendo lo 0.69%. Questa divergenza tra i massimi infrasettimanali e le chiusure finali indica che il mercato è intrappolato tra la ricerca di catalizzatori positivi e una sottostante paura di ribasso, implicando che la liquidità viene utilizzata per monetizzare le oscillazioni dei prezzi, piuttosto che per sostenere una spinta direzionale a lungo termine.
Nel panorama italiano, la debolezza ha colpito in particolare il settore finanziario, con UniCredit che ha subito un ribasso del 4.45% e BPER Banca del 3.81%. Questa pressione sui bancari, nonostante i guadagni generalizzati, suggerisce che il sentiment sulla redditività futura e sul rischio di credito rimane elevato.
B. Mercati Obbligazionari: Pressione sul Costo del Debito
Anche i mercati obbligazionari hanno riflesso una cautela diffusa. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha registrato un leggero incremento di 0.05 punti percentuali, attestandosi a 4.15%. Questo rialzo, pur marginale, esercita pressione sui rendimenti globali, soprattutto in un contesto in cui, come nel Regno Unito, l’indebolimento del mercato del lavoro spingeva le aspettative verso un taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra.
Nell’Eurozona, lo Spread BTP-Bund ha mostrato un leggero allargamento, crescendo del 2.27% per chiudere a 75 punti base al 14/11/2025. Sebbene lo spread rimanga su livelli contenuti, il suo incremento, parallelo alla debolezza del settore bancario italiano, conferma l’esistenza di un persistente, seppur minimo, premio di rischio sulla periferia europea, giustificando strategie di investimento che evitino l’esposizione diretta alla volatilità dei tassi.
In questo contesto di difficile lettura, ecco una strategia di breve termine che si accontenta del fatto che un titolo non debba crescere troppo.
Ma prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Questa
settimana non riuscirò a pubblicare il consueto post benché abbia
due prodotti nel “mirino”.
Pubblico però un’analisi terza che ho fatto fare sul certificato presentato nell’articolo “Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto” e mi sembra che il rapporto sia positivo e conforme a quanto previsto nell’articolo citato.
Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccaresulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla!Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Buona
lettura!
I. Inquadramento e Rilievi
Strategici
I.A. Sintesi della Performance
(Ultime Due Settimane)
Il certificato ISIN XS3159916926, una struttura Phoenix Memory Issuer Callable Worst-of, ha manifestato una notevole resilienza di prezzo nelle ultime due settimane, un periodo caratterizzato da moderata pressione direzionale sui mercati azionari. Nonostante l’indice S&P 500 (SPX) abbia registrato una flessione settimanale del 2.12% e il Worst-of (WOS) Saint-Gobain abbia sottoperformato, il certificato ha mantenuto la sua quotazione sostanzialmente sulla parità (valore nominale).
Questa
stabilità è una conseguenza diretta del profilo di payoff
asimmetrico della struttura, che beneficia di un robusto buffer
anticiclico. La protezione offerta dalla Barriera Discreta al 60% è
lontana dall’essere compromessa, mitigando efficacemente l’impatto
delle fluttuazioni di mercato a breve termine sul fair value
del prodotto.
Prima
di partire con l’articolo della settimana, facciamo un recap della
scorsa.
Avevo
presentato il primo certificato “bollinato” da questo blog su un
investimento immobiliare difficilmente reperibile sul mercato.
Ad oggi sembra non abbia riscosso un gran riscontro, quindi, se volete, vi invito a rileggere l’articolo e fare le vostre valutazioni naturalmente.
Aggiungo
anche che, a seconda dei volumi che avrà questo certificato,
dipenderanno ulteriori sviluppi di questo blog o, eventualmente,
l’abbandono per potermi concentrare su altre attività.
Veniamo
ora all’articolo della settimana.
La
settimana di mercato tra il 25 e il 31 ottobre 2025 è stata
caratterizzata da un tono misto a livello globale, con una notevole
divergenza tra la resilienza azionaria americana e la pressione sui
mercati europei, il tutto mentre i tassi obbligazionari di
riferimento mostravano una pausa strategica. L’indice Euro Stoxx 50
ha registrato una chiusura settimanale positiva, terminando a 5674.50
con un incremento dell’1.20%.1
Al contrario, Piazza Affari (FTSEMib) ha chiuso in territorio
negativo, subendo un ribasso nell’ultima sessione, perdendo l’1.03% a
42.210 punti. Contemporaneamente, il rendimento del titolo di Stato
decennale USA ha mostrato una stabilizzazione, attestandosi al 4.08%,
riflettendo l’incertezza sulla prossima mossa della Federal Reserve,
nonostante le precedenti dichiarazioni considerate “falco”.
In
questo contesto di elevata, selettiva, volatilità e continua ricerca
di yield
enhancement, l’attenzione si sposta verso gli strumenti
strutturati che permettono di monetizzare le oscillazioni dei prezzi.
I metalli preziosi, in particolare Oro e Argento, hanno continuato a
mantenere posizioni storicamente elevate (con performance annuali
superiori al 45%), consolidando il loro ruolo di copertura monetaria.
II.
Analisi Macroeconomica: Sintesi della Settimana (25-31 Ottobre 2025)
II.1. I
Mercati Azionari: Divergenze e Fattore Tecnologico
L’andamento
dei mercati azionari ha evidenziato una crescente disomogeneità tra
le principali aree geografiche. Le piazze europee hanno offerto
segnali contrastanti. Se da un lato, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso
la settimana con un apprezzamento dell’1.20%, dimostrando una
resilienza complessiva, dall’altro, la Borsa Italiana ha subito
pressioni significative. L’indice FTSEMib ha terminato l’ultima
seduta in ribasso, perdendo l’1.03% e chiudendo a 42.210 punti.
Questa contrazione del listino italiano, che ha toccato anche -1.5%
intraday, può essere direttamente correlata ai recenti dati
macroeconomici domestici, che hanno mostrato un rallentamento
inaspettato dell’economia italiana nel terzo trimestre e un
contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione. Tali fattori hanno
logicamente appesantito il sentiment degli investitori locali e
internazionali sull’esposizione italiana.
In
netto contrasto, i mercati statunitensi (S&P 500 e Nasdaq) hanno
continuato la loro corsa verso nuovi massimi storici nel corso della
settimana. Questa performance
eccezionale è stata ampiamente alimentata dall’entusiasmo e dalla
liquidità canalizzata nel settore tecnologico e dei semiconduttori
(con forti guadagni in titoli come Nvidia, AMD e Dell). La resilienza
americana, nonostante le incertezze politiche (rischio di shutdown
governativo) e le aspettative sui tassi della Federal Reserve,
suggerisce che il flusso di capitale globale sta premiando in modo
predominante le narrazioni strutturali legate all’Intelligenza
Artificiale e alla big
tech. Questa divergenza tra la forza guidata dalla
tecnologia negli USA e la pressione sui mercati europei, in
particolare l’Italia, indica che gli investitori stanno scommettendo
sulla continuazione di un trend
di crescita strutturale e su una potenziale disinflazione a lungo
termine, piuttosto che sulla crescita ciclica tradizionale.
II.2.
Mercati Obbligazionari: La Pausa dei Tassi
Nel
panorama obbligazionario, la settimana si è contraddistinta per una
stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine. Il benchmark
globale, il rendimento del titolo di Stato decennale USA, si è
attestato al 4.08% il 31 ottobre, registrando un calo marginale di
0.02 punti percentuali rispetto alla sessione precedente. Questa
pausa ha interrotto un rally
di tre sessioni che aveva spinto il rendimento di riferimento a un
massimo di tre settimane, sostenuto dal tono più restrittivo (falco)
del FOMC. La stabilizzazione dei rendimenti intorno a quota 4%
riflette l’incertezza del mercato riguardo alla prossima mossa della
Fed.
In
Europa, il rendimento del BTP decennale italiano è salito lievemente
al 3.40% al 30 ottobre. Nonostante i segnali di rallentamento
dell’economia italiana, il differenziale tra il BTP e il Bund tedesco
(Spread BTP-Bund) si è mantenuto su valori storicamente contenuti,
chiudendo la settimana a 75.57 punti base. Questa contrazione del
rischio percepito sul debito periferico italiano è bilanciata
dall’impatto complessivo delle politiche restrittive della Banca
Centrale Europea. La stabilizzazione dei rendimenti USA sopra il 4%
continua a rappresentare un fattore di drenaggio di liquidità da
altre asset
class, specialmente quelle considerate più rischiose,
influenzando le decisioni di allocazione di capitale.
II.3.
Materie Prime: Il Contrasto tra Energia e Metalli Preziosi
Il
settore delle materie prime ha mostrato un marcato disaccoppiamento
tra il comparto energetico e quello dei metalli preziosi. Il petrolio
greggio WTI ha chiuso a $60.88 il 31 ottobre.
Nonostante un leggero rialzo giornaliero,
il greggio è apparso strutturalmente debole, proiettato verso il
terzo calo mensile consecutivo. Questa pressione ribassista è
guidata principalmente dalle preoccupazioni per l’eccesso di offerta
globale e l’aumento della produzione, che stanno superando i timori
geopolitici (ad esempio, le tensioni in Venezuela).
Al
contrario, i metalli preziosi mantengono una forza strutturale
impressionante. Nonostante una lieve correzione di fine settimana,
l’Oro si è attestato a $3,997.10/oncia 4
e l’Argento a $48.66/oncia.5
Entrambi i metalli hanno registrato guadagni eccezionali su base
annuale (Oro +46.08%, Argento +50.02% rispetto all’anno precedente).
Questo forte disaccoppiamento tra la debolezza del petrolio
(indicativa di un ciclo economico forse meno robusto) e la forza dei
metalli preziosi dimostra che il prezzo di Oro e Argento è
prevalentemente guidato dalla domanda di beni rifugio (inclusi gli
acquisti aggressivi delle banche centrali) e dalle aspettative di
svalutazione monetaria a lungo termine.
Cosa
faccio io in queste situazioni di profonda incertezza? Ormai lo
dovreste sapere, cerco due cose: diversificazione e decorellazione.
Proprio in quest’ottica è stato scelto il certificato di questa
settimana.
Un
certificato che come sottostante ha un unico indice che raggruppa i
maggiori estrattori di argento, che potrebbe anche essere
un’alternativa, od un’ulteriore diversificazione,
all’investimento diretta nella materia prima, visto anche il
recente forte rally dell’ultimo periodo.
Ma,
prima di iniziare l’analisi, ricordo i soliti metodi per sostenere
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III. Il
Contesto dei Metalli Preziosi: Oro e Argento
III.1. La
Forza Strutturale e i Fattori di Supporto