Mercati sotto la neve: tra
nichilismo finanziario e dati macroeconomici
Viviamo
in una fase di mercato che Alessandro Fugnoli, nel suo ultimo “Il
Rosso e il Nero”, descrive con una metafora potente: borse ai
massimi come “neve che ricopre le debolezze del sistema”.
Sotto il manto bianco dei nuovi record degli indici, si nascondono
fratture sociali e macroeconomiche che i dati di dicembre 2025
iniziano a rendere evidenti.
Da
un lato, c’è la rottura del patto intergenerazionale. La “teoria
del ciclo vitale” di Modigliani si è invertita: i Boomers
continuano ad accumulare su asset tradizionali (azioni, bond, case),
mentre Millennials e Generazione Z, tagliati fuori dal mercato
immobiliare e schiacciati da un costo della vita che rende il
risparmio “inutile”, si rifugiano nel “nichilismo
finanziario”. La scelta delle criptovalute e delle opzioni a
brevissima scadenza non è solo speculazione, ma una risposta
difensiva all’impossibilità di accedere all’ascensore sociale
tradizionale.
Dall’altro
lato, l’analisi macroeconomica di Cube Investimenti conferma che la
struttura scricchiola. Il mercato del lavoro invia segnali
contrastanti: i dati ufficiali (BLS) reggono, ma i sondaggi privati
(ADP) mostrano un raffreddamento netto. L’inflazione, pur
tecnicamente “sotto controllo” vicino al target del 2%, si
è stabilizzata su un plateau di prezzi troppo alto per la classe
media, erodendo il consenso politico e creando un clima di
“affordability crisis”.
Siamo
appesi alle decisioni delle Banche Centrali. Con una Fed che si
prepara a un taglio dei tassi e un probabile cambio di guardia in
favore di figure “pro-crescita” come Kevin Hassett, il
mercato scommette su una “fiscal dominance” che sosterrà
gli asset rischiosi ancora per tutto il 2026. Tuttavia, questa è una
scommessa sulla liquidità, non sui fondamentali. Gli investitori
festeggiano la discesa dei tassi reali e l’indebolimento del dollaro,
ma ignorano che il tessuto sottostante è fragile. Le borse salgono
perché l’alternativa è la svalutazione monetaria, ma la volatilità
è pronta a riemergere non appena la neve si scioglierà.
In
questo contesto, l’investitore razionale deve abbandonare la logica
del “buy and hold” passivo per abbracciare strategie
asimmetriche capaci di estrarre rendimento anche in fasi laterali o
moderatamente ribassiste.
Prima di presentare il certificato della settimana, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
L’ingegneria del rendimento a
breve termine: Analisi del Certificate Marex.
Questa settimana, per
ragioni principalmente di tempo, salterò la consueta sintesi di
mercato ma ci tenevo a fare una mia analisi su quello che sta
succedendo con le trattative tra la Russia e gli “altri
interlocutori” e sul perché la lettura che sta passando nel “main
stream” è, a mio avviso, forviante.
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Geopolitica: Perché la “Pace”
sarebbe una sconfitta strategica per la Russia
Sebbene
l’ipotesi di un congelamento del conflitto o di un trattato di pace
venga spesso dipinta come una concessione all’invasore, una disamina
strategica rivela che, per la Russia, questo scenario
rappresenterebbe una sconfitta sostanziale.
L’obiettivo
primario di Mosca nel febbraio 2022 non era meramente territoriale,
ma strategico: rovesciare il governo Zelensky, installare un
esecutivo fantoccio e, soprattutto, riportare l’intera Ucraina nella
sfera d’influenza russa, sottraendola all’Occidente. Nessuno di
questi obiettivi è stato raggiunto. Al contrario, il conflitto ha
accelerato l’aggancio irreversibile di Kiev al blocco euro-atlantico.
Anche ipotizzando la cessione de facto del Donbass e di parti
di Cherson e Zaporižžja, la Russia si ritroverebbe con guadagni
tattici marginali (territori devastati e costosi da ricostruire) a
fronte di un disastro strategico: tre quarti dell’Ucraina
rimarrebbero indipendenti, armati dall’Occidente e ostili al Cremlino
per generazioni.
Inoltre,
la “vittoria” russa si scontra con la realtà demografica
ed economica. Il fronte interno ucraino, pur provato, ha ottenuto ciò
che la maggioranza desiderava: il distacco definitivo dall’impero
russo. Per gli Stati Uniti, il congelamento è una vittoria tattica
che permette di concentrarsi sulla Cina, avendo ottenuto l’isolamento
della Russia dall’Europa. Mosca, dunque, esce dal conflitto con un
esercito logorato, un confine NATO allargato (Finlandia e Svezia) e
un’Ucraina che, pur mutilata, è ormai un avamposto occidentale. La
narrazione della “vittoria di Putin” è una semplificazione
che confonde la conquista di chilometri quadrati con il
raggiungimento degli obiettivi politici. Per questo vedo veramente
difficile che questa trattava arrivi veramente ad una soluzione
concreta e soprattutto duratura.
Se
quindi fino ad oggi avevo scaricato tutti le mie posizioni dirette
(azioni) ed indiretta (certificati) sul settore difesa, ieri sono
rientrato sul certificato che presenterò di seguito dopo un
ritracciamento del settore dovute alle notizie di cui sopra.
Naturalmente
scegliere un certificato invece che un investimento diretto in azioni
mi permette di mantenere un margine d’errore non indifferente, in
particolare già vi anticipo che il certificato, avendo fatto strike
proprio venerdì, può sopportare discese anche del 55% del titolo
peggiore.
Siamo
giunti alle battute finali di un 2025 che ha confermato, ancora una
volta, la capacità dei mercati di sorprendere il consenso. Il quadro
macroeconomico attuale ci consegna uno scenario a due velocità, dove
la divergenza tra le aree geografiche è il tema dominante.
L’azionario
statunitense continua a mostrare i muscoli. L’S&P 500
e il Nasdaq 100, trainati dalla persistente forza del settore
tecnologico e dalle aspettative legate alle politiche fiscali della
nuova amministrazione USA (“Trump Trade 2.0”), stazionano
sui massimi storici. Tuttavia, le valutazioni iniziano a essere
“tirate”, con multipli che scontano uno scenario di soft
landing perfetto, lasciando poco margine di errore in caso
di ripresa dell’inflazione o di frenata degli utili aziendali.
Dall’altra
parte dell’oceano, l’Europa
(e il nostro FTSE MIB) mostra un passo più incerto, appesantita da
una crescita anemica e da un settore manifatturiero che fatica a
ripartire, nonostante la BCE abbia intrapreso un percorso di
normalizzazione dei tassi più aggressivo rispetto alla Fed. Ancora
più complessa la situazione della Cina,
dove i listini (come l’indice delle Large Cap) rimangono volatili e
fortemente dipendenti dagli annunci di stimoli governativi che spesso
deludono le aspettative degli investitori.
Sul
fronte obbligazionario,
assistiamo a una stabilizzazione. I rendimenti si sono assestati su
livelli interessanti, ma non più eccezionali come nel biennio
precedente, poiché il mercato ha ormai prezzato la discesa dei tassi
ufficiali. In questo contesto, l’oro
ha vissuto un anno da protagonista, fungendo da vero asset di
protezione contro i rischi geopolitici e la svalutazione monetaria,
anche se nelle ultime settimane di novembre 2025 stiamo assistendo a
fisiologiche prese di profitto e consolidamento in area 4.100$.
La
parola d’ordine per l’investitore oggi è selezione:
abbandonare l’approccio passivo (“compra tutto”) per
privilegiare strumenti che offrano rendimenti asimmetrici, capaci di
generare profitto anche in fasi di lateralità o moderato ribasso.
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La missione dell’analisi finanziaria di questo sito, è quella di disaccoppiare il rumore di fondo del mercato dalla necessità di scelte strategiche basate su strumenti trasparenti. In contesti di elevata incertezza direzionale, l’abilità di monetizzare l’attesa o la debolezza controllata diventa l’architrave di strategie di yield enhancement. L’analisi di questa settimana si concentra sulla dinamica di mercato e sull’impiego tecnico di un Certificato Reverse Bonus Cap, dimostrando come la corretta comprensione dei fattori greci, in particolare del Theta, possa operare attivamente a favore dell’investitore.
A. Mercati Azionari: L’Ombra della Cautela Sulle Iniziali Ottimistiche
La settimana di negoziazione è stata caratterizzata da una spinta rialzista iniziale, in parte catalizzata da segnali politici positivi, come il presunto accordo per la fine dello shutdown governativo negli Stati Uniti. Questa notizia ha alimentato un risk-on che ha portato gli indici europei a registrare performance positive intersettimanali significative: il FTSE MIB ha guadagnato il 2.51%, il CAC 40 Index ha avanzato del 2.77%, e il DAX ha segnato un incremento dell’1.30%.
Tuttavia, l’osservazione dei dati di chiusura di fine settimana rivela un quadro di fondo meno euforico e caratterizzato da prese di profitto immediate. L’S&P 500 ha chiuso la settimana sostanzialmente neutrale, con una variazione a 5 giorni di appena -0.05%, mentre il DAX ha chiuso in territorio negativo, perdendo lo 0.69%. Questa divergenza tra i massimi infrasettimanali e le chiusure finali indica che il mercato è intrappolato tra la ricerca di catalizzatori positivi e una sottostante paura di ribasso, implicando che la liquidità viene utilizzata per monetizzare le oscillazioni dei prezzi, piuttosto che per sostenere una spinta direzionale a lungo termine.
Nel panorama italiano, la debolezza ha colpito in particolare il settore finanziario, con UniCredit che ha subito un ribasso del 4.45% e BPER Banca del 3.81%. Questa pressione sui bancari, nonostante i guadagni generalizzati, suggerisce che il sentiment sulla redditività futura e sul rischio di credito rimane elevato.
B. Mercati Obbligazionari: Pressione sul Costo del Debito
Anche i mercati obbligazionari hanno riflesso una cautela diffusa. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha registrato un leggero incremento di 0.05 punti percentuali, attestandosi a 4.15%. Questo rialzo, pur marginale, esercita pressione sui rendimenti globali, soprattutto in un contesto in cui, come nel Regno Unito, l’indebolimento del mercato del lavoro spingeva le aspettative verso un taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra.
Nell’Eurozona, lo Spread BTP-Bund ha mostrato un leggero allargamento, crescendo del 2.27% per chiudere a 75 punti base al 14/11/2025. Sebbene lo spread rimanga su livelli contenuti, il suo incremento, parallelo alla debolezza del settore bancario italiano, conferma l’esistenza di un persistente, seppur minimo, premio di rischio sulla periferia europea, giustificando strategie di investimento che evitino l’esposizione diretta alla volatilità dei tassi.
In questo contesto di difficile lettura, ecco una strategia di breve termine che si accontenta del fatto che un titolo non debba crescere troppo.
Ma prima colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Questa
settimana non riuscirò a pubblicare il consueto post benché abbia
due prodotti nel “mirino”.
Pubblico però un’analisi terza che ho fatto fare sul certificato presentato nell’articolo “Mattone 2.0: Raddoppiare il classico rendimento d’affitto” e mi sembra che il rapporto sia positivo e conforme a quanto previsto nell’articolo citato.
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Buona
lettura!
I. Inquadramento e Rilievi
Strategici
I.A. Sintesi della Performance
(Ultime Due Settimane)
Il certificato ISIN XS3159916926, una struttura Phoenix Memory Issuer Callable Worst-of, ha manifestato una notevole resilienza di prezzo nelle ultime due settimane, un periodo caratterizzato da moderata pressione direzionale sui mercati azionari. Nonostante l’indice S&P 500 (SPX) abbia registrato una flessione settimanale del 2.12% e il Worst-of (WOS) Saint-Gobain abbia sottoperformato, il certificato ha mantenuto la sua quotazione sostanzialmente sulla parità (valore nominale).
Questa
stabilità è una conseguenza diretta del profilo di payoff
asimmetrico della struttura, che beneficia di un robusto buffer
anticiclico. La protezione offerta dalla Barriera Discreta al 60% è
lontana dall’essere compromessa, mitigando efficacemente l’impatto
delle fluttuazioni di mercato a breve termine sul fair value
del prodotto.
Prima
di partire con l’articolo della settimana, facciamo un recap della
scorsa.
Avevo
presentato il primo certificato “bollinato” da questo blog su un
investimento immobiliare difficilmente reperibile sul mercato.
Ad oggi sembra non abbia riscosso un gran riscontro, quindi, se volete, vi invito a rileggere l’articolo e fare le vostre valutazioni naturalmente.
Aggiungo
anche che, a seconda dei volumi che avrà questo certificato,
dipenderanno ulteriori sviluppi di questo blog o, eventualmente,
l’abbandono per potermi concentrare su altre attività.
Veniamo
ora all’articolo della settimana.
La
settimana di mercato tra il 25 e il 31 ottobre 2025 è stata
caratterizzata da un tono misto a livello globale, con una notevole
divergenza tra la resilienza azionaria americana e la pressione sui
mercati europei, il tutto mentre i tassi obbligazionari di
riferimento mostravano una pausa strategica. L’indice Euro Stoxx 50
ha registrato una chiusura settimanale positiva, terminando a 5674.50
con un incremento dell’1.20%.1
Al contrario, Piazza Affari (FTSEMib) ha chiuso in territorio
negativo, subendo un ribasso nell’ultima sessione, perdendo l’1.03% a
42.210 punti. Contemporaneamente, il rendimento del titolo di Stato
decennale USA ha mostrato una stabilizzazione, attestandosi al 4.08%,
riflettendo l’incertezza sulla prossima mossa della Federal Reserve,
nonostante le precedenti dichiarazioni considerate “falco”.
In
questo contesto di elevata, selettiva, volatilità e continua ricerca
di yield
enhancement, l’attenzione si sposta verso gli strumenti
strutturati che permettono di monetizzare le oscillazioni dei prezzi.
I metalli preziosi, in particolare Oro e Argento, hanno continuato a
mantenere posizioni storicamente elevate (con performance annuali
superiori al 45%), consolidando il loro ruolo di copertura monetaria.
II.
Analisi Macroeconomica: Sintesi della Settimana (25-31 Ottobre 2025)
II.1. I
Mercati Azionari: Divergenze e Fattore Tecnologico
L’andamento
dei mercati azionari ha evidenziato una crescente disomogeneità tra
le principali aree geografiche. Le piazze europee hanno offerto
segnali contrastanti. Se da un lato, l’indice Euro Stoxx 50 ha chiuso
la settimana con un apprezzamento dell’1.20%, dimostrando una
resilienza complessiva, dall’altro, la Borsa Italiana ha subito
pressioni significative. L’indice FTSEMib ha terminato l’ultima
seduta in ribasso, perdendo l’1.03% e chiudendo a 42.210 punti.
Questa contrazione del listino italiano, che ha toccato anche -1.5%
intraday, può essere direttamente correlata ai recenti dati
macroeconomici domestici, che hanno mostrato un rallentamento
inaspettato dell’economia italiana nel terzo trimestre e un
contemporaneo aumento del tasso di disoccupazione. Tali fattori hanno
logicamente appesantito il sentiment degli investitori locali e
internazionali sull’esposizione italiana.
In
netto contrasto, i mercati statunitensi (S&P 500 e Nasdaq) hanno
continuato la loro corsa verso nuovi massimi storici nel corso della
settimana. Questa performance
eccezionale è stata ampiamente alimentata dall’entusiasmo e dalla
liquidità canalizzata nel settore tecnologico e dei semiconduttori
(con forti guadagni in titoli come Nvidia, AMD e Dell). La resilienza
americana, nonostante le incertezze politiche (rischio di shutdown
governativo) e le aspettative sui tassi della Federal Reserve,
suggerisce che il flusso di capitale globale sta premiando in modo
predominante le narrazioni strutturali legate all’Intelligenza
Artificiale e alla big
tech. Questa divergenza tra la forza guidata dalla
tecnologia negli USA e la pressione sui mercati europei, in
particolare l’Italia, indica che gli investitori stanno scommettendo
sulla continuazione di un trend
di crescita strutturale e su una potenziale disinflazione a lungo
termine, piuttosto che sulla crescita ciclica tradizionale.
II.2.
Mercati Obbligazionari: La Pausa dei Tassi
Nel
panorama obbligazionario, la settimana si è contraddistinta per una
stabilizzazione dei rendimenti a lungo termine. Il benchmark
globale, il rendimento del titolo di Stato decennale USA, si è
attestato al 4.08% il 31 ottobre, registrando un calo marginale di
0.02 punti percentuali rispetto alla sessione precedente. Questa
pausa ha interrotto un rally
di tre sessioni che aveva spinto il rendimento di riferimento a un
massimo di tre settimane, sostenuto dal tono più restrittivo (falco)
del FOMC. La stabilizzazione dei rendimenti intorno a quota 4%
riflette l’incertezza del mercato riguardo alla prossima mossa della
Fed.
In
Europa, il rendimento del BTP decennale italiano è salito lievemente
al 3.40% al 30 ottobre. Nonostante i segnali di rallentamento
dell’economia italiana, il differenziale tra il BTP e il Bund tedesco
(Spread BTP-Bund) si è mantenuto su valori storicamente contenuti,
chiudendo la settimana a 75.57 punti base. Questa contrazione del
rischio percepito sul debito periferico italiano è bilanciata
dall’impatto complessivo delle politiche restrittive della Banca
Centrale Europea. La stabilizzazione dei rendimenti USA sopra il 4%
continua a rappresentare un fattore di drenaggio di liquidità da
altre asset
class, specialmente quelle considerate più rischiose,
influenzando le decisioni di allocazione di capitale.
II.3.
Materie Prime: Il Contrasto tra Energia e Metalli Preziosi
Il
settore delle materie prime ha mostrato un marcato disaccoppiamento
tra il comparto energetico e quello dei metalli preziosi. Il petrolio
greggio WTI ha chiuso a $60.88 il 31 ottobre.
Nonostante un leggero rialzo giornaliero,
il greggio è apparso strutturalmente debole, proiettato verso il
terzo calo mensile consecutivo. Questa pressione ribassista è
guidata principalmente dalle preoccupazioni per l’eccesso di offerta
globale e l’aumento della produzione, che stanno superando i timori
geopolitici (ad esempio, le tensioni in Venezuela).
Al
contrario, i metalli preziosi mantengono una forza strutturale
impressionante. Nonostante una lieve correzione di fine settimana,
l’Oro si è attestato a $3,997.10/oncia 4
e l’Argento a $48.66/oncia.5
Entrambi i metalli hanno registrato guadagni eccezionali su base
annuale (Oro +46.08%, Argento +50.02% rispetto all’anno precedente).
Questo forte disaccoppiamento tra la debolezza del petrolio
(indicativa di un ciclo economico forse meno robusto) e la forza dei
metalli preziosi dimostra che il prezzo di Oro e Argento è
prevalentemente guidato dalla domanda di beni rifugio (inclusi gli
acquisti aggressivi delle banche centrali) e dalle aspettative di
svalutazione monetaria a lungo termine.
Cosa
faccio io in queste situazioni di profonda incertezza? Ormai lo
dovreste sapere, cerco due cose: diversificazione e decorellazione.
Proprio in quest’ottica è stato scelto il certificato di questa
settimana.
Un
certificato che come sottostante ha un unico indice che raggruppa i
maggiori estrattori di argento, che potrebbe anche essere
un’alternativa, od un’ulteriore diversificazione,
all’investimento diretta nella materia prima, visto anche il
recente forte rally dell’ultimo periodo.
Ma,
prima di iniziare l’analisi, ricordo i soliti metodi per sostenere
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III. Il
Contesto dei Metalli Preziosi: Oro e Argento
III.1. La
Forza Strutturale e i Fattori di Supporto
Il Mattone 2.0: Analisi del
Certificato Cash Collect e il Vantaggio sui Tassi
Eccoci
di nuovo come ogni settimana per un nuovo certificato.
Però
questa volta è un po’ diverso: come anticipato nel precedente post,
è il primo certificato “bollinato” Investment Engineering.
Sarebbe bello in futuro riuscire ad avere un basket di certificati (4
o 5) per poter fare un portafoglio che ognuno può seguire in forma
del tutto gratuita. Naturalmente tutto dipenderà dal riscontro che
questo prodotto otterrà, ossia quanti volumi scambierà. Se ci
saranno volumi interessanti, cioè se il certificato verrà
acquistato, allora vorrà dire che ci sono più persone interessate a
questa proposta, altrimenti pazienza, significherà che è giunto il
momento di rivalutare l’utilità di questo blog.
Rimangono poi sempre validi i soliti metodi per sostenere il blog: Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Veniamo al certificato: l’idea di fondo è proprio quella di fornire uno strumento finanziario che potesse rappresentare un’alternativa all’investimento immobiliare, il classico appartamento messo a reddito tramite affitto. Ma andiamo per gradi.
Questo articolo analizza la struttura del certificato, ne evidenzia il vantaggio difensivo e spiega perché, in un’ottica di imminente discesa dei tassi, possa rappresentare un’alternativa superiore al tradizionale reddito da locazione.
Nel
panorama finanziario odierno, dominato dall’incertezza sui tassi e
dalla costante ricerca di rendimenti robusti, l’investimento nel
settore immobiliare e delle costruzioni sta vivendo una fase di
profonda rivalutazione. Lo strumento proposto emerge come soluzione
di ingegneria finanziaria che permette di cogliere i benefici del
settore con un meccanismo di protezione incorporato.
L’Architettura Finanziaria:
Worst Of e l’Esposizione Tematica
Rieccoci per
un’altra settimana di investimenti. Questa è una settimana molto
particolare per il sottoscritto perché c’è una bellissima novità
per questo sito e che vi anticiperò a fine articolo, per cui leggete
tutto fino alla fine!
Partiamo, come di
consueto, da una visione generale dei mercati per la settimana appena
terminata.
Mercati finanziari (13-17
ottobre 2025)
La settimana dal 13 al 17 ottobre 2025 ha
visto mercati globali agitati da dati macro contrastanti e tensioni
geopolitiche. Negli Stati Uniti gli indici principali hanno
registrato guadagni settimanali (S&P 500 +1,9%, Nasdaq
+2,2%) in scia alle aspettative di nuovi tagli dei tassi da parte
della Fed e a un’ondata di rialzi nel settore tecnologico. In
Europa lo STOXX 600 ha chiuso venerdì in calo dell’1%, ma ha
comunque conservato un modesto guadagno settimanale (+0,4%). Il
settore bancario europeo è stato sotto pressione (banche EURO STOXX
−2,5%), mentre i titoli di lusso hanno brillato (LVMH ed
EssilorLuxottica in rally, Continental +11% su utili). A livello
globale oro e altri beni rifugio hanno beneficiato della volatilità:
l’oro ha toccato record storici (intorno a $4.378/oz) spinto da
timori di credito. Nel complesso i mercati hanno navigato su tonfi e
recuperi: la settimana è stata caratterizzata da forti
oscillazioni dovute a tensioni sui dazi USA-Cina, al protrarsi della
crisi di liquidità a Wall Street (crollo delle azioni regional banks
USA) e alla mancanza di dati ufficiali statunitensi a causa dello
shutdown federale. La Borsa americana nel complesso ha chiuso la
settimana in positivo (S&P e Dow in rialzo medio intorno
all’1–2%), mentre in Europa il recupero settimanale è stato in
parte bilanciato dal calo finale di venerdì.
Stati Uniti: contesto macro e mercati
Negli USA l’orientamento accomodante
della Fed continua a sostenere il sentiment: dopo il primo taglio dei
tassi a metà settembre, i mercati scontano nuovi rialleggerimenti
entro fine anno. L’indice S&P 500 ha messo a segno
una quarta settimana positiva di fila, grazie anche alla performance
dei colossi tecnologici e industriali. Tuttavia venerdì scorso c’è
stata una flessione a ridosso di chiusura settimanale, innescata
dalle paure per il settore bancario regionale (due prestiti in frode
e tensioni sul credito hanno innescato vendite sistemiche) e dalle
persistenti tensioni commerciali con la Cina. Il dollaro ha perso
terreno sul finire della settimana, con l’indice DXY in discesa
(circa 98.2, −0.6% nella settimana), sostenuto dall’aspettativa
di politica monetaria più espansiva della Fed.
Sul fronte macroeconomico il quadro è eterogeneo. L’ultimo
report dei consumatori (University of Michigan) segnala un
sentiment sostanzialmente stabile a 55,0 in ottobre (da 55,1 di
settembre), nonostante l’avvio dello shutdown. Il rapporto indica
preoccupazioni per il mercato del lavoro e l’inflazione, mentre
emerge un tenore di spesa più elevato fra le famiglie a reddito più
alto. Il Fed Beige Book (aggiornato al 6 ottobre) ha riportato
“attività sostanzialmente invariata” e consumi trainati dai
redditi alti, mentre i consumatori a reddito medio/basso cercano
promozioni per fronteggiare i prezzi elevati. Questi dati confermano
che l’effetto diretto dello shutdown sull’umore dei consumatori è
per ora limitato, anche se il rapporto segnala un peggioramento della
fiducia nei segmenti più esposti alla crisi fiscale.
Fra i dati economici settimanali, il Chicago Fed’s CARTS
stima un +0,5% m/m delle vendite retail (escluse auto) a settembre,
in rallentamento rispetto al +0,7% di agosto. I consumi rimangono
trainati dai redditi più ricchi (che continuano a beneficiare della
ricchezza finanziaria), mentre il ceto medio mostra segni di
affaticamento dai prezzi importati più alti. Segnali positivi
giungono invece dall’edilizia residenziale: in settembre i cantieri
edili sono tornati sui massimi biennali, sospinti da ipoteche più
favorevoli e un costante shortage di case. Su questo aspetto ci
torneremo ancora alla fine dell’articolo perché avrà in parte a
che fare con la novità di cui vi ho anticipato all’inizio
dell’articolo.
Nel complesso, la settimana statunitense ha rinforzato l’idea
che – a fronte di domande ancora solide e sostegno politico interno
– i mercati scontano una Fed pronta ad altre mosse di stimolo a
breve, giustificando i rialzi azionari recenti.
Europa:
dati macro e indici di area
In Europa gli indici azionari hanno
beneficiato di dati macro generalmente più rassicuranti.
L’inflazione nell’Eurozona è tornata a salire lievemente:
l’ultimo dato preliminare di settembre registra un +2,2%
tendenziale (da +2,0% di agosto), su cui ha influito soprattutto il
caro energia e un’inflazione dei servizi ancora sostenuta. Tale
livello si avvicina nuovamente all’obiettivo BCE del 2%,
confermando agli occhi dei mercati la decisione di tenere i tassi
fermi nell’ultimo meeting.
La fiducia degli investitori nell’area euro migliora: a ottobre
l’indice Sentix è salito a −5,4 (da −9,2 di settembre), meglio
delle attese. I partecipanti al sondaggio (ottobre 2-4) segnalano una
visione meno pessimistica, in parte perché lo shutdown USA non ha
ancora inciso sui dati economici locali. Anche in Germania l’indice
Sentix è rimbalzato (+4,2 punti su mese), malgrado l’output
industriale ancora in difficoltà. A livello di crescita, la
Commissione UE ha rivisto lievemente al rialzo le previsioni di
crescita dell’Eurozona per il 2025 (ora 1,2%, grazie a una domanda
interna più forte e a orientamenti accomodanti), mentre l’Italia
ha presentato un progetto di bilancio 2026 con tagli fiscali e
maggiori spese (impatto marginale sui mercati, che restano
concentrati sulle sfide fiscali globali).
Il rafforzamento dell’euro ha sostenuto l’umore europeo. Il
cambio EUR/USD si è riportato intorno a 1,17 (in rialzo settimanale)
in risposta alle aspettative di un dollaro più debole. In chiusura
di settimana l’attenzione degli investitori era rivolta alla
pubblicazione finale delle stime di inflazione UE e a possibili
commenti sui piani di politica monetaria BCE. In sintesi, i listini
europei hanno chiuso la settimana in lieve progresso complessivo
(pari circa al +2-3% per Euro Stoxx 50 nella settimana), con titoli
ciclici e di lusso in testa, mentre la spinta è stata moderata da
debolezze settoriali (banche, aerospace) e dalla cautela verso gli
sviluppi globali.
Petrolio WTI: evoluzione settimanale
Il WTI (West Texas Intermediate) ha
proseguito la discesa già in atto a inizio mese, tornando sui minimi
di 5 mesi. Mercoledì 14 ottobre il contratto WTI ha chiuso a circa
$58,70 al barile (−1,3% sul giorno), livelli inediti da maggio. Il
prezzo si è mantenuto in area $58-59 per gran parte della settimana,
influenzato da una combinazione di fattori macro e geopolitici: da un
lato le tensioni commerciali USA-Cina (con nuovi passi indietro e
minacce tariffarie) hanno frenato le prospettive di domanda;
dall’altro l’International Energy Agency (IEA) ha alzato
le stime di surplus mondiale per il 2026, segnalando un forte eccesso
di offerta a breve termine. Inoltre i dati USA hanno evidenziato un
rallentamento dei consumi (vendite retail sotto pressione) e un
aumento delle scorte, alimentando pressioni ribassiste.
L’offerta continua a superare la domanda: l’OPEC+ e altri
produttori stanno incrementando la produzione per compensare
volatilità dei prezzi, mentre gli Stati Uniti mantengono livelli
record di produzione giornaliera. Anche per questo il WTI rimane ben
al di sotto dei massimi annui di $75 raggiunti ad agosto. In
compenso, i capitali si sono riversati su asset rifugio: il prezzo
del gold ha toccato record intraday a $4.378/oz, e il dollaro
si è indebolito contro euro e yen. In sintesi, il prezzo del
petrolio WTI ha evidenziato segnali di cedimento nella settimana
13-17 ottobre (minimi plurimensili), riflesso del timore di un
eccesso di offerta e della debolezza della domanda globale.
Proprio in funzione dell’aumentata volatilità ho scelto un
certificato che oggi presenta un buon rendimento con una barriera
posizionata su un ottimo livello.
Colgo prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse
contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari
modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una
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gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste
ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete
farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo:
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La prima domanda che mi viene da fare è: ma l’avete seguita la
strategia del mese scorso “Guadagnare fino allo 85% sull’indice
della paura!” e sulla percentuale diciamo che mi ero tenuto basso…
se ho pensato ad un prodotto che andava fuori dello “standard” di
questo sito un motivo c’era! Ma andiamo con ordine.
Mercati finanziari: tensione
e volatilità in USA ed Europa
Panoramica
settimanale
La settimana terminata l’11 ottobre 2025
ha visto un netto ritorno dell’incertezza sui mercati azionari
globali. Le tensioni commerciali tra USA e Cina hanno dominato il
sentiment: è stata registrata anche una corsa all’oro sui massimi
storici, segnale di forte avversione al rischio. Anche Wall Street ha
chiuso in forte ribasso, con l’S&P 500 che ha registrato il
maggior calo giornaliero dal 10 aprile. Nel complesso, sui mercati ha
pesato un mix di dati macro incerti (dal lavoro USA alle decisioni
delle banche centrali) e di rinnovata avversione al rischio.
Venerdì 10 ottobre: picco di volatilità
La seduta di venerdì 10 ottobre è stata
particolarmente negativa e volatile. La variazione giornaliera degli
indici principali è stata la seguente:
– S&P 500:
–2,71 %.
– Nasdaq Composite: –3,56 %.
– Euro
Stoxx 50: –1,75 %.
– Indice VIX (volatilità):
+31,83 % (quotazione a 21,66).
In pratica, venerdì gli indici americani hanno subito cadute
consistenti: l’S&P 500 ha registrato la sua peggior seduta
dal 10 aprile, mentre il Nasdaq ha perso oltre il 3,5 %.
Contestualmente, il CBOE Volatility Index (VIX) ha chiuso ai massimi
da giugno 2025, riflettendo un’ondata di panico sui mercati. Anche
le borse europee hanno risentito di queste tensioni, in linea con il
calo segnalato per Piazza Affari e gli altri listini continentali.
Eccola qui la candela che ha segnalato l’esplosione della
volatilità:
Conferma profetica dell’articolo su VIX
Questi movimenti confermano appieno le previsioni pubblicate su questo sito. Nell’articolo del 7 settembre 2025 intitolato “Guadagnare fino all’85% sull’indice della paura” si sottolineava come fattori quali un rallentamento del mercato del lavoro USA, attese di tagli dei tassi Fed e contenziosi sui dazi potessero creare “terreno fertile per un aumento della volatilità” L’analisi proponeva anche una strategia basata su un certificato Turbo Long sul future del VIX con leva ~4×, calcolando che un rialzo del VIX intorno al 20% avrebbe potuto generare un potenziale +85% sul capitale investito. Alla luce della brusca impennata del VIX e del contemporaneo sell-off azionario, quelle indicazioni si sono rivelate profetiche: chi avesse seguito il suggerimento avrebbe potuto conseguire rendimenti straordinari sfruttando l’impennata del cosiddetto “indice della paura”, considerando un +31% siamo ben oltre il 100%. Raddoppiare il capitale investito in un mese è sempre una piccola soddisfazione.
Ora bisogna specificare un altro aspetto, in finanza non c’è
nulla di certo, fatta eccezione di una cosa: quando il VIX supera i
20 punti prima o poi torna sotto. Quindi qui si comincia a
prospettare un mezzo rigore a porta vuota, ossia andare short sul
VIX, ma sarà fondamentale trovare un prodotto che abbia una barriera
alta, sopra i 35 almeno, in modo tale da non vedersi buttati fuori
dal mercato prima che la volatilità si riassorba.
L’aumento della
volatilità ha anche l’effetto di far abbassare i prezzi dei
certificati creando così delle buone occasioni se ben valutate.
Questo perché, a parità di prezzo del sottostante, quando la
volatilità si riassorbe, il prezzo del certificato si apprezza
comunque, creando così quella asimmetria che a me piace tanto.
Il meccanismo
diventa ancora più accentuato nel tempo se nel certificato è
presente l’opzione step-down.
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Andamento di Ferrari e opportunità sul certificato step-down
In
questa settimana ho approfondito ciò che è successo tra Brunello
Cucinelli e Morpheus Research, quindi ho pensato di riportare quanto
appreso anche in questo articolo, concludendo infine con due spunti
di strategie operative.
Sperando sia di vostro gradimento, colgo l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
L’analisi
del recente attacco speculativo condotto da Morpheus Research nei
confronti di Brunello Cucinelli S.p.A. rivela una netta
disconnessione tra le preoccupazioni sollevate sulla governance
e la comprovata solidità dei fondamentali aziendali. Il report
pubblicato da Morpheus, intitolato “From Moscow to TJ Maxx,”
ha accusato il gruppo umbro di aggirare le sanzioni imposte
dall’Unione Europea alla Russia e di utilizzare il mercato russo per
un presunto smaltimento di scorte in eccesso (inventory dumping).
La
pubblicazione del report ha innescato vendite rapide e aggressive,
portando il titolo in Borsa a subire uno shock immediato, con un calo
che ha toccato il 18% in una singola giornata e ha registrato una
pressione ribassista cumulativa di circa il 40% rispetto ai massimi
storici precedenti. Il
mercato ha prezzato immediatamente un significativo rischio
reputazionale e regolatorio.
La
risposta della Casa di Moda è stata duplice e strategica: in primo
luogo, una ferma replica ufficiale che ha respinto le accuse di
non-compliance; in secondo luogo, la mossa tattica di
accelerare la pubblicazione dei dati preliminari dei nove mesi (9M
2025). Questi dati hanno confermato una crescita operativa
eccellente, con ricavi che per la prima volta nella storia della
società hanno superato 1 miliardo di euro nei primi nove mesi
dell’anno, segnando un incremento del 10,8%.
La
rapida e decisa confutazione delle accuse di governance,
supportata da dati operativi che dimostrano la salute del core
business, rafforza il mio convincimento che la correzione di
prezzo sia stata guidata prevalentemente da un panico speculativo e
non da un deterioramento dei fondamentali. La significativa debolezza
del titolo post-attacco ha creato una chiara dislocazione di valore.
La mia tesi d’investimento predominante è che l’attuale livello di
prezzo rappresenta un’opportunità strategica di acquisto (Buy the
Dip), poiché i rischi di compliance si sono rivelati non
materiali, mentre il pricing power e l’esclusività del
marchio rimangono pienamente intatti.
Ma
cerchiamo di approfondire tutti i vari aspetti della questione.