Rieccoci
qua dopo una settimana di stop. Come permesso il posto di questa
settimana riguarderà un certificato con un profilo estremamente
protettivo. Ho deciso inoltre che, ogni tanto, sia anche giusto
spiegare nuovamente quali siano i meccanismi base del funzionamento
di un certificato a cedole condizionate. Quindi magari questo
articolo potrebbe risultare un po’ prolisso per chi già conosce a
fondo questo tipo di prodotto, ma ciò non toglie che il certificato
trattato può essere interessante sia per i più esperti che per i
neofiti.
Colgo subito l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Questa
volta non vi parlerò dei punti salienti della settimana, perché mi
vorrei proprio concentrare sull’aspetto divulgativo.
Permettetemi,
in un mondo finanziario che spesso spinge a decisioni impulsive, di
ritornare su un concetto a me molto caro: l’importanza di analizzare
in modo trasparente e senza filtri ogni singolo strumento che entra
nel nostro raggio di interesse. La missione che io, il sottoscritto,
cerco di portare avanti è quella di fornire gli strumenti per una
comprensione autentica, al di là del marketing, perché sono
convinto che solo una conoscenza profonda possa portare a scelte
consapevoli.
purtroppo questa
settimana, causa forze maggiori, non riuscirò a completare
l’articolo.
Però due cose
permettetemi di scriverle:
innanzitutto fatemi
ringraziare Roby che ha contribuito con una donazione per questo
sito. Visto che ha espresso la preferenza di prodotti più
tranquilli, mi sembra giusto che il prossimo post vada in questa
direzione. Ricordo che per chiunque voglia contribuire, lo può fare
in diversi modi.
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La seconda cosa è che, per quanto riguarda la posizione sul VIX dello scorso articolo, ho aperto una posizione long praticamente sui livelli attuali ma, a differenza dell’articolo, ho utilizzato quest’altro certificato DE000VC3TCV6, che ha un livello di barriera più basso (e quindi anche una leva più contenuta).
Se poi l’indice scendesse sotto 15 aumenterò ulteriormente la mia esposizione.
Ci vediamo quindi la prossima settimana con un prodotto più adatto ai “cassettisti”, perciò stay tuned.
Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog,
questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì
un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.
Rieccoci qua dopo una lunga pausa estiva e ricominciamo con la nostra
consueta analisi dei mercati. Vi anticipo subito che ho deciso da ora
in poi di alternare i classici certificati a cedola periodica con
strategie più tattiche, che potremmo definire da trading “morbidi
e fuggi”. Queste queste strategie certificati a leva variabile
con una barriera knockout sotto la quale, o sopra la quale se il
prodotto è di tipo short, il valore del certificato si annulla,
perciò fate attenzione alla vostra allocazione del capitale!
Ma iniziamo prima
con un’analisi generale.
Negli ultimi giorni
emerge con chiarezza un quadro macroeconomico e geopolitico di
crescente complessità, che sta plasmando i mercati finanziari. Sul
fronte macro, i dati del mercato del lavoro statunitense mostrano un
rallentamento evidente: le buste paga non agricole e le revisioni
recenti indicano un indebolimento che ha convinto i mercati a
scontare con decisione un taglio dei tassi da parte della Fed già
nel prossimo meeting. Questo spostamento delle aspettative ha avuto
effetti immediati sui rendimenti: i Treasury a 2 anni si sono portati
ai minimi recenti, mentre anche la parte lunga della curva mostra
segnali di discesa; al contempo permane il dibattito su possibili
ripercussioni inflazionistiche e sul comportamento dei tassi a lunga
in caso di politiche fiscali o monetarie non convenzionali. Io è da
molto tempo che mi aspetto un abbassamento della curva, finora il
mercato non è andato in quella direzione, ma ora sembra che le cose
stiano cambiando.
La reazione dei
mercati è duplice: da un lato si osserva un forte interesse per
asset rifugio come l’oro, che ha raggiunto nuovi massimi storici,
sintomo di attese di “debasement” valutario e di tassi reali più
bassi; dall’altro vi è attenzione alle possibili tensioni fiscali
e geopolitiche che potrebbero riaccendere volatilità e margini di
incertezza sui mercati obbligazionari. Gli scenari di politica —
incluse misure protezionistiche e contenziosi commerciali —
aggiungono un ulteriore elemento di rischio per i flussi di capitale
e per le aspettative sui rendimenti reali.
Sul piano
geopolitico e strutturale, il confronto USA-Cina è descritto come
una partita tra “costruzione” e “litigio”: la Cina, con una
classe dirigente formata in larga parte da ingegneri, ha puntato su
capacità di realizzazione infrastrutturale e tecnologica su larga
scala; gli Stati Uniti, con una cultura istituzionale più legata
alla litigiosità e alla tutela legale, si stanno però mobilitando
per recuperare capacità produttive strategiche (chip, data center,
cantieri militari). Questo riassetto produttivo e le politiche
industriali di risposta possono generare sia opportunità sia shock
di breve termine, con impatti distinti su valuta, rendimenti e asset
risk-on/risk-off.
Nel complesso, la
combinazione di Fed orientata al taglio dei tassi, rischio
politico-fiscale e rivalità geopolitica crea uno scenario in cui
conviene monitorare la liquidità, privilegiare profili di duration
breve nel reddito fisso e mantenere esposizioni difensive (oro,
coperture di volatilità) come protezione contro shock imprevisti.
È proprio da qui
che parte la strategia di questa settimana.
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Che la festa non sarebbe potuta durare a lungo su questo blog lo
sostengo da un po’, il mese di Agosto sembra, come succede spesso,
dare i primi segnali d’inversione. Mi auguro che vi siate tenuti
abbastanza liquidi o su obbligazioni facilmente liquidabili in modo
da poter approfittare di eventuali ulteriori ribassi.
Ma vediamo cos’è
successo questa settimana su quest’articolo che sarà l’ultimo
dell’estate per poi rivederci a Settembre.
La settimana
finanziaria terminata il 2 agosto 2025 è stata caratterizzata da una
crescente incertezza globale, segnali economici deboli e rinnovate
tensioni commerciali, che hanno spinto a un ampio ritiro dagli asset
di rischio e a un’impennata della domanda di beni rifugio.
Mercati Azionari
Statunitensi Sotto Pressione
I principali indici
statunitensi hanno registrato notevoli cali settimanali. L’S&P
500 è sceso del 2,4%, segnando la sua quarta perdita consecutiva e
il calo più significativo dal 21 maggio. Il Dow Jones Industrial
Average ha perso il 2,92%, mentre il Nasdaq Composite è diminuito
del 2,17%.
La giornata di
venerdì ha visto crolli particolarmente marcati, con il Dow che ha
perso oltre 770 punti.
Il principale
catalizzatore di questa flessione è stato il deludente rapporto
sull’occupazione di luglio, che ha mostrato un’aggiunta di soli
73.000 posti di lavoro, ben al di sotto delle aspettative. Le
revisioni hanno inoltre tagliato 258.000 posti di lavoro dai dati di
maggio e giugno, rafforzando i timori di un rallentamento economico.
Sebbene il PIL statunitense sia cresciuto del 3% (ma secondo me solo
dovuto alla momentanea contrazione delle importazioni dopo l’accumulo
di scorte nei mesi precedenti per paura dei dazi) nel secondo
trimestre e la crescita media dei posti di lavoro nel Q2 sia stata di
150.000 unità, la reazione del mercato ai dati più recenti
sull’occupazione indica una marcata sensibilità alle informazioni
negative immediate, che intensifica la pressione sulla Federal
Reserve per un taglio dei tassi.
Le nuove tariffe
imposte dal Presidente Trump sulla maggior parte dei partner
commerciali statunitensi, in vigore dal 7 agosto, hanno pesato
notevolmente sul sentiment di mercato. Aziende come Ford Motor hanno
già avvertito di ingenti impatti negativi dovuti a queste misure.
Questa incertezza politica ha prevalso sui benefici di accordi
commerciali specifici con l’UE e la Corea del Sud, o l’estensione di
90 giorni per i negoziati con il Messico. La prevalenza della
preoccupazione per l’imprevedibilità della politica commerciale ha
eroso la fiducia generale.
Mercato Italiano
e Contesto Eurozona
L’indice FTSE MIB di
Milano ha subito un calo settimanale significativo del 2,55%,
chiudendo a 39.942,82 punti.7 Importanti società italiane, tra cui
Finecobank (-5,80%) e Intesa Sanpaolo (-5,57%), hanno registrato
perdite sostanziali.
I dati economici
mostrano che il PIL italiano si è contratto dello 0,1% nel secondo
trimestre del 2025, in controtendenza rispetto alla crescita
marginale dello 0,1% registrata dall’Eurozona nel suo complesso.
L’inflazione in Italia si è attestata all’1,8% (giugno 2025 vs
giugno 2024), leggermente inferiore alla media dell’Eurozona del
2,0%. La contrazione del PIL italiano, unita al calo del mercato
azionario e a un’inflazione contenuta, suggerisce una decelerazione
economica localizzata o una lieve recessione, indicando che l’Italia
potrebbe essere più vulnerabile ai venti contrari globali o
affrontare sfide strutturali uniche. Nonostante il calo azionario, lo
spread BTP-BUND, un indicatore chiave del rischio sovrano italiano,
si è ridotto del 2,84% a 89 punti. Questa divergenza potrebbe
indicare che gli investitori percepiscono il debito sovrano italiano
come più resiliente rispetto al capitale azionario, forse grazie
alla stabilità della politica monetaria della BCE.
L’Oro: Il Rifugio
per Eccellenza
L’oro è emerso come
il chiaro vincitore della settimana, con prezzi in forte aumento del
2,37%. I futures sull’oro hanno chiuso a $3.416 l’oncia venerdì 1
agosto, e il metallo giallo ha mostrato una performance robusta, in
crescita di circa il 40% su base annua.
Questa impennata è
stata alimentata da rinnovate incertezze commerciali derivanti dalle
nuove tariffe statunitensi e dall’escalation delle tensioni
geopolitiche, inclusi sviluppi nel conflitto Russia/Ucraina e in
Medio Oriente, che hanno stimolato una forte domanda di beni rifugio.
I dati economici statunitensi più deboli del previsto, in
particolare il rapporto sull’occupazione, hanno significativamente
aumentato le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal
Reserve. Questo ha reso l’oro, che non produce rendimenti, più
attraente, riducendo il costo opportunità di detenerlo rispetto agli
asset che fruttano interessi. La forte performance dell’oro, in netto
contrasto con i cali generalizzati dei mercati azionari, evidenzia il
suo ruolo di principale bene rifugio in tempi di incertezza globale e
imprevedibilità delle politiche, riflettendo una priorità degli
investitori verso la conservazione del capitale.
Alla luce di ciò,
come ultimo articolo dell’estate, presenterò un certificato a
capitale protetto che
permette di investire con un unico prodotto su sei
fondi obbligazionari ad alta cedola.
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La
settimana si è conclusa con Wall Street sui massimi, con l’indice
S&P 500 appena sotto quota 6400 e il VIX tornato sotto 15 – il
livello più basso da febbraio. Un clima di apparente calma,
supportato dall’ottimismo riguardo alla possibile conclusione delle
trattative commerciali tra Stati Uniti, Giappone ed Europa.
L’accordo siglato tra USA e Giappone, che prevede una tariffa
generalizzata del 15% sulle importazioni nipponiche, ha evitato
un’escalation al 25% inizialmente prevista. La reazione dei mercati
è stata positiva: le case automobilistiche giapponesi hanno
registrato balzi a doppia cifra (Subaru +13%, Mazda +12%, Toyota
+11%). Il Giappone ha inoltre promesso fino a 550 miliardi di dollari
di investimenti negli USA, destinati a settori strategici come
semiconduttori, difesa, farmaceutica e AI.
Anche un’intesa con l’Europa sembra in fase avanzata, sebbene
permangano divergenze su settori come auto, acciaio e alluminio.
Trump ha dichiarato che le probabilità di accordo sono “50/50,
forse meno”. Tuttavia, la percezione degli investitori è mutata:
ciò che mesi fa sarebbe stato letto come una minaccia commerciale,
oggi è accolto con favore. La tariffa al 15% viene ormai vista come
una soglia “ragionevole” – complice anche l’adattabilità
dimostrata finora dai mercati globali.
Sul fronte politico-economico interno, Trump ha inscenato un vero
e proprio teatro mediatico insieme al presidente della Fed Powell,
visitando un cantiere con tanto di caschetto per denunciare gli
sprechi. Una scena surreale, ma perfettamente in linea con la
retorica MAGA. Nonostante le critiche, Trump non intende rimuovere
Powell, preferendo mantenerlo come potenziale capro espiatorio in
caso di rallentamento economico. Intanto, chiede un taglio dei tassi
di ben 300 punti base.
Infine, emerge con forza il tema della protezione delle Big Tech
americane: no alla digital tax da parte di altri paesi, sì a
incentivi massicci all’AI e a una deregulation ambientale e
sociale. La tecnologia diventa così braccio strategico del potere
politico. L’amministrazione Trump mira a rinsaldare la leadership
americana sull’intelligenza artificiale, in chiave anti-Cina e in
alleanza con i colossi digitali più allineati all’agenda MAGA.
È proprio in quest’ottica di massicci investimenti sull’AI
che ho selezionato il seguente certificato ma che acquisterò quando
l’indice VIX rialzerà la testa, non ora!
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Negli
Stati Uniti, l’S&P 500 e il Nasdaq
hanno toccato nuovi record nella scorsa settimana. Il rally è stato
guidato dal comparto tecnologico, con titoli come Nvidia, AMD e
Taiwan Semiconductor protagonisti di performance eccellenti,
soprattutto dopo il via libera alla ripresa delle vendite in Cina
(Investors).
Nonostante i rialzi, venerdì il mercato ha mostrato segnali di
consolidamento: l’S&P 500 ha chiuso
leggermente negativo (−0,1 %), il Dow ha ceduto
lo 0,3 %, mentre il Nasdaq ha continuato il suo
cammino record (+0,1 %). È stata la terza settimana positiva in
quattro per l’S&P (≈ +0,6 %) e il Nasdaq (≈ +1,5 %).
Il FTSE 100 ha toccato nuovi massimi in scia alle
trimestrali brillanti di alcuni blue‑chip inglesi.
In Asia, Hong Kong ha chiuso bene (+1,3%), mentre Tokyo ha
indebolito leggermente (−0,2%) in attesa delle elezioni.
I driver principali di queste dinamiche sono stati:
1. Risultati aziendali in crescita
La
stagione degli utili ha permesso al mercato di mantenere il focus sui
fondamentali: società tech, banche e industriali hanno superato le
attese, dando fiducia agli investitori.
2. Pressione inflazionistica e rendimenti in leggera
discesa
L’inflazione USA ha mostrato segnali di
rallentamento. Il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso a
~4,42 %, complice il miglioramento del sentiment della U. Michigan
e le attese di un possibile taglio dei tassi a settembre.
3. Nuove tensioni tariffarie
Il rinnovato
avvertimento di dazi sulle importazioni europee – ipotizzati tra il
15–20% – non ha spaventato i mercati, che sembrano fiduciosi nel
potenziale “TACO trade” (Trump Always Chickens Out). In Europa,
però, l’incertezza resta, influenzando alcuni flussi nei fondi
azionari. Vediamo fin quando questo ottimismo andrà ancora avanti a
dispetto dei cambiamenti geopolitici a cui stiamo assistendo.
Sul fronte dei flussi globali, i fondi azionari hanno registrato
deflussi netti di 5,3 mld USD, in particolare da Stati Uniti e
tech, compensati da acquisti in Europa e Asia (Reuters).
📉 Mercato obbligazionario: flussi verso i bond
Con la scarsa pressione inflazionistica e l’attesa di mosse accomodanti da parte della Fed, la scorsa settimana ha visto un rotazione significativa verso il reddito fisso. I fondi obbligazionari hanno ottenuto afflussi per 12,85 mld USD, sostenuti da bond governativi, high-yield e in euro. Anche i TLT hanno mostrato una leggera stabilità, riflettendo i movimenti del Treasury.
In sintesi, la scorsa settimana ha confermato la connotazione
“risk‑on” del mercato USA: territori record per S&P 500
e Nasdaq bilanciati da prompt rendimenti decennali che ritornano
sotto la soglia del 4,5 %, mentre i bond raccolgono attrazione. In
Europa e Asia, la situazione è più eterogenea, con opportunità e
tensioni geopolitiche che rimangono sullo sfondo.
In questo contesto, da buon seguace de “The Intelligent
Investor”, sto gradualmente riducendo l’esposizione dirette verso
l’equity per dirigermi verso certificati e bond.
Oggi presenterò un’obbligazione callable con cedole ad
accumulazione che ritengo molto interessante.
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La settimana appena trascorsa si è conclusa dal tema delle tariffe
imposte dagli Stati Uniti, che hanno visto un ritorno ai livelli di
aprile con un’imposizione fino al 30% sui beni europei e messicani,
superando di gran lunga le aspettative di un accordo su livelli
attorno al 10%. Bisognerà vedere se la notizia colpirà i mercati
solo parzialmente o ci sarà un ribasso più profondo come ad Aprile,
nel frattempo il DAX ha registrato un calo dell’1%, Wall Street
dello 0,5%, mentre il dollaro si è rafforzato contro l’euro a
1,1650.
Questo apparente
distacco dei mercati dalle dichiarazioni di Trump riflette la
convinzione che la sua sia una strategia negoziale – il cosiddetto
approccio TACO – che prevede il rilancio aggressivo per poi
chiudere un accordo più equilibrato. Tuttavia, molti analisti
ritengono ormai ottimistico aspettarsi un ripiego verso tariffe più
basse. Trump ha osservato che, anche con dazi al 10%, le entrate per
gli Stati Uniti sono state superiori ai 27 miliardi di dollari al
mese, incoraggiandolo a proseguire con politiche commerciali
aggressive.
Gli operatori stanno
prezzando politiche fiscali fortemente espansive non solo negli Stati
Uniti ma anche in Europa e in Messico, in risposta ai dazi. Si
ipotizzano sussidi e aiuti ai settori strategici nazionali, con un
conseguente aumento dei deficit pubblici e un potenziale ritorno di
spinte inflattive. Allo stesso tempo, la necessità di finanziare un
debito crescente spinge verso forme di repressione finanziaria:
mantenere artificialmente bassi i tassi di interesse, specialmente
sulla parte lunga della curva, per consentire una crescita del PIL
superiore al costo del debito. Secondo alcuni, come Bessent, il
rendimento decennale americano potrebbe stabilizzarsi tra 3,50% e
3,75%, ben al di sotto delle previsioni di molti che lo vedono sopra
il 5%.
Questa analisi
pecca, ahimè del solito bias cognitivo occidentale, cioè di non
considerare chi, in tutti questi anni ha assorbito in gran parte il
deficit USA e quindi il dollaro (proprio grazie a “quell’ingiusto
deficit commerciale” contro il quale il nostro Donald “lame duck”
Trump).
Questo attore è
stato principalmente la Cina, ma le cose sono radicalmente cambiate
(e lo stanno tutt’ora facendo):
Capite perché da
tempo vi dico di vendere asset in dollari e comprare oro con hedge
sull’euro? Capite perché non si può contemporaneamente smettere
di essere compratore netto di merci (e quindi smettere di essere un
impero) e finanziare il proprio debito?
C’è poi chi come
Fugnoli osserva come l’azione di Trump sia tutt’altro che
casuale: il presidente americano calibra annunci e decisioni in base
al comportamento dei mercati. Quando questi sono deboli, rassicura
con promesse di tagli dei tassi o accordi imminenti; quando invece
sono forti, rilancia con nuovi dazi o misure radicali, spingendosi a
ipotizzare anche tassazioni sugli asset detenuti da stranieri. Questa
dinamica genera un paradosso: se i mercati salgono pensando che Trump
farà marcia indietro, egli invece intensifica le sue politiche; se i
mercati scendono, Trump è costretto a moderarsi.
Inoltre,
l’amministrazione americana sta valutando di abbassare i tassi di
almeno tre punti percentuali rispetto agli attuali livelli,
combinando l’azione della Fed con l’emissione di titoli di
brevissima scadenza a tassi quasi nulli e il riacquisto di titoli a
lunga. Una strategia che, se attuata, spingerebbe al rialzo il valore
degli asset statunitensi, dalle azioni agli immobili, mentre il
dollaro più debole favorirebbe le esportazioni e obbligherebbe altre
banche centrali ad adeguarsi, sostenendo la domanda globale.
Infine, resta forte
la spinta all’acquisto di asset reali: bitcoin, oro e altre materie
prime hanno toccato nuovi massimi nella settimana, riflettendo
l’attesa di inflazione e la ricerca di protezione reale in un
contesto di tassi reali molto bassi.
In sintesi, la
combinazione tra politiche fiscali espansive, repressione finanziaria
e guerra commerciale crea un quadro complesso per i mercati. Gli
investitori devono interrogarsi: continuare a comprare scommettendo
su una retromarcia di Trump o prepararsi a un mondo dove le sue
politiche più radicali verranno davvero implementate?
La mia risposta è data dal seguente prodotto, ma prima l’occasione per ricordarvi che chi volesse contribuire al proseguimento di questo blog, lo può fare in vari modi. Il primo è più efficace è quello di effettuare una donazione tramite Go Fund Me o Buy Me Coffee. Poi potete iscrivervi alla mailing list qui a destra, potete cliccare sulle inserzioni pubblicitarie che vi vengono presentate ed infine potete diffondere gli articoli tramite i social network a cui siete iscritti. Queste ultime due possibilità non vi costano nulla! Inoltre ora potete farlo anche tramite un trasferimento di bitcoin a questo indirizzo: bc1qy0kr074kdpnlrzszgwfnrdrlv2srnmkdzltl8s od utilizzando il seguente QR Code:
Partiamo subito dalla descrizione del certificato:
Nella
settimana chiusa il 3 luglio i listini azionari USA hanno chiuso in
moderato rialzo: l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno
guadagnato circa l’1-1,2%. L’EuroStoxx 50 ha segnato un lieve
calo (-0,3%), mentre l’MSCI Emerging Markets ha guadagnato circa lo
0,7%. Il petrolio è rimasto sostanzialmente stabile, e l’oro ha
superato quota 3.300 $/oncia (+0,1% settimanale). Sul fronte
obbligazionario, il rendimento del Treasury USA a 10 anni è salito
verso il 4,33% (circa +12 centesimi di punto), mentre il Bund tedesco
decennale è sceso verso il 2,57% (–3 bp). Il Dollar Index ha
chiuso attorno a 96,8 punti (praticamente invariato).
Indice
Chiusura
Variazione settimanale
S&P 500
6.279,35
+1,2%
Nasdaq
Composite
20.601,10
+1,1%
EuroStoxx 50
5.288,81
–0,3%
MSCI
Emerging Markets
1.231,63
+0,7%
Treasury 10Y
(yield)
4,33%
+0,12 % (salita)
Bund 10Y
(yield)
2,57%
–0,03 % (discesa)
Gold
(USD/oncia)
3.346,50
+0,1%
Dollar Index
96,82
0,0%
La chiusura positiva di Wall Street è avvenuta nonostante dati
macro contrastanti. Venerdì l’ISM servizi USA è sceso a 49,7 (in
territorio di contrazione) dopo aspettative più alte, evidenziando
un rallentamento della fiducia delle imprese. Al tempo stesso l’ISM
manifatturiero è salito a 49,0 (contro 48,5 atteso). Il mercato del
lavoro mostra ancora segnali di solidità (JOLTS a 7,77 mln a giugno,
ben oltre le previsioni). A Sintra il presidente Powell ha ribadito
che l’economia US resta solida e invita la Fed alla pazienza: per
ora la Fed mantiene una politica moderatamente restrittiva,
monitorando la situazione prima di cambiare i tassi.
Sul versante politico-economico, l’attenzione si è concentrata
sul “Big Beautiful Bill” voluto da Trump – un pacchetto fiscale
da oltre 3.400 miliardi $ di tagli alle tasse e spending cuts –
approvato alla Camera e ora in Senato. Questo piano introduce un
grande stimolo fiscale (con aumento del tetto del debito di 5.000
miliardi) e potrà influenzare inflazione e dinamica dei tassi, ma ce
ne occuperemo tra poco. Nei giorni precedenti i mercati hanno
reagito con cautela alle notizie: l’oro ha raggiunto nuovi massimi
(oltre 3.350 $) spinto dall’incertezza fiscale e dalle tensioni
commerciali, mentre il dollaro ha recuperato parte del suo calo dopo
l’avanzamento del Bill. In Europa gli indici hanno corretto (-1% il
DAX, –0,6% il FTSE MIB) in una settimana di incertezza sulle
trattative commerciali con gli USA.
“Big Beautiful Bill”: rischi inflazione,
obbligazionario e tail risk
Lo stratega Scott Bessent, oggi segretario al Tesoro USA e una
delle poche figure razionali dell’amministrazione Trump , aveva un
anno fa proposto il piano “3-3-3” (crescita reale al 3%,
produzione petrolifera +3 mb/giorno, deficit al 3% del PIL). Invece
oggi solo il prezzo del petrolio è sensibilmente diminuito
(circa 6 $ sotto i valori di gennaio) grazie a fattori geopolitici.
Sulla crescita la prima metà 2025 è intorno all’1% annuo (ben al
di sotto del 3%), e il deficit federale è previsto salire verso l’8%
del PIL nel 2026. Sulla sua news letter Fugnoli osserva che Bessent
ha quindi rinunciato alla componente fiscale del 3-3-3, puntando ora
sulla “crescita a tappe forzate” finanziata dal disavanzo e dalla
probabile politica monetaria più accomodante della Fed.
In pratica il piano originale è stato sostituito da misure
espansive ancora più forti: alcuni ironizzano sul nuovo obiettivo
“8-8-8” (deficit 8%, inflazione 8%, crescita nominale 8%).
Secondo Fugnoli i mercati stanno assorbendo bene il nuovo
orientamento: vedono il deficit come “generosamente espansivo, ma
non così eccessivo da generare serie preoccupazioni”
sull’inflazione o sulla domanda di titoli di Stato. Si pensa
infatti che qualsiasi rallentamento economico sarà prontamente
compensato da una Fed destinata a interrompere la sua fase
restrittiva e addirittura tagliare i tassi nel 2026. Lo scenario che
ne emerge è quello di un “mini-2021” nel 2026: politiche fiscali
e monetarie ben allineate in senso espansivo, con le banche
domestiche USA (grazie a nuove regole di leva) pronte ad assorbire
gran parte dei Treasuries emessi. Anche in Europa alcune banche
centrali (es. Cina, Giappone) mostrano orientamenti espansivi
analoghi, rafforzando l’idea di una fase globale di sostegno
congiunto.
Questa stessa lettura, benché ottimista e non tiene conto di
quanto sia cambiata la posizione del dollaro negli ultimi anni, non
esclude tuttavia rischi al rialzo per inflazione e volatilità
obbligazionaria. Si stima che il nuovo pacchetto fiscale finale
costerà circa lo 0,4% del PIL, ma spingerà comunque il deficit USA
oltre il 6-8% del PIL nei prossimi anni. Naturalmente un tale
deterioramento fiscale aumenta la volatilità dei mercati
obbligazionari. In uno scenario estremo di tail risk, se la
Fed non riuscisse a domare un’impennata dei rendimenti, la
monetizzazione del debito americano potrebbe portare a un balzo
dell’inflazione e a un forte deprezzamento del dollaro. In sintesi,
il “Big Beautiful Bill” stimola la crescita potenziale ma innalza
i rischi inflazionistici: sarà cruciale l’equilibrio fra stimolo
fiscale e controllo dei prezzi. Gli investitori si attendono perciò
che la Fed mantenga l’attuale restrizione solo finché serve, per
poi concedere spazio a orientamenti più accomodanti in caso di
rallentamento economico.
In questo quadro complesso, i mercati azionari restano sostenuti
dalle prospettive di crescita e da banche centrali pazienti, ma
scontano gradualmente i timori su inflazione e politiche fiscali USA.
La settimana passata ha visto oscillazioni moderate: il rialzo degli
indici US riflette la fiducia su una Fed più tollerante verso la
spinta fiscale, mentre i future sui bond riflettono il possibile
aumento dell’offerta debitoria. Le tensioni sul fronte commerciale
e le politiche daziarie (ad esempio sui metalli) alimentano pressioni
inflazionistiche settoriali, come evidenziato dalla nuova ascesa
dell’oro oltre i 3.300$.
Il prodotto che andrò a presentare di seguito presenta proprio un
profilo di resilienza molto profondo per i motivi sopra enunciati.
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Questo certificato è emessoBarclays Bank PLC è un Phoenix Memory Step-Down su un basket worst-of di quattro azioni bancarie (BPER Banca, Banca MPS, Banco BPM e Commerzbank) .
Diciamo subito che la settimana appena trascorsa ha ampiamente smentito la visione di breve termine che ho enunciato nell’articolo precedente.
Ne prendo atto, benché anche questa settimana ha confermato che
vendere dollari ed accumulare oro protetto dal rischio cambio è
comunque una buona idea.
Vediamo più nel dettaglio cosa è successo questa settimana.
Negli ultimi sette giorni i mercati azionari hanno mostrato un
moderato rimbalzo complessivo, dopo l’escalation geopolitica dei
giorni scorsi. A Milano il FTSE MIB ha chiuso venerdì 27 giugno a
quota 39.742 punti, in rialzo di circa il 2,3%
rispetto al lunedì precedente (da 38.840 a 39.742). La settimana ha
visto un andamento altalenante: un primo calo a inizio settimana
(condizionato dall’incertezza mediorientale) seguito da un recupero
negli ultimi giorni, spinto anche da dati macro favorevoli negli
Stati Uniti. A Wall Street gli indici principali hanno chiuso in
rialzo la seduta di giovedì 27 giugno: il Dow Jones +0,9%, l’S&P
500 +0,8% (a 6.141 punti) e il Nasdaq +1,0%
(a 20.168 punti). Sia l’S&P 500 che il Nasdaq si stanno
avvicinando a nuovi massimi storici, sostenuti dall’ottimismo sui
tagli dei tassi Fed e dal prevalere di notizie rassicuranti nel
fronte commerciale USA-Cina e geopolitico.
I mercati obbligazionari hanno perlopiù consolidato i livelli: il
rendimento del BTP Italia a 10 anni si è attestato
intorno al 3,49% il 27 giugno, sostanzialmente
stabile rispetto a inizio settimana, riflettendo lo smorzarsi del
premio per il rischio dopo la ritrovata calma geopolitica.
Analogamente, il rendimento del Treasury USA a 10 anni
si è leggermente ridotto a circa 4,26% il 26 giugno
(era intorno al 4,38% il 20 giugno), suggerendo che gli investitori
non vedono (al momento) spinte inflazionistiche tali da mantenere i
tassi ai massimi. In breve, le tensioni (e la conseguente domanda di
rifugio) hanno inizialmente fatto salire i rendimenti (crollo dei
prezzi), ma il cessate il fuoco ha riportato un po’ di
tranquillità.
Sul fronte delle materie prime, il prezzo dell’oro
ha scontato il progressivo calo delle tensioni mediorientali. Venerdì
scorso l’oro in dollari è sceso a circa 3.260,70 USD/oncia, in
ribasso del 2,0% rispetto al giorno precedente; complessivamente
segna un calo settimanale di circa il 3%, dopo due settimane
consecutive di guadagni. Secondo Trading Economics, la contrazione
dei timori (il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran è stato
mantenuto) ha ridotto la domanda di asset rifugio. Nonostante questo
ultimo calo, l’oro rimane comunque su livelli elevati (+40% da un
anno) grazie alle robuste vendite da parte di banche centrali e alle
attese di ulteriori tagli ai tassi Fed più avanti nell’anno.
La settimana è stata fortemente influenzata dalle turbolenze
geopolitiche. Fra il 22 e il 24 giugno gli Stati Uniti avevano
lanciato attacchi a impianti nucleari iraniani, in
risposta al conflitto in Medio Oriente; l’Iran aveva reagito
lanciando missili contro basi USA (ad es. Al Udeid in Qatar). Questi
eventi avevano inizialmente generato nuovi timori di escalation,
spingendo gli investitori verso obbligazioni e oro. Tuttavia, una
rapida mediazione ha portato venerdì 23 giugno all’annuncio di un
“cessate il fuoco totale” fra USA e Iran, dopo 12 giorni di
conflitto attivo. L’annuncio (rilanciato anche dal Presidente Trump
sui social) ha rafforzato il sentimento di rischio: le borse hanno
ritracciato al rialzo e i beni rifugio sono diminuiti di valore. In
pratica, il miglioramento del clima geopolitico ha “rimosso” il
premio per il rischio, come evidenziato dal leggero rialzo degli
indici azionari e dal calo dei rendimenti obbligazionari citati.
Infine, sul piano politico-economico, al recente vertice NATO de
L’Aja i paesi membri hanno concordato di aumentare progressivamente
gli investimenti militari fino al 5% del PIL nei
prossimi anni. Il patto prevede di dedicare il 3,5% del PIL alle
spese militari tradizionali e un ulteriore 1,5% a spese correlate
(infrastrutture, cyberdifesa, R&S). Per l’Europa e l’Italia,
quest’obiettivo implica un forte incremento delle spese pubbliche
in difesa (oggi intorno al 2% del PIL nel caso italiano), con
importanti riflessi sui mercati finanziari. In termini di mercati
obbligazionari, l’aumento del debito sovrano necessario a
finanziare queste spese potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui
rendimenti in futuro. Sul mercato azionario, invece,
i titoli dei settori difesa e aerospazio (caratteristica dei
sottostanti di molti certificati) potrebbero essere favoriti da
questa spesa extra. In sintesi, l’accordo NATO segnala per ora un
maggior “peso” della difesa nell’economia, potenzialmente
espansivo per il settore – ma anche fonte di squilibri di bilancio
nel lungo termine.
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Avevo già per metà concluso l’articolo di questa settimana ma gli
eventi di questa notte, con l’attacco degli Stati Uniti all’Iran,
hanno sicuramente cambiato la situazione.
Il presidente Donald
Trump ha definito l’operazione militare un “successo
spettacolare”, evidenziando che “tutti gli obiettivi sono stati
colpiti” e sostenendo che “nessun altro esercito al mondo sarebbe
stato in grado di eseguire un’azione simile”. Trump ha inoltre
lanciato un avvertimento diretto all’Iran, affermando che Teheran
deve “scegliere la pace oppure affrontare conseguenze ben
peggiori”.
Dall’Iran,
l’Organizzazione per l’Energia Atomica ha confermato l’avvenuto
attacco, definendolo una “violazione del diritto internazionale”
e avviando una campagna diplomatica per sollevare la questione presso
le Nazioni Unite. Fonti iraniane riferiscono che la struttura
principale dell’impianto nucleare di Fordow non è stata
danneggiata, mentre i danni avrebbero interessato unicamente i tunnel
di accesso. Il governo iraniano ha ribadito che l’attacco non avrà
ripercussioni sul proseguimento del proprio programma nucleare.
Esprimo tutta la mia
solidarietà e compassione verso quelli che ritenevano che Trump
avrebbe portato la pace nel mondo (anime belle) ed ai fissati della
stagionalità che continuavano a sostenere che tra giugno e luglio i
mercati sono principalmente rialsisti senza guardare minimamente lo
scenario globale attuale.
Sui mercati OTC
aperti nel weekend, i principali indici americani ed europei sono in
calo dell’1,5%, mentre il petrolio vola a +7,5%
L’articolo sarebbe stato sulla sostituzione del certificato andato a scadenza e presentato in “Guadagno oltre il 17% e protezione fino al 50% dei ribassi: oggi è possibile“. Vista la situazione consiglio a tutti di tenersi la liquidità ed attendere di capire meglio l’evoluzione della guerra. Per chi volesse addirittura coprirsi dall’inevitabile aumento della volatilità, tra i tanti, c’è ad esempio questo prodotto sul Vix: LU0832435464, ma ce ne sono molti altri.
Per il resto calma e
sangue freddo.
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