Ciao a tutti questa settimana il post sarà leggermente più breve e
sintetico del solito sia per ragioni di tempo a disposizione del
sottoscritto sia perché i mercati hanno fatto registrare nuovi
massimi storici e secondo me in queste situazioni è meglio restare
estremamente cauti.
Il grafico sotto
riportato dello S&P 500 penso che parli più chiaro di mille
frasi scritte:
In queste situazioni
io personalmente esco gradualmente dalle posizioni in essere o lascio
scrivere alcuni certificati visto che molti vanno in autcall. Parte
della liquidità così ottenuta (ribadisco solo una parte) la
reinvesto su posizioni che reputo meno rischiose di quelle chiuse.
In particolare ho
liquidato la mia posizione sulle azioni Rheinmetall, con un’ottima
plusvalenza, a favore del seguente certificato:
Sono ben felice anche questa settimana di ringraziare Simone e Luca per aver dato il loro contributo alla community. È raro trovare qualcuno che faccia donazioni per qualcosa che è comunque gratuito ed è per questo che gesti di questo genere per me valgono doppio. Ricordo che chiunque voglia contribuire al mantenimento dell’Indipendenza della qualità di analisi di questa community può farlo tramite una donazione cliccando qui.
Per quanto riguarda
i mercati azionari il mood positivo sembra non volersi arrestare e,
sembra paradossale dirlo, i dati macroeconomici negativi della
settimana scorsa hanno dato nuovo abbrivio alle quotazioni nella
speranza di un taglio dei tassi nel parte della Fed a settembre. Non
per fare il guastafeste, ma ricordo che il mercato si aspettava per
quest’anno 7 tagli dei tassi mentre oggi andiamo a festeggiare se ce
ne sarà uno nell’ultimo trimestre! Soprattutto poi gli scenari
geopolitici attuali sembrano non influenzare minimamente i corsi
azionari.
A mio modo di vedere
c’è una mancata presa d’atto di un mondo che sta fortemente mutando
e prendo spunto proprio da questa ultima riflessione per presentare
le motivazioni della strategia di questa settimana.
Il mondo che sta
cambiando prevede un competitore all’egemonia americana che è
rappresentato dalla Cina. Da quando è entrata nel WTO ad oggi la
struttura industriale e le capacità produttive di questo paese sono
profondamente cambiate. Da produttore a basso costo di beni a scarso
valore aggiunto, la Cina ormai riesce a competere in vari settori ad
alta tecnologia ed uno di questi è sicuramente quello delle auto
elettriche. Già si sente un grande parlare di sopra capacità
produttiva della Cina e di concorrenza sleale e vedrete che nei
prossimi anni queste argomentazioni saranno sempre più presente nei
media occidentali.
La verità è che
nei processi produttivi di auto elettriche il costo della manodopera
non è poi così rilevante, o meglio, sufficiente a giustificare il
vantaggio competitivo di industrie tipo BYD. La verità è che mentre
le case automobilistiche europee ed americane erano più impegnate a
distribuire dividendi ed ha effettuare buyback delle proprie azioni,
le aziende cinesi, anche con l’aiuto del governo (ma questa non è
una peculiarità della regina visto che quasi tutte le compagnie
automobilistiche hanno ricevuto in qualche modo sussidi), si sono
concentrate sulla ricerca e sviluppo di questi nuovi tipi di veicoli,
che, piaccia o no, rappresenteranno il futuro del Automotive.
Ricordate sempre che
se ad una civiltà le uniche armi che rimangono a disposizione sui
settori tecnologici sono i dazi o addirittura il rifiuto della
tecnologia in questione, tipo riedizione di fenomeni luddistici,
significa che quest’ultima comincia a dare segni di arretramento.
Veniamo quindi alla
fase più operativa ed iniziamo con il presentare il certificato:
Prima di iniziare permettetemi di ringraziare in ordine strettamente cronologico: Andrea, Marco e Vitaliano che hanno effettuato una donazione la settimana scorsa. Grazie ancora, non solo per la donazione in sé, ma anche per il gesto di stima nei confronti di questo blog. È grazie a queste donazioni che il nostro progetto può proseguire con serenità. Quindi, per chi volesse contribuire a sua volta, ricordo che potete farlo a questo link.
La settimana appena
trascorsa è stata intramezzata dalla festività del primo di maggio
ma è stata comunque una settimana interlocutoria, con i mercati,
soprattutto in Europa, che hanno cercato maggiormente i supporti più
che andare a cercare le parti alte del range. Qualcosa di analogo è
accaduto negli Stati Uniti fino a giovedì, mentre sorprendente è
stata la seduta di ieri dove i principali indici azionari americani
hanno tutti aperto in gap up realizzando una seduta piuttosto
positiva. Qual è la spiegazione di questo movimento? Io (ma non
m’invento nulla) la faccio risalire ai dati macroeconomici USA, in
particolare gli occupati non agricoli erano attesi a 238k mentre sono
stati 175k con un dato precedente di 315k . Lo stesso tasso di
disoccupazione è uscito al 3,9% contro un’attesa del 3,8%.
La conseguenza di tutto questo è che il rallentamento della crescita dei posti di lavoro, la crescita della disoccupazione ed i livelli salariali sotto le attese rafforzano l’ipotesi che la FED possa cominciare a tagliare i tassi a settembre ed è per questo che il mercato degli Stati Uniti ha avuto un andamento piuttosto positivo soprattutto nel settore tecnologico.
Insomma, sei i dati
dell’economia reale va male (o non bene come ci si aspettava), gli
indici azionari aumentano: se volete la mia opinione, prima o poi,
non so quando, questa divergenza esploderà.
Per gli stessi
motivi di cui sopra abbiamo assistito ad un’ondata di vendite sui
titoli bancari infatti il peggior indice di ieri è stato proprio
l’Eurostoxx Banks. Se il trend negativo dovesse continuare nel
settore bancario, con un inevitabile aumento della volatilità,
considerando anche che sono titoli mediamente ad alto dividendo,
riusciremo a vedere dei certificati molto interessanti…
Avrete anche notato
come ultimamente non ho scelto mai certificati su questo settore (al
massimo c’era qualche titolo bancario nel paniere ma non come wrost
of) proprio per attendere questo tipo di eventi.
In questa fase di
transizione ho deciso di entrare in un settore, quello petrolifero,
che è un po’ meno coinvolto in queste dinamiche.
Settimana contestata sui mercati azionari in cui possiamo individuare la prima metà come accelerazione della collezione già in atto la settimana scorsa, per poi nelle ultime due sedute ritentare un rimbalzo verso l’alto. Un esempio di questo andamento è sicuramente l’indice Nasdaq Come riportato nei grafico sottostante:
La frase collettiva
potrà dirsi conclusa se andremo a superare i massimi recenti,
altrimenti è destinata a proseguire. Anche in quest’ultimo caso
staremo comunque parlando di un ritracciamento all’interno di una
configurazione rialzista.
Prima di venire alla strategia di questa settimana voglio ricordarvi che chiunque voglia contribuire all’indipendenza e alla continuazione di questo blog, può farlo con una donazione volontaria cliccando qui.
Oggi ci andremo ad
occupare di un settore che negli ultimi anni è stato sempre sulla
cresta dell’onda e che con tutta probabilità rimarrà tale anche nei
prossimi anni, ossia quello dei semi conduttori.
La settimana appena trascorsa ha confermato la fase di ritracciamento
già avviata nelle scorse settimane. Siamo ancora lontanissimi dal
potere definire questo movimento come un’inversione di tendenza,
bensì siamo ancora di fronte ad un riassorbimento dell’ipercomprato
generato nei mesi passati.
Prendendo come
esempio il FTSE MIB possiamo notare che finché non si vada a rompere
la quota 30000 punti, evidenziata dalla Linea Blu più in alto, non
si potrà certo parlare di inversione di tendenza.
Per quanto riguarda
il Nasdaq il ribasso è anche più marcato e vi faccio notare che il
formaggio di nuovi massimi crescenti in corrispondenza di massimi
decrescenti sull’indice stocastico, ha, alla fine, spostato il
ribasso che stiamo osservando nelle ultime sedute.
Avevo già
individuato questo tipo di divergenza a fine gennaio / inizio
febbraio, ma ci sono voluti ancora circa 3 mesi prima che questo
Pattern si realizzasse.
Fatta questa prima
analisi generale dei mercati permettetemi di illustrarmi la novità
di questa settimana che avevo anticipato nello scorso post.
Come hai scritto la
volta scorsa chi tengo affinché questo blog rimanga sia gratuito sia
indipendente, ossia che i prodotti qui presentati non vengano
sponsorizzati da alcun emittente.
Fortunatamente mi
trovo nelle condizioni di poter scegliere e quindi di non dovere a
tutti i costi rincorrere le varie proposte di monetizzazione di
questo sito. Ad ogni modo, fa sempre piacere avere dei feedback di
apprezzamento da parte di voi lettori che immagino siate anche
investitori.
Ho deciso così di
avviare una raccolta fondi del tutto volontaria, ossia nessun
contenuto di questo sito sarà sottoposto a un pagamento di qualsiasi
tipo. Quindi se apprezzate qualche articolo o se seguendo alcune
analisi riportate in questo sito avete guadagnato una certa cifra
potete pensare di lasciare una donazione (se volete anche simbolica)
cliccando sul link in alto a destra. Potete pagare sia con carta di
credito che con PayPal da quello che ho visto.
Affinché la
trasparenza sia massima ho voluto riportare in questo sito la cifra
che mano a mano si andrà a raccogliere.
In questo post presenterò un altro certificato a capire interamente
protetto veramente molto interessante che può andare a sostituire
fondi od ETF obbligazionari, poi in fondo vi accennerò ad un
possibile cambiamento del sito.
Come di consueto
partiamo dalla settimana appena trascorsa: i mercati finanziari hanno
subito notevoli fluttuazioni a causa dell’aumento dell’inflazione
negli Stati Uniti e delle tensioni geopolitiche nel Medio Oriente,
che persistono ad alti livelli. Il dato sull’inflazione statunitense
del mese di marzo era molto atteso dopo due segnalazioni superiori
alle previsioni. Tuttavia, anche questa volta si è registrato un
aumento superiore alle attese, con un incremento mensile dell’0,4%
sia per l’inflazione generale che per quella core. Questo porta i
tassi di inflazione annuale rispettivamente al 3.5% e al 3.8%. Tale
risultato ha ridotto le aspettative di un taglio dei tassi da parte
della FED a giugno, ora stimato con una probabilità inferiore al
30%. In realtà, la FED sembrava già orientata verso un taglio dei
tassi a giugno, come suggerito da Powell. Tuttavia, alcuni membri del
consiglio direttivo ora attribuiscono pari importanza alla stabilità
dei prezzi e al raggiungimento del pieno impiego. Ciò potrebbe
significare che la FED potrebbe tagliare i tassi anche senza
ulteriori segnali di ribasso dell’inflazione, per sostenere
l’economia. La FED è consapevole che la sua posizione è considerata
accomodante rispetto alla robustezza dell’economia e ai dati
sull’inflazione, ma attende di vedere se ciò si tradurrà in un
aumento delle aspettative inflazionistiche o in una pressione
rinnovata sui rendimenti a lungo termine prima di decidere il taglio
a giugno. Se le aspettative di inflazione aumentano, la FED potrebbe
rimandare ulteriormente il taglio.
Ho più insistito su
questo blog come la politica monetaria della FED sia tirata in
direzioni opposte da esigenze divergenti, quindi non tornerò
sull’argomento.
Diversa è la
situazione in Europa dove la dinamica dell’inflazione sembra
abbastanza più debole di quella americana.
Se si seguissero
logiche puramente economiche la BCE avrebbe già dovuto tagliare i
tassi (anzi come sapete Secondo me non sarebbe dovuti neanche
arrivare agli attuali livelli visto che gran parte dell’inflazione è
generata per cause esogene come le guerre in corso e l’aumento dei
prodotti petroliferi e delle materie prime in generale), ma sappiamo
che ormai l’euro non è altro che un proxy del dollaro che che dica
la governatrice della Banca Centrale Europea.
Ad ogni modo ritengo
plausibile che la differenza tra tassi di interesse e andamento
dell’inflazione non possa continuare a divergere per tanto tempo.
Naturalmente potrei però sbagliarmi né posso identificare il
momento in cui i tassi inizieranno a scendere.
Proprio per questo
motivo ho deciso di effettuare uno swap tra tre etf obbligazionari
che ho in portafoglio a favore del seguente certificato.
Il prodotto in
questione non rilascia cedole ma ha come sottostante un indice che
vado subito a riportare come traduzione dal sito ufficiale di
Leonteq:
Rieccoci dopo la
pausa Pasquale. Gli indici questa settimana hanno cominciato a
manifestare alcuni segni di debolezza (era anche ora), anche se il
trend rialzista non è ancora stato messo in discussione. L’indice
NASDAQ sta attraversando una fase di lateralità mentre il FTSE MIB
nell’ultima giornata di venerdì ha aperto un Gap down abbastanza
evidente.
Come al solito sarà
necessario monitorare gli andamenti nelle giornate future per capire
se si tratta di una correzione più profonda oppure di un semplice e
breve storno.
In questo stato di
incertezza ho colto l’occasione di acquistare un certificato con tre
titoli sottostanti che a me sono sempre piaciuti e che penso pochi
abbiano nel proprio portafoglio. Per quanto mi riguarda invece due di
tre titoli sottostanti al certificato li ho anche già in portafoglio
(Pepsico e Starbucks) mentre il terzo (Kellogg) è già presente da
tempo nella mia watchlist. La scelta del settore alimentare e delle
bevande non è un caso, infatti ritengo che sia tre settori più
resilienti nel comparto azionario e soprattutto hanno comunque
mostrato dei margini di crescita costanti nel tempo.
Di seguito inizierò
con il presentare un’analisi di tre titoli sottostanti PepsiCo,
Starbucks e Kellogg. esaminiamo i loro punti di forza e di debolezza,
le loro performance recenti e le loro prospettive future. Passerò
poi ad un’analisi più specifica sul certificato stesso.
Il post di questa settimana sarà molto sintetico ma spero comunque
interessante. Continua la corsa degli indici azionari e non solo, sta
crescendo un po’ tutto e vedremo nel seguito dell’articolo un caso
particolare a questo riguardo. Da quando avevo individuato il canale
laterale del FTSE MIB e la sua relativa lettura, seppure avevo
anticipato che tale rottura avrebbe comportato un rialzo dei pezzi,
io stesso non avrei mai immaginato una forza come quella che si è
espressa nelle settimane seguenti come testimonia il grafico
sottostante:
Come anticipavo i ragazzi delle quotazioni non riguardano solo i titoli azionari ma anche quelli obbligazionari ed addirittura un bene rifugio come l’oro che solitamente ha una correlazione inversa rispetto alle azioni. Ne ho parlato diverse volte in questo blog come sia sempre una regola utile avere parte del proprio portafoglio investita in oro o con prodotti collegati adesso in modo tale da avere una sorta di heigding rispetto alla parte restante del portafoglio stesso. In uno degli articoli a tal riguardo ho proposto l’etf che potete rivedere in questo post: “Investire in oro senza dover mettere i lingotti in cassaforte”.
Al momento della
scrittura dell’articolo citato, l’oro cambiava sotto i 2000 dollari
l’oncia, oggi siamo sicuri 2165 dollari con un forte rally nelle
ultime sedute, come si può vedere dal grafico sottostante:
Le ragioni che mi
sono dato come motivazione per tale rialzo sono:
1 – la debolezza del
dollaro, infatti nell’articolo di cui sopra ho segnalato un prodotto
che sterilizzasse il rischio cambio.
2 – fu la seconda
probabilmente non tutti saranno d’accordo ma, a mio avviso, le
continue sanzioni economiche che l’occidente sta mettendo nei
confronti della Russia ed in particolare sul congelamento dei beni
nelle banche, sta facendo perdere fiducia nel sistema di circolazione
dei capitali per cui molti agenti economici esteri stanno
probabilmente cercando asset alternativi non così facilmente
bloccabili.
A livello operativo
sto pensando di liquidare la mia posizione in guadagno sull’ETF
citato per posizionarmi sul certificato a capitale completamente
protetto di cui riporto le caratteristiche di seguito:
Come potete notare
il certificato è a capitale completamente protetto ossia verrà
rimborsato a €100 a prescindere dall’andamento del metallo giallo.
In realtà, poiché oggi si compra a 101.5€, un piccola perdita
potrebbe essere possibile. A fronte di ciò il certificato replicherà
l’andamento del sottostante fino ad onda rialzo del 11%, ossia il
certificato per rimborsato al massimo a 111€.
L’idea di fondo è
sostanzialmente quella di rimanere investiti in oro ma proteggersi
completamente (o quasi) da eventuali ribassi. Se poi l’oro dovesse
aumentare di più dell’11% (ulteriore) in un anno e 9 mesi scarsi me
li farò una ragione.
Tengo infine a precisare che, come tutti i post di questo blog,
questo non vuole essere assolutamente un invito all’acquisto, bensì
un analisi indipendente fatta in questi giorni dal sottoscritto.
Spero di aver fatto cosa gradita lasciando link diretti a tutti i
dati senza passare per servizi di pubblicità. Per questo mi auguro
che siate così gentili, vista la completa gratuità del sito, di
fare almeno un click su un banner presente nella pagina e mettere un
like se l’articolo è di vostro gradimento.
Vi ricordo che chiunque voglia essere tempestivamente informato sulle
novità pubblicate dal blog può iscriversi alla mailing list qui a
destra. Inoltre tenete presente che l’iscrizione è portata a termine
solo se viene confermata dopo aver cliccato sul link che vi verrà
spedito a seguito dell’immissione della vostra email alla mailing
list.
Altra settimana sfavillante per indici azionari con l’indice italiano
FTSE MIB che è andato a stirare i 34000 punti. Attenzione però
Perché come potete notare dal grafico sottostante sembra che si stia
configurando un pattern di inversione sia perché abbiamo tre candele
consecutive che sono state respinte a quota 34.000 sia perché
l’indice stocastico ha cominciato ad incrociare dall’alto verso il
basso dopo aver segnalato per molto tempo un’area di ipercomprato a
quota 100.
Visto che in questa settimana è scaduto il certificato che avevo presentato in questo post: Atlantia e Nexi per un 8.6% e tanta protezione mi piace cogliere l’occasione per ricostruire brevemente la storia di questa strategia per poi presentarne gli sviluppi.
Tutto era partito da un investimento concluso sotto la Pari, in particolare di questo certificato: Recuperare il 25% ed anche oltre
Avendo però scelto l’airbag come meccanismo di salvaguardia in caso di perdita, la perdita che sono andato a consolidare è stata comunque di gran lunga minore di quella che avrei subito senza questa opzione. Ridurre le perdite significa poi avere ancora a disposizione il capitale necessario per poter recuperarle e magari chiudere l’operazione complessiva in profitto. Naturalmente naturalmente ciò che si paga è il tempo maggiore, ma nessun pasto è gratis. Così ho scelto quest’altro certificato Recuperare il 25% ed anche oltre per poter recuperare in toto le perdite (25 euro a certificato) ed avere comunque un rendimento spalmato nei successivi due anni di 49 euro, con un guadagno complessivo quindi di 24 euro in due anni per certificato, se ci pensate un bel ribaltamento della situazione.
Ho voluto
ricostruire questa strategia per una serie di ragioni.
La prima è
l’importanza della conservazione del capitale, o detta in maniera più
prosaica: ” la prima regola per fare soldi e non perderli”,
infatti se avessi subito una perdita lineare con il titolo Nexi
difficilmente avrei potuto mettere in atto una contromisura che in
due anni non sono recuperarsi le perdite ma mi garantisce un buon
ritorno.
La seconda mi è
venuta in mente navigando un po’ su YouTube su vari tipi di pseudo
esperti che riescono a guadagnare sempre e comunque. Mi verrebbe da
dire che se cercate questi “fuffa guru”, penso che questo blog
possa darvi solo dei dispiaceri, infatti qui si abbina una divisione
macro economica complessiva ad approcci meramente statistici sui
prezzi di titoli o indici. Trattandosi di statistica è naturale che
alcune posizioni non si chiudano come sperato, ma penso che ormai
abbiate capito benissimo che l’importante è che le probabilità
complessive del nostro portafoglio giochino a nostro favore.
Come si prosegue
quindi ora? Una volta portato a casa il nostro guadagno, visti i
livelli estremamente tirati di tutti gli indici azionari, mi sto
orientando verso un prodotto estremamente conservativo che riporto di
seguito:
Non sembra che i mercati abbiano l’intenzione di arrestare la propria
corsa, ci troviamo a registrare nuovi massimi. Come possiamo notare
ad esempio sul FTSE MIB, una volta rotto il canale laterale che
avevamo individuato settimane fa, l’indice ha visto salire i propri
prezzi di circa un altro 10% sfondando i 33000 punti.
Personalmente
continuo ad applicare la mia strategia di graduale liquidazione della
parte azionaria a favore di liquidità, obbligazioni e certificati.
Coerentemente a questa filosofia, ho liquidato metà della mia
posizione su un titolo altamente volatile e quindi sono andato a
cercare un rimpiazzo che avesse un profilo di rischio sicuramente
inferiore ma che al contempo stesso non fosse neanche tra i meno
rischiosi del mio portafoglio. La mia ricerca ha portato all’acquisto
del seguente certificato: